(Auto)svezzamento e la via di mezzo: chi ci circonda


Superare gli ostacoli autosvezzamento

Nell’articolo (Auto)svezzamento e la via di mezzo: la paura abbiamo parlato delle paure e dei dubbi che possono cogliere un genitore all’inizio dell’autosvezzamento. Però come fare quando il genitore è convintissimo delle sue scelte, ma chi gli sta intorno – parenti, amici, nonni, baby sitter, ecc – fa ostruzionismo?

Chiaramente ci dobbiamo preoccupare solo di chi deve tenere il bambino all’ora dei pasti; amici e parenti che blaterano, ma che non si occupano del bambino in prima persona possono continuare a farlo senza problemi :)

Per primi occupiamoci dei parenti: supponendo che abbiamo chiaro in mente cosa sia l’autosvezzamento e dato per scontato che non vogliamo perseguire una fantomatica via di mezzo, come ci regoliamo se i nostri genitori/suoceri, che ci tengono i bambini mentre siamo a lavoro, si oppongono con tutte le loro forze a un tale approccio?

I nonni hanno tirato su la loro famiglia 20-30-40(!) anni fa, quando i valori erano diversi, quando si riteneva bello e buono solo quello che era industriale e i bambini era meglio tenerli a distanza altrimenti non te li saresti mai scrollati di dosso. Probabilmente credevano e credono fortemente nei loro principi tanto quanto noi, genitori oggi, crediamo nei nostri.  Non si può pretendere che una persona, magari di una certa età, cambi idea in modo radicale abbracciando di punto in bianco un concetto come quello dell’autosvezzamento, quindi, in questo caso, la cosa migliore potrebbe essere lavorare in modo discreto e rispettoso per educare chi bada ai nostri figli e magari accettare dei compromessi, auspicabilmente temporanei e non vedere il tutto come una corsa a ostacoli. Dobbiamo ricordare che – anche se i figli sono i nostri, decidiamo noi come tirarli su, ecc. ecc. – non si può pretendere che terzi vadano contro ciò in cui credono se non con riluttanza. Sicuramente un tale atteggiamento verrebbe percepito proprio dal bambino, per cui è probabilmente meglio una pappa in serenità che dare un pezzetto non frullato facendo gli scongiuri :-)

Detto questo, ci sono degli accorgimenti che possiamo utilizzare: per esempio possiamo cominciare a spiegare per tempo ai nonni cosa intendiamo fare e provare a fargli leggere qualche articolo introduttivo (ad esempio questo blog :-) ) e, una volta iniziato, invitarli a pranzo/cena il più possibile per mostrare loro direttamente come funziona l’autosvezzamento. Insomma, un approccio soft e collaborativo, anche se poi chiaramente dipende da caso a caso.

Da quanto vedo sul forum, e per esperienza personale, i nonni non aspettano altro che di potersi vantare dei propri nipoti con la vicina, gli amici, i negozianti, ecc. Lavorare su questo punto potrebbe essere la chiave per averli dalla propria parte!

Detto ciò ci sono alcuni punti sui quali non transigerei a nessun costo: si mangia a tavola; niente messe in scena “purché mangi”; se non vuole mangiare, pace; se vuole il latte, assecondiamo; se non è interessato ai solidi, va bene ugualmente; il cibo non deve essere usato per dare premi o impartire punizioni; si mangia sano e no alle schifezze; ecc. Queste, e altre questioni puramente di buon senso, per altro applicabili non solo all’autosvezzamento e che ogni famiglia saprà individuare secondo le sue esigenze, vanno seguite senza eccezione e se il prezzo andrà pagato a suon di omogeneizzati… così sia. Nel frattempo lavoreremo sull’educazione dei nonni.

Sul discorso asilo nido leggo soprattutto su altri forum che per essere ammessi in alcuni nidi i bambini devono essere per forza svezzati. Devo dire che non capisco come si possa avere una regola del genere… se il bambino (come fanno in tanti) rifiuta categoricamente di mettere in bocca niente altro che non sia il latte fino a n mesi, come si fa a convincerlo a mangiare una pappa? Tra l’altro non capisco perché dovrebbe essere più facile dare una pappa invece di un biberon. In ogni caso, è difficile parlare di queste politiche senza parlare con il personale in prima persona per cercare di capire il perché di tanta intransigenza e non ho molte informazioni dirette su cui basarmi; al momento tralasciamo quest’aspetto che potremmo però ampliare più avanti in un altro articolo.

Supponiamo quindi che il bambino mangi più o meno con gusto: se il nido, magari per seguire una regola imposta dall’alto, insiste a dare le pappe a bambini al di sotto una determinata età, non ce ne facciamo un problema. I piccoli sanno adattarsi alle diverse situazioni in cui si trovano più di quanto a volte ci aspettiamo, per cui, se all’asilo insistono con la pappa ma a casa fate autosvezzamento, non ci saranno problemi: l’ambiente del nido, della mensa, del cibo scolastico è talmente diverso da quello familiare che difficilmente faranno confusione. Al massimo cominceranno a pretendere di mangiare da soli anche all’asilo. :)

In conclusione, credo che coloro che si occupano dei nostri figli per qualche ora al giorno (parenti, nido, baby sitter) non possano rappresentare un problema insormontabile per il “nostro” autosvezzamento e qualora non riescano a seguire questa strada, facciamocene una ragione. Dopo tutto, non per questo ci verrà impedito di tirare su i nostri figli come crediamo meglio; la famiglia del bambino siamo noi, non i nonni, il nido o chi per loro. Siamo noi, i genitori, a essere la presenza costante nella loro vita. Chi ci dà una mano svolge un ruolo diverso dal nostro, che sia una figura temporanea come quella di un’educatrice, o costante ma di diverso valore come quella di una nonna. Se i nonni remano contro, raddoppiamo i nostri sforzi a casa assicurandoci di condividere la tavola e il cibo con i nostri figli; presentiamo loro un menu sano e vario, diamo loro il buon esempio. E se questo vuol dire che anche noi ci si debba moderare/migliorare… vorrà dire che ne gioveremo TUTTI.

Alla fine anche chi fa lo jettatore si dovrà ricredere. :)

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(Tutti i post che esplorano la “via di mezzo” sono disponibili qui.)

 

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