6 ragioni perché non bisogna forzare a mangiare… nessuno!

Alcuni esempi (due li ho visti in prima persona) di genitori che, all’ora dei pasti, trovano indispensabile inserire anche la pratica di attività sportive, ludiche o di intrattenimento vario per assicurarsi che i figli mangino (di più):

  • Devo rincorrere mio figlio per tutta casa per farlo mangiare
  • All’ora dei pasti guardiamo sempre il suo cartone animato preferito altrimenti niente
  • Se non la distraggo con qualcosa non apre la bocca
  • Lo so è sbagliato, ma mio figlio è inappetente, quindi devo fare i salti mortali per farlo mangiare.

È giusto, in alcuni casi, ricorrere a trucchi, distrazioni, rincorse per tutta casa per far mangiare un bambino? La risposta breve è: NO, MAI La risposta più lunga e dettagliata è: ASSOLUTAMENTE NO. MAI. IN NESSUN CASO! Quando se ne parla di solito la maggioranza è d’accordo che non sono cose da farsi, ma dopo un po’ arrivano quelli che dicono (a titolo di esempio… l’elenco potrebbe essere molto più lungo):

  • sì, ma nel mio caso…,
  • sì, però…
  • fate presto a parlare, voi
  • ogni bambino è a sé

Alcuni esempi di risposte che possiamo darci quando veniamo presi dalla tentazione di insistere sono:

  • Il bambino non finisce il biberon. Pace… il prossimo lo farò un po’ più piccolo
  • Non cresce… come faccio? Mica deve mangiare per forza; adesso butto la bilancia!
  • Il bambino non finisce il piatto. È segno che non gli va. Mangerà più tardi.
  • Non c’è verso… quello che gli metto davanti non lo mangia…  Forse è talmente abituato a me che insisto, che tutta questa tiritera è oramai diventata parte della routine
  • Ecc., ecc.

6 ragioni per non insistere che un bambino mangi di più

1) È controproducente

I genitori devono imparare da subito che non solo è inutile forzare qualcuno a mangiare, ma è controproducente in quanto rischia di trasformare quella che è un’attività normale in qualcosa più simile a una punizione che a un’attività piacevole.

“Si, hai ragione, ma nel mio caso…”,
   “No!”

2) E se capitasse anche a voi?

Pensare di sapere quanto una persona deve mangiare più della persona stessa è davvero presuntuoso. Voi sareste contenti se qualcuno vi inseguisse per casa con una forchetta piena?

“Però il mio bambino…”,
   “No!”

3) Bisogna scoprire la causa, non nascondere i sintomi.

Se è vero che un bambino non mangia e deperisce, allora bisogna scoprire cosa c’è che non va. Di certo il problema non si cura facendo le corse dentro casa cantando “I tre piccoli porcellin”; un tale atteggiamento può solo peggiorare le cose a lungo termine o creare problemi laddove problemi non c’erano.

“Ma il pediatra mi ha detto…”,
“No!”

4) I bambini non stanno lì per manipolare i genitori

Insistendo, specialmente con bambini molto piccoli, si accetta che il bambino sia capace di non mangiare, anche se affamato, per farci dispetto… Non c’è bisogno di sottolineare quanto sia assurda una cosa del genere. Se un bambino di pochi mesi o di pochi anni non mangia, lo fa semplicemente perché non gli va e insistendo possiamo solo peggiorare le cose. È vero che negli adolescenti o negli adulti si possono instaurare meccanismi psicologici deleteri o addirittura distruttivi nel proprio rapporto con il cibo, ma anche in quel caso il problema si risolve curandone le cause, non il sintomo.

“Fai presto a parlare…”,
“No!”

5) L’alimentazione non deve essere vissuta come un obbligo

Vogliamo poi parlare dei video (inadatti per i deboli di cuore e/o stomaco…) che abbiamo mostrato parlando di Svezzamento, che disastro? Vi piacerebbe essere quel genitore che non solo fa piangere il bambino che mangia, ma ne ride? E la rete è piena di video così, quindi non si parla di pochi genitori “con problemi”, ma di un modo di vedere l’alimentazione della (prima) infanzia in modo distorto e quasi patologico.

“Ma scusa,…”
“No!”

Non escludiamo il fatto che quello che gli diamo da mangiare non gli piaccia. Date baby food al bambino? Voi per primi lo mangereste? Se non sapete cosa c’è dentro, leggete La questione cibo.

