Domande e risposte



1. Cos’è l’autosvezzamento?

È un altro modo per indicare l’alimentazione complementare a richiesta.

2. Alimentazione complementare a richiesta? E che cos’é?

Attorno ai 6 mesi di vita, a volte prima, a volte più tardi, il tuo bambino inizierà a mostrare i segni di essere pronto ad introdurre nella sua dieta alimenti diversi dal solo latte. Il latte, però, rimarrà per lui l’alimento principale fino a verso i 12 mesi. Il passaggio da una dieta di solo latte a una “da adulto” sarà un processo lento e rispettoso dei tempi di ciascun bambino. All’inizio si parlerà di 95% latte e 5% beikost; nei mesi il beikost aumenterà e il latte diminuirà progressivamente.

3. Cos’è il Beikost?

Per Beikost si intende tutto ciò che non è latte materno o artificiale, per cui include anche cose tipo tisane o tè di vario genere, non solo cibi strettamente solidi. In altre parole, se dai qualcosa che non sia latte, hai iniziato a tutti gli effetti lo svezzamento.
Secondo le organizzazioni internazionali che si occupano della salute e dell’alimentazione dei bambini, non si dovrebbe cominciare a dare il beikost prima dei sei mesi circa.

4. Perché dici ‘a richiesta’?

Perché l’input deve venire dal bambino. Quando mostra interesse per il cibo, ovvero lo richiede attivamente, e mostra altri segni di sviluppo motorio, allora vuol dire che è pronto per mangiare qualcosa che non sia latte. Di solito questo succede verso i sei mesi, ma potrebbe ugualmente essere a 5 come a 8 o 9 se non 10.

5. E quali gli altri segni che ci dicono che il bambino è pronto?”

Il bambino dovrebbe aver perso il riflesso di estrusione (quello che gli fa tirare fuori la lingua se si stimolano le labbra e che permette ai neonati di poppare) ed essere in grado di stare seduto in maniera autonoma.

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6. Ah, ho capito, allora comincio a dare la pappa dopo i sei mesi?

Ho evitato l’uso della parola “pappa” non a caso: quando si parla di “alimentazione complementare a richiesta” la pappa nella concezione corrente italiana dello svezzamento (brodino, mais e tapioca, omogeneizzati e liofilizzati), perde di significato. Invece si favorisce sin da subito che il bambino condivida la tavola dei genitori.

7. Condividere la tavola dei genitori? Com’è possibile?

È sufficiente che i genitori seguano una dieta sana e varia. Non c’è bisogno di diventare dei salutisti a tutti i costi, basta cucinare leggero, evitando cose pesanti tipo fritti, grassi, troppo sale o zucchero, cibi precotti o confezionati (se non se ne conosce la provenienza e gli ingredienti) e seguire un minimo la piramide alimentare. Insomma, se i genitori mangiano bene non si dovranno preoccupare d’altro.

8. Ma come, non è possibile dare ai bambini piccoli i cibi per grandi!

Se la tavola propone alimenti sani cucinati in maniera sana, non c’è motivo di immaginare una distinzione tra cibo per grandi e cibo per piccoli. Non ci sono ragioni fisiologiche per ritenere che un cibo vada bene a 10 mesi e non a 6, o a 3 anni piuttosto che a 8 mesi, poiché l’apparato digerente di un bambino di 6 non è diverso da quello di un bambino di 1 anno o più.

9. Beh, ma non mi dirai che posso dare a un bambino di sei mesi la carbonara o la parmigiana!

Premesso che, come detto in precedenza, la base dell’autosvezzamento è una sana dieta di famiglia, se dovesse capitare che il bambino allunghi la manina verso un cibo più grasso o condito di quanto non si ritenga adatto, non c’è da farsene un cruccio: ne assaggerà un po’ e non gli nuocerà. Le quantità di beikost ingerite durante i primi mesi di “svezzamento” sono minime, e qualora il cibo non fosse ideale non costituirebbe un problema, l’importante è che sia una tantum. Quello che conta, invece, è il quadro generale, cioè la dieta vista in un intervallo di tempo più ampio e soprattutto l’educazione alimentare che ne consegue.
Che senso ha negare oggi il boccone di patatina fritta ad un bambino che scopre i sapori, gli odori e le consistenze, e dargli da domani per merenda tutti i giorni la merendina confezionata?

10. Ma la caponata e l’impepata di cozze?

Questi sono di solito gli argomenti portati da chi è contrario/spaventato dal concetto di alimentazione complementare a richiesta perché immagina che a sei mesi il bambino si mangerà piattoni di carbonara o di penne all’arrabbiata. Invece la realtà è che il bambino vorrà istintivamente provare più cose possibile e vorrà imitare i genitori in quello che fanno e noi vogliamo promuovere questo comportamento innato del bambino. Non importa il piatto (purché sia fatto in modo ragionevolmente sano e con ingredienti di stagione). È più importante che il bambino provi il numero maggiore di consistenze e sapori per cominciare a sperimentare con il cibo.

