D’istinto

Oggi vi propongo una riflessione non mia, ma di qualcuno che mi sta vicino.

L'”istinto” di cui tanto si parla, lo conoscete? Lo seguite?

Leggete e fatemi sapere cosa ne pensate. La questione è importante.

Ne sono convinta: tutti abbiamo bisogno di un deus ex machina per le nostre decisioni, di una voce suprema che ci indirizzi e di regole che avallino le nostre scelte.

In uno dei post di qualche tempo fa c’è stato questo scambio di commenti:

Loredana
Adesso che è passato ci si può ridere su. Con i primi due figli ho fatto i tuoi stessi errori, e ne ho sentite molte meno di stupidaggini, ma non avevo internet. Con l’ultima ho deciso di informarmi bene e ho mandato a …. e lo faccio ancora con tutti quelli che mi offrono consigli stupidi, e se ho dei dubbi vado su internet e me li tolgo da sola. A 11 mesi allatto, faccio autosvezzamento, ecc… tutto da autodidatta e la bimba scoppia di salute.

Andrea
E non è il modo migliore? Dopo tutto cosa c’è da sapere? :D

Tante volte in questo blog lo abbiamo detto, così come lo sento spesso dire in altri luoghi della rete: segui il tuo istinto! Ricordiamoci che siamo noi i genitori e che tutto quello che c’è da sapere sui bambini ce l’abbiamo in noi stessi! Riappropriamoci della nostra capacità di interpretare i nostri figli!
E abbiamo anche parlato di metodi e di speculazione sui deboli, abbiamo detto “ma a che servono i metodi? A niente; serve ascoltare e rispondere a tono ai nostri figli, nient’altro!
Ecco, di nuovo… segui l’istinto e non ascoltare le voci del coro manzoniano attorno a te che ti distraggono dal tuo “oggetto” (tuo figlio).

Istinto. Ma… dove sta questo istinto? Non so voi, ma io non lo trovo tanto facilmente. Lo devo andare a cercare sotto cumuli di macerie, e non sono neanche tanto sicura di riuscire a trovarlo.

Le macerie sono fatte di cultura, di educazione, di esperienza, di sentito dire, di letture, di sensi di colpa, di paure e di bisogno di un “sì, brava” che venga da fuori.

Con la prima figlia io ho cercato certezze e, pur sapendo razionalmente che certezze non ce ne sono, continuo a cercarle adesso che sono passati 3 anni e mezzo e di bambina ce n’è anche un’altra.
Sì, io cercavo tanto un metodo. Perché io ho BISOGNO della verità, ho BISOGNO di una voce superiore che mi dica cosa è giusto e cosa è sbagliato. Con il tempo questa voce è uscita fuori dalle letture e dal confronto con gli altri, ho scovato un metro di paragone per valutare la giustezza delle mie idee: l’opinione pubblica o il più o meno piccolo gruppo di persone che ho scelto come mio gradito metro di paragone.

Allora, seppure io non abbia bisogno della figura taumaturgica di un medico pediatra che mi dica come deve mangiare e come deve crescere mia figlia, alla fine dei conti di figura ne ho adottata un’altra; è astratta e non tangibile, come astratte e non tangibili sono le sue indicazioni, ma la funzione che svolge è la stessa: mi dà delle regole da seguire, che se non sono 10 g di questo, 2 cucchiai di quello, sempre regole sono.

L’istinto, se un po’ mi è rimasto, ha bisogno di essere avallato, indirizzato, di incanalarsi lungo corridoi le cui pareti sono tappezzate di titoli di libri, articoli scientifici e voci eminenti che ci suggeriscono cosa fare e finiamo paradossalmente per aver bisogno di un libro per dirci di seguire l’istinto e di seguire l’onda. E di un altro libro per dirci che ai nostri figli possiamo dare da mangiare liberamente.

E siamo da capo a dodici…

Nego la figura del medico taumaturgo onnisciente e finisco per adorare chi mi dice che posso fare tutto da me, alla stessa identica maniera di chi ciecamente accetta la ricettina e si sente sollevato perché l’ha detto il dottore.

