8 suggerimenti se il bambino butta il cibo per terra



#SottoAlTavoloAS riso!!

Lasciare che un bambino si svezzi da solo non è necessariamente una passeggiata, anzi… bisogna fare i conti con il macello a tavola (e dintorni). Trovare cibo dappertutto, fuorché nelle vicinanze della bocca del diretto interessato, può essere all’ordine del giorno. Cosa fare in questi casi?

1) Mantenere la calma

Il tuo bambino non è l’unico… anzi, il tuo bambino è normale e i racconti dei bambini che non (si) sporcano affatto vanno sempre presi con le pinze.

Laura racconta: A., 14 mesi, pasti regolari più tetta. Da quando ha cominciato ad autosvezzarsi intorno ai 7 mesi, ha potuto sperimentare il contatto col cibo in tutte le sue forme e non ho mai avuto particolari problemi sul cibo che volava per terra. Ci tengo a specificarlo perché da un po’ di tempo la bimba ha cominciato a lanciare il cibo con atteggiamento di sfida. All’inizio facevo finta di niente per non darle a intendere che mi stava facendo dispetto. Nonostante questo ha cominciato a farlo sempre più spesso, tanto che il “gioco” è diventato quasi più importante del pranzo in sé: lancia e mi guarda, aspettando una reazione. Al che qualche tempo dopo la mia reazione è arrivata, con un no secco, seguito da un certo silenzio e scambi di sguardi severi (manca solo la musica da far west), ma senza mai perdere la pazienza. Il risultato è che finisce di lanciare tutto fino all’ultimo pezzo, sempre guardandomi negli occhi e a volte il pasto si interrompe prima che abbia mangiato qualcosa (e sì, ha fame, perché poi scende dal seggiolone e cerca di mangiare i resti sul pavimento).

Quando si comporta così, il bambino vuole farti un dispetto? Chiaramente no. Il bambino vuole invece…boh… chi lo sa, ma di certo non vuole farti un dispetto. Probabilmente vuole giocare, sperimentare, vedere te che fai facce buffe (ovvero farti sclerare…) e chi più ne ha più ne metta.
Per risolvere questo problema c’è chi dice che bisogna…

2) …ignorare e fare finta di niente

Peccato che per mettere in pratica questa tecnica bisogna avere la pazienza di un santo.

Annalisa: Noi abbiamo svoltato da quando ho seguito il consiglio di un’amica psicologa e ho iniziato ad ignorarla (mettendo un bel telo da imbianchino sul pavimento…). Dopo un paio di pasti ha smesso di farlo in maniera sistematica. Ogni tanto lo fa ancora, in genere quando vuole essere imboccata o non ha più fame.

In teoria sembra facile, ma in pratica? Certo urlare non serve, anzi, probabilmente fa anche peggio in quanto il bambino potrebbe essere incoraggiato a continuare proprio per suscitare una reazione nel genitore. Probabilmente ignorare e fare finta di niente sarebbe la soluzione migliore, ma potrebbe essere a scapito della nostra sanità mentale, specialmente quando la situazione persiste.

3) Dare un NO fermo

Ovvero, usando una voce ferma e pacata, dire “NO!” (questo è un atteggiamento che può essere utile in molte situazioni, ma va usato con parsimonia). Alcuni dicono che bisogna spiegare anche il perché, ma Laura dice che …

… molti psicologi sono d’accordo che le spiegazioni non vengono capite fino a una certa età per via del ragionamento astratto. Credo che dare una spiegazione serva più a noi per non sentirci troppo colpevoli! Comunque lo faccio anch’io!!

Anche un pediatra, Tommaso Montini, sostiene a proposito dei bambini di 2-3 anni e delle discussioni che si instaurano tra genitore e bambino “capriccioso”, che…

…a quella età la corteccia è immatura e la capacità del pensiero astratto, per concetti, non c’è!
Si parla e si spiegano i come e i perché dopo i sei – sette anni.

