I sette peccati capitali

Quante volte ho sentito di bambini associati a parole come ira, gola e accidia.

Ma no, ma va la… ma quando mai. Al massimo lo si dice per scherzare.

Siamo sicuri?

Con questo articolo voglio fare così una specie di Fusion tra una lezione di catechismo e il comportamento dei bambini tra 0 a 3 anni, per farvi vedere come noi genitori proiettiamo, spesso inconsciamente, le nostre paure sui nostri figli, associandoli a cose che NULLA hanno a che fare con i bambini – e, badate bene, lo facciamo tutti, e io per primo mi rendo perfettamente conto di averlo fatto. Insomma, oggi voglio parlarvi dei sette peccati capitali.

bambino pigro
Il video

I sette peccati capitali; in ordine sparso e puramente personale abbiamo: superbia, invidia, lussuria, ira, avarizia, gola e accidia. È mai possibile associare un bambino a parole di questo genere? Se domandassi in giro, tutti risponderebbero assolutamente no. “Ma quando mai; i nostri figli sono lo specchio dell’innocenza” ed è vero, sono lo specchio dell’innocenza, ma forse noi lo siamo un po’ meno e a volte ce lo dimentichiamo. Facciamo una carrellata rapidissima e poi ditemi cosa ne pensate nei commenti.

Cominciamo con la SUPERBIA. Questa a dire il vero è una cosa che riguarda i genitori più che bambini. Quale genitore non ha detto “mio figlio è più avanti; mio figlio è più sveglio; mio figlio è bravissimo.” Lo abbiamo fatto tutti. In questo caso i superbi siamo noi in quanto siamo noi che ci vantiamo nei confronti degli altri.

A braccetto con la superbia va l’INVIDIA. Di nuovo, quale genitore non ha mai detto,

“ah ma guarda il figlio di mia cognata, mangia tutto”,

“ah, ma guarda il figlio della vicina quanto è più sveglio”.

Io per primo ammetto senza problemi di averlo fatto. Però di nuovo ci dimentichiamo che sono cose senza senso, perché, specialmente quando parliamo di bambini molto piccoli in buona salute, ovvero la stragrande maggioranza di tutti i bambini, questi attraverseranno tutte le tappe della crescita che devono fare secondo la loro tempistica quando sarà il momento giusto per loro. Se tu sei “avanti” per una cosa probabilmente sei “indietro” per un’altra e viceversa. Guardare con invidia o con superiorità i bambini degli altri è un perdita di tempo e non fa altro che farci sembrare antipatici.

LUSSURIA: cosa intendo per lussuria in questo contesto? Essendo genitore di due bambine, questo è un tema che sento molto, ma dato che esula da quello di cui parliamo qui di solito, accenno solo velocissimamente al problema della sessualizzazione delle bambine, anche molto piccole. Basta vedere la televisione; basta vedere una pubblicità; basta vedere gli abiti da bambina che girano. È tutto intorno a noi. Per dire, è davvero necessario far mettere un bikini a una bambina di 6 mesi o di un anno? Cosa c’è da coprire?

Oppure, vi sembra adatto che un bikini per una bambina di 8 anni dica “French kiss”, che per chi non lo sapesse vuol dire “bacio con la lingua”? Questi due articoli li ho trovato su google in 3 secondi. Se volete vi potete divertire a trovarne quanti ne volete comprese le magliette con scritte ammiccanti. Che messaggio stiamo mandando noi genitori ai nostri figli e ai figli degli altri, dato che viviamo in un mondo sempre più interconnesso?

Anche le pubblicità che interrompono i programmi per bambini sono spesso inguardabili. Non parliamo poi di alcuni spettacoli per bambini che si vedono in circolazione… comunque io mi ritengo fortunato perché viviamo in un epoca dove ci stanno Amazon e Netflix per cui della televisione “normale” non ne abbiamo bisogno, e infatti le mie figlie non hanno praticamente mai vista. In ogni caso, se volete approfondire questo tema vi consiglio di leggere “Ancora dalla parte delle bambine” di Loredana Lipperini. Comunque nei commenti fatemi sapere cosa ne pensate che ci tengo a saperlo.

IRA. Entriamo finalmente nel campo più propriamente dei bambini, in particolare del bambino iracondo, ovvero del bambino che urla come un indemoniato, non ti fa dormire, non ti fa fare niente, sta sempre lì che piange e urla come un disperato, butta tutto il cibo per terra e sputa non appena provi a imboccarlo. Più iracondo di così… Quello che il genitore si deve ricordare, e mi rendo perfettamente conto che è facile dirlo dall’esterno, è che il bambino non si comporta così per farti dispetto, non è che il bambino piange o urla perché gli stai antipatico, ma perché, boh… vallo a sapere. Forse c’è qualche cosa nel mondo circostante che lo disturba, forse è annoiato, forse semplicemente vuole essere tirato su. Il punto è che il bambino sa comunicare solo così e ce ne dobbiamo fare una ragione. Non ha senso dire che un bambino è “buono” se sta lì zitto, mentre è “cattivo” se piange. A questo proposito, se vi devo dare un consiglio spassionato, prendetevi una fascia; la fascia vi cambia la vita e aiuta tantissimo. A chi dice che gli fa male la schiena, che non la può mettere perché questo o perché quello, dico solo di superare questi ostacoli in quanto ne avete solo da guadagnare, specialmente se avete, appunto, un bambino “iracondo”. Io l’ho vissuto sulla mia pelle specialmente con la piccola che ho portato io personalmente in fascia per non so quanti mesi, e che è stata l’unica maniera per sopravvivere perché sennò sarebbe stato un continuo susseguirsi di urla e pianti.

