Il paradosso del cibo buono e del cibo cattivo

Cibo buono cattivo
Gelato alla stracciatella” di stu_spivack. Con licenza CC BY-SA 2.0 tramite Wikimedia Commons.

Un giorno quando ero fuori per lavoro mi è capitato di pranzare tardi e siccome avevo fame ho fatto un bel pranzetto. La sera all’ora di cena sono passato davanti alla mia gelateria preferita e pensavo di fermarmi a prendere un gelato. Tuttavia non avevo particolarmente fame e invece sono andato nel ristorante attiguo dove ho ordinato un primo e un contorno. Alla fine ho preso anche il tanto desiderato gelato e sono tornato in albergo pieno come un uovo visto che avevo mangiato decisamente troppo.

Ma cos’è che ho mangiato di troppo? Il primo e contorno, o il gelato, che era quello che volevo sin dall’inizio?

Istintivamente tendiamo a raggruppare i cibi in due categorie, quelli buoni e quelli cattivi, e se non mangiamo a sufficienza cibi “buoni” allora noi per primi finiamo per non sentirci “buoni”. Per mangiare quel gelato mi ero convinto che dovevo mangiare una serie di cose – che in fondo non volevo – per potermi godere alla fine il tanto sospirato premio, ma così facendo ho finito per mangiare troppo. Ne è valsa la pena? Non sarebbe stato meglio se avessi seguito il mio istinto e avessi cenato con il gelato e basta?

Questo non è certo un discorso astratto… io per primo mi sono trovato più volte in questa situazione.

Quante volte facciamo mangiare i nostri figli più di quanto non abbiano bisogno o più di quanto desiderino? Quante volte insistiamo affinché mangino una quantità minima di cibi “buoni” per poi essere premiati con un po’ di cibo “cattivo” con il risultato finale di farli mangiare effettivamente troppo?

Nella mia storia, siamo sicuri di sapere qual era il cibo buono e quale quello cattivo? Normalmente il cibo buono è rappresentato dal primo piatto e dal contorno, ma nel mio caso la distinzione non mi sembra così chiara.

Noi genitori dobbiamo interrogarci su quale messaggio trasmettiamo ai nostri figli. Quello di dividere il cibo in “buono” e “cattivo” forse non è il migliore, specialmente se a questo è associata l’idea che:

– i bambini “buoni” mangiano il cibo “buono”, che

i bambini bravi finiscono il piatto, (vi consiglio di leggere anche quel post) o se preferite che

– i bambini che mangiano X e Y crescono grandi e forti – messaggio veicolato a gran voce dall’industria del baby food e delle merendine.

Diamo al cibo l’importanza che merita, ma senza sensi di colpa, così se siamo fortunati – e se un giorno ci andasse – riusciremo anche a goderci un gelato per cena senza vederci come dei “cattivi”.

Facile? No, non è affatto facile, ma è nostro dovere pensarci non tanto per i nostri figli, ma prima di tutto per noi stessi. Dopo tutto cosa dicono in aereo? In caso ci sia un calo di pressione bisogna indossare la propria maschera di ossigeno prima di aiutare gli altri.

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