Alimentazione complementare A RICHIESTA (II)



Nel post precedente abbiamo cercato di chiarire la differenza tra “svezzamento” e “alimentazione complementare”. Ora invece concentriamoci sull'”a richiesta”. Chi allatta al seno “a richiesta” avrà già chiaro questo concetto, ma anche la tettalebana più accanita può trovare difficoltà a trasferire questo concetto all’alimentazione.

L’AUTOsvezzamento, o alimentazione complementare A RICHIESTA, (notare l’enfasi) ha come punto cardine il principio che è il bambino a segnalare il proprio interesse per il cibo. Questo interesse si dimostra quando il bambino prende ATTIVAMENTE parte ai pasti dei “grandi” arraffando quello che gli capita sotto mano e che gli sembra interessante per poi portarlo alla bocca e farci … boh… qualcosa. La tavola viene condivisa da tutti, grandi e piccini. All’inizio i più piccini saranno solo spettatori, ma sicuramente immagazzineranno molte informazioni vedendo i genitori che “giocano” a questo strano gioco dove si mettono le cose in bocca per poi farle sparire. Dopo un po’ vorranno provare anche loro, magari dando l’impressione che vogliano mangiare, quando invece desiderano solo fare come fanno i genitori per poi passare rapidamente ad altro. Tuttavia quando un bambino è DAVVERO pronto a mangiare lo farà senza stare a dare retta a niente e nessuno e lo farà secondo le SUE modalità.

Spesso si legge che durante lo “svezzamento” i genitori “propongono” determinati cibi con l’aspettativa che vengano “graditi”; tuttavia così facendo si mette al centro il genitore/pediatra/nonna/amica_di_turno e non il bambino e le sue necessità. Non bisogna dimenticare che mangiare è un istinto che abbiamo tutti e il passaggio dal latte ai solidi è un traguardo che raggiungiamo tutti, indipendentemente da quello che vogliono/fanno i genitori o i parenti. Tenendo questo a mente, a che pro affannarsi a seguire una tempistica scelta arbitrariamente? Forse che se lasciati a loro stessi i bambini si lascerebbero morire di fame? Dopo tutto si accetta che un bambino allattato al seno sappia fare da sé da 0 fino a 6 mesi; si accetta inoltre che dai, diciamo, 12 mesi in su il bambino è in grado di esprimere i propri desideri concernenti l’alimentazione. Chissà perché sembra molto più difficile credere che lo stesso istinto ci sia tra i 6 e i 12 mesi.

Capita anche spesso di leggere di genitori preoccupati che i figli non sembrano interessati a mangiare e quasi altrettanto spesso li si consiglia semplicemente di aspettare tempi più favorevoli per “riprovare a proporre” (a quelli sfortunati viene consigliato di insistere/togliere la tetta/distrarli con giochi-giorstrine-televisioni, ecc., ma per il momento soprassediamo su tutto ciò). Invece bisognerebbe consigliargli di continuare a mettere i figli a tavola e aspettare che siano LORO a dare dei segnali chiari (ovvero arraffare qualcosa dal piatto dei genitori), il che non è lo stesso di continuare a mettere la forchetta davanti alla loro bocca sperando che la aprano. Tra l’altro continuando a “proporre” si corre il rischio che si finisce per preoccuparsi perché il bambino “non mangia”, “non è interessato”, ecc. ecc. innescando potenzialmente tutti quei meccanismi conflittuali genitore-bambino perché il genitore teme che il bambino non sia “performante” mentre, al tempo stesso, il bambino “apprezza” tutte le attenzioni che gli vengono rivolte.

Sovente sul forum si legge che “grazie all’AS” alcuni bambini mangiano voracemente tutto con passione. È chiaro che i genitori dei figli mangioni sono orgogliosi dei progressi fatti dal figlio tra lo sbigottimento generale di amici e parenti, ma allora cosa dobbiamo dire dei bambini che invece sembrano non voler mangiare? L’AS non funziona con loro? Certo che sì. Di nuovo basta ricordare che l’alimentazione è a richiesta. Il merito dell’AS non è quello di far mangiare tutto e in grandi quantità in breve tempo, ma di permettere al bambino di sperimentare secondo i suoi tempi e seguendo le sue inclinazioni. Con un’alimentazione rigorosamente a richiesta (e senza preoccuparsi più di tanto di cosa, almeno a breve e brevissimo termine), c’è una diminuzione drastica e pressoché immediata del livello d’ansia nei genitori i quali, non avendo aspettative nei confronti del comportamento del figlio e nella certezza che, come tutti prima di lui, quando sarà pronto mangerà, si rilassano e così facendo fanno rilassare i figli stessi, innescando una specie di feedback positivo dal quale tutti traggono beneficio. I bambini che mangiano tanto forse avrebbero mangiato tanto comunque, così come quelli che mangiano poco, indipendentemente dal percorso prescelto… Il quanto mangia non è fondamentale (e poi chi definisce cos’è “poco” e cosa “tanto?); l’importante è stare sereni.

