Domande e risposte



domande autosvezzamento
Il video

1. Cos’è l’autosvezzamento?

È un altro modo per indicare l’alimentazione complementare a richiesta.

2. Alimentazione complementare a richiesta? E che cos’é?

Attorno ai 6 mesi di vita, a volte prima, a volte più tardi, il tuo bambino inizierà a mostrare i segni di essere pronto ad introdurre nella sua dieta alimenti diversi dal solo latte. Il latte, però, rimarrà per lui l’alimento principale fino a verso i 12 mesi. Il passaggio da una dieta di solo latte a una “da adulto” sarà un processo lento e rispettoso dei tempi di ciascun bambino. All’inizio si parlerà di 95% latte e 5% cibo solido; nei mesi il cibo solido aumenterà e il latte diminuirà progressivamente.

3. Cos’è il “cibo solido”?

Per “cibo solido” (in gergo tecnico si parla di “beikost”) si intende tutto ciò che non è latte materno o artificiale, per cui include anche cose tipo tisane o tè di vario genere, non solo cibi strettamente solidi. In altre parole, se dai qualcosa che non sia latte, hai iniziato a tutti gli effetti lo svezzamento.
Secondo le organizzazioni internazionali che si occupano della salute e dell’alimentazione dei bambini, non si dovrebbe cominciare a dare il cibo solido prima dei sei mesi circa.

4. Perché dici ‘a richiesta’?

Perché l’input deve venire dal bambino. Quando mostra interesse per il cibo, ovvero lo richiede attivamente, e mostra altri segni di sviluppo motorio, allora vuol dire che è pronto per mangiare qualcosa che non sia latte. Di solito questo succede verso i sei mesi, ma potrebbe ugualmente essere a 5 come a 8 o 9 se non 10.

5. E quali gli altri segni che ci dicono che il bambino è pronto?”

Il bambino deve
– aver perso il riflesso di estrusione (quello che gli fa tirare fuori la lingua se si stimolano le labbra e che permette ai neonati di poppare),
– essere in grado di stare seduto in maniera autonoma,
– avere adeguata coordinazione occhi-mano-bocca e
– mostrare interesse per il cibo

6. Ah, ho capito, allora comincio a dare la pappa dopo i sei mesi?

Come ho detto le date sono indicative. Il conto alla rovescia si fa solo a capodanno, mentre nel caso della crescita dei bambini bisogna semplicemente osservarli.
Inoltre ho evitato l’uso della parola “pappa” non a caso: quando si parla di “alimentazione complementare a richiesta” la pappa nella concezione corrente italiana dello svezzamento (brodino, mais e tapioca, omogeneizzati e liofilizzati), perde di significato. Invece si favorisce sin da subito che il bambino condivida la tavola dei genitori.

7. Condividere la tavola dei genitori? Com’è possibile?

È sufficiente che i genitori seguano una dieta varia. Non c’è bisogno di diventare dei salutisti a tutti i costi, basta cucinare leggero, evitando cose pesanti tipo fritti, grassi, troppo sale o zucchero, cibi precotti o confezionati (se non se ne conosce la provenienza e gli ingredienti) e seguire un minimo la piramide alimentare. Insomma, se i genitori mangiano bene non si dovranno preoccupare d’altro.

8. Ma come, non è possibile dare ai bambini piccoli i cibi per grandi!

Se la tavola propone alimenti vari, non c’è motivo di immaginare una distinzione tra cibo per grandi e cibo per piccoli. Non ci sono ragioni fisiologiche per ritenere che un cibo vada bene a 10 mesi e non a 6, o a 3 anni piuttosto che a 8 mesi, poiché l’apparato digerente di un bambino di 6 mesi non è diverso da quello di un bambino di 1 anno o più. Inoltre gli ingredienti che utilizziamo sono da considerarsi sicuri per tutti, comprese le fasce più vulnerabili, come ci dice la Commissione Europea che legifera su queste cose. Infine, se ci vogliamo davvero preoccupare dei bambini piccoli, allora ci saremmo dovuti preoccupare in precedenza di quando erano esclusivamente allattati o quando non erano ancora nati: in entrambi i casi erano ben più vulnerabili e soggetti a tossine presenti nell’alimentazione della mamma.

