“Non dobbiamo far sentire in colpa le madri che non allattano”

Allattamento sensi di colpa
Questo poster è del 1938.
La scritta dice più o meno: “Allatta il tuo bambino, la tua protezione contro i piccoli disturbi. Per informazioni richiedi una pubblicazione del ministero e chiedi al tuo medico”

L’ultimo tabù sembra essere quello di offendere le donne che non hanno allattato (più o meno a lungo). Mai dire apertamente che

  • l’allattamento è il più indicato per il bambino,
  • puntualizzare che la formula non è ugualmente valida,
  • elencare i vari problemi, lievi, lievissimi o meno lievi, che possono essere ricondotti al latte artificiale.

L’imperativo è formulare un pensiero che non offenda chi non ha allattato. Ma il timore è giustificato? Esiste davvero questo problema o è una creazione dei social e dei media?

Analizziamo la situazione.
Per come la vedo io, e certamente semplificando molto, le non allattanti si dividono in tre gruppi (teneteli a mente perché ricorrono spesso in questo articolo)

1. Chi non ha potuto

2. Chi non ha voluto

3. Chi dice che non ha potuto, ma in cuor suo pensa che avrebbe potuto fare di meglio.

Vediamo più in dettaglio:

1. Chi “non ha potuto” non può certo risentirsi quando sente dire che il latte artificiale è inferiore al materno. Sia che abbia vissuto problemi quali il ritorno al lavoro quasi immediato, una malattia o semplicemente non ci sia riuscita, era sufficientemente motivata a farcela, solo che, per vari motivi, purtroppo non ce l’ha fatta.

2. Chi “non ha allattato per scelta”, lo ha fatto con cognizione di causa valutando i pro e i contro. Quindi, anche se ne aveva la possibilità, per motivi suoi ha deciso di fare altrimenti. Di conseguenza, se una donna che ha scelto di non allattare legge di un nuovo lavoro scientifico  che ha provato che il latte artificiale è inferiore al materno, non può risentirsi. Al massimo, se ritiene l’informazione valida e se ci sarà una prossima volta, in futuro potrà prendere in considerazione di fare una scelta diversa.

3. Il terzo gruppo è quello più problematico, almeno in teoria. Onestamente non so quanto creda a certe storie che mi capita di leggere, di madri che, per aver dato un biberon di latte artificiale, vengono volutamente fatte sentire a disagio da occhiate malevole e commenti taglienti fatti con intenti meschini. Piuttosto, mi chiedo quante di queste critiche non siano semplicemente da ricondurre all’ipersensibilità della madre e dal desiderio, più o meno inconscio, di essere criticata (un discorso simile si può fare anche per chi allatta, quanto meno i primi mesi, ma questa è un’altra storia).
E così tu – madre che non sei riuscita a risolvere i problemi legati all’allattamento o il modo di affrontarlo e pensi che ci siano delle questioni tuttora irrisolte – se qualcuno fa presente che effettivamente “breast is best” ti senti chiamata in causa in prima persona; per te tu hai fallito. La questione è se questo sentirsi chiamati in causa ha effetti positivi o effetti negativi.

Il desiderio di essere politically correct e non offendere le non allattanti pervade sicuramente i mezzi di comunicazione. Prendiamo ad esempio la notizia di uno studio pubblicato molto di recente (e che trovate qui) che collega l’allattamento prolungato a un quoziente intellettivo più alto. La prima volta ho letto la notizia sul sito della BBC che nel riportarla ha sentito il bisogno di aggiungere (il grassetto è mio):

Gli esperti dicono che anche se i risultati dello studio non sono definitivi, sembrano confermare le linee guida vigenti che i bambini dovrebbero essere allattati per sei mesi.
Ma dicono che le madri possono comunque scegliere se allattare o meno.

E cosa vuole dire? Per chiarire questo concetto l’articolo poi continua citando un altro esperto che dice:

Tuttavia riconosciamo che non tutte le madri scelgono o sono in grado di allattare e il latte formulato è l’unica alternativa al latte materno per i primi 12 mesi di vita del bambino.

In altre parole hanno pensato… “Hhhmmm… c’è questa notizia, ma come facciamo a scriverla senza offendere gran parte delle nostre lettrici?”