11. Va bene, ma non capisco una cosa: come fa un bambino di 6 mesi a mangiare le nostre cose se non ha i denti e non sa masticare?

Quello della masticazione è un falso mito. Le gengive sono sufficientemente forti da gestire cose come verdure lesse, pasta, pezzetti di carne ecc. Poi mano mano che cresceranno i denti si abituerà ad usarli. Ricordiamoci che durante questa fase i bambini imparano a conoscere non solo i vari sapori, ma anche le consistenze diverse. Se frulliamo tutto, una carota bollita ha la stessa consistenza di una fettina di carne o di un pezzo di pane.

12. Ma mi si strozza!!

Non temere che il tuo bambino soffochi: nei bambini piccoli è molto forte il “riflesso faringeo”, cioè quello che allo stimolo del palato molle o della parte bassa della lingua provoca un conato impedendo a corpi estranei di penetrare la gola. È importante non confondere questo riflesso con il soffocamento, infatti un bambino che accenna un conato di vomito perché sta sperimentando con il cibo, non si sta strozzando, vuol dire solo che “funziona” benissimo.

13. Ma come faccio a capire se il boccone non sarà andato veramente di traverso?

Come tutte le cose bisogna fare attenzione e cogliere i segnali. Che il boccone vada di traverso è possibile (cosa sempre vera, indipendentemente dall’età), ma il bambino al quale è stata data la possibilità di imparare a gestire il cibo solido dall’inizio avrà molta più facilità a gestire queste situazioni, semplicemente perché avrà già sperimentato. Di nuovo, devi fidarti di tuo figlio e dargli la possibilità di imparare.

14. Non capisco, ma se non do le pappe, come faccio a sostituire la poppata dell’ora di pranzo con un pasto?

Sostituire un pasto di latte con qualcosa di diverso di punto in bianco è, a tutti gli effetti, un atto di forza nei confronti del bambino che può benissimo non essere d’accordo. Il nome “alimentazione complementare a richiesta”, invece, la dice lunga: il bambino mangia quello che vuole nelle quantità che vuole e se ne vuole (esattamente come fa con l’allattamento al seno). Non vogliamo introdurre il pranzo o la cena da un giorno all’altro o secondo scadenze precise, invece vogliamo assecondare quello che è un processo evolutivo naturale del bambino. Lo svezzamento, così, avviene in maniera “orizzontale“, giorno dopo giorno, con rispetto delle necessità, dello sviluppo e dei tempi del bambino, il cibo entrerà a far parte della sua vita e della sua normalità.

15. E come facciamo a seguire il bambino in questo sviluppo da quando mangia solo latte a quando mangia “come i grandi”?

Semplicemente facendogli condividere la tavola dei genitori. Basta metterlo a tavola quando si pranza e/o cena, a seconda delle necessità della famiglia, dandogli la possibilità di partecipare se lo richiede. Per curiosità e di certo per spirito d’imitazione comincerà prima o dopo a fare come voi.

16. Ho capito, lo metto a tavola, ma come faccio a sapere quando vuole qualcosa da mangiare e soprattutto quanto ne vuole?

Questo è facilissimo… sarà il bambino a dire che vuole mangiare qualcosa e quando non ne vorrà più smetterà di mangiarlo o ci comincerà a giocare o a fare qualcos’altro; di solito i segnali sono inequivocabili.

17. Ma il bambino mica parla… Come fa a comunicare questo interesse?

Non c’è bisogno di parlare. La comunicazione non verbale è ugualmente efficace. Per esempio sguardi languidi, mani che si protendono verso il piatto e così via. Lo stesso vale per teste che si girano e bocche serrate. Basta fare attenzione ai segnali del bambino.

18. E se invece non mostra interesse?

Vuol dire che non è ancora pronto, ma se si continua a metterlo a tavola (sul seggiolone o in braccio) quando sarà il momento inizierà a fare i primi bocconi.

19. E se invece continua a non mostrare interesse? Io mi preoccuperei se passati i sei mesi ancora non volesse mangiare…

I bambini non sono tutti uguali. Alcuni mostrano interesse verso i 5 mesi, altri aspettano i 9-10 mesi prima di cominciare. Una cosa è certa, cominciano tutti: non si è mai visto un bambino grande o un adulto che mangi solo latte, quindi è semplicemente questione di attendere che il bambino sia pronto. Dopo tutto, se non mostra interesse per cose che non siano il latte, con altri metodi la cosa non cambierebbe, anzi si instaurerebbe un pericoloso meccanismo psicologico stressante e controproducente sia per i genitori che per i figli.

20. Ma io vedo che il figlio della vicina a 5 mesi già mangia come un lupo e ha smesso la poppata del pranzo. La cosa mi fa sentire a disagio.

