10 ragioni per dire no alle pappe

È doveroso premettere che sono tanti, anzi tantissimi i bambini che sono stati felicemente svezzati in maniera tradizionale, contenti della loro pappa mangiata con gusto e interesse, e che ci sono altrettante mamme o famiglie felicissime di come s’è svolto lo svezzamento e non tornerebbero indietro per fare una scelta diversa. In genere si tratta di bambini a cui l’appetito non manca, figli di genitori che li hanno aiutati a passare oltre le pappe al momento giusto e con intelligenza – e con tanta fortuna…

Credo che tutti noi, però, abbiamo avuto modo di osservare, nella nostra vita, bambini che hanno difficoltà con il mangiare. Infatti altrettanto numerosi sono i genitori che credono che durante la svezzamento tutto sommato qualcosa sia andato storto, che sentono che tutto sommato hanno forzato il loro bambino a fare qualcosa che non voleva fare, che trovano che il figlio abbia problemi con il mangiare e ora combattono una battaglia quotidiana ad ogni pasto.

Nella mentalità comune i bambini sono difficili: vogliono mangiare sempre le stesse cose, preferiscono cibi spazzatura a cose come verdure o frutta, e stai certo che con il piatto di pasta al pomodoro e con le crocchette di pollo vai sul sicuro, da cui anche il fiorire di menu per bambini nei ristoranti, con i soliti piatti, i soliti gusti, la solita noia… per appiattire ancora di più un’esperienza alimentare già piatta.
Tuttavia, molti atteggiamenti che i bambini hanno a tavola trovano una spiegazione nel modo di intendere l’alimentazione dell’infanzia da parte degli adulti e nel modo radicato di pensare e di fare di tanti di noi.

Basta dare una letta qui e là per la rete e parlare un po’ con le famiglie per rendersi conto di quali siano i problemi più ricorrenti che genitori e figli si ritrovano ad affrontare a causa o in concomitanza dello svezzamento tradizionale.

Questo è quello che ho riscontrato io.

1. Aspettative errate

Di norma la ricetta della pappa che, purtroppo in primis dai pediatri, viene fornita ai genitori riporta grammature, tempistiche e ingredienti incredibilmente nel dettaglio (150g di brodo fatto con cipolla, zucchina e carota, bollito per 20 minuti in acqua xyz, con 2 cucchiai di farina di mais e tapioca, più mezzo omogeneizzato, più un cucchiaio di parmigiano e uno di olio, e bla bla bla) e ancora molte volte riporta addirittura le marche dei prodotti da utilizzare (ricordate che questo è illegale). È normale che se il medico mi dà una prescrizione dettagliata, io mi aspetti che sia necessario seguirla attentamente e mi aspetto anche che sia necessario che il bambino la mangi se non tutta… quasi, dopotutto sostituisce completamente il latte, l’unico alimento di cui il piccolo si nutre. E se non lo fa? Se non la vuole?
Ricordiamo sempre che le ricette valide per tutti alla fine dei conti sono adatte solo a un numero ristretto di persone.

2. Forzare a mangiare

La conseguenza diretta delle aspettative errate è l’ansia che si manifesta se il bambino non mangia, che si traduce in troppi casi in forzature più o meno mascherate. “Se non la mangia cosa succede? Gli farà male? Inoltre deve capire che quando è ora si mangia e basta… Prima o poi imparerà, tu insisti, mi raccomando, e non cedere!”.
Forzare a mangiare non è solo infilare un cucchiaino in bocca ad un bambino disperato e in lacrime contro la sua volontà, cosa che non accade affatto di rado, ma anche distrarlo per rendergli di fatto impossibile dire di no, approfittandoci così della sua innocenza e della fiducia che ha in noi per fargli aprire la bocca. Se ho fame la bocca la apro da me, se mi va di farlo non c’è bisogno che qualcuno si preoccupi di farmi concentrare su un libricino, un cartone alla tv, un gioco o una canzoncina per farmi fare ciò che vuole lui. Se mi interessa il cibo non mancherò di farlo capire, altrimenti vuol dir che non mi serve, non ne ho bisogno.
Spalare la pappa in bocca al piccolo con un cucchiaino di silicone usato a mo di cazzuola o rincorrere un bambino più grandicello intorno al tavolo con la forchetta perché mangi sotto minaccia o con promesse di ricompense, sono anch’esse, di fatto, forzature.
A noi adulti piace essere che qualcuno insista fino allo sfinimento per farci mangiare qualcosa che non ci va?