L’istinto, in quanto esseri umani, viene modificato dai condizionamenti ambientali e dell’educazione né più né meno di quanto accade per tutti gli altri aspetti della vita. Siamo esseri sociali e l’idea di un istinto nudo e crudo è semplicemente impensabile.

Quindi forse non ci dovremmo stupire più se le madri cercano lo schemino di svezzamento o, determinate, affermano “seguo il consiglio del mio pediatra, di lui mi fido ciecamente”, perché lo facciamo tutte, che si sia seguaci della Bortolotti o sacerdotesse della Hogg.

Parliamo tanto di istinto e spontaneità, ma non lascia un po’ il tempo che trova visto che a conti fatti abbiamo tutti bisogno di un capobranco da seguire?

Non ci staremo mica prendendo in giro credendo davvero che è l’istinto a cui ci stiamo affidando?

Ditemi un po’ che ne pensate.

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63 comments

  1. Lucia Ravelli says:

    secondo me per “seguire l’istinto” si dovrebbe intendere il comportarsi in modo naturale, nel senso di cercare di vivere secondo natura, senza tutte le cose superflue (dagli oggetti alle “tecniche” per crescere ed educare i figli) inventate dall’uomo. Questo non vuol dire vivere in una caverna e cibarsi di foglie, ma ricordarsi che siamo prima di tutto animali (per la precisione mammiferi) e che è grazie alla natura se non ci siamo ancora estinti.. Spero di essermi spiegata ;)

  2. Madregeisha says:

    Gloria sono perfettamente d’accordo con quello che scrivi.
    L’istinto esiste, c’è, ti parla, ma per saperlo ascoltare, per decidere di ascoltarlo incondizionatamente, accade che si abbia bisogno di cercare in qualcos’altro una conferma del fatto che quell’istinto ci dice la cosa giusta da fare…
    Insomma, ne parlavo a proposito dell’allattamento. C’è stato un momento in cui, d’istinto, dopo circa una settimana dal rientro a casa dall’ospedale dopo il parto, ho restituito la bilancia presa a noleggio,smesso di fare la doppia pesata e smesso con le aggiunte di L.A., nonostante nel foglio di dimissioni dalla TIN prescrivessero alla mia piccola le dosi di latte che doveva assumere ogni giorno.
    Ero ingorante in tema di allattamento, del tutto ignorante. Ma stavo uscendo pazza e ho agito di istinto. Poi ci si sono messi però di mezzo i sensi di colpa e ho cercato, cercato la figura taumaturgica di cui parli. L’ho trovata nell’ostetrica del consultorio che mi seguiva nel post parto, l’ho trovata in siti in materia di allattamento. l’ho trovata e l’ho seguita. Senza quella, chissà.

    • Gloria_ says:

      @Madregeisha Hai colto in pieno quello che volevo dire, Madregeisha, grazie. Da qualche parte qualcuno che dia ragione alle nostre intuizioni, che ci da’ la benedizione, e’ necessario al nostro senso di sicurezza. Altrimenti si vacilla al primo ostacolo.

  3. SilviaCavalli says:

    semplicemente credo che abbaimo bisogno di qualcuno più esperto che ci racconti come veramente funziona la natura umana, la fisiologia, di modo che la nostra “cultura” possa lasciare tutto lo spazio che merita all’istinto e anzi regalargli CONSAPEVOLEZZA e RESPONSABILITà! Oggi l’istinto non è che non ci sia più, è che non basta!!

    • alexaleaia says:

       @SilviaCavalli ergo, abbiamo bisogno di informazioni, non di regole, non di qualcuno che ci dica cosa è giusto e cosa dobbiamo fare.
      Quello che ci manca è l’esperienza, il vivere a contatto con tanti bambini vedendoli crescere, tutti diversi, e smettendo di averne paura. Vogliamo l’esperto perché abbiamo acquisito il vizio di pensare che debba tutto essere scientifico, che tutto debba essere fatto al meglio e in linea con lo stato dell’arte più aggiornato, ma credo fermamente che – ad esclusione di qualche errore macroscopico – sia abbastanza indifferente. I bimbi crescono benissimo anche se non facciamo le cose perfettamente, ma hanno un fiuto infallibile per discernere se lo facciamo per e con amore o se l’amore viene, per qualsiasi motivo, represso.

