Se i genitori non mangiano “bene”

Fast food per l'autosvezzamento?

Abbiamo già parlato del perché l’autosvezzamento sia consigliabile in modo uguale sia che il bambino mangi poco o tanto. Inoltre abbiamo detto di come siano inutili tutte quelle sovrastrutture culturali che circondano l’alimentazione dell’infanzia (e che invece toccano poco o nulla aspetti altri della crescita quali l’imparare a camminare o a parlare). Questa volta ci concentriamo sui genitori e su cosa fare se sono loro ad avere una dieta inadatta.

Problema: noi mangiamo male

Alcuni genitori non solo non mangiano in modo sano, ma spesso si accontentano di schifezze per cui, sapendo che per fare autosvezzamento è necessario mangiare bene, sentono di non poter condividere la tavola con i loro pargoletti. Le ragioni che spingono l’adulto a prediligere cibi di dubbia qualità dipendono dal caso singolo; c’è chi non sa cucinare, chi non ha tempo, chi non ha interesse, chi non sa cosa voglia dire mangiare sano, ecc. In ogni caso, tutte queste “ragioni” hanno in comune il fatto che il bambino crescerà con l’idea che il cibo grasso/confezionato/il fast food, ecc. siano la norma e che nutrirsi in modo (più) sano siano noioso/difficile/da frikkettoni, ecc.

La soluzione? Il baby food…

Secondo molti la soluzione a questo problema è di dare ai bambini in età di svezzamento cibo preconfezionato (ovvero farine, liofilizzati, omogeneizzati, ecc.), ma questa chiaramente non è una soluzione a medio o lungo termine.

Superficialmente sembra che il problema sia stato risolto per la gioia di tutta la famiglia, in quanto il bambino mangia cose sane (non ci addentriamo qui sulla questione “baby food sì-no), mentre i genitori possono continuare a godere delle loro “schifezze”.

No, a lungo termine questa strategia non funziona

Far mangiare cose misurate con il bilancino, di provenienza super sicura, contenenti tutti i nutrienti possibili e immaginabili in proporzioni perfette, a lungo termine apporterà un vantaggio praticamente nullo se passati i 12 -18 (!) -24 (!!) mesi il bambino si ritroverà a mangiare grassi, fritti, merendine, bibite gassate e chi più ne ha più ne metta.
Se un genitore dice che non può permettersi di fare autosvezzamento perché non sa cucinare, mangia solo schifezze, non ha tempo di (imparare a) cucinare, ecc. ecc. non fa altro che rimandare di qualche mese il problema di come alimentare il proprio figlio. Quando sarà più grande come farà? Ad esempio, se in famiglia nessuno mangia frutta e verdura è giusto pretendere che il bambino lo faccia? Chiaramente questa domanda vale per tutti i genitori, indipendentemente dal fatto se il baby food sarebbe stata comunque la loro prima scelta.

Il genitore deve dare il buon esempio

Non dimentichiamo che il bambino ci vede mentre mangiamo per cui gli stiamo insegnando comunque che i “grandi” mangiano determinate cose e di conseguenza non appena ne avrà la possibilità le vorrà. Magari si proverà a risolvere questo nuovo problema mangiando di nascosto (ma dico… ma si può? Eppure c’è chi lo consiglia…), ma così gli insegniamo che mangiare è come andare in bagno… qualcosa da fare da soli dietro una porta chiusa… Insomma, non facciamo altro che spostare la questione senza curare il problema che c’è alla radice, ovvero la dieta dei genitori.
Non illudiamoci che il baby food offra una protezione magica contro i problemi di una cattiva alimentazione. Insomma, la persona di cui ci dobbiamo preoccupare di cosa, quando e quanto mangia durante lo svezzamento è il genitore, non il bambino.
Se il genitore ha problemi di varia natura (psicologici o altro) con il cibo, sarà ancora più importante che arrivi a comprenderli e lavori per risolverli così da evitare che si trasmettano da una generazione all’altra.
In questo articolo sull’obesità infantile si legge che il 36% dei bambini italiani intorno agli otto anni è sovrappeso, la percentuale più alta d’Europa; questo è senz’altro un dato che fa riflettere e che ci deve spronare a migliorare.

La soluzione: il genitore cambia il suo approccio verso il cibo

Dal momento del concepimento a quando è ora di cominciare lo svezzamento passano grossomodo 15 mesi, per cui c’è tempo per rivalutare le abitudini culinarie in famiglia per cercare di migliorarle in vista del nuovo arrivo (a tavola) e anche se non lo si è ancora fatto, c’è sempre tempo per cominciare. Tutta la famiglia ne beneficerà e soprattutto noi stessi.

Ma all’atto pratico come faccio?

Cominciamo con lo scaricare una piramide alimentare per vedere quali alimenti base favorire e quali evitare.
Cucinare non è difficile, né bisogna preparare necessariamente manicaretti; a cucinare un piatto di pasta, un sugo, una fettina di carne, un uovo, una zuppa, una verdura lessa sono capaci tutti. Se poi uno non sa nemmeno dove cominciare, non dimentichiamo che in rete si trovano tutorial anche su come si cucina un uovo sodo (che io stesso ho consultato:) ), su come bollire la pasta, su come preparare un sughetto pomodoro e basilico, ecc.
Non dimentichiamo poi le ricette che abbiamo pubblicato nella sezione La cucina facile. :)
Oggigiorno con internet si può fare tutto, compreso mangiare meglio. Di certo non si possono cambiare le abitudini di una vita dall’oggi al domani, ma con un po’ di buona volontà si può arrivare lontano.

Quindi

Buon autosvezzamento e buona tavola condivisa a tutti:)

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