È normale che un bambino che viene svezzato alla maniera ”italiana classica”, ovvero cominciando anche a 4 mesi e mezzo, sia “più avanti” di un bambino della stessa età che si “auto svezza”. Lo svezzamento non è una gara a chi abbandona prima il latte, al contrario, quello che vogliamo è che il passaggio sia il più graduale e piacevole possibile. Va anche ricordato che non sono rari i casi dei bambini svezzati “tradizionalmente” che fanno fatica a passare dalla non-consistenza delle pappe al cibo vero e a imparare a masticare anche quando cominciano a essere grandicelli; per definizione, un bambino autosvezzato non potrà mai avere questo problema.

21. Ci sono degli alimenti da evitare?”

Basta usare il buon senso. Noccioline, acini d’uva, olive intere e così via sono alimenti possibilmente a rischio perché possono bloccare le vie respiratorie. Basta ricordarsi di romperli in pezzetti più o meno piccoli che il problema è risolto alla radice.

22. Le noccioline lo sanno tutti che sono allergeniche! Sicuramente quelle non vanno date, no?

Quello delle allergie è un argomento complesso e che viene sbandierato da coloro che non credono nell’autosvezzamento. Per farla breve, i pareri sono molto discordanti. Al momento la ricerca tende a raccomandare l’introduzione precoce degli alimenti potenzialmente allergizzanti così da poter permettere al corpo di sviluppare le necessarie difese, e sottolinea che l’introduzione ritardata di alcuni alimenti favorisca le reazioni allergiche, anziché evitarle.

23. Ma io ho una storia di allergie in famiglia. Cosa faccio?

In questo caso bisogna fare attenzione, soprattutto nel caso che uno o entrambi i genitori siano allergici. Ma non c’è bisogno di fasciarsi la testa prima di rompersela.

24. Se mio figlio è soggetto ad allergie, non dovrei introdurre gli alimenti uno alla volta a distanza di una settimana l’uno dall’altro?

A che pro? Gli alimenti sospetti si contano sulle dita di una mano (uova, pomodoro, latte vaccino, e pochissimi altri), per cui basta fare attenzione a quelli e in caso di sospetta reazione allergia rivolgersi immediatamente a un medico. Per il resto, che senso ha introdurre le zucchine una settimana, il porro un’altra, lo scalogno una terza e così via. Una vita non basterebbe a introdurre tutti gli alimenti. E poi cosa scegliere per cominciare? Insomma, basta un minimo di buon senso.

25. Riassumendo quindi: niente pappe, alimenti introdotti a caso, adulti e bambini mangiano le stesse cose, niente frullatore. Insomma cosa devo fare durante il periodo dello svezzamento?

Poco e niente… solo attendere che il bambino decida quando e cosa mangiare e poi godersi insieme a lui quanto è bello scoprire la tavola! Dovere del genitore sarà solo quello di fornire una dieta sempre varia e salutare.

26. Ma così sembra facile, quasi troppo facile e troppo bello per essere vero. Com’è possibile?

Non è diverso dal metodo che il bambino usa per imparare a parlare: quando è pronto a dire le prime parole lo farà e se a casa sente sempre e solo parolacce, imparerà anche quelle. Così anche per il cibo, se a casa si mangia bene, e a tavola c’è un’atmosfera serena, il bambino non potrà che assorbire tutto ciò a beneficio suo e di tutta la famiglia.

27. Ma allora problemi non ce ne sono?

Niente di serio… bisogna solo non avere fretta perché il bambino potrebbe impiegare dei mesi a passare da 10%-90% a, diciamo 50%-50%. Poi c’è l’inevitabile disordine, cibo buttato in terra, piatti rovesciati e così via, ma credo che questi siano problemi comuni indipendentemente dall’approccio.

28. OK, mi hai convinto, ma come faccio con parenti e amici che non fanno altro che dirmi che sono matta?

Porta pazienza! L’unica cosa che puoi fare è di leggere e informarti quanto possibile sull’argomento (ad esempio leggendo questo blog:) ), dopodiché non potrai non vedere la logica che è dietro il concetto di autosvezzamento (gli articoli scientifici ce li teniamo per quando abbiamo un po’ più di tempo…). Una volta fatto questo passo, controbattere alle inevitabili critiche che riceverai, mosse da chi difende lo svezzamento “tradizionale all’italiana” e i vari schemini, sarà un gioco da ragazzi.

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39 comments

  1. Annalisa says:

    Questo tipo di approccio è interessante, mi chiedo però come sia possibile per le mamme che sono costrette a tornare al lavoro ad un certo punto. Io rientrerò quando il mio bambino avrà 7 mesi, c è chi rientra prima. In tal caso sarà impossibile dargli la poppata del pranzo, e bisognerà per forza introdurre le pappe. A meno che non si decida di dargli latte artificiale integrato al cibo solido.
    Grazie

  2. Katia says:

    Sono molto interessata all’autosvezzamento, il mio bambino di 5 mesi è interessato ad assaggiare il nostro cibo e credo sia pronto… ma la pediatra ci ha trattato come degli hippy bizzarri quando le abbiamo chiesto il suo parere… vorrei cercare una pediatra di cui potermi fidare, esiste un’elenco di pediatri favorevoli all’autosvezzamento?

    grazie!