Il quotidiano The Independent invece ha pubblicato un editoriale dal titolo: “Quindi l’allattamento favorisce il QI del bambino; prova a dirlo alle donne che non riescono ad allattare” il cui contenuto potete facilmente indovinare.

In entrambi i casi più che discutere i de/meriti del lavoro, se ne critica a priori il contenuto in quanto considerato inadatto per le madri che non allattano per paura che le faccia sentire in colpa; tirare in causa le donne che non sono riuscite ad allattare a causa di vari problemi viene considerato tabù. Ma allora che facciamo, dichiariamo la ricerca sull’allattamento illegale?

E in Italia come è stata riportata la notizia? Finora se n’è parlato pochissimo e nessuna delle testate cartacee mi pare se ne sia occupata – anche se nel 2011 La Repubblica ha parlato di un simile studio polacco. L’Huffington Post ha pigramente riportato parte del contenuto dell’articolo già citato dell’Independent dal quale hanno selezionato, tra le altre, questa frase:

Questi studi, pur utili, portano una critica implicita a chi non riesce ad avere successo nell’allattamento

Quindi anche questa testata ha deciso, piuttosto che parlare dello studio in sé, di criticarlo per il fatto stesso di esistere. Il mantra è sempre il medesimo, non tirare in ballo chi non allatta per non farla sentire in colpa, anche se implicitamente. Il problema non è mai il tasso di allattamento o i problemi che circondano le donne che desiderano allattare, ma lo studio che chiaramente non andava fatto.

[toggle title_open=”Chiudi” title_closed=”Un altro esempio. Per leggere clicca. (Tranquilli, non è una pubblicità).” hide=”yes” border=”yes” style=”default” excerpt_length=”0″ read_more_text=”Leggi di più” read_less_text=”Leggi meno” include_excerpt_html=”no”]

Queste non sono certo cose nuove. Mi ricordo che anni fa lessi un post che mi colpì molto su un blog personale di una mamma: parlava dei pericoli dal non allattamento – potete leggere il nostro sullo stesso argomento qui – ed elencava le solite controindicazioni quali maggiori problemi gastrointestinali, otiti, ecc., ma al termine l’autrice finiva con questa frase (mia enfasi):

“Detto questo è logico che se non potete/volete allattare al seno avrete comunque un bambino sano, intelligente e meraviglioso…
… ribadisco che [se] per un motivo o un altro non si può/vuole allattare, non colpevolizzatevi! Una mamma serena vale più di mille anticorpi!

Ma allora che senso ha il post? Prima vuoi dare informazioni, ma poi mi dici che “è logico” che non contano per timore di far sentire in colpa la madre che non allatta?

Di esempi così è piena la rete, basta cercare su Google digitando le parole chiave preferite. Data la vastità delle testimonianze disponibili sembrerebbe vero che le madri che hanno avuto problemi con l’allattamento si offendano facilmente, o questo è il messaggio che passano i media.

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Quello che però mi ha fatto scattare la molla e mi ha convinto a scrivere quello che leggete è stato il programma di Rai2 Detto Fatto. Premetto che fino all’altro giorno non ero al corrente dell’esistenza di questo spettacolo, né conoscevo la conduttrice, e devo ringraziare Marzia di Facebook per avermi segnalato che nella puntata del 23 marzo si parlava di svezzamento. Il programma è presentato dalla conduttrice Caterina Balivo, a quanto leggo anche lei è diventata madre di recente e almeno per un po’ sembra aver allattato – e, sì, questa informazione è rilevante.

Se volete vedere il pezzo sullo svezzamento (con cremine, brodini e liofilizzati vari) cliccate sul link poco sopra e cominciate dal minuto 26, ma non credo ne valga la pena. A me invece interessa cosa accade a partire dal minuto 38:26 e per i successivi 30 secondi circa e che vedete riassunto nel seguente “fotoromanzo”.

Non far sentire in colpa le donne che non allattano
Quella che vedete è Caterina Balivo, la presentatrice di Detto Fatto. Le immagini sono state prese dalla trasmissione del 23 marzo e corrispondono al dialogo riportato nei fumetti.