6) E l’obesità? Può cominciare da piccoli

Abbiamo già accennato ai problemi potenziali causati da una cattiva alimentazione in un altro post dove si è messo in evidenza quanto sia grave il problema dell’obesità infantile in Italia. Tuttavia anche se i genitori mangiano i migliori cibi disponibili su questa terra, adottando con i propri figli un regime di “alimentazione (anche velatamente) forzata” di certo non stanno gettando le basi per un rapporto sano con il cibo. Ovviamente non sto dicendo che far prendere al bambino più o meno a forza un cucchiaino extra di cibo sia la causa di tutti i mali di questo mondo, ma di sicuro non aiuta né i genitori, né il bambino a vivere più sereni e non c’è dubbio che ci sono rischi che questo atteggiamento si sviluppi in qualcosa di pericoloso più in là negli anni.

“Ma,…”,
   “NO!

Il bello di condividere la tavola con i genitori è che non ci sono sprechi… se ogni volta che apro un omogeneizzato un cucchiaino va in pancia e il resto nel secchio è facile farsi prendere la mano… (mentre le ditte produttrici gioiscono, ma questo è argomento per un altro post). Su questo argomento leggete anche perché le diete non funzionano (e sì, c’entra con quello che diciamo :D) per capire meglio perché è assurdo pensare di sapere quanto debba mangiare un’altra persona.

– Ma allora?

Quindi che fare se il bambino non mangia (quanto vorremmo)? Niente…

“…”,
“Ancora non hai capito? NO!!

Siete stati testimoni di rincorse dentro casa? Avete vissuto in prima persona momenti tipo “mangiane uno per la mamma e uno per il papà”? Come al solito, raccontateci la vostra esperienza e diteci se pensate sia giusto dar da mangiare per forza a qualcuno.

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170 comments

  1. Valina says:

    Scusate se non ho altro da dire tranne che:
    Andrea, ‘sto post è bellissimo! Mica solo per il suo contenuto ma anche per come è scritto e perché mi ha fatto anche ridere. Sembra di sentire me! Bellerrimo!

  2. Autosvezzamento - La pagina ufficiale di www.autos says:

    Filippi Antonino, hai ragione che con il primo figlio è tutto (più) difficile. Però è anche vero che se hai due figli piuttosto ravvicinati il secondo (paragonato al primo) vive allo stato brado perché ti sei reso conto che non si “rompono” così facilmente:)
    TU pensa sempre se TI piacerebbe A TE (se mi permettete la sgrammaticatura) che ti ficcassero in bocca ‘sto benedetto cucchiaino anche se quello che c’è dentro ti fa schifo e/o sei pieno.
    Di nuovo è una questione di riappropriarci dei nostri istinti e di quelli dei nostri figli i quali, al contrario di noi, non hanno quell’enorme bagaglio di condizionamenti culturali che ci affliggono (a meno che non glieli istilliamo noi fin da piccoli, ad esempio, insistendo affinché mangino…) /Andrea

  3. Filippi Antonino says:

    assolutamente d’accordo, ma tra il dire e il fare in mezzo c’è un mare… di ansia dei genitori (soprattutto al primo figlio!)

  4. Autosvezzamento - La pagina ufficiale di www.autos says:

    Spero che questo articolo giri abbastanza da toccare le coscienze di chi cade in questa trappola… Condividete! /Gloria

  5. F_M says:

    avete dimenticato una cosa: il bambino al pasto non mangia, magari per attirare l’attenzione, salvo poi mezz’ora dopo lamentarsi per la fame. Ecco che il pranzo, o più spesso la cena, diventano dei momenti di contrattazione di attenzioni. 

    • andrea_ says:

       @F_M , verissimo quello che dici.
      Il bambino non vuole mangiare? Pace.
      Dopo mezzora urla per la fame? Pazienza… L’ora della merenda è vicina e così si sfamerà.
      Secondo me il pasto diventa un’arma di ricatto perché il genitore ce lo fa diventare, non il bambino (che stupido non è:) )

      • F_M says:

         @andrea_ hai ragione, occorre tenere duro, non far diventare le merende dei pasti fuori orario, con alimenti spesso mediocri o pessimi, e far rispettare al bambino le convenzioni sociali minime, ovvero i pasti. Per cui non sono completamente d’accordo sul fatto che non bisogna mai forzare, diciamo che occorre essere bilanciati e far capire al/la bimbo/a che cibarsi è si una funzione fisiologica, ma anche un momento di creazione di socialità e di rispetto per il cibo.

        • andrea_ says:

           @F_M , scusa se non mi sono spiegato bene nel post. Quello che intendevo dire è che NO, non bisogna insistere MAI IN NESSUN CASO semplicemente perché inutile e controproducente.
           
          Se il bambino non vuole mangiare per un motivo x,y o z (più o meno, ai nostri occhi, legittimi), pace. Se ne riparlerà al prossimo pasto.
          Di certo se tra mezzora mi dici che hai fame, non ti faccio un panino al prosciutto; al massimo ti mangi una pesca.
          Chiaramente più capitare che il bambino non ha fame perché dai nonni ha fatto una super merenda mezzora prima, quindi gli orari gli si sono sballati, ma anche in questo caso tappi il buco con una merendina (nel senso di frutta o simili) e ci rivediamo a cena.
           
