Una tela di emozioni



ago e filo

Qui sotto trovate un piccolo scritto buttato giù ripensando a come andarono le cose con la mia prima figlia, a come non riuscimmo a  far partire l’allattamento. Non sapevo ancora di essere incinta della secondogenita ma fra le righe vi leggo tutto il pathos tipico della gravidanza. Tuttavia rileggendolo ho pensato ad altre cose da dire perché mentre lo scrivevo parlavo senza avere conosciuto un allattamento “vero”.

Capita a volte che, per qualsivoglia ragione, si alimentino i bambini con latte artificiale.

A prescindere dalle condizioni che portano a questa scelta vorrei fare una considerazione sulla modalità di allattamento.

Quando un bambino viene allattato al seno non si nutre solo la pancia.

Nutre tutti i suoi sensi, sia i 5 ufficiali che quelli che forse non sono ancora stati scoperti e di cui faranno un giorno parte anche l’istinto materno e quello paterno.

I bambini hanno bisogno del contatto con la mamma. Quando vengono allattati al seno vedono da vicino il viso di chi li ha messi al mondo, ne sentono l’odore, il battito del cuore, il calore e la voce tanto tanto vicina.

E questo dovrebbero avere anche se vengono nutriti con il biberon.

Ecco, forse la questione è proprio questa: considerarlo allattamento e non puro nutrimento del bambino.

Allora perché non concedergli la tranquillità di un momento in solitudine con la sua mamma? Certo, la mamma che nutre al seno lo fa spesso in molte situazioni diverse ma ha sempre qualche poppata notturna e silenziosa o qualche momento di “solitudine in duo” durante la giornata. Un momento in cui due esseri diventano uno solo.

Mentre li si allatta con il biberon possono essere tenuti in braccio dalla mamma e godersi tutto il calore della pelle. Non nutrite vostro figlio senza nemmeno sollevarlo!

Devono poter guardare da vicino tutto l’amore che madre natura mette nello sguardo di una novella mamma (e anche qualche mese più in là). E poi da lontano non ci vedono ancora…

L’allattamento artificiale concede alla mamma di godere di qualche mano in più a reggere il biberon.

Ma fermatevi e pensateci bene.

Vostro figlio è privato della possibilità di nutrirsi da voi, volete davvero privarlo della possibilità di nutrirsi di voi?

Chiudete gli occhi se volte e pensate che non è un biberon ma il vostro seno. Probabilmente avrete picchi di prolattina, come succedeva a me.

Vostro figlio ha bisogno della sua mamma e il più possibile solo di lei.

Datevi a lui.

L’ho scritto di getto, come se le mie parole potessero essere il grido di tutti i bambini figli di mezze mamme come lo ero io. Io e lei insieme non riuscimmo a far funzionare l’allattamento. Soffrii tanto.

Da circa sei mesi, invece, allatto la secondogenita. È  stato un percorso difficile e se avessi letto il mio scritto probabilmente avrei chiuso il laptop con energia e parolacce.

Ma ora che le cose vanno bene ho riscontrato che quello che scrivevo così, sulla fiducia, era realtà.

Pur non provando piacere nell’allattare, instauro con la mia bambina un momento che è solo nostro. Quando non balla in giro la primogenita, non c’è la televisione accesa, non sto parlando della giornata con il mio compagno o organizzando la settimana o rispondendo alle mail, quando finalmente c’è calma: ecco che la poppata rallenta, che il respiro di mia figlia cambia, che resta girata verso di me, che la sua mano mi carezza. In quel momento so che sto tessendo la tela che già lega le nostre vite e che servirà a rimbalzare le sue cadute, ad avvolgerla se avrà freddo o ad asciugarla quando sarà stata sotto la pioggia battente. Vedo emozioni diventare trama e ordito della nostra relazione.

In quel momento mi capita di pensare che sebbene io abbia fallito l’allattamento della primogenita non ho fallito la tessitura della nostra tela. Mentre sostenevo il suo biberon la cullavo e coccolavo. Sussuravo a volte, a volte mi addormentavo con lei. E lei mi carezzava con la mano.