  3. Jada says:

    Ma quale sarebbe, se c’è, il vantaggio di questo tipo di svezzamento rispetto ad uno tradizionale? Al di là dell’aspetto relazionale che trovo molto bello ovvero lo stare a tavola tutti insieme e permettere al piccolino di provare quello che mangiamo noi, non vedo vantaggi ne dal punto di vista della salute né da quello nutrizionale. Personalmente il primo figlio l’ho svezzato tradizionalmente permettendogli comunque di sperimentare il nostro cibo se ne mostrava interesse. oggi mangia come qualunque altro bambino con cose che gli piacciono e altre no. Ho un’amica che ha provato l’auto svezzamento con la secondogenita, oggi ha 3 anni e non mangia quasi niente mentre il primo svezzato tradizionalmente mangia di tutto… Quindi sperare che con questo metodo si abituino a mangiare di tutto e’ un po’ un falso mito….

    • Jada,
      i vantaggi dell’autosvezzamento? Per me, direi nessuno :) Forse perché per me è la norma.
      Piuttosto, quali sono i vantaggi di metodi alternativi? Forse dovremmo chiederci questo…
      Indubbiamente avere un bambino che si svezza da solo non è affatto una garanzia che diventi un “mangione” (e meno male, aggiungo io), né che mangi tutto. I bambini sono diversi e non puoi sapere a priori come diventeranno crescendo. Tu l’unica cosa che puoi fare (parlando di cibo) è esporli a il maggior numero di cibi, consistenze e sapori possibile e lasciare che LORO esplorino secondo la LORO tempistica. Non vedo quale possa essere l’alternativa.

      Infine l’autosvezzamento NON è un metodo, ma una forma mentale (dei genitori) che ha capito che i bambini imparano a mangiare e a camminare e a parlare secondo la loro tempistica personale. Dare una ricetta che possa valere per tutti i bambini è un controsenso in quanto solo per caso o per fortuna quella ricetta risulterà adatta al tuo bambino.

  4. Bernadette says:

    Ciao a tutti. Sono capitata sul vostro sito nel tentativo di informarmi riguardo al tema dell’autosvezzamento. Ho un bimbo di quasi sette anni, svezzato ai tempi in maniera classica, e un altro in arrivo a novembre. Onestamente, trovo la questione dell’autosvezzamento interessante, ma conservo molti dubbi a riguardo. Innanzitutto perché spesso è impossibile svezzare i propri figli. Si rientra al lavoro, e spesso la loro gestione è affidata ai nonni o al nido, e questo non è un fattore trascurabile. Spesso nel tentativo di fare il bene del bambino, trascuriamo di fare il nostro e, a me personalmente, lasciare ai nonni il compito di seguire l’autosvezzamento del piccolo fa paura, genera stress, e sembra complicato e difficile. Ammesso poi che loro lo facciano dietro nostra richiesta senza ansie, e che cucinino senza troppi grassi o troppo sale… In secondo luogo, fatico a vederlo come fattore naturale. In tantissime specie la madre o il padre premasticano al cucciolo troppo giovane il cibo. Non avendo denti, credo che il segnale della natura sia inequivocabile… insomma, che si mangino le stesse cose, ma con consistenze adeguate, e si permettano piccoli assaggi e scoperte di altre consistenze. Così come facciamo per tutto il resto, credo dovremmo rendere al bambino le cose “gestibili” per l’età che ha, non trascurando le esigenze fisiologiche e nutrizionali. Questo è quello che penso..aspetto qualche risposta che riporti esperienze diverse, per aiutarmi a valutare. Grazie, e buona serata!

  5. Valentina says:

    Mia figlia ha sei mesi e l’ho allattata esclusivamente al seno nonostante avesse mostrato da due mesi interesse al nostro cibo!
    Ora le ho dato pera e nel e le divora.. Oggi le farò le zucchine tritate e noi pasta e zucchine.
    Purtroppo non ho pasta sottile..,
    Boi mangiano salutare ma vorrei capire se ci sono delle ricette o cose da evitare oltre alle cose solite( spezie olive con noccioli uova ecc )
    Grazie

  6. Stefania says:

    Ciao! Le mie bambine hanno quasi otto mesi e ancora non hanno alcun interesse per il nostro cibo ma hanno iniziato a stare correttamente sedute solo una settimana fa..io sono molto convinta di quello che sto (o meglio non sto) facendo nonostante le invettive che mi lanciano tuuuuuutti i parenti.. Ho solo qualche segreta paura del soffocamento anche se leggendone qualche vostro articolo stamattina mi sono tranquillizzata..io ho solo una preoccupazione: le bambine a settembre/ottobre inizieranno il nido..l’autosvezzamento è compatibile?loro fanno ancora…mille poppate al giorno Come faranno ab sostituire gradualmente il latte con il cibo se io non ci sono?