          Idealmente uno comincia a pensarla così ben prima dello svezzamento. Se il bambino è allattato al seno è facile perché non sai quanto mangia (e chiaramente la bilancia l’hai già buttata:) ). Se invece prende il biberon e non mangia le quantità prescritte, te ne fai una ragione, perché il bambino NON si lascia morire di fame.
          Una volta entrati in quest’ottica, quando arriva il momento dello svezzamento è tutto più facile.
           
          “Alimentazione complementare A RICHIESTA” santa subito!!:D

        • CosmicMummy1976 says:

           @andrea_  @F_M la bilancia non l’ho mai avuta. e se il primo figlio lo andavo a pesare in consultorio 1 volta a settimana perchè era l’evento sociale della settimana (era la scusa per incontrarci con le compagne di corso preparto e andarci a prendere il caffè insieme), il secondo l’ha pesato solo ed esclusivamente il pediatra (1 volta al mese). sono d’accordo con te, anche se ovviamente non si può generalizzare nè sull’allattamento al seno, nè su quello artificiale perchè le situazioni sono tante, è vero che allattare al seno ti predispone a non preoccuparti delle quantità e anche ad andare in giro senza portarti dietro tutta la casa. se quando esci devi portarti sempre polvere, acqua, biberon ecc., potrà sembrarti strano non portarti il pranzo quando sarà più grande. poi certo io giro sempre con biscotti e banane in borsa perchè non si sa mai, se scatta l’ora x e non siamo ancora a casa/ristorante potrebbe partire una sirena che neanche l’ambulanza… ma questo è un altro discorso :-D ovviamente non voglio dire che è sempre così per tutti, dico solo che sono comportamenti che possono essere influenzati. e più che x alimentazione complementare a richiesta, io sono per alimentazione senza paturnie ;-)

        • F_M says:

           @andrea_ però diciamolo. Caso mio di ieri sera, arrivo a casa alle 19, la madre ancora al lavoro fino alle 21, il bimbo all’asilo fino alle 16 e poi dai nonni. Preparo risotto con carote e faccio “pelare”  la carota al bambino che si diverte. Il bimbo (4 anni) non ci pensa nemmeno a mangiare perché non gli “piace il riso”, e vuole il formaggio (pecorino) che c’è in tevola. Gli dò due fette di formaggio con un poco di pane, ma lo forzo a mangiare qualche cucchiaio di risotto perché so che lo mangia e perché l’ho preparato e il cibo non si butta e lo avviso che se poi ha fame, fino a mattina non toccherà cibo, nemmeno lo yogurt che alle volte mangia prima di dormire. Risultato: con il mio aiuto, l’ho imboccato un paio di volte e un paio ha mangiato da solo, ha mangiato mezza porzione di risotto più formaggio e pane, poi frutta a fine pasto, c’era l’uva e gli piaceva.Cosa voglio dire? che va bene non forzare, ma se sul piatto c’è una pietanza preparata, non puoi lasciarla lì, per rispetto. Tutto qui.

        • andrea_ says:

           @F_M Parli di rispetto verso il genitore che ha preparato il pasto… giustissimo. però c’è anche rispetto verso il bambino.
          Dalle poche righe che hai condiviso con noi mi viene da dire che il rapporto che si è instaurato è che tu prepari, lui nicchia, tu insisti e poi lui un po’ ne mangia (per farti contento o perché lo avrebbe comunque fatto, non lo possiamo sapere).La richiesta deve sempre partire dal commensale. Se tu cominciassi a dire a tua moglie: “cara mangia il risotto che il cibo non si butta ecc. ecc.” tempo 2 secondi e ti ci ha mandato di gran carriera :D
          Lascia che sia tuo figlio a chiedere di mangiare (e fagli piatti MOLTO più piccoli). Se poi non lo vuole… si renderà conto che poi non necessariamente arriva lo yogurt alla riscossa :D
          Certo se gli fai qualcosa che sai che non gli piace, tieniti qualcosa di riserva che farai comparire sulla tavola e che tutti comunque potranno condividere, così non stigmatizzi un certo comportamento (noi lo facciamo ad esempio con il pesce affumicato che non è mai piaciuto alla figlia grande).
          Di certo il cibo non deve essere MAI merce di scambio o arma di ricatto in nessun modo. Ma questo è l’argomento per un altro post.
           
          Ah, un’ultima cosa… imboccare… hhhmmm, ma è proprio necessario?

