Autosvezzamento e rischio di soffocamento: uno studio randomizzato



Vogliamo parlare di questo articolo e in generale del rischio di soffocamento domani sera? Pensavo di fare una diretta FB alle 21:00 e vediamo se questo orario serale piace di più.

autosvezzamento soffocamento
Foto di The Pink Peppercorn

A ottobre è uscito sulla prestigiosa rivista Pediatrics un articolo dal titolo “Introduzione ai solidi a conduzione del bambino e rischio di soffocamento” (A baby-led approach to eating solids and risk of choking) che potete leggere nella sua interezza qui.

in questo articolo vi descrivo i punti salienti dello studio. Alcune mie considerazioni sono nel riquadro in fondo.

Obiettivi e metodo

Obiettivo della ricerca era di determinare l’impatto di un approccio verso l’alimentazione complementare a conduzione del bambino (baby-led) in relazione agli episodi di soffocamento e i conati. Così è stato effettuato uno studio randomizzato controllato su 206 bambini sani, alcuni che seguivano lo svezzamento tradizionale e altri che invece usavano un approccio a conduzione del bambino modificato per tenere conto del rischio del soffocamento (se devo dire la verità non sono sicuro che l’approccio sia esattamente quello che noi chiameremmo “autosvezzamento”, ma per semplicità continuo a chiamarlo così).

Per questo articolo l’approccio all’autosvezzamento è stato modificato nel senso che ai genitori è stato fornita una serie di istruzioni su come procedere per evitare il rischio di soffocamento e una lista di quali cibi evitare. I genitori inoltre hanno ricevuto ulteriore assistenza durante 3 visite domiciliari programmate, più altre se richieste.

Risultati

I risultati della ricerca sono piuttosto interessanti: il 35% circa di tutti i bambini che hanno preso parte allo studio hanno avuto almeno un episodio di soffocamento tra i 6 e gli 8 mesi di vita, ma non è stata vista una differenza significativa tra i due gruppi.

Nel gruppo dei bambini autosvezzati c’è un numero maggiore di conati a 6 mesi, ma inferiore a 8 mesi rispetto a quelli dell’altro gruppo.

A 7 e 12 mesi è stato offerto del cibo classificato come ” a rischio di soffocamento” a circa la metà e a quasi la totalità dei bambini, ma senza una differenza significativa tra i due gruppi. Da notare che la quasi totalità degli episodi di soffocamento riguardavano cibo a pezzi che venivano dati saltuariamente anche ai bambini svezzati a pappe.

Su un totale di 129 episodi di soffocamento legati al cibo, solo il 23% dei cibi coinvolti facevano parte della lista di cibi a rischio fornita.

In tre casi c’è stato un’incidente che ha richiesto l’intervento di un operatore sanitario: in due casi il problema è stato causato dall’aspirazione del latte, mentre nel terzo un bambino, appartenente al gruppo degli autosvezzandi, è stato ospedalizzato perché si è strozzato con del cibo che gli è stato messo direttamente in bocca, in contravvenzione alle linee guida.

I bambini che hanno seguito una versione modificata dell’autosvezzamento non hanno presentato un numero di episodi di soffocamento superiore a quelli che svezzati seguendo metodi più “tradizionali”. Tuttavia in entrambi i gruppi sono state riscontrati pratiche poco sicure.

Differenza tra conato e soffocamento

Ai genitori del gruppo degli autosvezzandi è stata fornita la seguente descrizione per distinguere tra un conato e un episodio di soffocamento.

Molti bambini fanno dei conati mentre imparano a regolare la quantità di latte o cibo solido che deglutiscono. C’è una grande differenza tra conati di vomito e episodi di soffocamento, e imparare a riconoscere la differenza renderà immediatamente i pasti più rilassati.
Il conato chiude automaticamente la gola e spinge la lingua verso la parte anteriore della bocca. È un riflesso che abbiamo tutta la vita ed è simile al riflesso legato alla deglutizione, allo starnutire e al tossire. Il bambino può avere molti conati quando viene introdotto per la prima volta al cibo solido mentre impara a regolare la quantità di cibo che riesce a masticare e deglutire in una sola volta. E, proprio come capita agli adulti, è anche probabile che abbia un conato quando assaggia del cibo che non gli piace. Siccome il punto della lingua che fa scattare riflesso del conato è molto più avanti in un bambino di quanto non lo sia in un adulto allora i bambini tenderanno ad avere più conati. Tuttavia durante la crescita questo punto si sposta più indietro sulla lingua. Un bambino che ha conati di norma risolverà il problema da sé rapidamente e questa sarà solo una fase temporanea.

Il soffocamento si verifica quando le vie aeree diventano parzialmente o completamente bloccate, impedendo la respirazione. In generale, se un bambino soffoca, inizierà a tossire, nel tentativo di liberare le vie respiratorie. Nonostante la tosse e lo sputacchiare che ne consegue possano sembrare allarmanti, sono un segnale che il bambino sta affrontando il problema. I cibi morbidi vengono di solito facilmente riportati avanti con dei colpi di tosse, ma cibi duri o altri oggetti come giocattoli di piccole dimensioni possono richiedere un aiuto supplementare, quali le manovre di disostruzione, per garantirne la rimozione.

Segni distintivi dei conati (non necessariamente compaiono tutti):

  • Gli occhi lacrimano
  • La lingua viene spinta in avanti o fuori dalla bocca.
  • il bambino fa un movimento come per vomitare per provare a spostare il cibo in avanti; è anche possibile che vomiti

Segni distintivi del soffocamento (non necessariamente compaiono tutti):

  • Il bambino tossisce o sussulta mentre prova a respirare e a eliminare l’ostruzione
  • Il bambino non emette suono
  • Il bambino emette una specie di squittio sottovoce per comunicare che è in difficoltà

Come valutare la sicurezza dei cibi

Questa lista è stata elaborata con l’aiuto di un logopedista pediatrico e discussa in dettaglio con i partecipanti allo studio.