  7. Lisa says:

    Ciao a tutte/i!!!
    Bellissimo sito.. bellissimo tema!! :)
    Mi piace il.sistema dell AS..
    Mia figlia ha 6 mesi e mezzo e già da quando ne aveva circa 5 “impazziva’ quando mi vedeva mangiare :)
    Era tutto un muovi braccia e gambe!
    Ho iniziato con lei dandole la classica fettona di mela o pera da ciucciare .. e ora si diverte a provare da sola tutto ciò che mangiamo noi.
    All’inizio la cosa che mi dava più ansia era proprio il “cielo.. e se mi si strozza?!” Sinceramente, anche ora dopo 3 settimane tanto tanto sicura non sono.. ma vedo che se lo gestisce alla grande da sola! Quando il pezzo che le è finito in bocca è troppo grosso o rimane troppo in bocca.. lei lo sputa semplicemente :)
    Quando ne parlai al pediatra: “lo so.. è la nuova moda.. non siamo in Afrika dove i bambini mangiano con le mani. Trovo che bisogna insegnare ad utilizzare il cucchiaino. MA SE LO RITIENE GIUSTO PER LEI E LA BIMBA FACCIA PURE COME VUOLE “.. amo il mio pediatra!!! :)
    La prima figlia (ora 15enne) la svezzai in modo classico.. ma non ricordo assolutamente problemi nn l ho mai forzata e comunque l ho allattata fino ai 2 anni e mezzo.. ma il non dover più mixare e tritare e cucinare extra.. che bello!!!! Ci si mette meno a pulire il caos per terra che cucinare extra e mixare tutto ☺
    Comunque ho una domanda:
    L’ acqua?
    Dandole io ancora il latte.. non ne ha bisogno vero?

  8. Anonimo says:

    Buondì!
    volevo ringraziarvi…vi leggo e mi rincuoro…il mio pupo ha 5mesi e mezzo e abbiamo iniziato con gli assaggi “ufficiali” ieri…in realtà lui è pronto da quasi un mese,che mi guardava bere acqua o mangiare e il collo gli diventava di giraffa!…lui e il padre sono tranquilli e molto entusiasti…io da ieri sera vi ho gia letto 200volte e guardato i video di soccorso dei neonati altrettante,mi calmate.
    ho deciso consapevolmente per l’autosvezzamento perchè mi sembra il modo giusto,perchè non c’è niente da obiettare,mi sembra il modo più naturale di gestire la cosa…di sicuro non è il modo più facile per me,che devo imparare a gestire con serenità l’ansia da soffocomanto e zittire quella voce che ogni tanto urla “DOV’è UNO SCHEMA???!!!” ahahahah la prendo sul ridere,perchè non pensavo che avrei mai desiderato uno schemino!
    …il limite di mio figlio in questo caso sono io. L’autosvezzamento può essere difficile per un genitore perchè richiede un po’ di lavoro su se stessi,di fiducia al bambino e alla tua capacità di soccorrerlo e aiutarlo senza limitarlo,è molto più responsabilizzante di uno svezamento tradizionale dove qualcun’altro(il pediatra) è il capro espiatoio di ogni errore. Credo che sia un esercizio,un’esperienza di genitorialità che va al di la del cibo.

    • Andrea says:

      Hahaha, ciao Giulia,

      non sei certamente l’unica a pensarla così, ma vedrai che con il tempo le cose saranno sempre più semplici, anzi… ovvie, e rileggerai quanto hai scritto qui con altri occhi e sorriderai chiedendoti, “ma come facevo ad essere così ingenua?” :D

  9. Ilaria says:

    Ciao, leggo con interesse le informazioni di questo sito e mi ritrovo nei commenti di chi ha difficoltà a far mangiare il proprio bimbo di sei mesi e di chi teme l’auto svezzamento per via del soffocamento. Nonostante questo credo che finirò per provare, perché proprio il mio piccolo sembra odiare le pappe. L’unica cosa che apprezza è la frutta frullata (mela, pesca, prugna, banana) ma data a merenda. Ho solo un unico grande cruccio: il ferro. Oggi l’ho portato per la visita dei sei mesi ed è già sotto col ferro rispetto ai valori medi. Come faccio a compensare questa carenza se al 95% il mio bambino si alimenta al seno? Grazie per una vostra risposta

    • Andrea says:

      Premesso che ci sono le integrazioni, come fai a sapere che è carente di ferro? In ogni caso, se fosse davvero carente, di certo non curi la carenza con l’alimentazione, ma ti dovresti necessariamente affidare, appunto, a un’integrazione.

      • Ilaria says:

        Lo so perché il pediatra gli ha misurato l’emoglobina…ora, secondo la visione classica dello svezzamento, i bambini esauriscono le loro riserve di ferro proprio attorno ai 6 mesi, ragione per cui ti dicono di dar loro carne due volte a settimana, pesce, ecc… Così mi è stato spiegato.

