Mio figlio è passato dal 50mo al 5o percentile: mi devo preoccupare?



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Se mio figlio scende lungo le curve di crescita, mi devo preoccupare?

Questa è una domanda che ho ricevuto su Facebook in risposta al mio video “Le curve di crescita se le conosci non le temi”.
In quel video dicevo che la cosa importante è che il bambino segua la SUA curva, mentre il percentile, che sia alto o basso, ha poca importanza; l’informazione da prendere dalle curve di crescita è se, in uno spazio di tempo breve, c’è una variazione importante lungo le curve, in più o in meno. Quindi…

Mio figlio è passato dal 50mo al 5o percentile: mi devo preoccupare?

Ciao sono Andrea di Autosvezzamento.it e in questo video voglio esaminare se salire o scendere lungo i percentili, anche in modo vistoso, debba essere NECESSARIAMENTE fonte di preoccupazione.
Per capirci qualcosa dobbiamo chiederci quanto sia comune che i bambini varino percentile di crescita e in questo ci viene in aiuto un articolo pubblicato su Pediatrics nel 2004, intitolato “Spostamenti dei percentili di crescita durante l’infanzia: analisi di dati longitudinali provenienti dal California Child Health and Development Study”.
OK, prima che chiudete questo video perché pensate che tutto ciò sia troppo complicato, fatemi spiegare cosa vuole dire questo titolo altisonante.
Innanzitutto il California Child Health and Development Study è uno studio iniziato oltre 50 anni fa che monitora un gruppo di più di 15 mila famiglie, i loro figli e i loro nipoti per studiare come la salute e le malattie vengono trasmesse da una generazione all’altra – non solo basandosi sulla genetica, ma anche su fattori ambientali, sociali e personali.

Nel nostro caso sono state presi in considerazione un totale di circa 18000 bambini sani, e tra i tanti dati presenti nello studio californiano sono stati analizzati solo peso e altezza, rilevati in occasione di visite di routine, e non visite specialistiche dovute a malattie o altri eventi fuori dall’ordinario. Le pesate per essere considerata valide ai fini dello studio devono essere almeno due all’interno di un intervallo temporale di sei mesi (più o meno 30 giorni). Gli intervalli presi in considerazione sono 0-6 mesi, 6-12, 12-18 e così via fino ad arrivare all’intervallo 54-60 mesi – ovvero da 4,5 a 5 anni. (E tra l’altro, questo è il significato della parola “longitudinale”, ovvero questo è uno studio che segue uno stesso gruppo di persone nel tempo.) I dati così ricavati sono stati plottati all’interno delle curve di crescita del CDC (Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie), pubblicate nel 2000. Queste curve non sono identiche a quelle dell’OMS che verranno pubblicate solo qualche anno dopo, ma le differenze non ci interessano più di tanto in quanto quello che vogliamo studiare è la variazione di percentile, non il percentile in sé. Quindi riguardando il titolo dello studio vediamo che in soldoni vuol dire che “È stato analizzato come si sono evoluti altezza e peso di un folto gruppo di bambini californiani sani da 0 a 5 anni”. Perché non l’hanno scritto così? Perché sarebbe stato troppo facile!
Ecco un esempio di curve del CDC: queste sono quelle per altezza e peso dei maschi da 0 a 3 anni.

variazione lungo curva crescita
Variazioni età peso. In bianco, 0 percentuali principali; in grigio 1; in nero 2+