Il dialogo completo tra Caterina e la Pediatra ospite, che pare essere la sorella, è il seguente:

Caterina: Le mamme vanno in crisi, quando… quando c’è il passaggio dal latte allo svezzamento?

Pediatra: Allora, il latte resta comunque un alimento fondamentale per i bambini, Caterina. L’ideale è che anche l’allattamento continui fino al primo anno di vita (foto 1). Se però questo non è possibile…

Caterina: Scusami, l’allattamento… materno (foto 2)?

Pediatra: Esatto, fino al primo anno di vita (foto 3) è l’ideale sempre per il discorso degli anticorpi…

Caterina: Tanto, eh… però

Pediatra: È molto impegnativo; non sempre le mamme riescono, perché… comunque anche per esigenze lavorative, però sarebbe l’ideale. Se però questo non è possibile…

Caterina: Sì, però neanche far sentire in colpa le mamme che non hanno potuto allattare fino all’anno di vita! (foto 4)

Pediatra: Assolutamente, assolutamente…, Caterina…

Lasciamo perdere la questione su quale sia la durata ottimale dell’allattamento (o non ne usciamo più) ed esaminiamo invece la reazione della presentatrice che appare stupefatta alla sola idea che si possa allattare addirittura fino ai 12 mesi del bambino e che mette letteralmente le mani avanti per precisare che assolutamente non dobbiamo far sentire in colpa le madri che “non hanno potuto allattare fino all’anno di vita“. Che messaggio si sta facendo passare? Vediamo… Da una parte, ovviamente, che non si è mai visto un bambino allattato per un anno!! Dall’altra che eh però, se mi dici così poi chi non l’ha fatto si sente in colpa!! 

Vediamo la logica dell’argomentazione per la quale le donne che non allattano (a lungo) non possono sentir parlare di allattamento (se non in termini negativi).

Mi direte che non c’è niente di male ad essere empatici e a mostrarsi sensibili verso il dolore del prossimo. In teoria sono d’accordo, ma… il problema è che si parte da premesse, a mio avviso, sbagliate in quanto si vede la madre che non è riuscita ad allattare (a lungo o meno a lungo, la durata poco importa) come un essere indifeso che va protetto e alla quale non bisogna far pesare in alcun modo il suo fallimento – parola non scelta a caso in quanto se non pensasse, anche se solo inconsciamente di aver fallito, farebbe parte del gruppo (1), ovvero di quelle che non hanno potuto allattare.

Riesaminiamo i tre gruppi di donne non allattanti:

1. Tra le donne che hanno effettivamente provato ad allattare, ma non ci sono riuscite, quante sono a sentirsi veramente offese quando sentono che la formula altro non è che un surrogato? Non ho statistiche alla mano, ma mi verrebbe da dire molte meno di quanto non si pensi, dopo tutto qual è la logica per la quale ci si dovrebbe sentire in colpa, del resto più che mettercela tutta uno non può. Per cui la donna che non è riuscita ad allattare nonostante tutta la buona volontà non se la prenderà a male se le dicono, ad esempio, del legame tra QI e (non) allattamento e sarà grata che la formula esiste, altrimenti la situazione del suo bambino sarebbe stata ben più grave.

2. Neanche la donna che non ha voluto allattare se la può prendere se le capita di leggere che il latte formulato non è all’altezza del materno, perché ha fatto una scelta libera e senza costrizioni. Al massimo farà spallucce e passerà oltre, oppure interiorizzerà l’informazione e magari la userà in futuro.

3. Ritorniamo quindi alle donne consapevoli o di aver rinunciato troppo presto o di non aver perseverato abbastanza, o di non aver ricevuto il supporto necessario, ecc ecc.

Dobbiamo essere rispettosi di questa categoria? Certo, così come dobbiamo essere rispettosi nei confronti di tutti, ma senza essere condiscendenti, e questo è il punto chiave.

Quali sono i motivi che non fanno riuscire le madri ad allattare? Una lista assolutamente non esaustiva può comprendere:

  • Pressione di chi ti sta intorno
  • Poca motivazione
  • Assistenza sanitaria di scarsa qualità
  • Difficile combinazione lavoro, famiglia e allattamento
  • Assenza di esempi di allattamento dal “vivo”
  • ecc. ecc.