9. Beh, ma non mi dirai che posso dare a un bambino di sei mesi la carbonara o la parmigiana!

Le quantità di cibo solido ingerite durante le prime settimane di avvicinamento all’alimentazione solida sono minime, e qualora il cibo venisse percepito come “non ideale” questo non costituirebbe un problema. Quello che conta in ogni caso è il quadro generale, cioè la nostra dieta vista in un intervallo di tempo più ampio e soprattutto l’educazione alimentare che ne consegue e che impartiamo ogni giorno ai nostri figli.

10. Ma la caponata e l’impepata di cozze?

Questi sono di solito gli argomenti portati da chi è contrario/spaventato dal concetto di alimentazione complementare a richiesta perché immagina che a sei mesi il bambino si mangerà piattoni di carbonara o di penne all’arrabbiata. Invece la realtà è che il bambino vorrà istintivamente provare più cose possibile e vorrà imitare i genitori in quello che fanno e noi vogliamo promuovere questo comportamento innato del bambino. Non importa il piatto; è più importante che il bambino provi il numero maggiore di consistenze e sapori per cominciare a sperimentare con il cibo.

11. Va bene, ma non capisco una cosa: come fa un bambino di 6 mesi a mangiare le nostre cose se non ha i denti e non sa masticare?

Quello della masticazione è un falso mito. Le gengive sono sufficientemente forti da gestire cose come verdure lesse, pasta, pezzetti di carne ecc. Poi mano mano che cresceranno i denti si abituerà ad usarli. Ricordiamoci che durante questa fase i bambini imparano a conoscere non solo i vari sapori, ma anche le consistenze diverse. Se frulliamo tutto, una carota bollita ha la stessa consistenza di una fettina di carne o di un pezzo di pane.

12. Ma mi si strozza!!

Non temere che il tuo bambino soffochi: nei bambini piccoli è molto forte il “riflesso faringeo”, cioè quello che allo stimolo del palato molle o della parte bassa della lingua provoca un conato impedendo a corpi estranei di penetrare la gola. È importante non confondere questo riflesso con il soffocamento, infatti un bambino che accenna un conato di vomito perché sta sperimentando con il cibo, non si sta strozzando. Tra l’altro nei bambini piccoli questo riflesso, che abbiamo tutti, è spostato più in avanti nella lingua, per cui è più facile da attivare. Verso i 9 mesi comincerà a regredire fino a raggiungere in poco tempo la base della bocca.

13. Ma come faccio a capire se il boccone non sarà andato veramente di traverso?

Molti bambini fanno dei conati mentre imparano a regolare la quantità di latte o cibo solido che deglutiscono. C’è una grande differenza tra conati di vomito e episodi di soffocamento, e imparare a riconoscere la differenza renderà immediatamente i pasti più rilassati.
Il conato chiude automaticamente la gola e spinge la lingua verso la parte anteriore della bocca. È un riflesso che abbiamo tutta la vita ed è simile al riflesso legato alla deglutizione, allo starnutire e al tossire. Il bambino può avere molti conati quando viene introdotto per la prima volta al cibo solido mentre impara a regolare la quantità di cibo che riesce a masticare e deglutire in una sola volta. E, proprio come capita agli adulti, è anche probabile che abbia un conato quando assaggia del cibo che non gli piace. Siccome il punto della lingua che fa scattare riflesso del conato è molto più avanti in un bambino di quanto non lo sia in un adulto allora i bambini tenderanno ad avere più conati. Tuttavia durante la crescita questo punto si sposta più indietro sulla lingua. Un bambino che ha conati di norma risolverà il problema da sé rapidamente e questa sarà solo una fase temporanea.

