Alcune riflessioni dopo la prima serie di incontri

Incontro Santorso Autosvezzamento
Incontro a Santorso (Vi)

Come saprete, all’inizio di aprile sono andato a una serie di incontri sparsi qui e là in Italia. In particolare nel corso di 8 giorni sono andato a:

  1. Santorso (Vi)
  2. Trento
  3. Amelia (Tr)
  4. Napoli
  5. Roma Centocelle

Sono venute tantissime persone: il numero dei partecipanti è variato dai circa 100 a Santorso ai 15 a Roma (ma stavamo in un posto piccolo, quindi l’incontro era a numero chiuso), ma in generale c’è stato sempre un buon riscontro.

incontro Trento autosvezzamento
Incontro a Trento

La mia chiacchierata introduttiva verteva su “cosa do da mangiare a mio figlio?” (ispirata a quanto dico ne La questione cibo) la quale ha successivamente generato una serie di domande che possono essere riassunte nelle seguenti categorie (per chi è interessato, cliccate sui link per informazioni sui singoli argomenti):

  1. Il sale
  2. Lo zucchero
  3. La dimensione dei pezzi e il soffocamento
  4. Le allergie

Invece, con mia viva sorpresa, non si è minimamente parlato in nessun incontro né dell’olio di palma, né dei Piccolini Barilla che pensavo avrebbero dominato le discussioni, a dimostrazione, come se ce ne fosse bisogno, che quello che si legge su Facebook e la vita reale sono due cose diverse…

Un’altra cosa che ho notato è che in tutti gli incontri il pubblico era formato da chi era già, almeno in parte, “credente”, per cui non posso dire di essermi rivolto al grande pubblico come forse avrebbe fatto il pediatria in viaggio sul tir blu. Ad esempio, le allattanti erano tantissime (in un caso mi hanno detto che erano praticamente tutte quella della città), e anche in tantissime portavano il  bambino in fascia. Quindi questo era un pubblico “amico” o comunque “benevolo”. Chissà come sarebbero stati gli incontri se fossero venuti genitori meno addentro a queste tematiche; sicuramente le discussioni sarebbero state ancora più vivaci. Difficile riuscire a superare l’ostacolo di non riuscire a raggiungere chi forse ha più bisogno di consigli; più che organizzare incontri e renderli interessanti per chi vi partecipa non saprei cosa fare.

Due interventi del pubblico mi sono rimasti impressi, anche se per motivi diversi: in uno, una madre diceva come il proprio figlio non si attenesse alla tabella del pediatra non mangiando le quantità prestabilite, con conseguente pianto (del bambino) al momento dei pasti. Così la madre si “arrendeva” e gli dava il latte per farlo smettere di piangere. Il problema è che per far star bene il figlio, la madre si torturava con sensi di colpa perché vedeva dare il latte come uno vizio e uno sbaglio da correggere. Speriamo la chiacchierata che ne è scaturita le sia servita per affrontare la situazione più serenamente e liberarsi dai pregiudizi che le erano stati istillati da chi le stava intorno.
In un altro, una malcapitata mamma nel fare la sua domanda ha utilizzato la parolaccia “somministrare”, così sì è dovuta sorbire il mio pilotto sul fatto che gli antibiotici si somministrano, non i pasti… Speriamo non se la sia presa :) Interessante poi come, nello stesso incontro, quando ho chiesto di provare a non utilizzare parole come “somministrare” e di non dire frasi quali “io svezzo il bambino” (come sappiamo “il bambino si svezza da solo” o “il bambino si autosvezza”) i partecipanti si sono subito resi conto di com’è difficile cambiare un modo di pensare che ci è stato trasmesso fin da prima che nascessimo.

Il numero di papà presenti è stato mediamente piuttosto basso (OK, molti incontri sono stati fatti di giorno feriale, quindi magari erano a lavoro); l’unica eccezione è stata Santorso dove erano in parecchi. Negli altri incontri ce n’era qualcuno, ma non tanti quanti ne avrei voluto vedere.

E in futuro cosa si fa? Al momento sto vedendo se riesco a organizzarmi con qualche altro incontro dopo il 26 giugno, che è quando vengo in Italia. Al momento ci sono un paio di date, ma vediamo se riesco ad aggiungerne altre.

Dico subito che non mi potete chiedere “perché non vieni a [inserire il nome di una città a scelta]?” Posso andare solo dove mi invitano, per cui se in zona dove state c’è un gruppo, un’associazione o altro che può essere interessato a tenere un incontro su autosvezzamento e alimentazione, mettetevi in contatto e vediamo cosa si può fare. Per chi non lo sapesse il mio indirizzo è “andrea (chiocciola) autosvezzamento (punto) it”.

A chi è interessato, ma non ha mai organizzato un incontro del genere posso dire che in linea generale  serve una stanza attrezzata a ricevere anche bambini piccoli (per cui con qualche gioco, tappetoni, fasciatoio, ecc.) e un computer portatile con proiettore per poter far vedere una presentazione. Se guardate con attenzione, nella prima immagine in alto si vede lo schermo, mentre nella seconda sulla destra vedete l’angolo “gioco”. Inoltre bisogna essere conosciuti nel territorio per poter pubblicizzare l’incontro stesso, altrimenti finisce che non viene nessuno :)

Mi rendo conto che c’è ancora molto da fare. Purtroppo il modo di pensare “standard” vede tuttora lo svezzamento e la prima infanzia in generale come malattie da cui guarire e non come tappe evolutive normalissime da affrontare senza tanti patemi. Al momento possiamo solo ripetere il messaggio sperando che i genitori che verranno dopo di noi saranno così fortunati da riceverlo al momento giusto per poterlo mettere in pratica. Il problema è che spesso queste informazioni arrivano quando è “troppo tardi”, nel senso che lo svezzamento o è già iniziato o è alle porte, mentre invece al genitore serve un tempo sufficiente per metabolizzare il tutto prima di poterlo mettere in atto.

Quindi, diamoci tutti da fare… solo così le cose cambieranno.

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