        • alexaleaia says:

           @andrea_  @F_M No, necessario no, salvo circostanze speciali (sei in un posto dove non puoi permetterti di creare il mare di detriti sotto il tavolo). Ma ai bimbi qualche volta piace. l’ho visto anche reclamare da bimbi belli grandicelli. Oppure hanno la mente, gli occhi e/o le mani da un’altra parte, e gradiscono l’aiuto. Oppure è solo un incoraggiamento, perché in qualche modo il cibo sembrava loro “difficile” da prendere, o gli da fastidio dopo 2 volte che se l’è fatto sbrodolare sul mento e non gli piace la sensazione … ecc. ecc. 

        • F_M says:

           @andrea_ ti ringrazio per la discussione. Due cose, imboccare è sbagliato, lo so, ma alle otto di sera, con bagnetto e nanna da fare perché alle 7 di mattina ci si sveglia, beh, la pazienza di aspettare un figlio pigro e lento nel mangiare non ce l’ho. Una domanda, ma secondo te, ad un bimbo di 3 o 4 anni è lecito chiedere cosa vuole mangiare? Voglio dire, la richiesta del commensale me la aspetto verso i 5-6 anni, e nemmeno troppo vincolante. Io sono il genitore e io decido cosa è sano o meno per mio figlio e cosa deve mangiare. In fondo i bambini sono monotematici e se non stimolati a mangiare tutto mangerebbero sempre pane o gelato… Capita che alle volte mangi tutto senza problemi e alle volte vada aiutato, ma in questo non ci vedo dei germi di devianza o patologia.

        • andrea_ says:

           @alexaleaia , hhhmmmm…. non lo so.
          Imboccare può essere una coccola (e capita anche a noi ogni tanto e non solo in direzione adulto->bambino), può essere perché il bambino non ce la fa a prendere qualcosa da solo, e sicuramente la lista potrebbe continuare.
          Invece dire che “hanno la mente altrove” o che serve un “incoraggiamento” mi convince di meno.

        • andrea_ says:

           @F_M , assolutamente sì, e non parlo di un bambino di 3-4, ma anche uno di 2 (prima no perché non parla:).
          Di certo il menu lo scegli tu, ma non ci vedo niente di male a chiedere: “preferisci questo o quello” quando cucini. Oppure metti a tavola, che so, carne e verdure e magari vuole più carne e meno verdure o viceversa. Come ben dici i bambini vanno a periodi (così come noi:) e non è un gran problema assecondarli.
          Per esperienza ti posso dire che NON è vero che i bambini mangerebbero solo pane o gelato. I bambini mangiano quello che gli proponi e prendono i segnali da te. Tuttavia se dici “se non mangi questo non ti do il gelato” equivale a dire che il gelato è più buono del “questo” in questione. il cibo deve essere il più possibile lontano da premi e punizioni. Se il gelato è un cibo come un altro e tale viene trattato, il bambino non verrà tentato di identificarlo come la cosa “da ottenere e che i grandi non mi vogliono dare” :D

        • alexaleaia says:

           @andrea_ Cucciola, proprio, qualche volta si distrae e vorrebbe fare 6000000000 cose tutte insieme, tra cui mangiare, ma bisogna un pò canalizzare la sua attenzione. 
          Per lei, quelle poche volte in cui apriva il becco come un ucellino davanti ai cartoni (per me, abominazione!), si vedeva proprio che era una goduria totale (e in ogni caso, se non vuole più mangiare, cartoni o non cartoni, la bocca la chiude, e quaando ha ancora fame, alla fine del piatto protesta).
          Succede che le prenda un bocconcino dal mio piatto e le porga la mia forchetta, dopodiché lei se ne impadronisce e pretende di mangiare (da sola, con la mia forchetta) tutto il mio piatto… 
          Se invece vuole la banana, l’uva o il biscotto mentre mangia il resto, non mi faccio problemi, può mischiare se vuole.
          Il gelato (senza latte) l’ha assaggiato, ma non le è piaciuto granché. Preferisce la frutta vera.
           
          Sul bambino monotematico, non concordo molto, se alla mia Cucciola dai due volte di seguito la stessa cosa,  si stufa, alla terza, piuttosto non mangia.
           
          Per rispondere ad un altro tuo commento, tra noi adulti, nella nostra famiglia, non c’è neanche bisogno di dirlo: è scontato che se uno/a cucina una cosa, gli altri la mangiano, e non vanno a cercare altro nel frigo, salvo specifici problemi. Ciascuno mangia la quantità che vuole,  se ne resta la teniamo per i giorni successivi, e cerchiamo di non farla andare a male. E nessuno manda a quel paese nessuno.