3. Mangiare in maniera passiva

“Mangiare” è un verbo e indica un’azione. Un bambino incantato davanti alla tv che apre la bocca in maniera automatica quando la coda dell’occhio vede arrivare qualcosa non sta compiendo nessuna azione, ma la subisce; non ha un ruolo attivo nella propria nutrizione, ma è completamente passivo, così come lo è un bambino che guarda il vuoto accettando di essere imboccato perché deve finire il piatto, in un misto di voglia di compiacere e incapacità di opporsi. ?I bambini possono mangiare autonomamente sin da subito, a partire dal momento in cui mostrano il desiderio di farlo, in accordo con le loro preferenze. Imboccare un bambino che vuole fare da solo, perché non si sporchi, per fare prima o per avere il controllo della situazione, non è un gesto d’amore ma di prepotenza.

4. Braccio di ferro psicologico

Tu vuoi che io mangi, me lo fai capire in ogni modo, e se anche non me lo dici espressamente, lo sento e lo leggo nei tuoi occhi. Se non lo faccio ti agiti e insisti, mi ripeti che mi fa bene, che devo mangiare, che lo devo fare per te, per la nonna, per il papà… Oppure mi rimproveri e mi togli il piatto volendomi punire. Io mangio per compiacerti. Oppure non mangio perché tu insisti, forse l’avrei anche fatto, ma questo premere sull’argomento cibo mi mette a disagio, mi blocca e allo stesso tempo forse sentirti così interessata a me stuzzica il mio bisogno di attenzioni. E allora sto al gioco e tiro la mia parte della corda. Non mangio, piuttosto piango e mi giro dall’altra parte, e la tua ansia cresce.
Ed è così si instaurano circoli viziosi di ansia, paura, tira e molla tra madri e figli che poi si protraggono per anni nutriti da cattiva informazione e cattivi consigli, da ciò che siamo abituati a credere (i bambini fanno i capricci per mangiare) e a fare (lo fanno tutti, no? Insisto solo un po’, non lo sto forzando!). L’amore può passare anche attraverso il cibo, anzi certamente lo fa, ma non ne è l’unico veicolo e soprattutto lasciare liberi di scegliere e di decidere per sé può essere più amorevole di quanto non sia rendersi interpreti e giudici dei bisogni primari altrui.

5. Cattivo rapporto con il cibo

Senza fare psicologia spicciola, che non ci compete, è evidente che iniziare nella prima infanzia con forzature e insistenze può compromettere il rapporto con il cibo. Quante di noi, qui, oggi, generazione dei disturbi alimentari, può testimoniarlo? Io sì.

6. Il doppio svezzamento

Dal latte alle pappe, secondo tempistiche arbitrarie, poi dalle pappe ai pezzetti, che si faticano a gestire dopo aver ingerito per mesi consistenze esclusivamente cremose e aver mancato di educare la muscolatura alla masticazione e alla deglutizione del cibo solido.
Così narrano le infinite storie di bambini che anche ben oltre l’anno di età, a volte anche fino a 3 anni, fanno fatica ad abbandonare pappe e omogeneizzati perché non riescono a gestire il cibo in pezzi.
Ma questo problema è dei bambini, o è un problema indotto da una modalità di alimentazione che non ha permesso loro di crescere piano piano e sviluppare le loro abilità? È come costringere un bambino nel girello anche quando potrebbe camminare da solo e poi di punto in bianco piazzarlo al centro di una grande stanza e chiedergli di arrivare da solo a toccare il muro.

