Mamma che denti! La salute in bocca

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Oggi diamo la parola a Guido Benedetti, dentista e autore del libro “Mamma che denti! Guida pratica alla salute dei denti del tuo bambino”, un libro piccolo che parla di un grande argomento e lo fa in maniera semplice, piacevole e diretta. Guido va dritto al punto raccontando alle mamme, ai papà, ai nonni e a chiunque sia in prima linea nella cura e nell’educazione dei bambini, come salvaguardare la salute dei loro denti. Un concentrato di consigli e informazioni utili.

Ci è sembrato doveroso parlare di denti in un sito che si occupa dell’alimentazione dei nostri figli, così abbiamo intervistato Guido, che in questa lunga chiacchierata ci ha raccontato un sacco di cose davvero illuminanti.
Godetevi questa chicca.




AS.it: Ciao Guido, grazie di esserti prestato a fare quattro chiacchiere con noi. Ho letto con interesse nel tuo libro che mangiare cibi molli non fa bene ai denti, quelli duri invece sono un toccasana: questo mi fa credere che l’alimentazione complementare a richiesta – che non prevede pappe, omogeneizzati ecc., e di conseguenza esclude anche la possibilità che se ne faccia abuso – ha il pregio di far bene anche ai denti. Tu che ne dici?

GB: Ciao Gloria. Grazie a tutti voi di Autosvezzamento.it per questa chiacchierata. Venendo alla tua domanda, direi proprio che la risposta è sì. Premesso che vorrei approfondire le mie conoscenze sull’alimentazione complementare per la quale rimando a esperti sicuramente più titolati di me, ciò che posso dirti sui denti dei nostri bambini è molto semplice. Siamo fatti per masticare, di tutto, continuamente. In natura, i “cuccioli” della specie umana (pensiamo ai nostri antenati nella preistoria) sono predisposti per masticare cose che nemmeno immaginiamo, sicuramente cibi crudi, radici, tuberi, semi, e i nostri denti (anche quelli da latte) possono davvero fare tutto questo. Ora, è chiaro che siamo tutti felici di non dover più vivere in un ambiente tanto ostile e primitivo da esser costretti a mangiare tutto ciò che troviamo per sopravvivere, ma non dobbiamo dimenticarci come siamo fatti. Oggigiorno, la nostra alimentazione, soprattutto quella dei più piccoli, è estremamente raffinata, sofisticata e, ahimè, molle. Non penso soltanto alle fasi immediatamente successive all’allattamento (in cui può essere anche comprensibile – io sono stato tirato su a farinate), ma soprattutto a quella dei bambini dai due anni in su. Spesso pensiamo che i cibi troppo “duri” siano poco adatti per loro ma questo non è vero. Ti svelo un grande verità: i denti, quando tutto funziona per il meglio, si devono consumare. Oggi, ci piace avere denti ben acuminati e taglienti ma questo non è sinonimo di “denti sani”. Pensiamo ai “denti storti”: spesso crescono “storti” perché in realtà sono poco utilizzati, poco allenati a masticare (così come le ossa che li sostengono) e perché non si consumano. Per questo masticare cibi diciamo impegnativi, duri, stimolanti (anche per quanto riguarda la salivazione) aiuta i denti nel loro sviluppo naturale che vuole che si consumino, magari non tanto come nella preistoria, ma abbastanza da crescere più dritti e sani. Inoltre, abituare i bambini, prima possibile, a masticare è anche fondamentale per fargli acquisire il modo corretto di deglutire (il modo cioè di inghiottire dell’adulto e che utilizziamo per tutta la vita). La deglutizione tipica del lattante viene abbandonata con la fine dello svezzamento e, fin da quando compaiono i primi dentini, masticare e deglutire propriamente sono due funzioni che devono cominciare a strutturarsi.

Una nota per i vostri lettori: se un bambino di quattro o cinque anni comincia ad avere i denti da latte consumati e radi, un po’ distanziati gli uni dagli altri, vuol dire che va tutto bene. Le ossa (stimolate anche da una corretta alimentazione) stanno crescendo per fare spazio ai nuovi denti che verranno e che saranno più grandi!

In linea generale, meglio un pezzo di schiacciata o due fette di pane con il prosciutto che una merendina confezionata – e non solo per la salute dei denti!

AS.it: La questione integratori di fluoro sembra sempre dividere un po’ ed è stata molto dibattuta anche nel nostro forum. Tu nel libro consigli di chiedere il parere del proprio dentista, che dovrebbe conoscere la situazione locale indirizzando di conseguenza. Ma per chi si continua a porre il dubbio, se si dovesse scegliere tra assumere una quantità di fluoro un po’ superiore al necessario o assumerne troppo poco, qual è il male minore?