Ero una mezza mamma dal punto di vista fisico ma una mamma intera emotivamente.

Allattamento, emozioni,legami, biberon, latte artificiale

La scelta di passare in solitudine con mia figlia il momento dell’allattamento al biberon si è rivelata ottima, ne ho certezza. Il lasciarmi andare all’istinto anche in un momento di vita artificiale è stato meraviglioso.

Probabilmente iniziai solo per i sensi di colpa: non la allattavo ma me la tenevo stretta stretta. Davo latte artificiale a richiesta senza preoccuparmi che fosse troppo o troppo poco.

Vedo e ascolto mamme che delegano volentieri il biberon, lo cedono ai papà (non me ne vogliano) o alle nonne con sollievo e mi chiedo perché facciano questa scelta. Io vivevo la nostra alimentazione artificiale cercando di riportarla il più possibile vicino a quella che sarebbe stata naturalmente. Se avessi allattato non avrei potuto delegare nessuno, e se ad allattare c’è solo la mamma una ragione ci sarà pure! Perciò, non appena tornavo dal lavoro (sono tornata al lavoro a tempo pieno quando mia figlia aveva quaranta giorni) mi occupavo da sola di allattare mia figlia, perché nutrivo anche i suoi sensi, le sue emozioni e la nostra tela.

Le mie bambine sono state nutrite in modo molto diverso e la tela che lega me a loro ha filati diversi e diverse lavorazioni, ma è resistente e colorata. Per loro ho avuto la stessa sensibilità e sono sempre stata sincera.

Che bella tela sto tessendo con le mie bambine, c’è già anche qualche rammendo. Ma almeno so che, per ora, non ha buchi.

 

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16 comments

  1. FilippoCrostella says:

    Un contributo davvero prezioso, affinchè nessuna mamma si debba più sentire sbagliata o incapace…cara Valentina, anche la nostra storia somiglia molto alla tua, il nostro è stato inizialmente un allattamento “drammatico” per tantissimi motivi…..ora che la nostra piccola ha 9 mesi la tela è diventata un bellissimo quadro d’autore… <3

    • Valentina says:

      Giulia Tenuta Tu e Rossana avete avuto molta parte nel formarsi delle mie idee in merito di mammitudine (dovrei dire maternità, ma non sarebbe esattamente la stessa cosa!). Mi iscrissi al forum quasi come fossi in cerca di mamme che avessero qualcosa da trasmettermi che mi mancava. E lì ho trovato di che nutrirmi!

      • LauraFracassi says:

        @Valentina Giulia Tenuta ti hanno allattata con il “virtuale” ma dandoti quella sensazione di esclusività e vicinanza tipica dell’allattamento al seno? :-)

      • Giulia Tenuta says:

        @Valentina bei tempi! Mi sentivo molto più sicura. Ora è crisi nera…fra ott e gelosia :(. Comunque bellissimo articolo. Le tue bimbe sono fortunate.

  2. RossanaLiberatoscioli says:

    è un post meraviglioso perchè nella sua semplicità e autenticità racconta la profondità del rapporo fra madre e figlio in maniera esemplare. E’ la profondità del gesto che fa la differenza come ha ben capito Valentina!

  3. LauraFracassi says:

    ho lavorato 13 con bambini in istituto ed ho “allattato” molti di loro cercando sempre di dare quel “calore materno” di cui parli tu, di passare l’amore attraverso uno sguardo ed il mio corpo (forse con più attenzione che con mio figlio allattato al seno) e spesso i volontari non capivano perchè non permettevamo loro di allattare i bambini, non gli sembrava importante che quel bambino avesse quel rapporto privilegiato solo con poche persone, senza essere sballottato da mani e odori sconosciuti. Mi è capitato spesso di vedere amiche che fanno allattare i figli a chiunque sia in casa: amici, cugini, zii…..come se fosse un gioco che deve divertire l’adulto e non una cosa intima che il bambino potrebbe non gradire fatta da altri (come il cambio del pannolino, per dirne un’altra). Sono d’accordo che, se la mamma è stanca e distrutta, sia un gesto delegabile ma, solo se si è pienamente consapevoli del suo significato (e Valina lo racconta in modo magnifico) questa delega viene fatta sul reale bisogno e non perchè “tanto se lo fa la nonna è uguale”.