7. Il gusto viziato

Con le limitazioni e le introduzioni estremamente lente di alimenti nuovi secondo i calendari di svezzamento (in genere si introduce un alimento nuovo a settimana, che fanno 20-25 alimenti in totale al compimenti dei 12 mesi, ammesso che uno abbia iniziato a 6 mesi) i bambini conoscono pochissimi sapori – spesso tutti mescolati tra loro. Quando la fase del “mangio tutto quello che mi dai” è superata e si entra in quella, lunghissima, della diffidenza, durante la quale sono meno disposti a sperimentare, schiodarli dall’abitudine di mangiare pochi gusti ripetitivi è compito arduo.
Non c’è da stupirsi se tanti bambini finiscano per mangiare sempre solo le stesse cose, rendendo così anche più probabile che nella loro dieta finiscano cibi spazzatura “purché mangino”.

8. Largo uso di prodotti industriali

Liofilizzati, cereali in polvere, tisane in granuli, passati di verdure confezionati, latti di proseguimento: da ogni angolo lo si guarda, lo svezzamento appare come un’immensa campagna pubblicitaria per far vendere prodotti industriali che ci spacciano come ideali per i bambini, necessari, e senza i quali non cresceranno bene. “Una volta, quando queste cose non c’erano, i bambini chissà cosa mangiavano e infatti stavano male, morivano in tanti…”. Quante volte abbiamo sentito dire frasi di questo tipo… Ma siamo sicuri che questi prodotti siano davvero più sicuri, come ci ripetono all’infinito, campagna dopo campagna? Ci crediamo davvero alle oasi ecologiche? E soprattutto, l’omogeneizzato alla mela che cos’ha della mela? Il nome, suppongo. Se un alimento perché sia digeribile dal bambino piccolo deve essere ridotto in poltiglia dopo numerose lavorazioni, reso non deperibile e confezionato, forse vuol dire che il bambino quell’alimento è meglio che non lo mangi.
Possiamo davvero chiamare questi prodotti cibo? E poi, cibo “sano”? Abbiamo davvero bisogno dell’omogeneizzato al prosciutto cotto, al formaggino o di cavallo? O siamo noi che serviamo a chi li produce?

9. Mangiare da soli

Mangiare la pappa vuol dire che il bambino mangia da solo ad orari diversi dai genitori, in genere prima, seduto sul seggiolone mentre la mamma o chi per lei lo imbocca, magari persino davanti alla tv così apre la bocca e si fa prima. Ma in questo modo il bambino non mangia con la famiglia e tutto l’aspetto sociale e di condivisione viene totalmente a mancare: la tavola non è solo cibo, ma è anche e soprattutto un momento sociale molto importante, il momento in cui ci si radura – grandi e piccini – si parla, si racconta, e si condivide. Forse uno dei pochi momenti in cui una famiglia riesce a riunirsi tutta assieme. Separare le attività fa torto sia ai figli, che si devono nutrire di un cibo diverso a orari e in sedi diverse, sia ai genitori, i quali si privano di un momento molto importante con i loro figli. Vederli crescere, imparare a gestire il cibo, vederli alle prese con cose nuove e sviluppare nuove abilità è impagabile anche a tavola. Molti di noi non hanno molte altre occasioni di stare con i figli durante l’arco della giornata, sfruttiamo quelle disponibili!

10. Nessuna prevenzione contro le allergie

Per concludere, lo svezzamento tradizionale ha fallito nell’intento di voler prevenire le allergie alimentari di fatto probabilmente contribuendo al loro fiorire, con la sua attenzione meticolosa all’aspetto nutrizionale e preventivo a scapito di tutta una serie di altre esigenze, sia del bambino che della sua famiglia.