Segni distintivi dei conati (non necessariamente compaiono tutti):
– Gli occhi lacrimano
– La lingua viene spinta in avanti o fuori dalla bocca.
– Il bambino fa un movimento come per vomitare per provare a spostare il cibo in avanti; è anche possibile che vomiti

Segni distintivi del soffocamento (non necessariamente compaiono tutti):
– Il bambino tossisce o sussulta mentre prova a respirare e a eliminare l’ostruzione
– Il bambino non emette suono
– Il bambino emette una specie di squittio sottovoce per comunicare che è in difficoltà

14. Non capisco, ma se non do le pappe, come faccio a sostituire la poppata dell’ora di pranzo con un pasto?

Sostituire un pasto di latte con qualcosa di diverso di punto in bianco è, a tutti gli effetti, un atto di forza nei confronti del bambino che può benissimo non essere d’accordo. Il nome “alimentazione complementare a richiesta”, invece, la dice lunga: il bambino mangia quello che vuole nelle quantità che vuole e se ne vuole (esattamente come fa con l’allattamento al seno). Non vogliamo introdurre il pranzo o la cena da un giorno all’altro o secondo scadenze precise, invece vogliamo assecondare quello che è un processo evolutivo naturale del bambino. Lo svezzamento, così, avviene in maniera “orizzontale“, giorno dopo giorno, con rispetto delle necessità, dello sviluppo e dei tempi del bambino, il cibo entrerà a far parte della sua vita e della sua normalità.

15. E come facciamo a seguire il bambino in questo sviluppo da quando mangia solo latte a quando mangia “come i grandi”?

Semplicemente facendogli condividere la tavola dei genitori. Basta metterlo a tavola quando si pranza e/o cena, a seconda delle necessità della famiglia, dandogli la possibilità di partecipare se lo richiede. Per curiosità e di certo per spirito d’imitazione comincerà prima o dopo a fare come voi.

16. Ho capito, lo metto a tavola, ma come faccio a sapere quando vuole qualcosa da mangiare e soprattutto quanto ne vuole?

Questo è facilissimo… sarà il bambino a dire che vuole mangiare qualcosa e quando non ne vorrà più smetterà di mangiarlo o ci comincerà a giocare o a fare qualcos’altro; di solito i segnali sono inequivocabili.

17. Ma il bambino mica parla… Come fa a comunicare questo interesse?

Non c’è bisogno di parlare. La comunicazione non verbale è ugualmente efficace. Per esempio sguardi languidi, mani che si protendono verso il piatto e così via. Lo stesso vale per teste che si girano e bocche serrate. Basta fare attenzione ai segnali del bambino.

18. E se invece non mostra interesse?

Vuol dire che non è ancora pronto, ma se si continua a metterlo a tavola (sul seggiolone o in braccio) quando sarà il momento inizierà a fare i primi bocconi.

19. E se invece continua a non mostrare interesse? Io mi preoccuperei se passati i sei mesi ancora non volesse mangiare…

I bambini non sono tutti uguali. Alcuni mostrano interesse verso i 5 mesi, altri aspettano i 9-10 mesi prima di cominciare. Una cosa è certa, cominciano tutti: non si è mai visto un bambino grande o un adulto che mangi solo latte, quindi è semplicemente questione di attendere che il bambino sia pronto. Dopo tutto, se non mostra interesse per cose che non siano il latte, con altri metodi la cosa non cambierebbe, anzi si instaurerebbe un pericoloso meccanismo psicologico stressante e controproducente sia per i genitori che per i figli.

20. Ma io vedo che il figlio della vicina a 5 mesi già mangia come un lupo e ha smesso la poppata del pranzo. La cosa mi fa sentire a disagio.

È normale che un bambino che viene svezzato alla maniera ”italiana classica”, ovvero cominciando anche a 4 mesi e mezzo, sia “più avanti” di un bambino della stessa età che si “auto svezza”. Lo svezzamento non è una gara a chi abbandona prima il latte, al contrario, quello che vogliamo è che il passaggio sia il più graduale e piacevole possibile. Va anche ricordato che non sono rari i casi dei bambini svezzati “tradizionalmente” che fanno fatica a passare dalla non-consistenza delle pappe al cibo vero e a imparare a masticare anche quando cominciano a essere grandicelli; per definizione, un bambino autosvezzato non potrà mai avere questo problema.

21. Ci sono degli alimenti da evitare?”

Basta usare il buon senso. Noccioline, acini d’uva, olive intere e così via sono alimenti possibilmente a rischio perché possono bloccare le vie respiratorie. Basta ricordarsi di romperli in pezzetti più o meno piccoli che il problema è risolto alla radice.