  4. alexaleaia says:

    D’altronde, biberon o non biberon, sono fervente sostenitrice dell’idea che un bimbo, e più piccolo comincia, meglio è, abbia bisogno di “nutrirsi” con questa vicinanza intensa ANCHE DEL PAPA’. Non gli togli niente, gli regali qualcosa in più, qualcosa di inestimabile, prezioso, imperituro. Nonne e affini vanno bene, sono una cosa preziosa e bella anche loro, ma il papà che ti ha nutrito e tenuto stretto stretto e che ha curato con tenerezza il tuo corpicino minuscolo e completamente dipendente è la sicurezza assoluta sempre e ovunque e in qualsiasi circostanza per tutta la vita, perché il papà è “l’altro”, è il mondo esterno, è lui quello forte che ti protegge dai pericoli del vasto mondo, mentre la mamma è la dolcezza di casa.

    • Valentina says:

      alexaleaia Scusa, non avevo letto ancora quest’altro commento. Concordo appieno con te, ci sono tantissimi momenti che creano il rapporto con il papà e sono fondamentali. Ma ho notato qualche cosa di diverso fra l’allattare in esclusiva la secondogenita e il delegare molte poppate della primogenita. Non so se troverei parole per spiegarlo. Sostengo tutti i papà! Ci mancherebbe…
      Forse, non avendo provato la sensazione drammatica di non bastare a tuo figlio, ti sembra strano il mio scritto. Io parto sempre dal presupposto che seguire la natura sia fondamentale: la mamma dovrebbe allattare e a farlo può essere solo lei. Da qui parte tutta una serie di derivazioni che portano a strade diverse. Così è successo anche a me, ma ho sempre cercato di avvicinare le situazioni alla loro “normalità”. Se avessi dovuto seguire la natura non avrei potuto lavorare! Così ho scelto di essere presente a mia figlia tutte i momenti in cui non lavoravo, totalmente. Ho cercato di avvicinarmi alle necessità di mia figlia il più possibile. (ma questa è tutta un’altra storia)

      • alexaleaia says:

        Oh si si, so bene cos’è la sensazione di non bastare, anche se non ha nulla a che vedere con l’allattamento. Ma ho sempre anche pensato sia giusto, che la mamma non basti. Non si può e non si deve volere essere tutto quello di cui il bimbo ha bisogno. la natura è crudele, e se noi uomini non fossimo scaltri per supplementarla quando ci fa gli scherzi, ebbene, moriremmo e basta.

  5. alexaleaia says:

    Valina, nonostante sia al 100% d’accordo con quello che scrivi sulla intimità del rapporto fisico e relazionale anche col biberon, ti stronco con indignazione per aver osato scrivere “mezze mamme”!!!! Tu non sei MAI stata una mezza mamma, e nessuna mamma che non ce la fa ad allattare è una mezza mamma, né fisicamente né in altro modo. Può anche capitare che si allatti al seno con assoluta facilità e zero dolore (non odiarmi, per me è stato così), ma che sia una rottura di scatole, che ti addormenti mentre la tua adorata bimba poppa, o che la tua mente vaghi altrove, o che t’incavoli perché la dolce piccolina, invece di stringere il tuo dito nel suo pugnetto, acchiappa i tuoi capelli, se li arrotola tra le dita e tira. Il cibo è cibo, e le coccole son coccole, e anche se non coincidono tra loro, poco male, saranno sempre infinitissimissimamente più importanti le coccole.

    • Valentina says:

      alexaleaia Eeeh! Vaglielo a spiegare al mio inconscio che non ero davvero una mezza mamma!! C’è voluto un po’ perché capissi che potevo essere una buona mamma pur senza allattare. C’è voluto un allattamento al seno per poter capire appieno la questione. Le coccole sono come quelle che dici tu, ma quei momenti che si sviluppano, anche poche volte ma incredibilmente profondi, mentre mamma e bambino si scambiano il cibo e l’amore, hanno un sapore tutto particolare!