Conclusione

Di nuovo, le cose elencate ovviamente non accadono tutte e tutte insieme a tutti i bambini, perché le variabili sono tante, ma il panorama che si ha leggiucchiando qui e là fa credere che siano casi molto più frequenti di quanto non si immagini.
È ovvio che lo svezzamento tradizionale possa essere condotto felicemente senza incontrare alcun problema, ma il fatto è che non serve e non offre alcun valore aggiunto, se non nella testa di noi genitori. Quello che è certo è che partendo dal punto di vista dell’alimentazione complementare a richiesta questi problemi non hanno proprio ragione di esistere perché ne mancano totalmente le premesse.

E voi che ne pensate?

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64 comments

  1. SilviaFumagalli says:

    Ciao,sono d’accordissimo su tutto xò, in queste ultime 2 settimane in cui Milla è stata malata ed ha fatto un quasi sciopero della fame (santo allattamento prolungato,ora ha 18 mesi) mi sono trovata a cercercare di farla mangiare in tutti i modi. Devo dire che poi pensando a quello che leggo qui, mi sono ricondotta alla quasi serenità ma tante volte è difficile non cadere nei luoghi comuni e negli errori anche xche ti tempestano di consigli non richiesti:-@Senza parlare di alcuni pediatri che danno indicazioni assurde! Ma credo che o bimbi siano il miglior metro di risposta alle nostre ansieCiao Sissy&Milla

    • Gloria_ says:

      Ciao Silvia, grazie di essere passata. Io credo che tutto sommato la nostra voglia di veder mangiare i figli è comprensibile e non va messa a tacere e basta, del resto è un meccanismo di difesa, non condanno a priori la sana preoccupazione, il cibo è salute e crescita e mi pare normale che una madre che vede un bimbo che non mangia si ponga per lo meno il dubbio se insistere o meno. Credo però che dobbiamo imparare ad ascoltarci e a discernere, cioè la voce che ci suggerisce di insistere innanzitutto è la nostra o è quella dei consigli non richiesti? E poi, siamo certi che si insiste per il bene del bambino e non lo si fa solo per soddisfare noi stessi?
      Che poi c’è modo e modo di insistere, c’è il suggerire e il proporre, e c’è il forzare e il raggirare, che sono cose molto diverse.

  2. Giada says:

    Grazie per questo articolo! Noi abbiamo fatto svezzamento “tradizionale” per una serie di motivi ma è andato benone, probabilmente perchè nonostante all’inizio noi avessimo proposto le “classiche” pappe (fatte in casa però, mai usato omogeneizzati), abbiamo sempre e comunque ascoltato la nostra bimba. Niente orari rigidi per i pasti, si mangia quando si ha fame. Mangi due cucchiaini di pappa?  integriamo con il mio latte. Mi fai capire che questa proprio non ti piace? integriamo con il mio latte (di nuovo) e domani cambiamo gusto. Probabilmente se avesse rifiutato le “pappe”  sarei passata all’autosvezzamento  (che in realtà ho conosciuto più tardi). Abbiamo anche avuto la fortuna di avere una bimba non solo di buon appetito, ma anche molto autonoma, che mooolto prima dell’anno ha voluto mangiare da sola e ce l’ha fatto capire benissimo :) a 10 mesi mangiava già quel che mangiavamo noi, non abbiamo avuto nessun problema a passare ai “solidi” proprio perchè lei ce l’ha chiesto e noi l’abbiamo semplicemente assecondata.
    Anche ora mangia veramente di tutto e non posso che dirmi felice del suo rapporto con il cibo… quindi forse è vero, esistono anche le vie di mezzo :)

    • Gloria_ says:

      Giada, che bella testimonianza la tua! Mah, guarda, anche io credo che le vie di mezzo esistano, sai, è solo questione di approccio e punti di vista, come tu ci hai saputo raccontare così bene tu. Di base, è proprio questi che vogliamo promuovere e diffondere :)