Che si allatti poco è purtroppo un dato di fatto (basta leggere le statistiche – alcuni esempi li trovate in questo articolo), ma come risolviamo questa situazione? A mio avviso molto semplicemente cambiando la prospettiva e il tipo di conversazione spostandoci da

non facciamo sentire in colpa le madri che non hanno allattato (più o meno a lungo)” (atteggiamento per me per nulla empatico, ma estremamente condiscendente)

verso un più costruttivo

coinvolgiamo le donne che sentono che non sono riuscite nell’allattamento per assicurarci che gli stessi sbagli non vengano ripetuti in futuro“.

Le donne che sentono di aver vissuto un allattamento fallito sono le più indicate per chiedere a gran voce un cambiamento di mentalità e nelle strutture che faciliti chi madre ancora non lo è. Dopo tutto loro hanno vissuto questi problemi in prima persona e sanno cosa vuol dire doversi scontrare con una realtà che non è quella che ci immaginavamo.

Chi insegna alle donne che verranno come aumentare la possibilità di allattare?

– Le donne per cui l’allattamento è stato una passeggiata hanno poco da insegnare.

– Quelle che non sono interessate ad allattare, non sono in grado di insegnare.

Le donne che invece non sono soddisfatte di come sono andate le cose hanno tutto da insegnare e sono quelle che dovrebbero sbandierare studi come questi a destra e a manca esigendo a gran voce che chi diventerà madre domani o l’anno prossimo o tra 5 anni possa vivere un’esperienza migliore di quella che hanno vissuto loro, perché se lo meritano. Senza essere uno psicologo, mi sembra lampante che un’esperienza catartica come questa le aiuterà a superare la delusione dell’allattamento fallito, molto, ma molto di più del nascondersi dietro (la paura) del senso di colpa, che è quello che, in modo condiscendente, teorizza tra gli altri la Balivo (e non posso non chiedermi… la Balivo a che categoria appartiene, la 1, la 2 o la 3?).

Se invece continuiamo come è stato fatto finora, con l’intoccabilità delle non-allattanti, garantiremo solo il ripetersi all’infinito della situazione attuale, ovvero tassi di allattamento molto bassi.

Se i problemi che hanno afflitto te non sono stati non solo risolti, ma neanche affrontati, chi verrà dopo di te si troverà nella stessa situazione. Nessun cambiamento, nessun miglioramento. Solo un ciclo che si ripete.

La donna che ritiene di essere stata informata male, assistita male, di non essere stata motivata, di non aver ritenuto l’allattamento sufficientemente importante, ecc. non vorrà cercare di aiutare le altre donne a risolvere il problema? Questa è la vera “sisterhood of motherhood” (come dice lo slogan pubblicitario di una ditta di latte artificiale americano) e non il silenzio e l’assenza di dibattito, come alcuni ci vogliono far credere, compresa la stessa ditta di latte artificiale che ha fatto suo questo messaggio in modo mirabile.

Il genere di (non) conversazione suggerito dai media non solo è sbagliato, ma nella migliore delle ipotesi è inutile e molto probabilmente controproducente.

[box]A chi non è riuscito ad allattare secondo i propri desideri, vi siete sentite frustrate/deluse a causa di ciò?

Se sì, come avete fatto a risollevarvi? Raccontatelo nei commenti.[/box]

 