Ma poi aggiunge qualche consiglio pratico, applicabile in tante situazioni:

Proviamo a dire “Si” e “No” davanti allo specchio. Esercitiamoci!

Guardiamo la nostra faccia e studiamone l’espressione.
Con quella faccia più o meno convincente combatteremo le battaglie!
E’ quella la nostra arma.

Un “No” implorante della serie “ti prego! Non ce la faccio più obbedisci…” si accompagna ad un volto sofferente e sconfitto in partenza.

Un “No” fermo, che non esprima rabbia ma inflessibilità, e che si risolva in azioni misurate e decise ha un volto serio e sicuro.

Comunica sicurezza, capacità di pilotare la barca, affidabilità.

Se la barca è guidata da un buon capitano l’equipaggio viaggia tranquillo e i livelli di adrenalina sono bassi!

Quindi che facciamo? Valutiamo se vale la pena di giocare il jolly del NO risoluto e fermo oppure se è meglio tenercelo per un’altra volta. Dopo tutto, dire di “no” a tutto e come dire sempre “sì”.

Ma nel frattempo?

Autosvezzamento pavimento cibo
Pavimento di Sabrina (con gatto)

4) Metti un telo sotto il seggiolone

Come suggerito da Annalisa in alto: mettete un bel telo da imbianchino sul pavimento. Anche noi lo abbiamo fatto specialmente con figlia 2, ma non per molto. Alla fine la pigrizia ha vinto e considerando che comunque si metteva in bocca tutto quello che trovava per terra in casa, per strada, sulla spiaggia, ecc. abbiamo semplicemente cominciato a tirare su le cose che, per errore o per desiderio, cadevano a terra. A questo proposito Lucia aggiunge:

Il mio bimbo ha 23 mesi ed ha smesso di buttare le cose verso i 18 mesi.. ma ogni tanto lo fa a fine pasto. Inizialmente ho fatto come te e non ho detto nulla perché erano cose che finivano giù accidentalmente.. mettevo una tovaglia sotto il tavolo e sotto la sia sedia e a fine pasto lo lasciavo guardare come raccoglievo tutto sotto. Dicendo che non si deve buttare in terra. Poi piano piano col tempo ho capito che quando lanciava volutamente dovevo dirgli che se non voleva più una cosa di darla a mamma o metterla nel piatto, e ora se inizia a lanciare gli sposto il piatto da davanti perché in genere vuol dire che non ne vuole più. Anche se non lo tolgo del tutto ma gli sposto il piatto quando butta e gli dico che non deve buttare; dopo un po’ glielo rimetto davanti e lui continua a mangiare. Se poi butta ancora lo levo subito.

5) Spostare o togliere il piatto

Se il bambino comincia a buttare le cose in terra apposta, e nessuno vuole sprecare il cibo, l’idea migliore da fare è di spostare/togliere il piatto, tanto sappiamo che di fame di certo non muore. Di fatti ricordiamoci, come dice Giusy, che…

cercano le nostre reazioni. Ci vuole pazienza a quintali.

Spesso e volentieri quando cominciano i lanci vuol dire che anche l’appetito oramai ci ha lasciato, quindi tanto vale togliere il piatto o smettere di mettere cibo sul seggiolone, quanto meno per vedere come reagisce il bambino: se vuole mangiare ci chiederà il cibo (se poi ce lo chiede per gettarlo in terra, con calma allontaniamo il piatto di nuovo).

6) Porzioni piccole

Ma c’è anche un altro aspetto importantissimo da ricordare, come ci dice Ludovica:

Metti una dose piccolissima nel piattino, tipo un cucchiaio. Te ne chiederanno ancora. Non vedono il piatto pieno e non rovesciano (se hanno fame)

Questo a mio avviso è fondamentale. Spesso si pensa di dover fare un piattino anche per il bambino e ci si aspetta che se non ne vuole più lo lascerà lì (beata ingenuità… :) ), invece è molto meglio, specialmente all’inizio assicurarsi che abbia a disposizione solo 1-2 bocconi al massimo – evitando allo stesso tempo l’insorgere del cosiddetto “effetto criceto”, ovvero quando il bambino si ficca tutto in bocca fino a farla letteralmente esplodere. Non avendo un piattone di cibo davanti (ricordiamoci che quello che per noi è un piattino per loro è un piattone) la tentazione di far volare il tutto sarà inferiore – anche se non zero. Se però i lanci continuano, almeno avremo sprecato pochi bocconi di cibo invece di un piatto intero.