        • Alessandra says:

           @andrea_  @F_M Concordo completamente con andrea. A volte non chiedo perche’ so cosa gli piace (insomma, se chiedo se vogliono la pasta al pesto so cosa mi risponderanno :-)).
          Non e’ affatto vero che i bambini sono monotematici, o meglio lo sono se lo sono le famiglie. Noi non facciamo un’alimentazione “classica” perche’ io altrimenti mi annoio di cucinare. Mia figlia di 2 anni due settimane fa ha mangiato gli spaghetti al nero di seppia e poi si scriveva sulle braccia leccandosi. Uguale col mio bambino piu’ grande: con lui qualche difficolta’ e’ cominciata con la scuola materna, per il confronto con gli altri bambini, ma adora ancora l’hummus di ceci.
          E d’accordo ancora: demitizziamo il gelato! Mia figlia per una parte della sua giovane vita preferiva il cavolfiore al gelato!

        • CosmicMummy1976 says:

           @F_M  @andrea_ si infati è ben diverso che inseguire con la forchetta, diciamo che è piuttosto un “cercare di convincere”. anche mio figlio a volte dice che non gli va, poi dice “solo un pochino, ma pochissimo” e poi va a finire che se ne fa 2 porzioni… insomma insistere perchè lo assaggi e infilare a forza un cucchiaino in bocca sono cose ben diverse. 

        • CosmicMummy1976 says:

           @andrea_  @F_M si infatti anche quello è vero, non è che in una cena prepari 3 pietanze che sai non gli piacciono… ne fai una che gli piace  e una che magari sai già che non vorrà neanche assaggiare… tutto è sempre nel trovare un buon compromesso per stare tutti sereni. alla fine va bene non assecondare le fissazioni, ma nemmeno torturarlo con cose che detesta!

        • CosmicMummy1976 says:

           @andrea_  @F_M guarda, certe volte è capitato che chiedesse il gelato o la frutta quando noi eravamo ancora al primo e piantasse un capriccio (sai di quei capricci fini a se stessi che ogni pretesto è quello buono?). siccome dirgli “il gelato si mangia solo se mangi tutto il resto” non va bene, gli diciamo: “il gelato/la frutta si mangiano dopo il primo o il secondo, quando li mangiamo anche noi”. in genere funziona. 
          PS: questo lo avete letto? http://www.corriere.it/salute/cardiologia/12_settembre_18/sale-bambini-ipertensione_de69a252-017e-11e2-a63e-daa4ff219e76.shtml “lentamente con il passare degli anni, lo stile alimentare dei bimbi va a combaciare con quello dei genitori, e, un po’ per necessità e comodità, un po’ per una questione di gusto, a soli tre o quattro anni i figli finiscono per mangiare quello che cuoce nella pentola di casa. ” mi viene da ridere… non sarebbe stato meglio scrivere che TUTTI dovrebbero limitare il sale???

        • F_M says:

           @andrea_ intendiamoci, anche mio figlio mangia un poco di tutto, pure il cavolo lesso, parlavo di gelato in senso figurato. Ovvio che il pasto è educativo se si sta tutti a tavola in maniera conviviale e tutti si apprezza il fatto di stare insieme prima di tutto. Quello che voglio sottolineare però è che manca sempre di più questo elemento. Famiglie con sempre meno tempo a disposizione e con orari sballati comportano una sempre minore attenzione alla preparazione e alla condivisione del cibo. Le conseguenze di ciò sono molte, abuso di alimenti precotti con troppo sale (affettati in primis), sfogo di frustrazioni accumulate durante il giorno alla sera al momento del pasto, e via così. Per cui credo che queste tensioni non possano essere risolte con metodi drastici, ma con utili mediazioni tra il modello ideale – ovvero l’aiutare il bimbo a riconoscere e gestire il senso di sazietà autonomamente – e il modello reale – ovvero la lotta contro il tempo e la routine settimanale.

        • andrea_ says:

           @F_M Giustissimo, infatti quello che volevo fare con questo articolo è aumentare la consapevolezza del genitore. Come è stato detto non siamo dei santi e a tutti capita di sgarrare, chi più chi meno, ma l’importante è rendersi conto di cosa si sta facendo e del perché. Solo così possiamo diventare persone responsabili.
           
          I diktat non mi interessano, piuttosto preferisco che il singolo si interroghi su quello che fa e se quella è la cosa migliore che può offrire e su come può migliorarsi. Solo lui, conoscendo la propria situazione, sa qual è la soluzione migliore. Però al tempo stesso si deve imparare a non negare l’evidenza (parlo in generale, non di te)
           
          Non so cosa tu intenda per metodo drastico, ma ti assicuro che i bambini di 4 anni inseguiti intorno al tavolo li ho visti con i miei occhi. A me quello sembra bello drastico :D

        • F_M says:

           @andrea_ infatti, purtroppo ho visto pure io mia suocera rincorrere mio figlio con una forchettata di finocchi in insalata “perché doveva mangiare verdura”, che è il tipico esempio di distorsione maternalistica della cultura alimentare italiana. Più drastico di così ;D

