“Anche io ingozzavo mio figlio (ma ora non più)”



Svezzamento alimentazione forzata
Se il bambino non (ti) mangia, l’imbuto non è mai la soluzione

18 luglio 2013

Qualche giorno fa in un post sulla pagina Facebook una mamma raccontava, a proposito di “bambini inappetenti”:

A pranzo da mia suocera: mentre mia figlia mangia da sola le sue verdure intervallando con pezzetti di pollo, la nonna dice: “Vorrei che venisse la vicina a vedere come si mangia…”
N.B. la vicina ha un bimbo della stessa età (10 mesi) e per farlo mangiare lo inclinano all’indietro e gli buttano la cucchiaiata in bocca…

Tra i vari commenti sconcertati ne arriva uno diverso. Scrive Maria, che risponde così:

Ahimè ho passato mesi a fare come la vicina con i papponi che mio figlio disgustava palesemente. Ma per me era improponibile dargli altro. Poi, grazie anche e soprattutto a una mia amica la cui figlia si stava autosvezzando, ho cominciato prima di tutto ad ascoltare il mio bambino e a capire cosa mi stava chiedendo. Ci ho messo un po’ a “sbloccarmi” mentalmente dall’idea della pappa pesata, ma poi ai suoi dieci mesi ho capito che non era mio figlio ad essere inappetente e capriccioso, ma ero io a non vedere e non capire… da allora a volte mangia anche più di me e a volte non mangia proprio, ma io lo so, adesso, che è in grado di gestirsi da solo…

Per poi continuare più un dettaglio:

Parto con una premessa: ho avuto un parto cesareo dopo un induzione fatta perché dopo 12 giorni dalla dpp ancora nulla si era smosso. I miei sogni di un parto naturalissimo in acqua già erano svaniti e il pensiero “di non essere riuscita” a partorire mi ha devastata non poco.

Ho allattato solo tre mesi. Io probabilmente non ne ero capace.
Nessuno mi ha aiutata.
Francesco, a detta della pediatra, aveva il reflusso. Poppava spessissimo, ma pochissimo e cresceva poco. Da qui la pediatra iniziò a farmi fare le doppie pesate che erano un incubo. Appurato che ciucciava poco siamo passati al latte artificiale. Ancora adesso piango…
Allattare per me era ed è la manifestazione più grande dell’amore per mio figlio e pensare che non ero stata in grado di farlo mi deprimeva.

A 4 mesi inizio lo svezzamento. Adesso inorridisco ma allora 4 mesi mi sembravano perfetti. La mia rovina è stata quell’allattamento non riuscito e le mie doppie pesate.
Ho iniziato a pesare tutto… doveva essere preciso al grammo, e logicamente Francesco doveva abbuffarsi di tutto quello che preparavo perché “le tabelle” dicevano questo. Ma ha sempre rifiutato tutto.
Dal primo giorno.
Dal primo cucchiaino.
Usavo ogni metodo: aeroplani, cartoni, musiche, teatrini, cellulari, urla, pianti, minacce… Stavo li anche due ore davanti a lui, così piccolo in un seggiolino reclinato così grande che mi guardava con due occhioni che mi dicevano “basta ti prego”. Per non parlare delle litigate con marito e nonni… sfogavo con tutti la mia frustrazione, la mia debolezza la mia insicurezza e la paura di “non riuscire a farlo crescere”, come era successo con il parto e l’allattamento.

Poi ho incontrato (virtualmente, in un forum di mamme) una ragazza la cui figlia si è autosvezzata. Mi disse che probabilmente Francesco non era un bambino inappentende, ma semplicemente uno che non gradiva i papponi. E mi ha detto anche che non c’erano grammi, bilance e tutto il resto da seguire. L’unica cosa da fare era ascoltare lui.
Mi ha consigliato di leggere “Il mio bambino non mi mangia” del “mio” pediatra Gonzales e da lì ho guardato mio figlio, l’ho visto interessarsi al mio cibo, alle mie posate, al tavolo… Ho eliminato così il seggiolino e ho comprato un alzasedia. Cucinavo per tutti le stesse cose e finalmente ho smesso di imporre e ho iniziato a proporre.