Anche utilizzare un piatto è spesso inutile e controproducente. Molto meglio servirsi direttamente del ripiano del seggiolone o del tavolo, almeno quelli non possono essere ribaltati e gettati in terra. (Se invece volete usare piatti con ventose, leggete qui).

bambino getta cibo seggiolone
Il pavimento di Maria

7) Bisogna avere aspettative ragionevoli

Laura ci ricorda un altro punto importante:

Mio figlio L, 19 mesi di energia, prende il bicchiere con l’acqua, ci butta dentro la pasta e beve il tutto!!! Che schifo! Io non glielo tolgo a meno che non cominci a trovare acqua e pasta sparsi. A questa età sperimentano, e sfidano, cercano di capire i limiti e ho capito che più ci impuntiamo a sgridarli, più si ottiene il contrario. Ci devono essere delle regole e vanno spiegate, non urlate perché tanto io vedo che l’unica che diventa fucsia e perde la pazienza sono io. L…. Beh lui ride!

A tutti i bambini piace fare i travasi, mettere e togliere, svuotare e riempire, e il cibo non fa eccezione. Quindi a meno che le cose davvero non sfuggano di mano meglio guardare dall’altra parte. Dopo tutto chi l’ha detto che il biscotto nel latte va bene, ma la pasta nell’acqua no?

Chiaramente questo è solo un esempio, ma ci serve per ricordarci che le convenzioni sociali, il bon-ton, al bambino non interessa. Un altro esempio può essere il fatto che il bambino mangi con le mani, che cominci dalla frutta e finisca con il primo, che metta il cibo in bocca – lo tiri fuori – lo rimetta in bocca – ecc., o che occasionalmente lo getti in terra per verificare come funziona la gravità e per vedere come voi istantaneamente diventate viola.

Insomma dobbiamo valutare bene se valga la pena di impuntarci in quanto..

8) …non dobbiamo mai dimenticare che abbiamo a che fare con bambini piccoli

I comportamenti dei nostri figli varieranno di giorno in giorno. Sembreranno (ai nostri occhi) migliorare una volta e peggiorare le 5 successive. Spesso penseremo di essere in un tunnel senza uscita. Ci sembrerà di essere gli unici al mondo con quel problema e che i figli degli altri sono sempre più bravi/fortunati/svegli ecc. ecc. Invece la verità è che tutti i bambini, chi più chi meno, chi prima chi dopo, si comportano come nostro figlio e di sicuro noi non siamo quelli con il figlio “strano”. Invece sono, come al solito, le nostre aspettative ad essere mal riposte. Nostro figlio butta il cibo per terra? State pur certi che lo fanno tutti e provare ad evitare del tutto che accade richiede uno sforzo tale da parte dei genitori che non so se ne valga la pena. Quindi chiediamoci qual è il livello di “lanci” per noi accettabile e cerchiamo di contenere gli eccessi come detto sopra. Però la cosa più importante è avere una buona dose di pazienza. Tanto ci servirà sempre mano mano che il bambino cresce; anzi, ce ne servirà sempre di più, per cui è meglio esercitarsi a non perdere la pazienza per cose inutili (Per l’autore: ricordati di comportanti come consigli di fare agli altri!!)

E da voi come funziona? Raccontando la vostra esperienza farete sentire gli altri meno soli.
Quando condividete un’immagine del vostro pavimento non dimenticate l’hashtag #SottoAlTavoloAS.

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