        • andrea_ says:

           @CosmicMummy1976, grazie per la segnalazione.
          Mi chiedo se l’articolista voleva mettere in evidenza l’inutilità del baby food o semplicemente non ci ha riflettuto prima di scrivere…

        • CosmicMummy1976 says:

           @andrea_ secondo me non ci ha riflettutto, forse non ha nemmeno bambini, anche perchè 3-4 anni per assaggiare il cibo dei genitori è un po’ tardino anche per i fissati. secondo me il baby food non c’entra (probabilmente non si è posto nemmeno il problema) ma semplicemente come tutti gli articoli divulgativi di quei giornali parte da una notizia letta nemmeno con troppa attenzione, e estrapola una serie di idiozie senza rendersi conto di quello che sta dicendo. perchè probabilmente il succo era che bisogna limitare il sale, questo vale per gli adulti ma a maggior ragione per i bambini, tutto il resto è pura fantasia. in fondo, basta limitare al minimo gli alimenti salati, mettere poco sale quando cuciniamo, evitarlo del tutto se si può (tanto chi lo vuole se lo può aggiungere a parte). x es. io salo l’acqua della pasta, ma non il sugo (in genere poi ci va il parmigiano), le verdure al vapore o bollite senza sale, ecc. se poi a tavola con noi c’è qualcuno che del sale proprio non può fare a meno, c’è la saliera apposta. è tanto difficile? ma chi non ha mai avuto bambini e non ha mai condiviso con loro la tavola tutti i giorni probabilmente nemmeno ci pensa, e scrive cavolate.

        • andrea_ says:

           @CosmicMummy1976 Sì, sono d’accordo anch’io.
          La cosa che mi ha colpito dell’articolo è che va a braccetto con quanto diceva un pediatra vestito di blu su un altro forum (l’hai letto?)…

        • FedeRiot says:

           @andrea_  @F_M il cibo non si butta… nella spazzatura, si butta invece dentro la bocca di chi non lo vuole mangiare? e chi sono io, il bidone dell’immondizia? “mangia perché non si butta” è bruttissimo, è una grande mancanza di rispetto, io cucino quello che mi pare e tu lo DEVI mangiare perchè io non ho voglia di buttarlo. brrrr. ognuno dovrebbe esse libero di decidere cosa introdurre nel proprio stomaco. 

    • CosmicMummy1976 says:

       @F_M si e magari mangiare le cose più assurde fuori pasto. da noi x esempio vale la regola che fuori pasto (a qualunque ora) si mangia solo frutta. se poi si rovina l’appetito per avere mangiato una banana poco male. ma certo meglio così che restare digiuni e magari reclamare il gelato o la torta a qualunque ora del giorno.

      • alexaleaia says:

        Imporre, insistere per far mangiare a prescindere da tutto, no mai, sono d’accordo.
        Ma – secondo me c’è un piccolo ma: quello che spesso capita è che un bimbo molto attivo si distrae dal mangiare semplicemente perché altre cose attirano la sua attenzione, mentre di sicuro ha fame, e se non mangia adesso tornerà poi tra 10 minuti, e poi tra 20, e poi 30, per un ulteriore boccone, e vorrebbe anche portare te via da tavola, invece di avere un tranquillo pasto tutti insieme. 
        In tal caso, credo che un minimo di insistenza/seduzione per indurre il piccolo a “concentrare” l’azione del mangiare in un determinato momento conviviale, non possa fare male. Una cosa tranquilla, serena, senza forzatura, solo un richiamo allo stare insieme e anche, mano mano che cresce, ad un sano rispetto per chi ha cucinato e per il cibo in sé. Può sempre alzarsi e andare in giro se vuole, ma deve sapere che il cibo è lì, a tavola, e noi anche.
        Io odio il “purché mangi” e il rincorrere i bambini con la forchetta in mano, perché fa del cibo una specie di obbligo quasi ossessivo, ma credo che un minimo di regola su una cosa che si fa insieme, ci debba essere.
        Sul menù variato, non ci penso minimamente – quasi: se una volta faccio la pasta alle melanzane, e vedo che la mia piccola affamata se ne sta lì con le lacrime agli occhi dopo il primo boccone, prova a prenderne un altro e ci rimane male perché proprio le disgusta, allora gliene butto un altro pò in bianco o con il solo pomodoro!
         

