08-02-2012, 02:08 14
Un bambino di tre anni alla scuola dell'infanzia e uno di sei alla scuola elementare sono distantissimi.
A tre anni il rapporto con gli altri non è ancora stabilito e ...stabile. A sei si presume che lo sia.
Un bambino di tre anni su una seggiolina non è una buona cosa.
Perché, sebbene non abbia idea concreta di ciò che fa, "sente" di aver fatto una cosa che fa male (sia essa uno spintone, uno sgambetto o chissà che altro). Comincia a capire anche di avere una sorta di potere e questo lo manda in enorme confusione. Perché deve imparare ad accettare una forza che ha dentro di sé e al tempo stesso imparare a non usarla sugli altri.
Capita perciò che sia turbato da se stesso e non riesca nemmeno a fermarsi dal fare ciò che sta facendo perché semplicemente è spaventato. Spaventato per la sua azione e con una idea nebulosa di senso di colpa per il modo di manifestare la sua azione. D'altronde avrà sentito la mamma mille volte dire che "non si fa" "non si tirano i capelli" ecc.
Perciò è chiaro che il bambino che ha subito l'azione debba essere coccolato, ma altrettanto il bambino che ha agito deve essere confortato sul fatto che è corretto che provi dispiacere, che ancora non sa controllare bene le sue azioni e che la forza esiste ma si può lasciarla da parte oppure che non si spaventi o che sicuramente non voleva fare male (non del male, eh, male e basta....mica siamo qui per la morale, ma per le azioni). Se ti calmi qualche minuto insieme a me poi posso accompagnarti a chiedere scusa.
Mi pare abbastanza evidente la differenza fra il reprimere l'uso della forza e l'imparare a gestirla. E, secondo me, l'adulto che conosce la forza e la gestisce sarà diverso dall'adulto represso che non la sa controllare.
Ora tutto questo si scontra con il fatto che i bambini sono tanti e che c'è una sola educatrice...
Ma davvero ci sono 25 bimbi di tre anni nella stessa classe con una sola maestra?
A tre anni il rapporto con gli altri non è ancora stabilito e ...stabile. A sei si presume che lo sia.
Un bambino di tre anni su una seggiolina non è una buona cosa.
Perché, sebbene non abbia idea concreta di ciò che fa, "sente" di aver fatto una cosa che fa male (sia essa uno spintone, uno sgambetto o chissà che altro). Comincia a capire anche di avere una sorta di potere e questo lo manda in enorme confusione. Perché deve imparare ad accettare una forza che ha dentro di sé e al tempo stesso imparare a non usarla sugli altri.
Capita perciò che sia turbato da se stesso e non riesca nemmeno a fermarsi dal fare ciò che sta facendo perché semplicemente è spaventato. Spaventato per la sua azione e con una idea nebulosa di senso di colpa per il modo di manifestare la sua azione. D'altronde avrà sentito la mamma mille volte dire che "non si fa" "non si tirano i capelli" ecc.
Perciò è chiaro che il bambino che ha subito l'azione debba essere coccolato, ma altrettanto il bambino che ha agito deve essere confortato sul fatto che è corretto che provi dispiacere, che ancora non sa controllare bene le sue azioni e che la forza esiste ma si può lasciarla da parte oppure che non si spaventi o che sicuramente non voleva fare male (non del male, eh, male e basta....mica siamo qui per la morale, ma per le azioni). Se ti calmi qualche minuto insieme a me poi posso accompagnarti a chiedere scusa.
Mi pare abbastanza evidente la differenza fra il reprimere l'uso della forza e l'imparare a gestirla. E, secondo me, l'adulto che conosce la forza e la gestisce sarà diverso dall'adulto represso che non la sa controllare.
Ora tutto questo si scontra con il fatto che i bambini sono tanti e che c'è una sola educatrice...
Ma davvero ci sono 25 bimbi di tre anni nella stessa classe con una sola maestra?
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se c'è un problema è da lui che va, con i suoi ha quasi rapporto zero perchè tutt'ora si sente apprezzato per quello che fa e non per quello che è! E' anche bello che la famiglia sia diversa dal resto del mondo non credi?
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2/10/2007 Tartarughino
27/6/2010 Torello

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) e ad un certo punto nella sua vita gli viene detto che il basket non è uno sport per lui, di lasciar perdere...bè è da là che lui capisce che il basket è proprio quello che VUOLE fare e di quello che pensano gli altri non gli interessa nulla, a costo di rimanere un atleta mediocre lui quello vuole fare! ed è poi da là che comincia a vincere, vincere e vincere e diventa un campione! non è stata una cosa che nessuno gli ha inculcato, gli è venuta da dentro, sapeva che era quella la sua strada ed era anche disposto a non vincere mai per seguire la sua passione...dunque un moto interiore+sana competizione
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