  6. Sono d’accordo che anche con il biberon si dovrebbe riprodurre lo stesso contatto fisico che si ha con l’allattamento al seno. alla fine che sia una tetta o una tettarella poco cambia… è il contatto con la mamma (oltre che ovviamente il cibo) che contano. però sul fatto che non si dovrebbe lasciarsi aiutare da nessuno non sono tanto d’accordo. certo l’autrice del post lo dice perchè è tornata presto a lavorare, quindi per forza di cosa ha dovuto “pianificare” le poppate, e posso capire la difficoltà di farlo. ma dal punto di vista di una mamma che ha allattato 2 bambini al seno, la stanchezza è tanta. i primi mesi non ostante ci fossero persone disposte a darmi una mano, ho preferito allattare sempre io perchè tirarmi il latte per poi farlo dare da qualcun altro mi sembrava una doppia fatica. se dovevo perdere tempo a tirarmelo tanto vale darlo direttamente a lui! me lo sono tirato quando è stato necessario lasciare i miei bimbi alle cure di qualcun altro per tornare a lavorare o altri impegni. secondo me è giusto avere un approccio equilibrato. ma lasciare che il papà dia qualche poppata è secondo me una bella opportunità e non toglie nulla a una mamma che comunque si dedica al figlio con tutte le sue forze.

    • Valentina says:

      CosmicMummy1976 Non ho detto che non ci si dovrebbe fare aiutare. Solo che ci si dovrebbe concedere qualche momento in coppia in tranquillità. L’aiuto è ciò che ha reso possibile per me il diventare mamma. Senza aiuto non sarebbe stato possibile, ed è complicato qui spiegarlo. Dedicare qlcune poppate in serenità e silenzio si può fare anche se a volte ci sono gli altri ad occuparsi del bambino, io stessa restavo fuori 9 ore al giorno e lavoravo tutti i giorni della settimana: perciò quando tornavo mi occupavo io della bambina. E’ anche avvenuto che delegassi il papà di qualche poppata notturna (il latte artificiale concede facilmente questa possibilità)…volevo però cercare di sensibilizzare quelle mamme che lasciano un po’ al caso, anche con solliveo, l’offerta del biberon. :)

      • @Valentina si avevo capito cosa intendevi dire :-) ma appunto tu hai sentito il bisogno di ritagliarti dei momenti di “intimitá” perché eri fuori tante ore anche quando tua figlia era molto piccola, molte mamme invece passano tante, troppe ore da sole con i loro neonati e ti assicuro che per quanto sia un periodo bello ed emozionante, la stanchezza e l’alienazione si fanno sentire. Io con il primo figlio ero sola tutto il giorno, mia madre é stata con me 1 mese, per le emergenze dei primissimi giorni, poi é tornata a casa viviamo lontani dai nostri genitori e quando ho partorito la prima volta ci eravamo trasferiti da relativamente poco, avevo poche amicizie, le mie piú care amiche erano tutte lontane. Mio marito lavorava tutto il giorno, era inverno, un inverno particolarmente piovoso. Mio figlio sarebbe stato attaccato al seno 24h senza interruzioni, non riuscivo a pranzare, per cenare dovevo aspettare che mio marito tornasse e mi preparasse qualcosa. Allattavo e basta, quando non ne potevo piú mi mettevo il giaccone col cappuccio, coprivo la carrozzina con la plastica, e uscivo, sotto la pioggia, ad orari improbabili, girando a vuoto per disperazione. Mi hanno salvata il computer, mi ero creata una postazione da allattamento che mi permetteva di divagarmi e mantenere contatti con le amiche lontane, e il consultorio, dove mi sono fatta delle nuove amiche neo mamme come me. Tornassi indietro rifarei esattamente le stesse cose, le stesse scelte, sia ben chiaro. E se mia madre é andata via dopo 1 mese é stato perché io le ho chiesto di permettersi di cavar mela da

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