“Allattare al seno può evitare 800.000 decessi all’anno”, e allora?



latte non materno
Non il migliore degli inizi per la città eterna…
Di CellarDoor85 (immagine propria) [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons
Alla fine di gennaio di quest’anno l’autorevole rivista Lancet ha pubblicato una serie di articoli sull’allattamento che riportano un insieme di informazioni, da statistiche, allo stato della ricerca sui rischi associati al non allattamento, a considerazioni di carattere sociale, ecc. Per chi è interessato li trovate qui.

Tuttavia tra le tantissime informazioni che sono state messe a disposizione una in particolare la trovo riportata spesso (non vi dico le volte che mi ha fatto alzare gli occhi al cielo; l’ultima volta un paio di giorni fa su Facebook) e che trovate in questo articolo ripetuta diverse volte. Ecco alcuni esempi presi a caso (non metto i link per scelta, ma se volete potete trovare le fonti facilmente) di quello che mi è capitato di leggere:

Un pediatra dice:

La sintesi estrema è che la mancata protezione e sostegno all’allattamento sta uccidendo più di 800.000 bambini ogni anno

Sito di mamme:

arriva anche un nuovo studio che evidenzia come, allattando regolarmente ed esclusivamente al seno, si potrebbero evitare 800.000 morti l’anno.

se si allatta in modo esclusivo per almeno 6 mesi si possono prevenire circa 800.000 decessi infantili all’anno. Sono state così studiate migliaia di donne e i loro rispettivi figli in ben 164 paesi in tutto il mondo. Grazie a questo si è potuto dimostrare che l’allattamento materno è in grado di prevenire la morte dei neonati, sia nei paesi più ricchi che in quelli più poveri.

Repubblica:

“L’allattamento materno potrebbe salvare 800.000 vite l’anno”

E così via. Con Google potete trovare tutti gli esempi che volete.

Qual è il messaggio subliminale (ma neanche tanto) che passa attraverso questi titoli? Che il latte formulato uccide; c’è quindi da sorprendersi se poi si leggono commenti quali:

sapete quanto soffre una madre che x suoi validi motivi non ha potuto allattare?

o anche:

sembra una crociata per quelle mamme che non possono allattare…

Al solito tutto viene ridotto alla solita diatriba tra latte materno e formulato, e tra mamme di serie A e di serie C. Mi piacerebbe sapere però quanti, tra tutti quelli che hanno citato quel numero, si sono presi la briga di capire cosa voglia dire. Secondo me solo in pochissimi… Un’eccezione ad esempio è IBFAN UK. Qui trovate un loro ottimo articolo, in inglese, sull’argomento. Al solito, invece di cercare di approfondire si fanno girare le solite “informazioni” davvero poco… informative.

Ad esempio, vediamo intorno a noi bambini non allattati che muoiono come mosche? Certamente no… Di fatti quel numero, 800.000 morti all’anno, si riferisce ai 75 paesi elencati nel “Countdown to 2015”; la lista completa la trovate qui. I primi dieci in ordine alfabetico sono: Afghanistan, Angola, Azerbaijan, Bangladesh, Benin, Bolivia, Botswana, Brasile, Burkina Faso e Burundi. Quanti paesi europei compaiono in questa lista? Esattamente… zero in quanto sono stati presi in considerazione solo paesi a basso e medio reddito.

Inoltre, questo numero è stato elaborato in modo teorico aumentando il tasso di allattamento esclusivo fino a 6 mesi per il 95% di tutti i bambini, e di allattamento misto a cibo fino a 24 mesi per il 90% dei bambini. Gli autori stessi dicono che questi obiettivi sono molto ambiziosi (che credo sia un eufemismo per “praticamente irraggiungibili”) in quanto i tassi più alti di allattamento esclusivo fino a 6 mesi al momento sono dell’85% in Ruanda e 76% in Sri Lanka, mentre solo in Nepal, Ruanda, Etiopia, Burundi e Guinea si supera il 90% di bambini che riceve ancora latte materno a 24 mesi. Le motivazioni che fanno sì che i tassi di allattamento non siano quelli che dovrebbero essere, sia nel primo che nel terzo mondo, sono molteplici e complesse, e di sicuro legate al territorio in cui ci si trova, ma di certo questo problema non può essere risolto con una bacchetta magica o sbandierando cifre senza contestualizzarle.
– Sappiamo come si vive in Afganistan?
– Sappiamo quali sono gli standard di vita in Burundi?
– Sappiamo a quali problemi devono far fronte ogni giorno in Burkina Faso?
Scommetto che la risposta a tutte e tre le domande è… no.