        • Gloria_ says:

          @alexaleaia D’accordo, certamente, che e’ un po’ anche quello che dice @F_M sopra. Ma io credo che siano cose profondamente diverse: un conto e’ imbambolare o forzare, un conto e’ fare del pasto un momento educativo: il papa’ ha preparato questo, e’ giusto almeno provarlo, e cose del genere. Poche sere fa, ad esempio, la grande (3 anni) si vedeva che piluccava svogliatamente qualcosa che non le piaceva granche’… “Non hai fame? Hai fatto tanta merenda non ti va la cena?” “Si…” “Allora scendi se non ti va e torni per la frutta, ma se rimani qui con noi a farci compagnia mentre finiamo sono piu’ contenta, cosi’ stiamo insieme”. Mi e’ sembrato un buon compromesso tra tutto…

        • alexaleaia says:

           @Gloria_  @alexaleaia  @F_M Giustissimo!
          Imbambolare e forzare sono fuori discussione (mi è capitato, quest’estate, dover imboccare la Cucciola davanti ai cartoni, non per forzarla o ché, ma perché non li aveva mai visti prima e rimaneva affascinata – poi, dopo un pò, si è abituata e ha recuperato il senso critico. ho accettato anche questa eresia abominevole perché eravamo in camere d’alberco con moquette, ed era tutto sommato un buon modo di evitare catastrofi ambientali… ma alla sola idea di starlo facendo, mi veniva l’orticaria …). E’ il concetto di “insistere” o usare un pò di seduzione, l’oggetto di questo “bemolle”. 

  6. LauraGargiulo says:

    posso portare la mia esperienza da bambina grande? sono sempre stata magra e mai una buona forchetta. ma non ho mai avuto problemi di salute. però mi sentivo sempre addosso gli occhi quando dovevo mangiare, sempre un “finisci”, sempre un “non hai mangiato niente”…da quando convivo con mio marito (cioè dall’età di 28 anni) ho preso a mangiare quanto effettivamente ne sentivo bisogno, e ho preso qualche chiletto che mi ha messa in forma (ero sempre sottopeso). prima lo stomaco mi si chiudeva anche per il nervoso, con risultato il fatto che mangiavo anche cose non propriamente salutari nei fuori pasto (e sentendomi criticare anche per questo, da un opposto ad un altro!). quindi consiglio da ex bambina: lasciategli mangiare quello che vogliono purchè salutare e non state a guardarli mentre mangiano e quanto mangiano, lasciateli fare!!!

  7. CosmicMummy1976 says:

    non posso che condividere in toto questo post, e vorrei aggiungere alcune cose che mi vengono in mente leggendo queste righe:
     
    1) per quanto i pediatri possano seguire linee di pensiero diverse, possano essere più o meno vecchia scuola, essere più o meno giovani e progressisti, alternativi o tradizionalisti, ecc. ecc., non ho MAI sentito di un pediatra che abbia detto “se non mangia rincorrilo con la forchetta, cantagli una canzone, acendigli la TV, cucinagli solo sofficini e patatine se gli piacciono solo quelli…”. piuttosto TUTTI i pediatri dicono che non si è mai visto nessun bambino morire di fame perchè faceva i capricci. se qualcuno ha un controesempio sono curiosa di sentirlo.
     
    2) conosco molte madri che si disperano perchè i figli non mangiano. ho pranzato con loro diverse volte e ho notato che i loro figli mangiano benissimo. ora, lo so che i bambini “inappetenti” quando sono in compagnia mangiano di più, lo facevo anche io che a detta di mia madre potevo saltare interi pasti senza risentirne, ma inizio anche a credere che lo standard di porzioni che si richiede a un bambino sia un po’ alto… ci si aspetta che mangi un piattone di pasta e magari lui si sazia dopo poche forchettate. lo vedo con mia madre, che si è sempre disperata per far mangiare me e mio fratello (ma non mi ha mai rincorso con la forchetta x tutta casa, l’unico errore secondo me era preparare menù diversificati pur di vederci mangiare), se mio figlio mangia il primo ma non vuole il secondo “questo bambino mangia poco”, mia suocera gli prepara delle porzioni che farei fatica a finire io che pure sono di buon appetito, oltre a confonderlo con un menù talmente variegato che anche io farei fatica a decidere cosa mangiare e quanto. se poi lascia la carne (succede praticamente sempre), sacrilegio! insomma credo sia soprattutto una questione di aspettative e sistemi di riferimento. una mia amica addirittura sostiene che sua figlia non mangia nemmeno all’asilo (cosa praticamente impossibile) e che le maestre le raccontano balle. io però ho visto una foto di lei all’asilo con il viso sporco di sugo, il piatto vuoto e la faccia soddisfatta. forse le maestre sono talmente disoneste da aver costruito quella foto ad arte? una teoria complottista che farebbe a gara con quella delle scie chimiche! :-D
     