GB: In medicina vale il concetto per cui tutto ciò che non è necessario è in realtà dannoso. Il fluoro è un elemento naturale presente nel nostro mondo, nell’acqua del mare e dei fiumi, nelle rocce, in molti alimenti che mangiamo, come il pesce, e che beviamo, come il tè. Il fluoro (nella forma di fluoruri) è anche un farmaco, riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come uno di quelli essenziali: perché? Perché il fluoro aiuta a prevenire le carie dei denti, con tutti i fastidi, dolori, complicazioni (fisiche e psicologiche) che comportano: se abbiamo male ai denti (e le carie fanno molto male) dormiamo, studiamo e lavoriamo meno, oltre a dover, spesso e purtroppo, spendere di tasca nostra per risolvere il problema (e non dovrebbe essere così, visto che la salute è un diritto).




Il fluoro previene le carie e ormai abbiamo le migliori e più sofisticate evidenze su questo. Ma ti faccio questo esempio: se una persona è anemica siamo tutti d’accordo nel somministrargli un po’ di ferro perché il suo sangue possa funzionare al meglio, giusto? Ok, ma non gliene diamo un mezzo kilo alla volta. E per il fluoro è lo stesso: nelle quantità e nei modi necessari ci porta un beneficio, altrimenti no.

Come spiego nel libro Mamma che denti! il fluoro possiamo assumerlo per bocca (e già naturalmente lo facciamo con la nostra alimentazione) e in questo modo finisce in tutto il corpo e aiuta i nostri denti a crescere più forti quando si stanno formando. Se già ne viene assunto a sufficienza con l’acqua che un bambino beve, non c’è bisogno di assumerne di più, è logico. Per questo bisogna sempre partire dalle concentrazioni di fluoro che ci sono nelle acque che beviamo e i pediatri dovrebbero aver accesso ai dati relativi per consigliare opportunamente i genitori su questo argomento (ovviamente per chi beve l’acqua del rubinetto – quelle in bottiglia non sempre ne hanno a sufficienza).

Ma non è tutto qui. Il fluoro, se invece di essere ingerito, lo mettiamo direttamente a contatto con i denti ha il potere di rinforzare e nel caso riparare il dente che inizia a corrodersi (la carie è appunto un processo che porta prima a corrodere e poi a scavare un buco nel dente). E il modo migliore per fare questo è l’uso del dentifricio con la giusta quantità di fluoro (a partire dai 3 anni e con concentrazioni crescenti per età). Il modo è semplice: poco dentifricio (una quantità pari alle dimensioni di una lenticchia), spazzolare i denti 2 volte al giorno e sputare (senza sciacquarsi a fondo) dopo aver fatto. Diciamo di sputare semplicemente perché così un po’ del fluoro del dentifricio resta nella bocca e può continuare a riparare i denti e a rinforzarli.

Detto questo, non dobbiamo commettere l’errore di affidarci esclusivamente ai farmaci per la nostra salute e questo vale anche per il fluoro. La nostra salute dipende da chi siamo, da che cosa facciamo (e da che cosa abbiamo la possibilità di fare): per la salute dei denti è imprescindibile avere un’alimentazione quanto più varia, sana e poco frequente tra un pasto e l’altro (pochi cibi elaborati – le merendine per esempio -, pochi succhi di frutta e bibite gassate – che sono molto zuccherati – e magari prediligere l’acqua per dissetarci, soprattutto da piccoli). In questo modo, con l’aiuto del fluoro nel dentifricio, possiamo metterci a riparo da molte carie. Ricorda che è stato il fluoro nei dentifrici, assieme al miglioramento delle condizioni socio-economiche, a dimezzare le carie dei bambini nel mondo occidentale negli ultimi decenni.

Una nota: come si fa con i bambini che mangiano il dentifricio? Scegliamone uno senza sapore, mettiamone una “lenticchia” sullo spazzolino dei nostri bambini (dobbiamo supervisionarli almeno fino ai sei anni) e laviamoci i denti assieme a loro. E’ chiaro che se non ci vedono dar loro il buon esempio, difficilmente potranno prendere questa abitudine.

AS.it: Come mai questo libro? Hai intravisto una lacuna e l’hai voluta colmare, hai avuto una forte ispirazione e l’hai voluta seguire… Cosa c’è dietro “Mamma che denti!”?

GB: Come tutte le cose belle (ovviamente il libro per me è “bello” – per i lettori lo spero) è nato da un grande innamoramento. Che cosa c’è di più bello? Mi ero innamorato di un’ostetrica e la passione per mamme, bimbi, pappe, e tutto quel che consegue è venuta spontanea e ancora continua. Amore e… passione, sincera, per la mia professione che vedo svilita e spesso ridotta a pura “impresa”. Purtroppo, in Italia, troppo spesso vendiamo e compriamo la salute della bocca e dei denti. Finché i servizi odontoiatrici saranno privati sarà per forza così. Io voglio che i diritti (come la salute) non debbano sottostare mai a leggi di mercato e che le persone non debbano pagare in base al loro bisogno per soddisfarli.

