E se si strozza? Riflesso faringeo e soffocamento

“Aiuto! Si strozza!!”

La paura che il bambino si strozzi con qualche pezzetto di cibo è sempre la prima preoccupazione di chi sente parlare di bambini che non mangiano pappe, ma cibo solido nel senso stretto del termine. Ci sono anche molti genitori che – nonostante credano nell’autosvezzamento – più di altri faticano a lasciarsi alle spalle le paure legate ad una determinata maniera di pensare ai bambini.

Ispirati da un articolo dedicato al Baby-led weaning, guardiamo da vicino il rischio di soffocamento e impariamo a riconoscere quando dobbiamo preoccuparci e quando invece non è necessario, imparando a capire e a fidarci delle capacità innate di nostro figlio.

La paura che un bambino non sia in grado di gestire cibo solido è comprensibilmente molto diffusa se si pensa che è credenza comune che per passare dal latte al cibo normale è necessario passare attraverso le pappe, o meglio cibi ridotti in purea o omogeneizzati. La realtà è che un bambino che si dimostra pronto ad iniziare lo svezzamento, se gli si dà la possibilità di provare e fare pratica, è in grado di gestire il cibo in bocca esattamente come noi adulti (N.B. discorso che NON vale, invece, per bambini introdotti ai solidi precocemente). Noi tutti possediamo un riflesso, chiamato riflesso faringeo, che è la risposta del nostro corpo contro il soffocamento.

Tuttavia, molto spesso, l’attivazione del riflesso faringeo ci spaventa, vedere nostro figlio che diventa rosso in viso e tossisce mentre mangia ci terrorizza e ci confonde: si starà strozzando?

Il riflesso faringeo

È il naturale meccanismo anti-soffocamento: una contrazione muscolare che protegge la gola evitando che un qualsiasi corpo estraneo che arriva a toccare il palato molle o la parte mucosa alla base della lingua vi penetri, rigettandolo attraverso un conato, colpi di tosse o anche vomito.

Gill Rapley, autrice del libro Baby-led weaning, suggerisce che, nei bambini in età di svezzamento, il punto in cui questo riflesso si attiva sia più vicino alla parte anteriore della bocca che non negli adulti. Questo significa quindi che il meccanismo di protezione delle vie respiratorie da rischio di soffocamento è ancora più accurato nei bambini? Difficile a dirsi. In letteratura sono riuscita a rintracciare un solo documento, datato 2001 (in verità è una summa di studi fatti antecedentemente), che accenna a questo fatto.
Questo documento parla però di due cose importanti. Traduco, riassumendo, i punti salienti:

Il riflesso faringeo comincia a perdere d’intensità a partire dai 6 mesi, quando coinvolge i 2/3 posteriori della lingua, senza però scomparire del tutto. L’area di stimolazione diminuisce gradualmente fino a interessare il quarto posteriore della lingua

Tra i 6 e i 9 mesi la funzione motoria orale è pronta dal punto di vista dello sviluppo per l’introduzione di cibi solidi e semi solidi. Nei bambini più piccoli a cui venissero offerti cibi solidi o semi solidi l’anatomia orale, le risposte dei loro riflessi e la conseguente funzione motoria orale indicano come essi siano prematuri dal punto di vista dello sviluppo e come ciò possa incrementare il rischio di aspirazione

In soldoni, un bambino che non è pronto allo svezzamento, è a maggior rischio di soffocamento.

È fondamentale mettere in luce altri aspetti, che la stessa Rapley sottolinea: è importante che il bambino sia

  • in controllo di ciò che finisce nella sua bocca
  • capace di mantenersi seduto in posizione eretta durante il pasto
  • messo in condizione di sperimentare con consistenze diverse

Un bambino lasciato libero di fare esperienza, toccare, maneggiare, assaggiare, annusare il cibo in tutta libertà, oltre ad imparare sin da subito a gestire il cibo in bocca, comprende presto cosa è commestibile e cosa no, e potrà essere meno interessato a portare alla bocca oggetti non commestibili perché ha esaurito già quel tipo di curiosità del mondo.

La mia esperienza personale e quella di altri genitori testimoniano che, con l’alimentazione complementare, gli episodi di conati si fanno sempre più rari grazie al fatto che il bambino impara a gestire il cibo destreggiandosi sempre meglio.
Il riflesso faringeo è lo stesso che provoca conati di vomito ai bambini che, abituati a consistenze omogenee, fanno fatica a gestire texture diverse. Il bambino svezzato in questo modo non ha imparato il complesso meccanismo di gestione del cibo che comprende la masticazione (anche se rudimentale quando ancora non ci sono i molari) e la deglutizione secondo la modalità che conosciamo noi adulti, e si trova a doverlo fare più avanti: quasi un secondo svezzamento, ma stavolta dalle puree.

Tanto per chiarire meglio di cosa stiamo parlando, nel video qui sotto vedete Miss C, 6 mesi e mezzo, che ci dimostra il suo riflesso faringeo.

 

Come intervenire? Non intervenire!
Se vediamo che nostro figlio è in difficoltà con un pezzo di cibo, non dobbiamo cercare mai di intervenire infilandogli le dita in bocca per estrarre il cibo allo scopo di aiutarlo: è molto pericoloso perché rischiamo di spingere il corpo estraneo più in fondo. Diamo al bambino la fiducia e il tempo di fare da solo, con qualche spinta o colpo di tosse il pezzo di cibo ritornerà al suo posto.
Il nostro compito è di essere sempre vigili e non lasciare mai il piccolo mangiare senza supervisione.
Dopo un episodio di questo tipo in genere il bambino continua a mangiare tutto contento, come se niente fosse.

L’ostruzione parziale o totale

Un bambino “si strozza” e rischia il soffocamento quando un corpo estraneo blocca le vie aeree, quindi se un pezzo di cibo ostruisce la trachea. Il piccolo può diventare cianotico e mostrare evidente difficoltà a respirare; non riesce ad espellere il corpo estraneo dalla gola e, con gli occhi spalancati non emette suoni.

Qui sì che bisogna intervenire! Per non soccombere al panico, in questi casi è molto importante saper cosa fare; ogni genitore, e non solo, dovrebbe imparare come operare le manovre di disostruzione pediatrica, che sono l’unica maniera per salvare la vita a una persona a rischio di asfissia. La Croce Rossa Italiana, grazie all’iniziativa del Dott. Marco Squicciarini, mette a disposizione dei corsi di disostruzione pediatrica, spesso gratuiti, in tutta Italia e video illustrativi per raggiungere anche chi non può frequentare questi corsi: partecipate, se potete, e diffondete tra i genitori e gli operatori per l’infanzia quanto è importante che tutti coloro che si relazionano con i bambini sappiano cosa fare e come reagire.

Come ben sintetizza l’abstract di questo articolo pubblicato su NCBI, i bambini fino a 3 anni sono vittime frequenti di soffocamento per una serie di concause(*): la loro tendenza ad esplorare il mondo usando la bocca, la mancanza dei molari e quindi la ridotta abilità nel masticare i cibi, la scarsa o assente (nei più piccoli) capacità di riconoscere gli oggetti edibili da quelli che non lo sono (punto su cui però ho personalmente alcune perplessità, vedi sopra) e la tendenza a svolgere altre attività mentre mangiano.

Ma gli incidenti di soffocamento sono prevedibili.
Come? Ne parliamo nell’articolo sulla prevenzione.

[hr]

Ringrazio Gill Rapley e Marco Squicciarini per aver suggerito spunti di riflessioni e letture per le mie “ricerche” per comporre questo articolo.

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