        Inviato da iPhone

        • Andrea says:

          Ilaria, se il pediatra fosse stato così preoccupato ti avrebbe detto di prendere il ferro in gocce. Se non lo ha fatto tanto preoccupato non lo è :D A 6 mesi i bambini non esauriscono le scorte di ferro da un giorno all’altro (quasi fosse una cambiale in scadenza), ma cominciano a prenderne da altre fonti così da integrare quello che hanno e quello che prendono dal LM.
          Ripeto, se il pediatra fosse stato così in ansia, avrebbe fatto prendere un integrazione al bambino.
          Onestamente non mi preoccuperei più di tanto :)

  10. Marta says:

    Ciao a tutti, vorrei cominciare con l’auto svezzamento come mi ha consigliato il pediatra a settembre, quando il mio bimbo avrà sei mesi. Ho una domanda: i bambini a quella età hanno già tutte le caratteristiche fisiche nei loro organi per digerire, assimilare e elaborare i cibi di noi adulti? È una paura che ho, e mi pare di capire che sia poi una delle ragioni alla base dello svezzamento tradizionale.

    Altro dubbio: come si fa ad autoregolare con il cibo? Ho letto che bisogna fidarsi del bambino così come nell allattamento, ma nell allattamentO l alimento proposto è sempre latte ed è una cosa innata e naturale, e certamente mi fido di lui e so che si autoregola nella quantità, in base alle sue esigenze e al suo organismo. Ma con il cibo ” vero” che a quanto dite anche sul blog lui non riconosce immediatamente come cibo ma come gioco/ esperienza come fa ad autoregolarsi con le quantità? E poi gli alimenti hanno proprietà nutritive e sazianti diverse, se non si seguono dosi e tabelle c e il rischio che non mangi abbastanza o mangi troppo.. Grazie per la risposta!

  11. Leaf14 says:

    Buongiorno!
    Mi sto un po’ informando riguardo all’autosvezzamento. Sul vostro sito è tutto spiegato molto bene, ma avrei ancora qualche dubbio:
    – credo che quando ancora posate, frullatori e metodi di cottura non esistevano, le madri masticavano il cibo prima di darlo ai loro piccoli. Con questo non voglio dire che dobbiamo vivere come se fossimo nel paleolitico :) però mi chiedo, è giusto passare da un alimento così liquido e facilmente digeribile come il latte materno, direttamente al cibo solido? Se fossimo in grado di masticare con le gengive non ci crescerebbero i denti, no?
    – sappiamo che per una buona digestione, sarebbe buona abitudine mangiare lentamente e masticare a lungo il cibo, se un bambino si mette in bocca un fusillo al sugo, per esempio, com’è possibile che riesca a masticare a sufficienza prima di inghiottire? Non è più probabile che mandi giù pezzetti praticamente interi, che poi richiederebbero uno sforzo maggiore per l’organismo?
    – ho letto velate critiche nei confronti di chi offre pappette ai bambini, per la serie “ogni pietanza avrebbe la stessa identica consistenza e il piccolo avrà poi difficoltà ad abbandonare le pappe”.
    Però, noi mangiamo ogni cosa mantenendo il suo aspetto e la sua consistenza originari? No, anche solo un piatto di pasta al pomodoro risulta molto elaborato, come pure una vellutata di verdure o una minestra.
    Con queste constatazioni non cerco di polemizzare, ma di ottenere risposte e spiegazioni il più complete e dettagliate possibile.
    Grazie mille :)

  12. andrea_ says:

    pinguina, ti consiglio di non fartene un cruccio. Mica muore il mondo se non mangia o mangia poca carne. Voi continuate come al solito e prima o poi la assaggerà.
    Tra l’altro, in un omogeneizzato ce n’è talmente poca che una cucchiaiata SCARSA di carne macinata è più che equivalente a un vasetto.

  13. pinguina says:

    andrea_ pinguina

    eheheh hai ragione a 15 mesi hanno tutto il mondo da scoprire… io non le corro dietro col cibo, semplicemente quando vuole scendere le porgo la forchette e le chiedo: Vuoi? e lei arriva con la bocca spalancata. Diciamo che assaggia un po’ tutto, l’unica cosa che non riesco a farle mangiare e’ la carne… ho provato a farla in vari modi… a fare anche gli omo in casa…ma niente…vuole solo quelli comprati … consigli?

  14. andrea_ says:

    pinguina , ciao :)
    Alcune considerazioni:

    1) a quell’età si hanno cose più importanti da fare che perdere tempo a mangiare… Poi passa. Di certo non ci si mette a inseguire nessuno affinché mangi. Se vuole viene a tavola, aptrimenti, ci vediamo a merenda.
    2) I bambini non si lasciano morire di fame quindi quello che mangia è quello che le serve, né più né meno. Se non ha fame adesso, avrò fame più tardi.
    Ciao :=)

    Ah, dimenticavo, a 15 mesi la “pappa” dovrebbe essere stata abbandonata da un bel pezzo :) Non c’è davvero motivo di non farle mangiare esclusivamente cibo “vero”. Se ne mangia poco è perché ha bisogno solo di quel poco (vedi sopra).