La variazione nel percentile viene quantificata utilizzando i percentili, cosiddetti, principali che vediamo indicati in questo grafico. Abbiamo il 5to, il 10mo, il 25mo, il 50mo, il 75mo il 90mo e il 95mo. In questo studio si è visto quanti percentili principali un bambino attraversa all’interno delle varie finestre temporali di 6 mesi prese in considerazione. Ad esempio, se un bambino da 30 a 36 mesi si sposta dal 14mo al 45mo percentile, ha attraversato un percentile principale. Un altro se scende dal 94mo al 55mo, si è spostato di 2 percentili principali. Se invece ci muoviamo dal 30mo al 45mo, la variazione sarà pari a zero.
I risultati sono molto interessanti. A titolo di esempio vi faccio vedere il grafico del numero di percentili principali attraversati nella curva peso in funzione dell’età.
In bianco vedete la percentuale di bambini che non hanno attraversato alcun percentile principale. In grigio ne hanno attraversato uno. In nero ne hanno attraversati almeno due. Notate come tra 0 e 6 mesi meno di un quarto dei bambini non attraversano alcun percentile principale, mentre i restanti 3/4 sono ugualmente divisi tra chi ne ha attraversato 1 e chi 2 o più. Mano mano che i bambini crescono aumenta la percentuale di quelli che non attraversano percentili, mentre quella di bambini che ne attraversano 2 o più decresce vistosamente. Senza andare a vedere in dettaglio i numeri, vedete subito a colpo d’occhio come il fenomeno di “riallineamento” della curva di crescita sia molto diffuso nella prima infanzia e continua ad essere comune fino a verso i 5 anni.
Nell’articolo si afferma come

“il riallineamento osservato in questo studio potrebbe essere attribuibile al fatto che i bambini che sono particolarmente alti o pesanti crescendo tendano a diventare non così alti o più smilzi, e viceversa”.

Questa si chiama “regressione verso la media” ovvero nella vita le cose per quanto possano andare, anche per lunghi periodi, molto bene o molto male, con l’andare del tempo si controbilancieranno raggiungendo un equilibrio. Oppure, continuano nell’articolo, la variazioni di percentile possono essere attribuite a

errori di misurazione o variazioni random.

Il punto è che

gli operatori sanitari devono sapere cosa aspettarsi, indipendentemente dalla causa, e non necessariamente sorprendersi.

Il numero maggiore di variazioni si trova nella curva di crescita che combina altezza e peso. Questo si traduce nel fatto che i bambini modificano le proporzioni del loro corpo raggiungendo nel tempo il loro personale equilibrio. Gli autori affermano che l’alta percentuale di bambini di alto peso, data una certa altezza, che scendono di due o più percentili durante la prima infanzia indica come essere “pesanti” in relazione all’altezza non sia da collegarsi a un rischio di obesità o di sovrappeso negli anni a seguire. Inoltre, ci si può aspettare come una percentuale alta di bambini leggeri, ma lunghi recuperi lungo la curva di crescita.
Gli autori continuano affermando che

i pediatri devono essere al corrente del fatto che il riallineamento lungo le curve di crescita durante l’infanzia è un fenomeno naturale e colpisce un vasto numero di bambini, particolarmente durante la prima infanzia. La frequenza di spostamenti verso l’alto e verso il basso suggeriscono che serve un periodo di ‘osservazione’ prima di far suonare campanelli di allarme relativi a malnutrizione o sovralimentazione.

Infine, continuano sempre gli autori,

gli spostamenti di percentile durante gli anni dell’infanzia presi da soli non sono sufficienti per giustificare l’utilizzo di test estensivi o di procedure invasive.

Quindi cosa abbiamo imparato da tutto ciò? Che, come se non lo sapessimo, le curve di crescita da sole non danno tutte le risposte, anzi, ne danno molto poche, e che il loro utilizzo va visto nel complesso della salute del bambino.
Per ultimo, vi lascio con una perla di saggezza che mi ha detto un mio amico epidemiologo (che studia proprio la crescita dei bambini), e che andrebbe stampata e appesa in TUTTI gli studi pediatrici, e cito:

seguendo un principio che ritengo sacrosanto (guardare il bambino prima di guardare le curve di crescita), mi accerterei del suo stato: fa tutto ciò che ci si aspetta da un bimbo di tot mesi? Si regge seduto, cammina, corre? È felice ad ogni scoperta, rompe le scatole? Funzionano bene tutti gli organi e apparati: pipì, cacca, cuore, respirazione, sonno etc? La salute è buona o si sospetta qualche malattia, o è sempre malaticcio? Se tutto va bene, di curve di crescita e relativi percentili, IO, me ne infischierei!

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