Ma allora quale messaggio vogliamo far passare quando riportiamo che si possono salvare oltre 800.000 bambini l’anno semplicemente allattandoli? Secondo me chi ne parla, soprattutto su Facebook o canali simili, vuol reiterare il messaggio che la formula, appunto, uccide e che i produttori di latte artificiale sono i principali colpevoli di quanto accade. Forse lo fa inconsciamente, ma il risultato non cambia. Tuttavia già nell’articolo del Lancet viene anche messa in evidenza la differenza di alimentazione tra i paesi a basso reddito, dove si tende a sostituire il latte materno con altro latte animale, con quelli a medio e alto reddito, dove si usa maggiormente il formulato.

Quando si citano questi dati, a chi ne critica la diffusione viene risposto che si cerca solo di fare “informazione”. Ma quale informazione esattamente? Quando sono messi sotto pressione tutti rispondono che non vogliono spingere nessuno ad allattare a forza, ma solo fornire gli strumenti per una decisione più “informata”, ma considerando che questi numeri non riguardano i paesi industrializzati non credo che servano veramente a chi vive in Italia. Piuttosto mi sembra che l’assunto sia che siccome nei paesi a medio e basso reddito ci sono molte morti causate, in modo diretto o indiretto, dal non allattamento, allora anche in Italia dovremmo allattare tutti quanti. Ma questo davvero mi sembra insostenibile e privo di ogni logica.
Volendo si può fare anche il discorso opposto (a mio avviso addirittura immorale) che mentre in Italia, abbiamo accesso ad acqua potabile a volontà, e la sanità è di buon livello allora ci possiamo permettere di non allattare, mentre i paesi meno fortunati non hanno la possibilità di scegliere, per cui a loro non è consentito utilizzare il latte formulato. Il bello è poi che tante volte leggo come le donne africane vengano portate ad esempio, come se potessero fare una scelta (su questo la serie del Lancet fa vedere come i tassi di allattamento diminuiscano non appena il paese diventa più prospero).

Il problema di fondo è che si mescolano capre e cavoli… le conseguenze del non allattamento da noi sono diverse da quelle, ben più drammatiche, del terzo mondo. È ben noto che non allattare aumenta in tutti i bambini il rischio di “diarrea, infezioni del tratto respiratorio e otite media”, ma mentre nel primo mondo i danni si vedono solo raccogliendo dati su diversi anni e analizzandoli con metodi statistici, in altri paesi – senza sistema sanitario e/o accesso ad acqua potabile e/o a basso reddito – si possono vedere con facilità contando con il numero di decessi in quanto, dicono sempre sul Lancet,

laddove le malattie infettive rappresentano una causa di morte comune, l’allattamento fornisce una protezione importante.

Però qual è la causa primaria di queste morti, il non allattamento o il non accesso a medicine o a acqua potabile? Non dimentichiamo che da noi le morti per non allattamento non ci sono; come mai?

Specifico a scanso di equivoci che in alcuni casi, per quanto rari, il Lancet ci ricorda come anche da noi l’allattamento può fare la differenza tra la vita e la morte come nel caso della SIDS, o della entrecolite necrotizzante specialmente nei bambini particolarmente prematuri – il che mi fa chiedere come mai anche oggi in tanti reparti di terapia intensiva neonatale non si prediliga il latte donato invece di nutrire i bambini con il formulato, ma questo è un altro discorso.

Quello su cui si dovrebbe riflettere è come mai, ad esempio, in alcuni paesi a medio e basso reddito i tassi di allattamento siano così enormemente superiori ai nostri, nonostante tutte le difficoltà con le quali devono convivere ogni giorno. Ovvero come mai in quei paesi riescono ad allattare così tanto mentre in Italia, nonostante la nostra vita agiata e confortevole, ciò sia solo un miraggio? Più che guardare il numero di vite da salvare nei paesi a basso reddito aumentando i già alti tassi di allattamento (che è un qualcosa che comunque spetta ad altri), dovremmo chiederci quali siano le barriere sociali, perché non possono essere fisiologiche, che impediscono alle donne italiane, e in generale del primo mondo, di allattare. È forse vero allora che una vita confortevole ci ha fatto cambiare il DNA così le nostre mammelle non riescono a più a produrre latte e i nostri figli non sanno più come attaccarsi? Le donne dei paesi poveri non possono fare una vera scelta di non allattare; le donne dei paesi ricchi invece possono davvero scegliere di allattare?

A mio avviso, più che sbandierandone i benefici, la promozione all’allattamento si porta avanti sostenendo attivamente chi vuole allattare, invece di metterne in dubbio le capacità alla prima occasione, e non certo facendo, alla fine dei conti, propaganda; quella lasciamola ai produttori di latte formulato…

Infine un invito… prima di condividere qualcosa su Facebook o di mettere un “Mi piace”, chiediamoci veramente cosa voglia dire quello che leggiamo.

Avete già visto questa statistica da qualche parte? Se sì, cosa ne avete pensato?
Ditecelo nei commenti.

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