22. Le noccioline lo sanno tutti che sono allergeniche! Sicuramente quelle non vanno date, no?

Quello delle allergie è un argomento complesso e che viene sbandierato da coloro che non credono nell’autosvezzamento. Per farla breve, i pareri sono molto discordanti. Al momento la ricerca tende a raccomandare l’introduzione precoce degli alimenti potenzialmente allergizzanti così da poter permettere al corpo di sviluppare le necessarie difese, e sottolinea che l’introduzione ritardata di alcuni alimenti favorisca le reazioni allergiche, anziché evitarle.

23. Ma io ho una storia di allergie in famiglia. Cosa faccio?

In questo caso bisogna fare attenzione, soprattutto nel caso che uno o entrambi i genitori siano allergici. Ma non c’è bisogno di fasciarsi la testa prima di rompersela.

24. Se mio figlio è soggetto ad allergie, non dovrei introdurre gli alimenti uno alla volta a distanza di una settimana l’uno dall’altro?

A che pro? Gli alimenti sospetti si contano sulle dita di una mano (uova, pomodoro, latte vaccino, e pochissimi altri), per cui basta fare attenzione a quelli e in caso di sospetta reazione allergia rivolgersi immediatamente a un medico. Per il resto, che senso ha introdurre le zucchine una settimana, il porro un’altra, lo scalogno una terza e così via. Una vita non basterebbe a introdurre tutti gli alimenti. E poi cosa scegliere per cominciare? Insomma, basta un minimo di buon senso.

25. Riassumendo quindi: niente pappe, alimenti introdotti a caso, adulti e bambini mangiano le stesse cose, niente frullatore. Insomma cosa devo fare durante il periodo dello svezzamento?

Poco e niente… solo attendere che il bambino decida quando e cosa mangiare e poi godersi insieme a lui quanto è bello scoprire la tavola! Dovere del genitore sarà solo quello di fornire una dieta sempre varia.
L’unica cosa da fare è eliminare dal vocabolario la parola “svezzamento”.

26. Ma così sembra facile, quasi troppo facile e troppo bello per essere vero. Com’è possibile?

Non è diverso dal metodo che il bambino usa per imparare a parlare: quando è pronto a dire le prime parole lo farà e se a casa sente sempre e solo parolacce, imparerà anche quelle. Così anche per il cibo, se a casa si mangia bene, e a tavola c’è un’atmosfera serena, il bambino non potrà che assorbire tutto ciò a beneficio suo e di tutta la famiglia.

27. Perché non dovrei parlare di svezzamento?

Ho già detto che “svezzamento” sottintende che stai viziando tuo figlio. Tuttavia c’è un altro fatto più importante: parlando di “svezzamento” espressioni quali,
– quando hai cominciato lo svezzamento?
– ho cominciato lo svezzamento facendo…
– il dottore ha svezzato mio figlio quando…
– È ora di svezzare mio figlio
sono molto comuni e hanno tutti in comune un aspetto, ovvero hanno il genitore come soggetto e il bambino come oggetto. Se invece parliamo di alimentazione complementare, il bambino diventa necessariamente il soggetto e immediatamente si abbandonano schemi e calendari (validi per tutti, ovvero validi per pochissimi), si accetta che il latte è l’alimento principale e che il processo di avvicinamento al cibo è graduale e di responsabilità del bambino. Semplicemente eliminando una parola il nostro modo di pensare cambia radicalmente.

28. Ma allora problemi non ce ne sono?

Niente di serio… bisogna solo non avere fretta perché il bambino potrebbe impiegare dei mesi a passare da 10%-90% a, diciamo 50%-50%. Poi c’è l’inevitabile disordine, cibo buttato in terra, piatti rovesciati e così via, ma credo che questi siano problemi comuni indipendentemente dall’approccio.

29. OK, mi hai convinto, ma come faccio con parenti e amici che non fanno altro che dirmi che sono fuori come un balcone?

Porta pazienza! L’unica cosa che puoi fare è di leggere e informarti quanto possibile sull’argomento (ad esempio leggendo questo blog:) ), dopodiché non potrai non vedere la logica che è dietro il concetto di autosvezzamento (gli articoli scientifici ce li teniamo per quando abbiamo un po’ più di tempo…). Una volta fatto questo passo, controbattere alle inevitabili critiche che riceverai, mosse da chi difende lo svezzamento “tradizionale all’italiana” e i vari schemini, sarà un gioco da ragazzi.