Da quanto detto è chiaro che fare uno “svezzamento misto” (sul quale torneremo in un altro post) non ha davvero alcun senso… come si fa a dare cibi in quantità e tempi più o meno precisi, mantenendo al tempo stesso di l’aspetto di “alimentazione a richiesta“? Impossibile… Autosvezzamento è “alimentazione complementare a richiesta”, ovvero il latte la fa da padrone e tutto il resto avverrà naturalmente e senza forzature.

Chi si avvicina all'”alimentazione complementare a richiesta” per la prima volta (e anche la seconda e la terza…) trova spesso difficile accettare l’idea che il bambino sappia autoregolarsi e che se lasciato a se stesso prima o poi mangerà. A chi mostra questi dubbi posso solo dire che mangiare è istintivo facendo parte del nostro essere mammiferi, e non è qualcosa che si apprende (a differenza, per esempio, dall’uso delle posate). Dopo tutto chi ha mai visto un mammifero adulto che si nutra di latte? Agli animali chi glielo ha spiegato che si deve passare ai solidi? Se ciò non bastasse, basta capire che mangiare è come camminare o parlare… prima o poi TUTTI i bambini raggiungono questi traguardi. C’è chi cammina a 9 mesi e chi comincia a 18, chi parla a 12 mesi e chi a 24 mette in croce sì e no un paio di sillabe, tuttavia basta aspettare un pochino e tutti impareranno a parlare e camminare, e quello che è avvenuto prima verrà dimenticato. Se un bambino può imparare a camminare/parlare a richiesta, ovvero seguendo la propria tabella biologica e senza dover sottostare ai desideri dei genitori, non vedo perché la stessa cosa non debba valere per l’alimentazione e lo svezzamento in particolare.

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20 comments

  1. Chiara says:

    Ciao a tutti, sono Chiara mamma di Gaia una bimba di sei mesi e mezzo. Gaia ha passato 4 mesi della sua vita sottopeso, ora ci siamo rimesse in carreggiata. Ha preso a lungo una piccola aggiunta di artificiale e da un mese circa l’abbiamo toltA. Più o meno in concomitanza con le prime manifestazioni di interesse verso il cibo. Dai primi assaggi in un mese ora Gaia padroneggia dei bei Bocconi e li mastica, ha sperimentato tanti sapori e diverse consistenze. Dopo la prima fase in cui ero molto impaurita ora è una meraviglia vederla curiosa e partecipe si nostri pasti.
    Ho solo una perplessità dell’ultima settimana. È aumentata quantitativamente la sua richiesta. A volte mi sembra troppa, chiede con insistenza e spesso se non gliela do rapidamente piange. Difficilmente la posso distrarre perché lei guarda il piatto e ci mette le mani sebbene ancora non afferri bene.
    Che faccio gliene do fino a che chiede anche se è più di un assaggino? Non vorrei ridurre la quantità di latte prodotta dal seno e la
    Sua richiesta e nemmeno farla ingrassare troppo andando poi nella direzione opposta
    Grazie a tutti

    • Andrea says:

      Segui sempre la richiesta e non ti sbagli. Dopo tutto non li sai quanta fame abbia, no? E poi s c’è ancora cibo perché farglieli vedere senza farglieli mangiare se li richiede? :)

      • Chiara says:

        Hai ragione, sto facendo così ma ancora siamo agli inizi e tanti dubbi mi assalgono
        Un’altra domanda: la pasta per esempio la spezzetto a pezzi piccolini, così come le verdure, e il pane, ecc…
        Faccio bene? Nel senso che lei non riesce ancora a tenere bene in mano le cose e portarle alla bocca. La lascio provare ma poi finisce che prende la mia mano e se la porta alla bocca per avere il cibo!

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