  15. pinguina says:

    Buongiorno, mi figlia ha 15 mesi… abbiamo iniziato lo svezzamento verso la fine del 5 mese. allattata esclusivamente al seno e tutt’ora allatta, abbiamo optato per uno svezzamento misto. Ovvero pappette e quando lei lo voleva il nostro cibo… non e’ mai stata una mangiona, nemmeno con le poppate…ma da un mese a oggi…mangia davvero poco per non dire nulla..due/tre cucchiaini di pappa (che puo’ essere del cous cous con verdure, o della pasta col sugo…oppure una classica pastina con omo di carne) e poi vuole scendere dal seggiolone, inizia a urlare a dimenarsi, serra le labbra e mi manda via se mi avvicino col cucchiaino. o allontana la ciotola se il cibo puo’ mangiarlo da sola…una volta scesa dal seggiolino, se le faccio vedere il cucciaino con la pappa si avvicina, mangia…va via..torna rimangia e cosi’ via..ma senza mai finire tutto..Come posso aiutarla a farle capire che non e’ il momento di giocare ma di fare la pappa?  e’ Un comportamento normale secondo voi?
    Grazie

  16. madje says:

    Due domande: è vero che il bimbo allunga le mani verso il cibo e lo porta alla bocca, ma come faccio a capire se è fame o solo un riflesso naturale che ha verso tutto? (ricordiamo che si tratta della cosiddetta ‘fase orale’). Seconda domanda: il bimbo spilucca, e va bene, a tavola con noi. Ma come faccio a spare se integrare o meno con un po’ del mio latte, una volta lasciata la tavola? Come so se gli ‘assaggi’ bastano a evitargli il latte x quel pasto? O, viceversa, se l’ho allattato poco prima perché aveva fame ma non eravamo ancora a tavola… poi è chiaro che a tavola mangerà poco…

      • Andrea says:

        1) non c’è davvero bisogno di saperlo… se è troppo piccolo e si ficca (per sbaglio?) qualcosa in bocca poi la risputa perché non sa cosa farsene. Poi basta fare la prova con un gioco qualunque (anche se probabilmente vogliono partecipare al gioco dei genitori). Il problema, per come la vedo io, è che non appena un bambino – ancora molto piccolo – si mette qualcosa in bocca il genitore dice: “è pronto, andiamo”, e giù di pappine perché altro non può gestire, mentre lui magari per qualche altra settimana non desidererà altro che dare leccatine e ciucciatine. :) 2) Il latte soprattutto all’inizio prosegue come al solito, poi le cose si evolvono senza che tu te ne accorga :)

  17. anna says:

    Scusate, ma solo a me questa pagina non funziona da android? Non riesco a vedere le risposte alle FAQ. Cliccando le domande, non si espandono.

  18. Gioia says:

    Anche io ho una curiosità anche se non ho ancora cominciato. A 7 mesi Mattia inizierà ad andare al nido :-( e mangerà lì con gli altri lattanti come mi devo comportare io posso anche far presente dell’autosvezzamento ma dubito che si mettano a preparare pasti diversi per i bimbi piccoli e con Michelle sono sicura che cucinassero le classiche pappe. I lattanti mangaino prima verso le 11.45 mentre i semidivezzi e i divezzi alle 12.30

    • Andrea says:

      Ti consiglio di parlarne con il nido e di spiegare la tua situazione. Se loro fanno la faccia dei tipo “ma questa è matta, chi l’ha mai sentita una cosa simile?” lascia perdere, tanto tuo figlio farà capire i suoi desideri alle educatrici. Se non vorrà essere imboccato e preferirà i pezzetti (com’è nel nostro caso con Baby C.) non ci sono santi che tengano. Se invece è più accomodante (come BM) potete benissimo viaggiare su binari paralleli… all’asilo si seguono le loro regole e a casa si fa come dici tu. Tanto i bambini non si confondono:)

  19. Roberta says:

    Mi ricollego a quanto detto da Chiara e pongo una domanda: perché i pediatri sono contro?
    Alla fine a loro cosa cambia? Anche io vorrei fare auto svezzamento perché il mio ha sei mesi e mezzo e le pappe non le vuole…

    • Gloria says:

      Bella domanda, Roberta…
      Innanzitutto va ricordato che non tutti i pediatri sono contro, ce ne sono diversi che sostengono l’alimentazione complementare a richiesta (ACR) e la propongono alle “loro” mamme. Nonostante ciò la vecchia scuola continua a prevalere, ma forse è solo questione di tempo e la situazione potrebbe lentamente rovesciarsi? Speriamo.
      A loro cosa cambia? Bè, tristemente non sono pochi i casi in cui il medico viene “sovvenzionato” dalle case produttrici di prodotti alimentari destinati ai bambini, che di conseguenza vengono proposti (se non in alcuni casi imposti) alle mamme. Inoltre in molti casi si tratta semplicemente (si fa per dire…) di disinformazione o mancato aggiornamento, cosa anche comprensibile ma alla fine dei conti secondo me non accettabile. Infine ci sarà sicuramente una parte di medici pediatri di base convinta di quello che fa, che nelle pappe e negli omogeneizzati ci crede profondamente per motivi professionali e scientifici. E questo mi sta benissimo.