      • Gloria_ says:

        Sono d’accordo con Alexaleaia. Tra 30 anni che diranno di noi le nostre figlie, madria loro volta? Scuteranno la testa pensando agli errori che abbiamo fatto CERTE che fosse la cosa giusta :) e seguiranno la corrente del momento. Come accennavo nel post, che si sia seguaci (perdonami Alessandra ;-)) della Bortolotti o sacerdotesse della Hogg alla fine poco importa… abbiamo avuto qualcuno che ci ha dato le risposte che cercavamo nella forma adatt a noi e con contenuti che funzionano per noi. Ole’. Tutti contenti.
        Ci si batte tra correnti di pensiero diverse, ma soto sotto… siamo tutti nella stessa boccia dei pesci :)
        Ci vuole l’esperto che ci dica “si’, continua cosi'”. Le file all’ambulatorio del pediatra sono lunghe e piene di madri che chiedono al medico come educare i propri figli non per niente.

        • Roberta Blackbird says:

           @Gloria_ Era quello che intendevo io con il “meglio per noi”. Credo che le strade intraprese per nostro figlio siano state imboccate più perchè in quel frangente a noi sembravano il meglio, o quello che ci risultava essere il meglio, tutte le implicazioni positive, i vantaggi psicologici, ecc sono cose che vengono dopo. Ne parlavamo in una vecchia discussione sul forum (probabilmente proprio con te): in un universo parallelo c’è una madre che non fa cospleeping perchè crede che sia il meglio per il proprio bambino. Gli esempi sarebbero tanti.

        • alexaleaia says:

           @Gloria_ Io non faccio testo, lo dicono da quando sono nata che sono una testarda pazzesca e che non ho mai fatto niente se non di testa mia. I consigli li ascolto, gli esperti li ascolto, ma non ne ho bisogno. Non me ne importa proprio una cippa se mi dicono “brava”, nelle relazioni personali (tra cui quella con la mia Cucciola), intendo. E’ da quando sono bambina che mi sono resa conto che i “fai così” non valgono nulla, ma proprio zero, e “brava!” potevano essere totalmente inadeguati. E’ meglio acquisire il più possibile informazioni, chiavi di comprensione, esempi, ma sempre e comunque rivolgere la propria attenzione alla persona che hai di fronte. Te ne rendi conto da te, così, se la relazione funziona o non funziona, se si è felici o no, se offendi o ferisci o invece ci si capisce e si risolvono eventuali problemi.
          I pediatri sono assaliti da domande sull’educazione perché abbiamo il terrore del “normale”, temiamo che la minima imperfezione sia una “malattia”, e di essere giudicate. 

  4. kicca77 says:

    si è vero istinto=amore….che bello. …..ed è vero che “lo dicono tutti” è relativo, credo che nessuno meglio di chi è ospite di queste pagine ne sia consapevole. però alle volte è proprio una rottura di p..e sentirsi sempre nelle orecchie questi benedetti “tutti fan così”..dovreste fare un post..dopo lo stupidario sull’allattamento…lo stupidario del “fan tutti così”…ne verrebbero fuori di belle!!! 

    • alexaleaia says:

       @kicca77 Bimbo di 20 mesi che piange prosternandosi a terra perché gli hai detto di no ad una cosa che voleva, o chiede un biscotto a metà del pesce,  e “ma non lo fa nessuno, nessuno!”

        • alexaleaia says:

           @kicca77 che qualcuno (come variante del “ma lo fanno tutti”) ha commentato la reazione della mia cucciola che, a 20 mesi, si disperava piangendo per il mio rifiuto di alzarmi da tavola per venire a giocare con lei, dicendo “ma questo non lo fa nessuno” inteso come nessun bambino. 
          A me risulta invece che lo fanno invece più o meno tutti i bambini di quell’età – salvo ovviamente essere tenuti nel terrore e la convinzione che non hanno il diritto di piangere, ma per fortuna questi sono piuttosto pochi.
          Quel che conta, è che il bimbo impari poco a poco a gestire queste emozioni, e non è – secondo me – ignorandolo o addirittura rimproverandolo per il fatto di piangere, che si ottiene questo risultato. Io preferisco non cedere se ritengo che la sua richiesta non sia ragionevole, ma parlargli dolcemente, eventualmente prenderlo in braccio e consolarlo.