Principi generali

  1. Provare il cibo per assicurarsi che sia sufficientemente morbido da poterlo schiacciare con la lingua sul palato (o che sia grande e fibroso a sufficienza così da evitare che si rompano piccoli pezzi quando viene succhiato o masticato, come potrebbero essere strisce di carne)
  2. Evitare cibo che possa sbriciolarsi in bocca
  3. Assicurarsi di mettere a disposizione cibo che sia lungo almeno quanto il pugno del bambino
  4. Assicurarsi che il bambino stia sempre seduto con la schiena diritta quando mangia e non sia mai con la schiena piegata all’indietro
  5. Mai lasciare il bambino da solo con il cibo o quando mangia
  6. Nessuno, tranne il bambino, può mettere cibo in bocca al bambino stesso che deve poter sempre essere in controllo e mangiare secondo i propri ritmi.

Cibi da evitare quando si inizia con il cibo solido

  1. Cibi che non si riesca a schiacciare con la lingua sul palato
  2. Cibi molto piccoli quali noccioline, chicchi d’uva, dolci e frutta con nocciolo (a meno che non sia stato rimosso il nocciolo)
  3. Verdure crude
  4. Mela cruda (intera o a fette) – Un’altra ricerca mostra che la mela è il cibo più comunemente associato a episodi di soffocamento.
  5. Frutta acerba o dura
  6. Agrumi a meno che non gli spicchi non siano stati preventivamente spellati
  7. Popcorn
  8. Salsicce, carote o simili cibi tagliati in forma tonda o a dischetti.

Numero di incidenti di soffocamento

La seguente tabella riassume i risultati della ricerca In ciascuna colonna sono riportati il numero di partecipanti in quella categoria, il numero di incidenti legati al soffocamento riportati dai genitori e la percentuale relativa. I partecipanti che non hanno completato il questionario non vengono presi in considerazione in questa tabella riassuntiva:

Numero episodi soffocamento autosvezzamento

Il numero totale di partecipanti e di incidenti (la percentuale è in corsivo) è quindi:

Non AS – 241/32  (13,2%)

AS parz. – 158/30  (19%)

AS – 419/54  (12,9%)

Quindi il numero di bambini coinvolti in casi di soffocamento non varia particolarmente tra i tre gruppi.

Supervisione dei bambini

In entrambi i gruppi (autosvezzandi e tradizionali) a 6 mesi il 79% di bambini aveva sempre un adulto seduto con loro, mentre a 8 mesi la percentuale scendeva al 71%.

Tuttavia a 11 mesi il 65% bambini “autosvezzandi” aveva sempre un adulto con loro durante i pasti, mentre nell’altro gruppo si scendeva al 44%.

Raccomandazioni per i genitori

Gli autori dell’articolo convengono che sia impossibile evitare tutti gli episodi di soffocamento da cibo in quanto sono causati da un numero molto vario di cibi solidi e liquidi, indipendentemente dal tipo di svezzamento prescelto.

Molto più importante è assicurarsi che i genitori vengano fornite informazioni sulla sicurezza, comprese le manovre di disostruzione, e che supervisionino sempre e comunque i loro bambini mentre mangiano così da poter identificare e gestire nel modo migliore gli episodi di soffocamento.

Considerazioni finali

A mio avviso le parti interessanti di questo articolo sono le seguenti:

  1. Nello studio non sono stati osservate differenze sostanziali nel numero di episodi di soffocamento tra bambini svezzati in modo “tradizionale” e bambini che invece si sono svezzati da soli.
  2. Tuttavia i bambini “autosvezzati” saranno stari esposti a un numero molto maggiore di pezzi di cibo, tuttavia il numero di bambini con episodi di soffocamento è rimasto più o meno costante tra i due gruppi.
  3. La lista dettagliata degli alimenti da evitare sembra non essere così importante:
    1. entrambe le categorie hanno comunque dato/messo a disposizione dei propri figli alimenti a rischio, e
    2. la maggior parte degli incidenti riportati in ogni caso riguardava alimenti non inclusi nella lista.

Per questo motivo non riporto la lista qui (la potete trovare nell’articolo originale) in quanto non mi sembra particolarmente informativa o utile e comunque non è corredata da alcuna bibliografia, ovvero è stata compilata in base all’esperienza personale di chi l’ha messa insieme. Invece ho incluso i principi generali da seguire che mi sembrano più utili e costruttivi.

Insomma, questo studio è interessante, ma presenta domande alle quale ancora si è ben lontani dal fornire una risposta. Ad esempio,

  • come capire quale tipo di cibo presenti un rischio maggiore/minore?La lista fornita, nonostante sembrasse esaustiva, chiaramente non lo era. Gli episodi di soffocamento sono davvero inevitabili, ovvero sotto una certa soglia non è statisticamente possibile andare?
  • Come mai lo stesso numero di bambini nei due gruppi ha registrato episodi di soffocamento? È un caso? Mi sembra interessante che indipendentemente dal numero di volte a cui un bambino viene esposto a cibi solidi, la probabilità di avere un caso di soffocamento rimanga più o meno identica, mentre i conati diminuiscono nel gruppo degli “autosvezzandi”. Questo p un aspetto che a mio avviso merita di essere ulteriormente sviluppato.

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