Non sono sicuro che il bambino sia pronto. Che faccio, aspetto?



Come dobbiamo comportarci quando i segnali di prontezza da parte del bambino non sono così chiari? In sostanza per farlo cominciare ad auto svezzarsi dobbiamo aspettare?

In questo articolo voglio rispondere a questa domanda che mi è arrivata proprio l’altro giorno via email. Trovo che sia interessante perché se da una parte sembra parlare di quando si comincia lo svezzamento, dall’altra ci fa riflettere in modo più approfondito su come effettivamente percepiamo l’autosvezzamento.

inizio svezzamento segnali prontezza
Il video

Quello che state leggendo è la trascrizione del video (che trovate qui o cliccando sull’immagine in alto) uscito l’altro giorno sul canale YouTube.
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Iniziamo con un ripassino; l’ho già detto tante volte in altri articoli e video, ma per semplicità ricordo che i segnali che ci dicono che il bambino è pronto per cominciare con una dieta diversa dal solo latte sono:
1) ha perso il riflesso di estrusione, che sappiamo gli fa tirare fuori la lingua quando gli si tocca il labbro, e che gli consente di poppare;
2) ha una buona coordinazione occhi mano bocca, ovvero vede un oggetto lo prende in mano e lo porta alla bocca
3) riesce a stare seduto senza aiuto o quantomeno riesce a tenere la testa eretta, e per ultimo anche se probabilmente è il più importante di tutti
4) mostra interesse verso il cibo.

Se uno fa svezzamento tradizionale, medicalizzato, tabellare chiamatelo come volete, CHIARAMENTE vuole assicurarsi che questi segnali ci siano tutti e siano ben chiari. Questo è importante, per non dire fondamentale. (Questo è il link un altro un video dove vi mostro degli inizi di svezzamento di bambini “non pronti”. Qui invece trovate esempi di bambini DAVVERO non pronti.) Ma per un bambino che si svezza solo, che domanda dobbiamo porci? Chiaramente è utile sapere, anche per una nostra tranquillità, che il bambino sia effettivamente pronto, però qual è il nostro ruolo? Noi siamo lì semplicemente per aiutare, siamo lì per facilitare, per sorvegliare, per assicurarci che non accada niente di brutto, per cucinare e così via, ma siamo lì anche per incominciare o per frenare o per fare aspettare?

Rileggiamo la domanda che mi era stata posta: se non siamo sicuri che i segnali di prontezza ci siano tutti, per farlo cominciare ad auto svezzarsi dobbiamo aspettare? Riflettiamo un attimo: “per farlo cominciare ad auto svezzarsi dobbiamo aspettare?”, qual è il soggetto di questa frase? Chiaramente il verbo “dobbiamo” è retto dal pronome NOI, ovvero noi genitori; noi adulti. Ma come facciamo, NOI, a far sì che qualcuno cominci a fare una cosa da solo quando è pronto. Vedete la contraddizione: da una parte affermiamo che noi dobbiamo fare qualcosa; dall’altra diciamo qualcun altro deve fare da solo: le due parti della domanda non vanno d’accordo tra loro. La frase probabilmente poteva essere scritta in questo modo, “se i segnali non ci sono tutti dobbiamo effettivamente frenare nostra figlia e farla aspettare prima che cominci ad autosvezzarsi?” In questo caso la frase è più sensata perché riconosciamo che per certi versi pensiamo di doverci intromettere nello sviluppo di nostro figlio. Badate bene, non è una questione di lana caprina, ma serve per farvi capire come lo svezzamento tabellare si insinua dappertutto e fa parte del nostro DNA. Una frase quale “come faccio a far autosvezzare mio figlio” la dice lunga…

Questa continua tensione tra svezzamento medicalizzato e autosvezzamento c’è sempre e dappertutto; l’ho detto e l’ho ripetuto tante volte: il modo in cui parliamo tradisce il modo in cui pensiamo per cui nonostante gli sforzi che uno fa, e li capisco benissimo perché ci siamo passati tutti, fare il cambiamento di prospettiva che ci fa passare da uno svezzamento a guida del genitore ha uno svezzamento a guida del bambino è profondo e difficile. Quindi, tornando alla domanda di partenza, il genitore cosa deve fare? Secondo me poco e niente. Nel senso che se il bambino è interessato ma non ha ancora completato lo sviluppo motorio, farà quello che potrà con il cibo. Se ad esempio ha ancora il riflesso di estrusione, allora se lo porterà alla bocca per dargli una bella ciucciata, perché è l’unica cosa che sa – e può – fare, ma non è un problema perché in tanti cominciano così. Oppure se la coordinazione occhi mano bocca non c’è ancora, che cosa succederà? Il bambino proverà a prendere qualche cosa però non riuscirà a trovare la bocca o lo farà cadere, ma anche questo è normale perché in tanti cominciano così. Si può aggiungere che magari il bambino desidera essere aiutato, ma questo è un altro discorso (e non c’è niente di male se vuole essere aiutato, va benissimo così) e comunque possiamo star certi che se un bambino desidera essere aiutato te lo fa capire.