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322 comments

  1. Federica says:

    Andrea, vero? Do per scontato che sia stato tu a scrivere, in quanto non riesco a concepire che un articolo del genere possa essere scritto da una donna. 
    Con tutto il rispetto, adoro il tuo blog eccetera eccetera, ma per favore, passa la penna a qualcun altro per gli articoli sull’allattamento. Non fanno una piega razionalmente, ma sono palesemente scritti da chi non capisce un accidente di cosa succede durante l’allattamento alla mamma. Così ti inimichi pure quelle che hanno allattato senza problemi!!
    A grandi linee, i contenuti non fanno una piega. Ragionamento logico senza ombra di dubbio. E a rigor di logica ammetto di essere d’accordo su ogni singola parola.
    In pratica, ti dimentichi che la tempesta ormonale e le pressioni emotive che gravano su una mamma fanno sì che il ragionamento logico può andare fuori dalla finestra.
    E dimentichi anche, come qualcuna ha scritto sotto, che allattare è difficile. Molto difficile.
    Difficile fisicamente per una serie di motivi che TU non puoi capire: fisici, quali dolore, ragadi, mastiti, latte che non arriva, ma anche emotivi, motivi che nessuna donna verrà mai a dirti: la sensazione di sentirsi succhiare in una parte così intima, le sensazioni che provoca la stimolazione del seno per motivi non sessuali. Allattare al seno non è solo dare il latte come è allattare al biberon, e ci sono donne che non riescono a sopportare emotivamente la cosa. Oppure donne che hanno sopportato magari il fastidio e poi diventano acide nei confronti di chi non ce la fa. Ovviamente ci sono anche donne per cui è stata solo un’esperienza piacevole, ma non ne conosco molte.
    E poi, le valanghe di sensi di colpa. In generale credo che gli uomini non si sentano mai in colpa quanto le donne, se una cosa la fanno bene se non la fanno pazienza. Ma il senso di colpa per non ESSERE RIUSCITE a fare una cosa CHE DOVREBBERO FAR TUTTE, può essere “overwhelming” (non mi viene un sinonimo in italiano). Chiaramente tu non hai mai provato queste cose.
    Ora, il contenuto dell’articolo non fa una piega, l’ho già detto. Ma magari fosse così semplice!! La realtà è molto più complessa, e non sono solo le multinazionali cattive che spingono le mamme a passare al latte artificiale.
    Tu non sai cosa vuol dire andare al controllo e sentirti dire che il tuo bimbo è calato invece che aumentare. Tu non sai cosa vuol dire tirarsi il latte o allattare ogni ora, 24 ore su 24. Tu non conosci il senso di spossatezza che ti pervade dopo una poppata. Tu non sai perchè molte donne dicono di essere contente di aver smesso di allattare per potersi “riappropriare del proprio corpo”. Tu non hai mai provato l’esperienza di dover buttare via 150ml di latte tirato per colpa di un moscerino, dopo un’ora e mezza di fatiche e strizzamenti di seno, perchè la tua bambina rifiuta di attaccarsi e devi andare di tiralatte.
    Allora, lascia che a scrivere questi articoli sia chi ha provato tutto questo. Fai in modo che traspaia un po’ di comprensione nelle parole che si leggono. Dai esempi pratici su come supportare l’allattamento al seno.
    In fondo è quello che dici tu nell’articolo stesso. Di allattamento ne dovrebbe parlare chi l’ha provato, ancor meglio chi ha avuto difficoltà.
    Allora fai una bella cosa, tirati indietro, smetti di scrivere articoli logici e quadrati e lascia la penna a chi può dare consigli concreti.
    Fai un favore alle mamme, alla causa e al tuo blog…

    • Silvia says:

      Ciao, volevo solo dirti che io ho avuto problemi inizialmente, la bocca di mia figlia era troppo piccola e ho dovuto usare un guardia capezzolo per quasi due mesi, poi tutte le altre cose che dici tu, la spossatezza etc etc, tuttavia non ho rinunciato e adesso lei ha quasi 10 mesi e sono molto contenta della mia esperienza con l’allattamento. E penso che sarei ancora più spossata se ogni volta che lei si svegliava all’inizio avrei dovuto prepararle il latte formulato. Quindi mettimi nella categoria di donne che hanno avuto, in generale, una bella esperienza. Tornassi indietro anzi rifiuterei l’aggiunta che mi hanno fatto dare in ospedale il secondo e terzo giorno. Sono fermamente convinta che abbia creato più problemi di quelli che ha risolto. Ciao ciao!