        • kicca77 says:

           @alexaleaia ah ok..si son d’accordo con te. anche io faccio così generalmente, anche se alle volte mi carica un po’ il nervoso (umano spero) e sbotto..ma cerco di riprendermi immediatamente e di fargli capire che il nervoso, alle volte, ce l’ha anche mamma e lo deve scaricare…so che non dovrei farlo proprio ma alle volte è così difficile! :-(

        • alexaleaia says:

           @kicca77 io non mi faccio scupoli, se mi arrabbio (ed è piuttosto raro), a sbottare, ma
          1) ho un controllo pressoché totale sui termini che uso. Non me ne importa assolutamente nulla di dire “ca**o” o simile, ma sono escluse parole ed espressioni del tipo “sei stupida”, “fai schifo”, o qualsiasi aggettivo insultante nei confronti della mia Cucciola. Non dico mai “mi fai arrabbiare”, non la metto in colpa. Non è lei che mi fa arrabbiare, è il risotto sparso per terra o l’acqua con sciroppo versata sul pavimento appena pulito. Al massimo, se l’avevo avvertita 6 volte di non mettere le mani o il cucchiaio nel bicchiere, posso dire “guarda, te l’avevo detto che sarebbe finito per terra, e adesso la mamma deve pulire, che avrebbe voluto fare altro”, ma già con tono calmo e gentile, dopo lo sbotto. 
          2) se sono stanca e nervosa, glielo dico francamente. Così come accetto che lei sia stanca e nervosa, lei accetta che lo sia io, e sa benissimo che l’amo tanto tanto tanto lo stesso. Anzi, il rimedio assoluto a qualsiasi mio malumore è abbracciarsi forte forte, e lei lo sa. 

        • kicca77 says:

           @alexaleaia uhhh no per carità…quando dico che sbotto è perchè mi viene magari fuori un “BASTAAAA” dopo che il piccolo ha raggiunto gli ultrasuoni per un “capriccio”…non mi sogno neanche di tirare fuori parole contro di lui…cavolo ma davvero qualcuno dice al proprio figlio “fai schifo??”  o sei stupido?…non mi permetterei di dirlo nemmeno ad un adulto!  direi che siamo sulla stessa linea di pensiero ;-)

        • alexaleaia says:

           @kicca77 Putroppo l’ho sentito tante volte. Ho visto una bambina di 4 anni al bordo delle lacrime perché c’era forse una macchia sulla sua maglietta, e una mamma ripetere all’infinito alla bimba ancora più piccola “sei una cretina” perché aveva fatto cadere delle monetine per terra nel tram.
          Reazione idem per il superamento del livello di decibel umanamente tollerabile. Nessun mistero: non manco di indicare immediatamente che mamma ha gridato perché troppo rumore le fa male alle orecchie.

        • kicca77 says:

           @alexaleaia da non credere..poveretti..mi vien la pelle d’oca a leggere le tue righe…

  5. Marimoon says:

    Qualche giorno la nascita di mia figlia, ho capito che l’istinto materno è quella cosa che non ti fa scaraventare fuori dalla finestra quella creatura quando scoppia a piangere nel cuore della notte!
    Scherzi a parte, non so se chiama istinto o amore, come dice qualcuno, ma io pure lo cerco sempre…perché è vero che tutti ti dicono quello che devi o non devi fare, perché altri prima di te hanno fatto così…ma è anche vero che se cerchi di documentarti trovi sempre tutto e il contrario di tutto, e mi piace pensare che sia l’istinto che ti fa scegliere quello che è meglio per tuo figlio e per te, anche se a volte sono scelte “impopolari”

    • Gloria_ says:

      @Marimoon Credo che sia il nostro modo di essere a farci scegliere cosa ci si cuce meglio addosso. Per citare un articolo di qualche tempo fa, checce’ si dica sui pregi delle fasce portabebe’, io scelgo il passeggino perche’ con la fascia sto scomoda.