L’unico punto sul quale NON si può transigere è la presenza o meno di interesse. Se il bambino non è interessato c’è poco da fare; può essere prontissimo dal punto di vista motorio, però se non ha ancora sviluppato l’interesse non si può fare altro che attendere, ma di nuovo la decisione non spetta al genitore, ma al bambino il quale, come hanno fatto tutti i bambini prima di lui e faranno tutti quelli che verranno dopo di lui, di lì a poco e al momento giusto, per LUI, comincerà.

Quindi in risposta alla domanda “Cosa fare se non ci sono tutti i segnali della prontezza del bambino?” si lascia fare al bambino come LUI ritiene più opportuno, ovvero, continuiamo a seguire la guida del bambino. Il nostro ruolo, ripeto, è quello di cucinare, di stare attenti che non succeda niente di male, di facilitare: noi siamo lì per facilitare i progressi del nostro bambino, secondo la richiesta che ci fa il bambino stesso. Una volta che partiamo da questo presupposto la domanda alla quale ho provato a rispondere in questo video non ha quasi più senso perché seguiamo quello che ci dice il bambino. È il bambino stesso che deve sapere se ha superato determinate tappe motorie che gli consentono di fare una determinata cosa.

Certo questo è uno dei quesiti più gettonati a dimostrazione che il problema, al solito, è sempre l’inizio; la cosa che tutti trovano più difficile è come passare da 0 a 0,1 poi per passare da 0,1 a 100 non è un problema. Quello che dobbiamo fare è quel primo passo che ti sblocca, che sblocca il genitore e che consente al genitore finalmente di cominciare a guardare il proprio bambino con fiducia e lasciare che queste decisioni le prenda LUI, il bimbo, in quanto è l’unico che è veramente in grado di prenderle.

Se poi vogliamo mettere del cibo a disposizione, ad esempio sul vassoio del seggiolone, per vedere se così mangia qualcosa non c’è problema. Mettiamo solo un boccone alla volta, ma se viene ignorato o se viene gettato in terra, o spappolato senza pietà, non facciamocene un cruccio.

Quello che di sicuro NON dobbiamo fare è dare da mangiare per forza a un bambino che non è pronto o non è interessato. Mettere le cose in bocca, distrarlo per farlo mangiare, forzarlo per fargli mandare giù quel boccone non farà nulla per migliorare il suo rapporto con il cibo, anzi… L’unica cosa che questi atteggiamenti possono fare è aumentare il rischio che il boccone gli vada di traverso!

E voi come vi siete regolati all’inizio, i segnali c’erano tutti? Avete atteso, non avete atteso? L’avete frenato? Come avete fatto? Raccontatecelo nei commenti e ricordate sempre che condividere la vostra storia è fondamentale, perché chi verrà dopo di voi beneficerà tantissimo dalla vostra esperienza.

Ciao e alla prossima

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8 comments

  1. Paola says:

    Ciao, il mio è un caso un po’ particolare perché ho scoperto l’autosvezzamento da pochissimo visto che il mio pediatra non lo consiglia. In effetti mio figlio, che tra tre giorni compirà 7 mesi, è svezzato già dal quinto secondo le “prescrizioni standard” con le varie pappe.
    Oggi invece ho provato a dargli qualche mollichina di pane ma lui ha scaraventato il piatto e quando ho provato io stessa a proporglielo, ha fatto una faccia disgustata avendo difficoltà a ingurgitare la mollichina.
    Ho quindi evitato di forzarlo, ma ora mi chiedo: devo a questo punto ripassare ad un’alimentazione esclusiva con latte proponendo il cibo solido ogni giorno fino a che lui non deciderà di volerlo (e saprà ingurgitare soprattutto) oppure devo proseguire con l’alimentazione seguita finora?
    Grazie in anticipo per il parere Andrea!