    • Cinzia says:

      Sono entrata da poco in questo forum e commento con un anno di ritardo…ma ci tengo ugualmente a dare la mia opinione.
      Concordo pienamente con Federica, caro Andrea.
      Apprezzo il tuo impegno e ho potuto anche apprezzare il tuo libro, ma sulla questione allattamento materno o artificiale a mio avviso hai semplificato un pò troppo i fatti.
      La donna non è solo un mammifero, ma una sua meravigliosa e complessa evoluzione… in senso emotivo e cognitivo. E’ proprio questo che ci differenzia dagli animali: la capacità empatica, la cognizione, la metacognizione.
      La maternità per una donna, specialmente in quest’ epoca dove fortunatamente l’identità femminile può svilupparsi su più fronti, è un’esperienza emotivamente forte, destabilizzante e proprio per questo foriera di crescita personale.
      Ma la crescita deriva dalla crisi, perché l’istinto materno non è vincolante per la specie umana come per le specie inferiori.
      Ogni decisione che ci si ritrova a prendere come neomamme è vissuta, almeno inizialmente, con un pò di sanissima insicurezza.
      L’allattamento è la prima prova da neomamma che provoca insicurezza, perché è accompagnato spesso da dolore fisico, vissuti emotivi contrastanti, paura di non riuscire a nutrire adeguatamente il piccolo esserino e chissà quante altre cose, perchè ogni donna lo vive in modo diverso.
      E questi diversi vissuti si scontrano con la tempesta ormonale, con la consapevolezza finalmente vivida del proprio nuovo ruolo, con il ricordo ancora cocente dei dolori del parto, con l’adrenalina del primo giorno da mamma…!
      In questi momenti l’avvio dell’allattamento non è così semplice e naturale per tutte, specialmente se il bimbo fa fatica ad attaccarsi e lo si vede stare male.
      In questi casi per avviare correttamente un allattamento ci vorrebbe sicuramente un maggiore supporto psicologico (che in ospedale manca completamente) e una maggiore coerenza di risposte nel personale ostetrico ed infermieristico (almeno nel mio caso, ogni ostetrica, infermiera,ecc suggeriva qualcosa di diverso dalle colleghe).
      Ma prima ancora di preoccuparsi del corretto avvio dell’allattamento, a mio avviso occorre preoccuparsi del corretto avvio della relazione madre-figlio, che non passa solo dal latte materno, bensì dal maternage: la capacità di empatizzare con il piccolo esserino nuovo di zecca, di cercare di comprenderne le necessità espresse con il pianto, reagendovi con accuratezza e senza troppa ansia. Perchè i neonati sono non tanto piccoli esseri affamati, ma piccole spugne emotive in cerca di un contenimento affettivo che li accompagni in questo mondo.
      Detto questo, io ho fortunatamente una cultura umanistica alle spalle, un compagno ottimo sostenitore, un carattere forte e uno spirito anticonformista.
      Ma senza tutti questi fattori di protezione, avrei sicuramente vissuto la scelta di non allattare mio figlio con peggiori sensi di colpa.
      E purtroppo si, in questi casi anche articoli sugli svantaggi del latte artificiale possono peggiorare il vissuto della neomamma.
      Certo, non dico che non ci debba essere corretta informazione, ma non ci dovrebbe essere secondo me tanta enfasi solo su questo aspetto della maternità.
      Perchè non si fanno campagne così endemiche ad esempio sulla prevenzione della depressione post partum?
      Occhio quindi a razionalizzare un argomento come l’allattamento, che per un uomo rimane un ragionamento logico astratto, ma che per una donna simboleggia molto molto di più.

      Cinzia

  2. Sara C says:

    inghydi so che non sono affari miei, ma non posso fare a meno di sconsigliarti assolutamente di dare latte vaccino alla tua bimba. Non importa se sia diluito, tale e quale o mescolato con altro. Il latte vaccino non va assolutamente dato in sostituzione del latte materno prima dell’anno di età. Significa che, se dopo i 6 mesi circa quando inizierà con i cibi solidi, prepari un puré di patate e ci metti dentro il latte, certamente la tua bimba potrà mangiarlo: si tratta di una piccola quantità di latte all’interno di una dieta varia. Il latte vaccino non è per nulla adatto ai nostri bambini piccoli: troppe proteine, poco ferro, può causare mircoemoraggie intestinali che possono portare all’anemia. Prima dei dodici mesi, se non si allatta, in sostituzione del latte materno bisogna dare latte artificiale, quello apposta per bambini. Non latte vaccino, di asina, di capra, di mandole, di orzo, di avena o di quel che vuoi.Ti consiglio di leggere questo documento ufficiale: https://www.unicef.it/Allegati/Raccomandazioni_UE_alimentazione_lattanti.pdf all’allegato 4