Ma questo che cosa c’entra col libro? È semplice, non tutti in Italia possono permettersi un dentista o un igienista dentale che pongano rimedio ai loro problemi ai denti. Tuttavia, le malattie dei denti sono prevenibili – lo sono davvero – e se cominciamo fin da piccoli possiamo evitarne tantissime. Un adulto può avere denti sani soltanto se li aveva sani già da bambino; a sei, sette anni i giochi sono già fatti. Ma per avere denti sani da bambini qualcuno deve aiutarci e nessuno potrà mai farlo meglio dei nostri genitori. Quindi, dobbiamo parlare a tutti i genitori e Mamma che denti! vuole fare proprio questo: parlare ai genitori, spiegargli tutto quello che possono fare a casa per evitare i problemi dei denti dei loro bambini, e anche essere un aiuto ai professionisti (odontoiatri, igienisti dentali, pediatri, ostetrici, ecc.) nel loro difficile compito di essere medici di persone e non di malattie.

AS.it: Parliamo di allattamento e svezzamento: vai a ruota libera e dicci tutto il dicibile!

GB: Qualcosa abbiamo già detto prima. Per non essere prolisso aggiungerò soltanto questo: nessun bambino (fatta eccezione per tutti quei casi in cui sia il pediatra a consigliarne l’uso) sente il bisogno di usare un biberon. Si può cominciare, fin dopo l’allattamento al seno (e non devo dire a te quanto allattarsi al seno sia importante e vitale), a mangiare con un cucchiaino e a bere da una piccola tazza. In questo modo, masticazione, deglutizione (cioè come inghiottiamo) e respirazione potranno svilupparsi per il meglio. Il biberon, invece, altera il corretto modo di deglutire e respirare: con il biberon, infatti, la bocca diventa il recipiente di qualcosa che ci cade dentro per gravità, la lingua rimane interposta tra i denti e le labbra (impedendo il modo corretto di inghiottire), le labbra si abituano a restare aperte e non si impara a respirare correttamente con il naso. Quindi, niente biberon vuol dire denti più dritti e miglior sviluppo della faccia e dei suoi tessuti… e anche meno carie, sì. Infatti, oggi, il biberon è ancora oggi lo strumento responsabile dei peggiori quadri di carie che possiamo avere. Lo dico direttamente: mai mandare a letto un bambino con un biberon pieno di succhi di frutta, camomilla e tè zuccherati, latte e biscotti e altre cose dolci. Questi alimenti, se tenuti a contatto con i denti nelle ore notturne (quando produciamo una minor quantità di saliva, che ci aiuta a proteggere i nostri denti), possono essere molto pericolosi. Quando lo facciamo bisogna correre subito ai ripari: sostituire il contenuto del biberon soltanto con acqua nel giro di pochi giorni. Altrimenti, e purtroppo se ne vedono ancora molti, già a due, due anni e mezzo i bambini posso trovarsi con quasi tutti i denti da latte cariati, distrutti, ascessi e infezioni, conseguente perdita di sonno e necessità di lunghe terapie con antidolorifici e antibiotici, per finire poi nella sala operatoria di un ospedale e dover togliere anche tutti i denti. Ricordiamoci che quasi tutto ciò che mangiamo contiene gli zuccheri che ci fanno cariare i denti: per questo non ha senso evitarli, dobbiamo soltanto limitare il numero di volte in cui mangiamo nell’arco della giornata (evitare troppi spuntini tra un pasto e l’altro) e non dormire con qualcosa di molto zuccherato a contatto coi denti.

Una nota: se qualcuno lo fa e non lo sapeva non deve sentirsi in colpa. Colpa è di chi avrebbe dovuto dirglielo e non l’ha fatto.

AS.it: Infine, ti va di lasciarci una perla di saggezza, qualcosa che nel libro non hai osato dire?

GB: Ci provo… Siamo troppo abituati a un modello di odontoiatria che ironicamente viene definita drill, fill and bill (trapana, ottura e fattura). Da odontoiatra francamente sono stanco di questo modello: oltre a trapanare e otturare dobbiamo anche impegnarci per far sì che le persone evitino i problemi dei loro denti (tutte, anche quelle che non hanno i soldi per accedere a uno studio privato) e che debbano pagare per risolverli. Insomma, la salute è un diritto e dobbiamo capire come sia possibile renderla tale anche per quanto riguardano i denti. Ma ne parleremo con il prossimo libro.
Ciao e buona giornata!

 

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