    lo so che bisogna esserci passati, che io non posso parlare perchè quando ho deciso che i miei figli avrebbero assaggiato qualcosa hanno aperto la bocca e gradivano tutto, ma proprio tutto, che ho dei bambini che litigherebbero per l’ultimo broccolo, e che se li porti in pizzeria si finiscono una margherita in 2 (1 e 4 anni). ma credo che anche l’atteggiamento faccia tanto, il bambino lo capisce se per te il cibo è così importante da essere un tuo punto debole, o se per te il cibo è uno dei piaceri della vita, un’occasione per stare tutti insieme e va gustato e vissuto con serenità. i capricci e le cattive abitudini si generano anche perchè siamo noi ad alimentare il circolo vizioso. lo so che non è facile, ma niente è facile quando si parla di educazione, anzi la strada migliore in genere è quella più difficile ma i risultati si vedono. e se teniamo conto del rischio di obesità infantile o i rischi di disturbi alimentari tanto frequenti nell’adolescenza… oltre a tutte le malattie che possono essere la conseguenza di una cattiva alimentazione in età adulta, direi che l’alimentazione è uno di quei campi in cui davvero non bisogna cedere.

    • Alessandra says:

       @CosmicMummy1976 Bisogna esserci passati…. Con un figlio che a due anni in pizzeria mangiava una margherita in uno (e poi pescava qualcosa dalle nostre), chiedeva il cavolfiore e mangiava il minestrone a pezzi avrei detto esattamente quello che dici tu.
      E si, l’indicazione: “questa bambina DEVE mangiare di piu’, signora insista” da un pediatra a me e’ stata data. (nel mio caso particolare specifico); ma di pediatri che ti dicono: “si deve mangiare XXX in quantita’ XXX” e’ pieno, che cosa significa se non: “se mangia di meno/ di piu’ (ho visto bambini disperarsi perche’ la loro pappa era finita – ma il pediatra ha detto che questo deve mangiare) non va bene”.
      E le pressioni dall’esterno da tutte le direzioni possono farti abdicare ai tuoi principi.
      Per cui concordo: non è giusto, ma a volte si fanno, soffrendo, cose non giuste.
      Quindi concordo in pieno con il post, in tutti gli aspetti, ma mi rimesta dentro il “fallimento”.

      • CosmicMummy1976 says:

        i pediatri che insistono su quanto devono mangiare i bambini forse non hanno mai avuto figli (o non li hanno mai gestiti loro), ma non penso ti prescrivano la televisione o le canzoncine come rimedio.
        le pressioni dall’esterno non nego che ci siano, io almeno le ho dai nonni che pur avendo dei bambini che non hanno mai dato problemi trovano comunque sempre qualcosa da blaterare. per questo sono convinta che spesso siano i genitori che troppo condizionati o troppo ansiosi si fanno delle aspettative. non sto dicendo che lo fanno apposta, però sono convinta che se pure c’è un’inclinazione del bambino a mangiare poco, l’atteggiamento (in buona fede) dei genitori non fa altro che peggiorare le cose instaurando una spirale di ricatti e nervosismo da cui non si esce più.

      • andrea_ says:

        Alessandra, perché il fallimento?
        Quello che uno può fare al massimo è cercare di diventare più consapevoli così da migliorare noi stessi e chi ci sta intorno. Più di questo non si può chiedere.
        E poi (se sei l’Alessandra che penso), hai visto in prima persona che insistere non serve.

        • Alessandra says:

           @andrea_ Perche’, si, sono io, e insisto (o meglio, propongo, ulteriormente). Poi cerco di tenere l’insistenza al minimo indispensabile per gli equilibrismi con il mondo intorno.
          E perche’ oltretutto mi si dice: hai visto insistendo le cose sono cambiate (mentre io continuo ad essere convinta che quello che ha cambiato la situazione è il tempo).

        • andrea_ says:

          Alessandra, capisco quello che dici, ma anche nel tuo caso particolarissimo (meno di un bambino su 1000?) non è stato provato da nessuno che ci fosse una patologia in atto, né, come dici anche tu, che quello che hai fatto abbia minimamente aiutato. Quello che sicuramente aiutato è che tenendo duro ora tua figlia ha un buon rapporto con il cibo. Se le cose fossero andate diversamente non è impossibile (anzi, è probabile) che il risultato finale (nel senso di “a lungo termine”) sarebbe stato ben diverso.

        • Alessandra says:

           @andrea_ Hai ragione dovrei probabilmente smetterla di martellarmi e guardare il bicchiere mezzo pieno. Con le sue caratteristiche (si circa 1/1000) era il candidato ideale di inseguimenti, aerei, teatrini, pupazzetti e “distrazioni”. E non ci siamo arrivati per principio e per una certa quantita’ di consapevolezza.
          Quello che ancora mi brucia (ma fa parte della mia formazione e del fatto che invece la medicina molto spesso non spiega) e’ la mancanza di una spiegazione soddisfacente. Soprattutto perche’ senza spiegazione non si puo’ essere sicuri di avere svoltato

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