  3. Autosvezzamento - La pagina ufficiale di www.autos says:

    Ciao Simona, scusa non avevo letto bene il tuo commento… Io ti suggerirei di provare comunque a mangiare con lei, anche se non ce la fate tutti e 3, magari solo tu e lei/lui quando riesci, perché il potere dell’imitazione è davvero forte. Prova a lasciargli a disposizione cibi morbidi (cose che si spezzano rimanendo dure come il biscotto o la mela sono difficili all’inizio), ti lascio un paio di link che ti potrebbero essere utili http://www.autosvezzamento.it/as-in-teoria/e-se-si-strozza-riflesso-faringeo-e-soffocamento/
    http://www.autosvezzamento.it/as-in-pratica/con-cosa-cominciare/
    Gloria

  4. Simona Mazza says:

    Io ho fatto lo svezzamento tradizionale senza però prodotti confezionati specifici e senza quantità rigide e fisse… cè anche una via di mezzo. Sono incuriosita dall AS … purtroppo non può mangiare con noi perchè abbiamo orari diversi e purtroppo mi rifiuta il cibo a pezzetti ( ha 9 mesi) e questo da una parte penso sia colpa della mia eccessiva ansia…una volta ci ho provato con un biscotto e si è strozzata e ora ho il terrore… come posso affrontare la cosa??

  5. Cinzia Conti says:

    evitati fin dall’inizio perchè le dosi sono rigide e non ne vedo le motivazioni..poi mio figlio ha sempre mostrato interesse per i nostri piatti, gli dà fastidio essere imboccato e poi io per scelta non compro baby food per le ragioni da sempre discusse nel forum…e poi che bello mangiare tutti insieme..si evitano sprechi, tempo e il pasto diventa un momento allegro e non ansiogeno!!

  6. Claudia Ciabattini says:

    Sempre evitato i papponi a base di tutto un po’… Ma qualche passato di verdura glielo propongo e lo mangia volentieri! Credo anche che non tutti i genitori che fanno svezzamento tradizionale siano come viene descritto nell’articolo… È sempre una questione di come si fanno le cose :)
    …comunque mangiare INSIEME ai bimbi è bellissimo e si imparano tante cose!

  7. Erica Castagna says:

    mi piace che nostro figlio pranzi e ceni con noi anche ora che ha solo 5 mesi..è bello vedere che si interessa ai nostri piatti e che quando gli facciamo assaggiare qualcosa fà ammm…hehehe.forse sarà un pò presto ma noi abbiamo già iniziato ad assecondare le sue richieste.e x questo ringrazio il mio pediatra che dai 4 mesi mi ha detto:sedetelo a tavola con voi e ascoltate vostro figlio,sarà lui a dirvi cosa e quanto vorrà mangiare,e la cosa ci piace molto!

  8. BarbaraPivetta says:

    Cara Gloria, leggo con interesse questo post, ma purtroppo ci vedo dentro tante cose che mi sembrano molto “luoghi comuni”. partiamo dall’uso di prodotti industriali nelle pappe: non e’ assolutamente vero! nelle pappe non si mette omogeneizzato, ma carne vera, che viene cotta a vapore e poi sminuzzata. nessun brodo gia’ pronto o in busta, ma verdure fresche cotte a vapore e poi frullate nella loro acqua. lo stesso per il pesce. e non sono un mescolotto di gusti, non piu’ di quanto lo sia masticare un pezzetto di carne con una fettina di carota. non c’e’ costrizione se si asseconda la fame: se il bambino arriva affamato a tavola mangera’ con gusto! ti posso assicurare che le pappe fatte cosi’ sono ottime, non serve forzare nessuno, abituano a gusti sempre diversi e portano poi a nutrirsi naturalmente e con facilita’…nessun braccio di ferro, nessuna violenza!

    • Valentina says:

      BarbaraPivetta
      Sono fatte bene se fatte così, ma la carne frullata fa ribrezzo, per me eh! E per chi segue lo svezzamento in modo autonomo non ha senso cucinare diverso per il bambino: allora potrebbe tutta la famiglia mangiare le pappe. E, così senza rileggere, mi pare che sia stato premesso che (pappe o omo o lio) ci sono bambini che si alimentano e godono di quello che gli si dà. Io sono stata svezzata con pappe scipite e frullate e si faticava a starmi dietro con i cucchiaini, troppo vorace!