  3. inghydi says:

    Io non trovo assolutamente nulla di male se una donna non è riuscita ad allattare, io per esempio non ho allattato proprio niente.  La montata non è arrivata nonostantecontinuassi ad attaccare al seno la mia bimba  ho preso anche delle pastiglie x aiutare ma nulla.. non me n3 faccio assolutamente una colpa.  Si vede che doveva andare cosi.. cmq la mia bimba cresce bene e ha 5 mesi sta benissimo e ora addirittura beve latte vaccino gia dai 3 mesi e mezzo

  4. Marta Cabo says:

    Totalmente d’accordo con Ada Gatti. Personalmente ho fatto allattamento su richiesta per 7 mesi, all’inizio motivatissima, poi ,a dire la verità, volevo smettere perché facevamo ancora 6-7 poppate/giorno (2-3 notturne), con 2 pasti al giorno e merenda. Ero consumata fisica e mentalmente, pensavo soltanto a mangiare e a farlo mangiare, ma lui non  prendeva ne biberon ne latte artificiale quindi dovevo semplicemente andare avanti. Un giorno mi sono ammalata e ho dovuto prendere un antibiotico non compatibile con l’allattamento, ero allergica agli altri e non c’era alternativa. La notte che ho sostituito la prima poppata, mio figlio, malato anche lui, ha presso per prima volta il biberon con le sue mani e l’ha finito praticamente da solo. Era definitivamente arrivato il momento per entrambi. Non mi sento affatto in colpa, anzi adesso mi godo mio figlio molto di più perché ho le forze per giocare e ridere con lui. Diverse volte ho dovuto sentire il “poverina, hai dovuto smettere di allattare” oppure richieste di spiegazioni, io dico sempre quanto sono felice da quando ho concluso l’allattamento e quanto è importante il rapporto tra madre e figlio, e il rispetto delle necessità di entrambi. Oramai siamo tutte informatissime, ma per fortuna le decisioni nella vita non si prendono sempre con la razionalità di uno studio scientifico o con l’incrocio dati da diverse fonti, c’è una componente irrazionale di più del 50%, e in questa irrazionalità ci sono le circostanze, le emozioni e l’intuito che vanno assolutamente rispettati. 

    PS: Uno studio scientifico, se è veramente scientifico, non è offensivo per definizione, lo sono le persone che ne parlano con superficialità e opinano delle decisioni altrui con la stessa superficialità.

  5. Ada Gatti says:

    Perché non posso rispondere subito sotto alla risposta di Autosvezzamento? Comunque: “questo è molto simile” un cavolo. Tu dici parole come “il top” e “la norma”, e poi critichi il linguaggio che tu stessa hai usato. Boh. Bello girare la frittata, eh? Io dico solo che per me allattare è stato facile, per altre non lo è: su 12 mamme del mio ex corso preparto, allattiamo senza problemi in 2. Ah, quando usi le virgolette, ricorda di citare le parole esatte che uno ha scritto: io non ho detto che “non ci riescono”, ma che “non riescono a soddisfare le richieste dei loro figli”. Non significa che non riescono ad allattare, ma che continuano a provare ad aumentare la produzione, tirando il latte, bevendo intrugli, in mille modi, ma all’allattamento (che praticano) devono affiancare il latte artificiale. Su 12 mamme del corso preparto, io e un’altra non abbiamo mai avuto problemi di allattamento (escludendo ingorghi, dotti bloccati o mastiti). Ti assicuro che Don Draper ci fa la calzetta, erano tutte donne motivate e convintissime, non banderuole preda del marketing della mellin! Allattare è difficile, e negarlo non lo renderà più facile. Bisogna aiutare le mamme a farlo (perché è difficile) ma mai e poi mai aggiungere alle loro angoscie la nostra saccenza. E se ascoltassi un po’ di mamme lo sapresti, che il “bollare” è vero, e avresti un po’ più tatto.

  6. Marta Varesi says:

    Sono d’accordo con Annalisa…. Quante polemiche inutili… Se invece di scagliarci contro l’una all’altra, chi allatta, chi non allatta perché non può, chi non allatta perché non ne ha voglia, chi allatta anche se non ne ha voglia, ci comprendessimo, rispettassimo e aiutassimo più tra mamme, tante cose andrebbero meglio per tutte.