Ci ho messo un pochino eh, contavo ancora i fusilli che gli mettevo nel piatto, ma la cosa è andata sempre meglio. Adesso ha 24 mesi… mangia autonomamente da un po’, si regola lui quanto mangiare e soprattutto quando perché capita a volte che (come me) non abbia fame. Se guardo indietro so di aver fatto passare un incubo durato sei mesi a mio figlio e per questo mi odio. Ora sto cercando il secondo bambino che grazie al fratello avrà vita più facile!

Ho voluto pubblicare la storia di Maria perché la trovo profondamente toccante. Parla di speranza e della capacità di cambiare, di uscire dai propri circoli viziosi e ritrovare una serenità che sembrava irraggiungibile. Inoltre la storia di Maria mostra tutti quei meccanismi contro i quali qui in questo sito ogni giorno cerchiamo di lottare. Li avete riconosciuti?

Se avete assistito o vissuto situazioni simili, raccontatecele nei commenti.


Aggiornamento gennaio 2016

[box]Maria aggiorna in prima persona la sua storia 2,5 anni dopo.[/box]

Quando guardo Francesco non posso fare a meno di correre indietro nel tempo. Chiudo gli occhi e vedo lui, a 4 mesi e mezzo, in quel seggiolone, davanti a quel piatto pieno e io davanti a lui. Davanti a lui che piango e urlo e cerco di ingannarlo per fargli aprire la bocca in ogni modo. Poi apro gli occhi e lui è lì, a quasi 5 anni, seduto sulla sua sedia e davanti quel Piatto pieno non c’è più. Ora sceglie cosa mangiare e soprattutto quanto mangiare.

A tavola ridiamo, scherziamo. Si, ci sono settimane in cui mangia veramente molto meno del solito ma ora lo so, lui è così. Perché poi ci saranno settimane in cui la spesa nel frigo durerà 2 giorni…. Va be, lo ammetto, a volte ancora mi preoccupo e un “Francesco mangia, dai ancora un pezzo”, esce dalla mia bocca. Ma lui lo sa che sono fatta così e sapientemente mi dice, “mamma, mangio quello che mi sento”. Allora non posso fare altro che chiedere scusa e dirgli che ha ragione.

Ora i figli sono due. Con noi c’è anche Federico che ha quasi due anni. Con lui ho avuto un favoloso vbac (parto naturale dopo un cesareo) e tutt’oggi allatto felicemente mille mila volte al giorno. Ha iniziato a mangiare a sei mesi e mezzo e non ho mai, mai, mai insistito una volta. Per questo da grande dovrò spiegargli che se la mamma è, forse, stata appena appena un po’ più brava di quello che era con Francesco, beh, lo deve proprio a lui. Al fratello che ha permesso di migliorarmi e che ha iniziato a insegnarmi come essere, da subito. Solo che mamma ci ha messo un po’ a capire.

Loro hanno un rapporto diverso col cibo: Francesco molto selettivo, complicato. Osserva colori, forme e consistenze e poi decide se assaggiare o meno. Federico…beh a Federico non interessa nulla, è sufficiente sia commestibile. Inizia a mangiare con la forchetta, rigorosamente da solo da praticamente sempre, per poi finire con le mani…gioca, guarda, mischia cibo e acqua ma poi decide che vale la pena mangiare tutto.

Ecco, questo rapporto così nettamente differente è senza dubbio frutto del mio approccio, sbagliato con uno e più corretto con l’altro, con lo svezzamento dei miei figli. Ma penso anche che prima di ogni cosa sia dato dalla consapevolezza che ho adesso e non avevo prima e dal riconoscere un neonato come persona consenziente degna di assoluto rispetto in quanto essere umano con gusti, tempi, modi e sentimenti che gli appartengono assolutamente come appartengono ad un adulto. L’unica differenza è che loro non sanno parlare, ma se ci fermiamo ad osservarli, possiamo accorgerci che ci stanno già dicendo tutto.

[box]Incredibile come le cose possano cambiare così radicalmente. Delle volte le difficoltà che i nostri figli ci presentano sembrano degli ostacoli insormontabili, quando invece basta cambiare la nostra prospettiva e ci rendiamo conto che sono solo dei sassolini.

Raccontateci nei commenti la vostra esperienza – e quella dei vostri figli. In che modo avete cambiato modo di approcciarvi?[/box]

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