Se hai altre domande, non esitare a pormele nei commenti. Farò del mio meglio per risponderti.

Ciao e alla prossima!

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71 comments

  1. Valentina says:

    Io non ho paura del fatto che i pezzi possano bloccare le vie respiratorie ma il mio dubbio è legato a un discorso di digestione e intestino “pronto”. Se gli do anche un pezzettino piccolo di carota lessa poi me lo ritrovo esattamente come glie l’ho dato nel pannolino, quindi non lo ha digerito/assimilato per nulla. Questo non è un segnale che per il suo apparato digerente è ancora troppo presto? Grazie

    • Andrea says:

      No, vuol dire che non lo ha masticato. Le fibre non le digerisce nessuno, solo che nel caso degli adulti sono meglio nascoste ;)
      E in ogni caso se delle.fibre passano indenni non è mica un problema. A te il mais non fa questo effetto? :D

  2. Ilaria says:

    Salve mi sto avvicinando all’idea dell’autosvezzamento per mio figlio che ha quasi 6 mesi e già adesso dimostra molto più interesse verso quello che mangiamo noi piuttosto che gli omogeneizzati di frutta che gli ho fatto assaggiare!ma mi rimangono due dubbi principali: primo,la questione come mangia il bimbo.Nei primi tempi ho capito che sperimenterà, farà degli assaggi,usando soprattutto le mani..ma quando passerà a porzioni maggiori?dubito possa mangiare tutto con le mani,ma anche che a 8-10 mesi sappia usare correttamente le posate..quindi immagino che comunque dovremo passare dalla fase “imbocco” con cucchiaino ecc..sbaglio? Secondo,fondamentale,la questione sale,che voi non chiarite bene: mi pare che pediatri e nutrizionisti siano concordi nel dire zero sale fino a 12 mesi,ma a questo punto viene meno il concetto di autosvezzamento,perché comunque dovrei preparare dei piatti apposta solo per lui,a meno di cucinare tutto senza sale anche x noi(ma mi sembra assurdo)..
    Grazie per i chiarimenti
    Ilaria

    • Andrea says:

      Ti assicuro che le mani sono estremamente efficaci :D

      Sul sale è stato parlato molto a lungo. Basta usarne poco (ovvero il giusto) per tutti e passa la paura.

  3. Vlentina says:

    Grazie per la tua risposta, a giorni farò il corso di disostruzione della Croce rossa, spero mi aiuti a tranquillizzarmi

  4. Samantha says:

    Salve sono una mamma sull’orlo di una crisi di nervicome ho voluto fare allattamento a richiesta ho voluto intraprendere la strada dell’alimentazione a richiesta e per tempo mi sono informata,ho letto libri,fatto il corso di disostruzione e poi un bel giorno il mio ometto allunga le mani verso un’arancia e da lì è partita una bellissima esperienza fatta di scoperte,di imitazioni,ecc ma poi arrivarono le nonne….non ce la faccio più addirittura stasera mia suocera ha preso mio marito da parte per dirgli che lei sua mamma l’ha sempre ascoltata e che non posso pensare di crescere mio figlio facendo di testa mia perché lei le ha dato il semolino quando io non c’ero e vedessi come lo ha mangiato di gusto!!!ogni giorno mi trovo a litigare su questo argomento e sono stufa di combattere contro tutti anche con la pediatra che alla mia richiesta di info sull’autosvezzamento mi ha dato lo schema delle pappe

    • Barbara Rivera says:

      Ciao Samantha, mi dispiace molto per la tua esperienza, deve essere terribilmente stressante avere tutti contro :(
      Come consiglio posso dirti come prima cosa di fare un passo alla volta. Comincia ad avere dalla tua parte il papà, quello è un grossissimo aiuto. E’ d’accordo con te? Se si, come immagino, allora chiedigli di fare fronte comune con te, che ne hai bisogno. Avere un appoggio è un toccasana, sapere di avere chi sta in casa con te che ti da ragione, che se viene preso da parte ti sostiene, è veramente un grosso cambiamento e ti permette di restare tranquilla.