  7. Autosvezzamento - La pagina ufficiale di www.autos says:

    Ada Gatti, dal tuo intervento cito:
    ” Io sono stata graziata da due bimbe subito competenti e due montate oceaniche in terza giornata, ma sono circondata da mamme che ci provano (con tutta la motivazione possibile), ma non riescono”
    quindi tu sposi l’idea che allattare sia una fortuna e non riuscirci sia la norma. Questo è molto simile a dire che il latte materno è il top, mentre la formula è la norma ed è questo genere di linguaggio che è alla base del problema, ovvero accettare che non allattare sia la posizione predefinita.
    Se poi devo dire la verità, non so quanto sia vero che ci sia tutto questo “bollare” le donne che non allattano. Se così fosse, allora le percentuali di allattanti sarebbe ben superiore perché la società ci spingerebbe ad allattare (mentre credo che, per 100 motivi diversi, sia vero l’esatto opposto).
    Leggi questo:
    http://www.autosvezzamento.it/breast-is-best/
    /Andrea

  8. Ada Gatti says:

    E lo scrivo mentre ho al seno la mia secondogenita. Certe donne non riescono ad allattare. Meglio la formula di quelle che vengono spinte ad affamare bambini sottopeso per settimane perché “se no il latte non arriva”. Allattare fa bene, ma non farlo non comporta gravi rischi o danni. Favoriamo l’allattamento al seno, ma senza fanatismi.

  9. Ada Gatti says:

    L’articolo è superficiale nell’analisi della reazione di chi non ha allattato. Io sono stata graziata da due bimbe subito competenti e due montate oceaniche in terza giornata, ma sono circondata da mamme che ci provano (con tutta la motivazione possibile), ma non riescono a soddisfare le richieste dei loro figli. Per loro sentir dire la solenne minchiata “tutte le donne hanno il latte, basta volerlo” è offensivo. Perche loro l’hanno voluto. Si sono sbattute molto più di me, che non ho mai usato un tiralatte. Non ce l’hanno fatta, e comunque fanno allattamento misto, cioè doppia fatica. Non è coda di paglia, è sentirsi bollate costantemente come quelle che “non lo volevano abbastanza”.

  10. ValentinaRaimondi says:

    la mia storia è molto simile a quella di Lorenza e Elena. tanti buoni propositi durante la gravidenza, mille letture, tante domande al corso pre-parto…e poi il bimbo nasce e tu sei sola con un capezzolo piatto che non ne vuole sapere di entrare nella boccuccia del tuo cucciolo. chiedo consigli e l’aiuto delle ostetriche in ospedale che mi bollano dopo qualche ora dal parto come un “caso disperato”. mi dicono: signora si compri un tiralatte professionale e ci stia attaccata per 24 h per evitare che il latte finisca”. da quel momento è iniziato il mio calvario. uscita dall’ospedale il mio cucciolo aveva già preso l’aggiunta (io vivevo nel terrore che non mangiasse abbastanza..), il mio seno aveva già le ferite delle ragadi ed io non avevo nemmeno il tempo di coccolarmi il mio pulcino dato che dovevo essere attaccata ad una macchina per tutta la mia giornata. dopo 2 mesi ho rinunciato a malincuore…ero troppo depressa e stanca. tante ore per vedere il biberon pieno di una quantità insignificante. tenere il mio cucciolo attaccato da un seno non aiutava a generare prolattina e quindi latte…era un circolo vizioso..meno latte e più panico e tristezza per me. ho sbagliato a non cercare un aiuto più tecnico ma ora che il bimbo ha 12 mesi ed è in ottima salute, nn mi pento di quella scelta perchè mi ha portato un pò di serenità, che io riversato sul mio piccolo.
    di sicuro il senso di colpa per non aver provato più a lungo non mi impedirà di riprovarci con molta più detemrinazione alla prossima gravidanza…
    NON MI SENTO UN CASO DISPERATO per la conformazione dei miei capezzoli..credo che l’ospedale non sia stato in grado di darmi l’aiuto che MERITAVO.

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