  6. LauraGargiulo says:

    ho capito in pieno cosa vuoi dire…bisognerebbe lasciar sfociare, come dice poco più giù un’altra lettrice, il nostro AMORE, quello è il nostro primo GURU, la nostra prima guida, ma se ancora le macerie della società sono troppo forti, di sicuro un libro come quello della Bortolotti, della Cozza e altri sulla stessa scia del “bimbo naturale” possono essere di aiuto, ma soprattutto da “testimone” nei confronti di chi prova a criticarci :)

  7. Roberta Blackbird says:

    Istinto? Io lo chiamo piuttosto ignoranza totale in fatto di bambini :) . Mai avuto un fratellino abbastanza piccolo (io e lui quasi coetanei), un cuginetto, un vicino di casa, nemmeno una pianta grassa da accudire. A questo si aggiunge che mamma, suocera, madri più esperte di me, vicine di casa, amiche di amiche di amiche, erano lontanissime da me. Insomma ero totalmente allo sbaraglio. E ho fatto quello che mi sembrava più giusto, quello che io e mio marito chiamiamo “il meglio per noi”. Poi ho avuto la fortuna di incontrare le persone giuste e le letture adatte sono arrivate su un terreno già fertile. Ci sono stati anche i pessimi consigli e a volte sono arrivata a un passo dalla “cattiva strada”, lì ho avuto un senso di disagio che mi ha sempre portata a cercare altro, a guardare la questione da altri punti di vista, per cercare di capire qual era il famoso meglio per noi. Per intenderci: l’autosvezzamento è stato cominciato solo e soltanto perchè mi veniva più comodo rispetto all’altro metodo, tutto il resto è arrivato dopo.

    • Roberta Blackbird says:

      Dimenticavo una bellissima frase di Pennac: Che pedagoghi eravamo, quando non ci curavamo della pedagogia!

    • Gloria_ says:

      @Roberta Blackbird Io, al contrario, partivo piena di preconcetti per via di cosa avevo visto con i bambini di casa mia (ho 5 nipoti) e mi sono ritenuta molto fortunata, da questo verso, ad avere la famiglia moooolto lontana: nessuna interferenza (a parte quella del marito :-P) e completa’ liberta di scelta. Quando c’e’ silenzio si pensa e ci si ascolta meglio.

  8. alexaleaia says:

    Istinto? Io lo chiamo piuttosto AMORE. Amore per il nostro bambino per cui lo consideriamo, sempre e comunque, sin da quando abbiamo saputo che c’era in pancia, come una PERSONA, e non come l’oggetto di regole, criteri, e quant’altro.
    Non ci sono idee sbagliate, le nostre idee, la nostra cultura, fanno parte di noi, e noi le condividiamo con i nostri figli. Ma tutto, sempre, “cum grano salis”, con il grano di sale dell’amore, perché nessuna regola esiste come fine a sé, ma sono solo funzionali ad un fine, che è quello di crescere un figlio sano, capace di pensare e di relazionarsi al mondo e agli altri. Non scriviamo contratti senza aver ascoltato la controparte, senza aver capito cosa esattamente vuole, cosa vogliamo ottenere e come equilibrare al meglio gli interessi dell’uno e dell’altro, il beneficio immediato e quello a lungo termine. Invece quando si parla di educare un bambino, sembra che un approccio simile sia inconcepibile. Invece non lo è. Ascoltare, fidarsi, pensare l’adesso e il domani, che paura c’è?

  9. kicca77 says:

    gloria sono d’accordo su tutto quello che dici ma su una cosa no: l’istinto vero, quello profondo, quello animale c’è, eccome. come dici tu bisogna farlo uscire, rispolverarlo e soprattutto ascoltarlo. magari non viene fuori nelle banalità (passatemi il termine) di cosa mangiare oggi o come lenire il dolore dei dentini, ma nelle situazioni serie viene fuori eccome. ho scritto anche sul vostro forum proprio di questo argomento. ho iniziato l’inserimento al nido di mio figlio. ero uno stra convinta, e ho scelto quel nido per il suo buon nome e perchè addirittura conoscevo una maestra. ho inizialmente seguito i loro consigli, quello che mi dicevano etc ma ad un certo punto ho iniziato a sentire qualcosa dentro, lì tra lo stomaco e lo sterno, qualche campanellino d’allarme. c’era qualcosa che non andava, di indefinibile, di impalpabile. tutti a dirmi che era normale, l’inserimento comporta questo e quello. alla fine ho dato retta al mio istinto: ho ritirato il piccolo che nel giro di un giorno ha ritrovato il suo buon umore e la sua serenità, che stava perdendo in quel posto. ma io me ne accorgevo dalle piccole cose, dalle sue espressioni facciali, dai suoi gesti. gli altri no, per gli altri era normale il suo atteggiamento. per me no. e ho avuto ragione. ho cambiato nido, ho fatto di testa mia e meno male! perchè ripeto ora va tutto benissimo. se non avessi ascoltato quella voce e se avessi ascoltati il resto del mondo il mio cucciolo sarebbe ancora lì a star male, inascoltato. infine secondo me bisogna distinguere tra chi fa una lettura “critica” e una lettura da “seguace cieco”. posso leggere tutto ciò che voglio e se lo faccio con razionalità e criticità saprò ricavare le giuste dosi di consigli o di idee per poter fare o fare meglio una cosa (leggere comunque ti dà delle idee che magari non avevi avuto), certo che è diverso se prendo tutto per oro colato. la differenza secondo me sta tutta lì. 

    • Gloria_ says:

       @kicca77 Hai ragione Kicca e devo premettere che mi rendo conto che il discorso che faccio nel post e’ estremamente contorto e a tratti forse contraddittorio, ho fatto parecchia fatica a tirare fuori dalla testa i pensieri che gli ultimi scambi sul blog mi hanno scatenato, e che giacevano li’ già da un po’. Per questo mi scuso, ma e’ proprio la discussione con chi passa qui che mi interessa, vediamo un po’ cosa c’è che non va nel mio ragionamento insomma  :) Hai ragione, un conto e’ una lettura critica e un conto e’ farlo ciecamente, ma a dirla tutta… non credo che ci siano lettori ciechi, ma c’è chi cerca stimoli (i lettori che allora possiamo definire critici) e chi cerca conferme (i lettori che poi osiamo chiamare cechi). Se – in una situazione simile al tuo racconto – ho la sensazione che qualcosa non vada, avere alle spalle la consapevolezza che le mie sensazioni hanno un valore e che non devo convincermi che sono io ad avere qualcosa che non va (non riesco a rilassarmi, non riesco a lasciarmi l’ansia alle spalle ecc ecc) e’ fondamentale. E questa consapevolezza da dove arriva? Da un condizionamento ambientale = oggigiorno si dice e si legge in giro che l’istinto delle madri va seguito, non va messo a tacere, che se senti di abbracciare tuo figlio e portarlo a letto con te fai bene, che se ti senti fuori luogo a preparare un brodo vegetale ogni giorno un motivo c’e’, ecc ecc. Sensazioni come queste, provate 15 anni fa, sarebbero state messe a tacere da un “lo sanno tutti che e’ cosi’, gli devi insegnare a dormire da solo; che ci vuoi fare lo svezzamento e’ una tortura ma insisti che poi impara”. Quindi la cultura e il pensiero comune di coloro che ci siamo scelti come pari (mi circondo di chi “sente” come me, non il contrario), e non necessariamente un libro, rappresentano la nostra forza,validando il nostro istinto.

      • alexaleaia says:

         @Gloria_  @kicca77 Mettete sempre in conto che il “lo dicono tutti” o “lo sanno tutti” fa generalmente riferimento ad una cerchia molto ristretta di persone, un piccolo ambiente locale e sociale. Basta allontanarsi un pò, e ci si rende conto che in un altro paese, in un altro ambiente, crescono i figli in maniera ben diversa, e vengono su assai bene, se non addirittura meglio.

        • Alessandra says:

           @alexaleaia  @Gloria_  @kicca77 Io mi ritrovo con gloria, in tutta la contraddizione. Quello che ha fatto “riflettere” me sono stati prima la relativizzazione de “Lo dicono tutti” vivendo all’estero per un periodo e approcciandomi al primo bambino che nasceva nella cerchia di amici in un’eta’ in cui un bebe’ non era piu’ solo una bestiolina divertente ma un argomento che forse mi avrebbe coinvolto :-), e poi un libro che mi ha fatto “risuonare  dentro”.

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