AVARIZIA: mio figlio non vuole condividere i giochi con l’amichetto. Chiedete a chiunque abbia studiato il comportamento dei bambini e vi dirà che è normalissimo. A dire il vero non ho capito perché si debba forzare un bambino a condividere, quando non solo a quell’età non lo sa fare, ma soprattutto quando non lo vuole fare e non ha interesse a farlo.

Il gioco è il mio e ci voglio giocare IO. Non lo voglio dare al piccolo Marco; fallo giocare con qualcos’altro.

Lo so, tanti grandi pensano che bisogna insegnare a condividere, ma questo verrà con il tempo. Al massimo puoi chiedere a tuo figlio se vuole condividere il gioco, ma se ti dice di no facciamone una ragione. Il piccolo Marco andrà a giocare con qualcos’altro e poi non appena il tuo bimbo se ne rende conto lascerà perdere il suo gioco e andrà a chiedere a Marco di condividere il suo, e così il ciclo si ripete. E poi, diciamoci la verità, scoccerebbe a me l’idea di dover condividere qualcosa per forza, figuriamoci a un bambino piccolo.

GOLA: stiamo arrivando alla stretta finale. La gola.

“Mio figlio è tanto goloso che se non sto attento non so quello che gli succede.”

“Guarda, mio figlio non appena gli ho fatto assaggiare la cioccolata è diventato matto!”

Dobbiamo distinguere tra due tipi diversi di gola da una parte abbiamo il bambino che mangia troppo qualunque cosa gli metti davanti, per cui il genitore ha già l’immagine del bambino che divento obeso. Dall’altra abbiamo il bambino che non appena gli mostri un dolcetto non si sa quello che gli succederà. Nel primo caso abbiamo un bambino che sembra avere un appetito senza fondo però quello che ci dobbiamo ricordare è che il bambino deve trovare il proprio fondo e glielo dobbiamo permettere. Inutile stare al limitare artificialmente quello che mangia. Poi non dimentichiamo che una volta che quello che c’è a tavola è finito, è finito per cui non potrà certo continuare a mangiare in eterno. Noi facciamo la spesa e noi cuciniamo; la responsabilità di cosa e quanto va a tavola è la nostra, mentre la responsabilità di quanto e cosa mangiare, tra quello che c’è in offerta, è del bambino. Nel secondo caso, forse ancora più interessante, abbiamo il bambino che entra a contatto con qualcosa di dolce; nella nostra testa appena questo succede… apriti cielo nostro figlio verrà traviato senza speranza di redenzione alcuna; è rovinato! Questo è specialmente vero se, di quella cosa dolce, ne vuole mangiare di più. Di nuovo ricordiamoci che l’idea del bambino che è goloso e che mangia le cose dolci per golosità è una cosa che abbiamo nella nostra testa, ma non funziona così la testa, o meglio, la gola di un bambino piccolo. Il bambino una volta sazio smetterà automaticamente. Poi crescendo è possibile che le cose cambieranno; e poi diventando adulto cambieranno ancora di più, però fintanto che parliamo di bambini piccoli, loro smetteranno una volta che sono sazi. Io l’ho visto più volte con i miei occhi, e non parlo soltanto dei miei figli, ma anche di altri bambini. Chiaramente il discorso cambia totalmente se usiamo i dolci come premio o punizione. Oppure magari per far si che il bambino “TI” mangi, gli compri l’ovetto Kinder. In quel caso cerchiamo di manipolare il comportamento di nostro figlio usando il cibo come arma.
Il problema è sempre lo stesso, stiamo trasmettendo le nostre ansie ai bambini. Non è il bambino che è goloso, siamo noi che siamo golosi e ci immaginiamo che nostro figlio si comporterà esattamente come ci comportiamo noi. Cominciamo con l’analizzare il nostro comportamento- del resto ci preoccuperemo in un secondo momento, se dovesse risultare necessario.

Per ultimo cosa è rimasto il peccato che mi dà più sui nervi: l’ACCIDIA, la pigrizia. “Il bambino pigro”.

“Mio figlio non si attacca bene, è pigro”,

“Mio figlio non mangia da solo è un pigrone”,

“Mia figlia mangia poco, si stanca subito; è pigra!”

Quante volte ho sentito dire frasi di questo genere, e non solo da genitori, ma anche da pediatri! Ma possibile che non si riesca a trovare una parola migliore? Pigro, pigrizia… per Dante l’accidia era degna dell’inferno! Vi pare che noi possiamo definire un bambino di 3 mesi, 4 mesi, 6 mesi, un anno come pigro? È assurdo! Che messaggio stiamo passando sia a nostro figlio che a noi stessi.

bambino pigro

Ecco che nostro figlio è diventato una specie di Paperino, che è nato stanco, ma ancora meglio secondo me c’è Ciccio di Nonna Papera e Poldo di Braccio di Ferro che coniugano assieme all’accidia e una gola sfrenata. Insomma “bambino pigro” è un’espressione che proprio non si può sentire. Magari c’è un problema con l’attacco al seno; o magari c’è un problema su come lo sorreggi; magari deve semplicemente crescere di più, o magari è soddisfatto dopo aver mangiato quel poco che ha mangiato. Una cosa però è certa, NON è mai, Mai, MAI pigro. Io vengo spesso accusato di usare iperboli a sproposito, ma nonostante ciò quella del “bambino pigro” è una frase che non ho mai usato.

E voi cosa ne pensate? In quali di questi peccati capitali vi riconoscete o in quale riconoscete la vostra progenie? Raccontatemelo nei commenti, però dovete essere onesti, per cui fermatevi a rifletterci un attimo e cercate di capire qual è il genere di parole che usate quando parlate dei vostri figli o vi riferite ai figli degli altri.
Ciao, ci vediamo nei commenti e, per il momento, alla prossima.

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