    • Andrea says:

      Paola, invece di dargli le molliche di pane che sono difficili da gestire, mettetevi a tavola assieme e lasciagli provare quello che più preferisce e continuate così ;) Difficile sapere se le pappe siano sostituibili o no. Dipende molto da quanto latte ancora prende. Se tanto, allora non servono a niente. Se invece lo ha già abbandonato, allora qualcosa bisogna pur dargli.
      Tieni presente che se prende ancora molto latte fa solo che bene in quanto è l’unica cosa che davvero gli serve durante il periodo di avvicinamento all’alimentazione complementare.

  2. Giulia says:

    Ciao a tutti. Scrivo perché sono un pò confusa. Il mio bimbo ha 6 mesi e 10 giorni. Ha iniziato a mostrare molto interesse verso il cibo e a voler prendere quello che stavamo mangiando. Poi dal seggiololone ha cominciato a chiedere di venire in braccio e a chiedere di portare io a lui il cucchiaio o la forchetta alla bocca, ma leggendo vari articoli sull’autosvezzamento leggo di evitare di imboccare..Non voglio rovinare questo momento cosi bello per noi, di curiosità e scoperta..ma mi chiedo se sbaglio ad assecondare questo fatto di essere imboccato..grazie mille

  3. Maria says:

    Ciao! Il mio bimbo non ha mangiato nulla (davvero nulla) se non latte (seno, a richiesta) per i primi 10 mesi. Sapeva portare cose alla bocca, stava ben seduto dai 5/6 mesi, ma non aveva nessun interesse per il cibo. Al massimo ci giocava…lo metteva in bocca e lo sputava. Intorno ai 10 mesi ha iniziato ad assaggiare…un boccone qua là. Per il primo “pasto” abbiamo aspettato sino ai 13/14 mesi…ma prima di arrivare alle porzioni considerate “giuste” da mia suocera (:D) abbiamo atteso sino ai 18 mesi. All’inizio un po’ ammetto di essermi preoccupata…avevo anche scritto ad Andrea. Fortunatamente, però, ho resistito, ho continuato ad allattarlo quando voleva e alla fine questo ha pagato. Oggi mangia tutto (non sempre nelle stesse quantità…ci sono ancora giorni in cui pranza con 4 penne e un quarto di mela e altri in cui mangia più di me) e, da quando ha iniziato, mangia e beve (con il bicchiere “normale”) da solo. Si arrabbia molto se qualcuno prova ad imboccarlo. Capisco che la cosa più difficile sia mettere a tacere che ti prospetta destini catastrofici se il passaggio ai cibi solidi è lento o molto lento rispetto alla norma. Resistete :).

  4. Anna says:

    Ciao, con Caterina (ora ha 10 mesi) è andata così. Dai 5 mesi ha iniziato a mostrare interesse per il cibo, stava seduta in braccio a noi mentre mangiavamo e un giorno ha deciso che questo non le bastava più, ha iniziato ad allungare le mani verso il cibo e verso la nostra bocca dove vedeva entrare il cibo, così abbiamo iniziato a farle assaggiare qualcosa. Non stava ancora seduta da sola ma la testa era ben sorretta e con le mani portava già da tempo le cose alla bocca. Inizialmente portava la bocca succhiava ciucciava poi piano piano Ho iniziato proprio mettere in bocca il cibo. Confermo che la difficoltà per noi genitori è stata all’inizio per la paura che fosse troppo presto e che non le proponessimo le cose adatte a lei. di sicuro non l’abbiamo mai forzata e abbiamo sempre rispettato la sua volontà e questo punto lo abbiamo ribadito più volte anche con i nonni. Passato il primo periodo è stato un crescendo e siamo andati avanti senza nessunissimo problema. ora posso dire che Caterina mangia di tutto assaggia tutto anche cose che non ha mai assaggiato alcune cose le gradisce di più altre meno è autonoma in quanto prende e gestisce lei il cibo con le sue mani. non utilizza ancora il cucchiaino, la aiutiamo noi qualche volta con il cucchiaino o la forchettina, lei preferisce fare con le mani. noi siamo molto contenti di vederla mangiare e per noi il pasto è un momento importante di condivisione e di felicità consigliamo a tutti questa esperienza e di seguire i tempi e desideri dei propri propri cuccioli.

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