      A quel punto poi potrai passare ai nonni (il pediatra puoi ignorarlo, dopotutto non ci hai a che fare tutti i giorni… Se ti piace come medico, tienilo per le cose mediche, il cibo non lo è :) )

      Se c’è qualche incontro nella tua zona che riguarda l’autosvezzamento, invita i nonni a partecipare con te, a fare le loro domande. Spiegagli con pazienza e logica le motivazioni della tua scelta, come siano “naturali” e come invece lo svezzamento sia una spinta delle industrie di babyfood spesso.
      Devi anche capire (per quanto possibile!) che loro purtroppo sono stati cresciuti con una pressione mediatica e sociale che gli diceva che il bambino VA SVEZZATO in questo e quest’altro modo e quello che fai te equivale a dire loro che hanno sbagliato tutto con i loro figli… Mettiti nei loro panni con un grosso respiro e pensa come dirglielo senza farli sentire sbagliati.

      Se hai la fortuna di poter “risalire la catena” prova a parlare con i nonni bis, a chiedere loro come facevano, perché molto probabilmente facevano come te. E’ stato solo il boom di mezzo del babyfood a cambiare le teste e medicalizzare.

      Un passetto alla volta, ed una volta che vedranno il tuo piccoletto che mangia a tavola di gusto tutto quello che gli propongono, senza guerre, senza aeroplanini, senza pianti… Sarà in discesa. A tutti i nonni piacciono i nipoti che mangiano! :)

    • Michela says:

      Carola sta per compiere un anno, ha mostrato presto interesse per il cibo, intorno ai sette mesi ha iniziato a mangiare minestre e a assaggiare tutti il resto, le poppate al seno si erano ridotte molte. Da un mese circa, invece assaggia appena quello che le viene proposto, sempre con curiosità ma piccole quantità e si alimenta quindi quasi esclusivamente al seno. Ovviamente mi pare una sconfitta… Sbaglio? Grazie!

  5. chiara says:

    Vi ringrazio per tutte le informazioni, l’autosvezzamento è sicuramente un approccio molto più sensato rispetto allo svezzamento imposto e alle pappe insipide.
    La paura che non riesca a deglutire però mi assale anche se mio figlio ha 8 mesi e mezzo. Mi piacerebbe vedere un video di autosvezzamento per vedere tutto nel concreto.

    • Barbara Rivera says:

      Ciao Chiara, ce ne sono parecchi di video sul canale youtube, che mostrano bimbi che si approcciano in ogni modo al cibo ed anche il riflesso faringeo assolutamente normale ma che… Può fare paura se non te lo aspetti e non sai cos’è!
      Ti posso pubblicizzare il mio “Esempio positivo” ;)
      https://www.autosvezzamento.it/esempio-positivo/
      Corredato di video di progressione di abilità, compreso di riflesso!
      Buona pappa a voi!

  6. Valentina says:

    Ciao sono Valentina, mamma di Giulia 6 mesi, sono attratta dall’autosvezzamento sopratutto per la libertà che dà ad entrembi, genitori e bimbi, allo stesso tempo non riesco ad applicarlo perché ho il terrore che la bimba si soffochi, abbiamo iniziato avvicinandole un piatto di fusilli per i quali ha mostrato interesse; io sono stata tesissima fin dal primo momento ho iniziato a sudare freddo e non vedevo l’ora di toglierli. Forse lei è pronta ma io assolutamente no e se è vero che il protagonista è il bimbo è anche vero che i genitori la devono vivere serenamente.. non so come superare questa paura e temo di non riuscire a portare avanti un autosvezzamento, in più mi assalgono mille dubbi e perplessità, ma perché bisogna dare ai bimbi cibi interi e non a pezzetti? In fondo anche i nostri antenati masticavano per i loro piccoli il cibo e poi glielo offrivano… Help me

    • Barbara Rivera says:

      Ciao Valentina, ti posso dire la mia esperienza :) Con la mia bimba ha iniziato a voler mangiare intorno ai 5 mesi. Io ero tranquilla ma papà e nonni erano molto ansiosi del soffocamento, quindi con loro NON mangiava cose in pezzi ma solo morbide, e poi piano piano hanno visto che sapeva gestirsele ed hanno iniziato anche loro. L’autosvezzamento in realtà non “obbliga” ai pezzi, ma presume l’autonomia del bambino nel nutrirsi, quindi con una cremina o con pezzettini molto piccoli è difficile che riesca ad afferrare il cibo e metterselo in bocca da solo ed anzi pezzi molto piccoli è più facile che finiscano in gola senza il suo controllo. Comincia magari con qualcosa che ti renda molto tranquilla, perché quello è importante, i bimbi lo sentono se siamo agitati noi! Magari cerca un corso di disostruzione e sicurezza pediatrica (spesso li fanno con la croce verde o rossa) e proponi qualcosa che sei sicura non possa soffocarsi… Un pezzo molto molto grosso in modo che non possa inghiottirlo neppure volendo (una crosta di pizza ad esempio!) o molto tenero che si sciolga in bocca… Vedrai che sarà tutto molto facile se ti fidi della tua bimba! Guarda anche qualche video del canale YouTube, ci sono dei filmati di bimbi piccoli che mangiano in autonomia ed anche dei riflesso faringeo che SICURAMENTE farà le prime volte, in modo da essere preparata… E’ normale ed è il segno che la bimba sa come non soffocarsi :) Buona pappa!

  7. Alice Fanin says:

    Ciao, sono Alice e ho seguito con grande successo il metodo dell’autosvezzamento con mio figlio Riccardo che ha oggi 7 mesi e mangia già di tutto. Ho solo alcuni dubbi, nati dal difficile confronto con le altre mamme che fanno svezzamento tradizionale: legumi (decorticati?), cereali (no integrali?), verdura (solo passata x rompere le fibre?). Io finora ho dato senza nessuna di queste attenzioni e Riccardo è sempre stato bene, mai stitico (anzi!!). Sbaglio? Grazie mille!

    • Barbara Rivera says:

      Ciao Alice, io ho una bimba di 10 mesi ed ho fatto come te, legumi non decorticati, verdura intera, e mai avuto un problema di stitichezza o viceversa, regolarissima :)
      Tra l’altro al contrario le fibre sono quelle che AIUTANO ad andare di corpo!

      Sui cereali integrali dicono di non abusarne, ma per il semplice fatto che nel cereale integrale, come dice la parola, c’è anche la pellicina. E quindi di fatto a parità di peso c’è meno nutrimento. Dato che i bimbi piccoli tendono a mangiare piccole porzioni, è inutile “metterli a dieta” con i cereali integrali, che saziano prima con meno calorie!
      D’altra parte se c’è una pagnotta integrale in tavola e vuole assaggiarla, non c’è problema, al solito!

  8. Gaia says:

    Ciao a tutti, Nicola 13 mesi appena compiuti. Più o meno autosvezzato
    Ora mangia comunque di tutto. Beve latte artificiale da quando aveva tre mesi circa. Ora solo al mattino come fosse la colazione e di tipo 3 vista l’eta.
    Mi chiedevo come procedere, se continuare col latte artificiale oppure provare con una nuova colazione e lasciar perdere il latte artificiale. Latte vaccino? Latti vegetali? O cosa?

    • Barbara Rivera says:

      Ciao Gaia, dopo i 12 mesi non ci sono controindicazioni per il latte vaccino, quindi se il bimbo apprezza, va benissimo. Se invece in casa fate uso/preferite quello vegetale, idem come sopra.
      I latti di proseguimento dopo l’anno non sono necessari, se li preferiscono come sapore si può continuare, ma sono anche più cari del latte normale, immagino!

  9. Antonella says:

    Ciao sono Antonella, la mia bambina ha quasi un anno e ha già mostrato interesse per il cibo verso 7 mesi circa, peró da un po’ di tempi a questa parte è diventata molto molto selettiva: mangia giusto 3/4 alimenti. Si siede a tavola nel seggiolone con il resto della famiglia, ma ad un certo punto comincia a lamentarsi e non assaggia più i cibi proposti.
    In ogni caso comunque proseguo l’allattamento esclusivo al seno che risulta essere a questo punto parte integrante della sua dieta, perché comunque prende peso costantemente.
    Come posso fare?

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