    • andrea_ says:

      BarbaraPivetta per come la vedo io il punto non è se la pappa la prepari tu o se la compri già fatta… alla fin dei conti sono equivalenti (al di là degli ingredienti, ma quella è un’altra storia). Sicuramente nessuno è mai morto per una pappa, la domanda che mi pongo è a monto, ovvero se la “pappa” serva o meno. 
      Però quello che mi fa riflettere di più del tuo intervento è l’affermazione: “se il bambino arriva affamato a tavola mangera’ con gusto!” Cosa intendi esattamente con questo? Nella mia (limitatissima) esperienza questo spesso non è vero, specialmente all’inizio dello svezzamento, in quanto può creare un senso di frustrazione nel bambino che magari non riesce a mangiarequello che desidererebbe ealla velocità desiderata
      Comunque aspettiamo il parere dell’augusta autrice:)

      • BarbaraPivetta says:

        andrea_ BarbaraPivetta Caro Andrea, quando parlo di bambini affamati, intendo che i miei a 6 mesi li mettevo a tavola e se non facevo svelta con il cucchiaio, mangiavano la pappa con le mani! io sono stata molto fortunata perche’ li ho potuti seguire a tempo pieno per il primo anno e ho sempre cercato di distanziare i pasti e fare fare loro molto “moto”! fara’ ridere, ma anche quando non camminavano, io li portavo al parco tutta la mattina, senza passeggino… e i pomeriggi quando possibile, altrimenti via di attivita’ con altri bimbi, visite e corse in bicicletta, ho sempre limitato i sonnellini diurni, svegliandoli almeno una mezz’ora / tre quarti d’ora prima dei pasti, e infine, tra un pasto e l’altro, di latte o solido, somministravo acqua e non “tetta”. questo insieme di cose per i miei ha funzionato ottimamente: hanno imparato subito i ritmi sonno/veglia, e quelli dei pasti.

    • Gloria_ says:

      BarbaraPivetta Ciao Barbara, grazie di aver commentato! Tu dici “nelle pappe non si mette omogeneizzato” ecc.., però a spanne mi sembra che quasi tutti, sì, facciano il brodo in casa, ma l’uso di omogeneizzati industriali e farine “per bambini” sia larghissimo, di molto superiore a quello di alimenti freschi. 
      Sul fatto che non siano gusti mescolati sinceramente non sono d’accordo, un conto è mischiare in bocca, un conto è mangiare a pranzo e a cena per diversi mesi un piatto composto di ingredienti che hanno perso totalmente consistenza e che sono stati mischiati insieme.
      Per quanto riguarda le forzature certo, se il bambino ha fame e gli piace quello che ha davanti mangerà volentieri :D il problema però spunta quando o il bambino è uno con poco appetito, oppure dimostra di non volere quello che ha di fronte per qualche motivo.  È qui che viene fuori la problematicità delle prescrizioni, dei calendari e delle “somministrazioni”. Come dicevo nella parte iniziale del post, è chiaro che ci sono tantissimi bambini che – come dici molto bene tu – sono passati con naturalezza e facilità dalle pappe al cibo degli adulti, però ciò non toglie che una vastissima percentuale di famiglie ha incontrato problemi non tanto dovuti alle pappe in quanto tali, quanto al tipo di prospettiva sull’alimentazione infantile che l’approccio dello svezzamento classico propone e promuove.