      Perché i pediatri sono contro? Dovremmo chiederlo a loro :-) Sarebbe davvero interessante sentire il loro parere.

      • Linda says:

        Sono d’accordo con tutto quello che ha scritto Gloria.

        Però questa domanda mi ha stimolato anche una riflessione.
        I medici esistono per individuare eventuali patologie nei pazienti e curarli.
        Per un ormai tradizionale vizio d’impostazione il bambino in età di passaggio fra latte e cibo viene assunto d’ufficio come potenziale ‘malato’ (non che lo pensino generalmente tale in maniera razionale, ma agiscono di fatto ‘come se’) e si presume che vada monitorato in ogni fase di questo percorso.
        Monitorato e controllato. Ne consegue che si presume che debba essere tenuto sotto controllo ogni singolo alimento che metterà in bocca.
        Secondo me questa esigenza (presunta) di controllo li porta troppo facilmente ad aderire e a tenersi ben saldamente attaccati/affezionati al sistema dosi/tempi/prescrizioni/ricette (posologia) di cui è esempio emblematico il cosidetto metodo ‘tradizionale.
        …che di tradizionale, in realtà, ha solo un già troppo protratto errore d’impostazione.
        Ma è una strada da loro collaudata che rassicura loro ancor prima che i genitori.

      • Laura says:

        il mio pediatra una risposta me l’ha data….Quando gli ho detto che mi stavo interessando all’Autosvezzamento (ma in verità già lo facevo) lui, non sapendo cosa fosse, mi ha chiesto: “vuole dire l’introduzione precoce di tutti gli alimenti?”. Gli ho risposto che più o meno era così e la sua risposta è stata:” io so che la ricerca sta andando in questa direzione e tra tre anni dovrò dire così, ma finchè le linee guida non mi dicono di dirlo e le ricerche non sono concluse io non posso dirgli di farlo”. Un altro medico mi ha confermato che ci sono linee guida che devono seguire i medici di base. La domanda che mi viene allora è: perchè alcuni medici comunque propongono l’ACR? sono anarchici? rischiano? e perchè se seguono tanto le linee guida del ministero continuano ad iniziare lo svezzamento a 4 mesi anche se quelle dicono a 6???

  20. chiara says:

    Grazie!
    Greta ha 4 mesi appena compiuti quindi per ora è presto. Però dei famosi 3 segnali l’interesse per il cibo che mangiamo noi ce l’ha già da un po’. Dobbiamo metterla a tavola con noi o in braccio e lei fissa il cibo dal piatto alla bocca :-) ora poi comincia anche a stare seduta abbastanza agevolmente da sola quindi al 6° mese compiuto la mettiamo sul seggiolone e vediamo che combina… la mia “ansia” maggiore è “combattere” con pediatra e parenti… :/

  21. chiara says:

    L’argomento mi sembra molto interessante. Una domanda di ordine pratico.
    Quando metto a tavola la bimba insieme a noi, che faccio, le devo preparare il suo piatto in cui metto il cibo che anche noi stiamo mangiando ma tagliato in piccoli pezzi o parti, oppure lascio che sia lei a prenderlo dai nostri piatti e poi glielo riduco in piccoli pezzi?
    La bimba ha il suo piattino come noi o lascio che prenda dal nostro o dal centro della tavola?
    E se il secondo caso, come mi regolo riguardo alla grandezza del boccone?
    grazie!

    • Andrea says:

      Ciao Chiara e benvenuta.

      Se siete proprio all’inizio, credo sia decisamente meglio far pescare dal proprio piatto, dato che vorrà giocare con questo e quello più che mangiare:) Starà poi a voi saper leggere i segnali che vi darà vostro figlio per passare alla fase II: il piatto.

      Quando mettete le cose nel piatto, soprattutto durante le prime fasi dello svezzamento vero e proprio, abbiamo visto che è meglio mettere davanti 1-2 cose e aspettare che siano state mangiate per poi proseguire fino a che non ne vuole più.

      Per quanto riguarda le dimensioni, vedi come reagisce tuo figlio… i pezzi più grossi sono più gestibili autonomamente. Potresti provare, ad esempio, con dei fusilli o alberi di broccolo lessati. Fai attenzione però a non cuocerli troppo, se no gli si rompono in mano :)

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