      • Alessandra says:

        Gloria_ BarbaraPivetta Infatti e’ quello che ho detto (male) anche io: secondo me sta tutto nel cambio di prospettiva. Con la prospettiva del rispetto anche di quanta fame ha un bambino e non usando cibi industriali il sapore non e’ sempre uguale (ho svezzato un figlio a pappe, e ho sempre assaggiato quello che gli davo, e mi piaceva), variando quasi da subito i cereali e passando ai semolini “veri” e non ai precotti, seguendo la stagionalita’ per le verdure (quindi il sapore delle cose cambiava), introducendo “presto” i pezzetti (sicuramente prima dell’anno) una “pappa” in se non la vedo tanto dannosa. Non necessaria in fondo, ma nemmeno dannosa.

      • BarbaraPivetta says:

        Gloria_ BarbaraPivetta
        Cara Gloria, difendo le mie pappe…credimi erano roba da leccarsi i baffi (ce le mangiavamo anche noi, altroche’) e i sapori non erano mescolati. la pappa ai piselli sapeva fortissimo di piselli e la pappa al manzo sapeva di manzo, e quella con la robiola di robiola…forse dipende da come le si prepara ( io comunque ho comprato una volta sola un omogeneizzato, l’ho aperto e…sono corsa in bagno a vomitare!) e da quanta cura e gusto ci si metta. per aggiungere i pezzetti dipende dai piccoli: io ho avuto le seguenti esperienze: a- sputo i “corpi estranei” b- mi va di traverso tutto c- mando giu’ anche i fusilli interi…dipende anche li’ dal singolo, ma partire con qualcosa di cremoso ( che poi la pappa vera fatta in casa non sara’ mai completamente cremosa, perche’ una volta le patate son piu’ granulose, una volta le carote…la carne non diventa mai poltigliosa come quella dell’omogeneizzato) e molto sano mi pare una cosa che non danneggia anzi.

        • BarbaraPivetta says:

          @Gloria ….heheheh volentierissimo, se fosse possibile…io adoro cucinare, e soprattutto cucinare per gli amici..temo solo che siamo un po’ lontanine…( io non abito piu’ in Italia)… ma chissa’ mai porre limiti alla provvidenza!

        • Lucio Piermarini says:

          BarbaraPivetta Gloria_ Mi intrufolo per chiarire ancora una volta la sostanza vera delle nostre chiacchiere  che è poi ribadire concetti già evidenziati da Gloria. Quello che ci ha portato a riflettere sulla necessità di un cambiamento sono stati proprio quei bambini che, per ragioni più volte chiarite in questo sito, riguardo al cibo non fanno “felici” le loro mamme. Il loro numero, se anche solo consideriamo quelli veramente terribili (i picky eaters), viaggia intorno al 20% durante tutta l’età pediatrica. Di fronte ad una realtà mediamente così disastrata abbiamo pensato (1995) se fosse possibile  una modalità di introduzione dei cibi solidi meno funesta, magari non più basata su “opinioni autorevoli” ma su basi scientifiche consolidate, cioè su tutto ciò che potevamo sapere per certo, o quasi, sull’appetito, i fabbisogni nutrizionali, lo sviluppo neuropsicologico, etc. Questo è quello che prova ad essere l’alimentazione complementare a richiesta, nella speranza, già realizzatasi, di diminuire il numero dei picky eaters, di migliorare le abitudini alimentari delle famiglie, e pare che possa funzionare, e di portare un contributo alla prevenzione dell’obesità, e questo è ancora tutto da vedere. E’ un po’ come a scuola; i bambini dotati di ottima famiglia non hanno bisogno di bravi insegnanti e hanno successo comunque, ma quelli con il QI un po’ sotto la media e di famiglie disgraziate se non trovano una scuola coi controfiocchi sono perduti. E con questo scompaio.

  9. Alessandra says:

    Anche io sottoscrivo assolutamente tutto! L’unica cosa e’ forse la “pappa”: io penso che utilizzando prodotti freschi,  si possa fare uno svezzamento rispettoso anche con delle “pappe”.

    • Gloria_ says:

      @Alessandra Ciao Alessandra, intendi una sorta di ACR ma con creme e frullati? Probabilmente sì, in effetti uso il termine pappe più che altro per brevità, per indicare la pappa secondo il classico schema di svezzamento!

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