Quanto latte deve prendere il mio bimbo durante lo svezzamento?

Quantità latte svezzamento
“Allora… mio figlio ha 9 mesi: quanto latte deve prendere? Quanti pasti deve fare? Ma perché è tutto così complicato??”
Foto di CollegeDegrees360, con licenza CC.

Non si sa perché, ma i bambini sembrano mangiare sempre le quantità di cibo solido sbagliate, neanche il latte si salva, anzi… è sempre o troppo o troppo poco.

Proviamo a rispondere alle domande più frequenti su questo argomento per fare una volta per tutte un po’ di chiarezza.

D. Allora… quanto latte dovrebbe prendere un bambino di 6+ mesi durante lo svezzamento?

R. Per prima cosa, non parlare MAI di svezzamento dato che non ci sono vizi da perdere. Basta ricordarsi questo piccolo particolare che le cose immediatamente diventeranno più facili. Per quanto riguarda la tua domanda, la risposta in breve è… boh. Di sicuro non è possibile dare indicazioni che riguardano il singolo, in quanto le variabili in gioco sono tantissime.

D. Ma ci sono delle quantità stabilite che si trovano nelle tabelle, ad esempio quelle che troviamo sulle confezioni di latte artificiale.

R. Vero, ma tutte queste tabelle fanno riferimento, nella migliore delle ipotesi, a valori medi estrapolati prendendo in considerazione tutta la popolazione. Questi dati sono validi a livello di popolazione, ma è difficile capire se saranno adatti al singolo. È un po’ come dire che l’adulto alto 150 cm, che pesa 40 kg e fa una vita sedentaria debba mangiare le stesse quantità di cibo del vicino di casa alto 2 metri, che pesa 100 kg e magari è uno sportivo professionista. Entrambi questi adulti sono in salute e non hanno problemi di alimentazione, ma pensare che debbano ingerire 2000 cal/die (che è il dato medio che viene di solito fornito per gli adulti) è chiaramente senza senso. Anche il confronto tra due persone di simile altezza e peso può essere fuorviante in quanto il loro corpo può reagire al cibo in modo diverso.

D. Ma allora come facciamo a regolarci con i bambini?

R. L’OMS nel 1998 ha pubblicato una Review dove, tra le altre cose, viene esaminato, nel corso dei mesi, il percorso di avvicinamento al cibo solido e di allontanamento dal latte.
DISCLAIMER FONDAMENTALE: nella review spiegano che tutti questi dati non vanno interpretati in modo prescrittivo, ma descrittivo – nel senso che non ti dicono quanto deve mangiare un singolo, ma descrivono quello che accade nella popolazione. Anche il punto di partenza che usano, ad esempio per considerare l’apporto calorico, è stato scelto in modo arbitrario prendendo un valore medio.

D. Interessante… Dimmi di più.

R. OK, guarda questa tabella (i dati originali li trovi a Pag 51, Tabella 11 del documento linkato in alto):

Percentuale latte cibo solido svezzamento

Come vedi ci sono tre categorie per età, 6-8 mesi, 9-11 mesi e 12-23 mesi. In ognuna di queste categorie la quantità di latte assunta è “media”, “bassa” o “alta”. In questo contesto, i termini basso/alto vogliono dire che ci si discosta di due deviazioni standard dalla media.

D. Due deviazioni standard?

R. Sì. Se preferisci si può parlare all’incirca di 3° e 97° percentile, ovvero su 100 bambini per ciascun gruppo di età, ce ne saranno 2 che assumono quantità di latte inferiore e 3 superiore a quelle indicate. I restanti 95 saranno nel mezzo, con un picco centrato intorno al valore medio.

D. Come vengono calcolati questi valori?

R. Vari studi effettuati all’interno dei paesi sviluppati hanno stato misurato quanto latte prendono i bambini, e da questi sono stati estrapolati i valori indicati. Successivamente, usando come riferimento delle tabelle che danno il numero di calorie che dovrebbero essere assunte giornalmente dai bambini di varie età, si è calcolata per differenza la quantità di cibo complementare necessaria. Chiaramente in tutto questo discorso sono state fatte molte idealizzazioni – ad esempio i valori di calorie che devono assumere i bambini giornalmente varieranno da bambino a bambino – ma comunque l’importante è avere un’idea dell’immensa varietà di comportamento che si può incontrare in un gruppo di bambini perfettamente normali e apparentemente simili.

D. In che senso “varietà di comportamento”?

R. Ad esempio, guarda la riga 9-11 mesi: il valore medio di latte assunto è intorno al 45%, tuttavia si può considerare accettabile una variazione che va dal 5% all’85% circa. Ovvero un bambino normale tra 9 e 11 mesi può finire per ricavare le calorie che gli servono quasi totalmente dal latte (85% di latte) o dal cibo complementare (5% di latte).

D. Ma allora chi dice che un bambino di X mesi deve fare un certo numero massimo di poppate e mangiare una determinata quantità di cibi solidi?

R. In breve… non sa di cosa parla. Come vedi dalla tabella, la varietà di casi possibili è enorme, per cui è sbagliato dire a priori che un bambino di una certa età debba necessariamente mangiare una determinata quantità di solidi e/o di latte. Al massimo si può parlare di valore medio, ma questo valore non necessariamente rispecchierà il fabbisogno giorno per giorno di un singolo bambino. Inoltre questo spiega molto bene come mai gli schemi di svezzamento, tanto in voga in alcuni ambienti, siano privi di alcun senso e perché possano essere potenzialmente dannosi in quanto non prendono mai in considerazione il singolo, ma solo la massa.

D. In che senso che gli schemi di svezzamento potrebbero essere dannosi?

R. Perché stabilendo a priori quanto e cosa debba mangiare un bambino si rischia di trovarsi nella situazione in cui noi vorremmo che il bambino mangi troppo o troppo poco, e solo in alcuni casi fortunati quelle quantità rappresenteranno le giuste quantità per quel bambino. Tutto ciò può innestare quei meccanismi di lotte intorno al tavolo da pranzo, situazioni purtroppo ben note in molte famiglie.

D. In ogni caso, il latte non dovrebbe rimanere il cibo principale fino all’anno?

R. In assenza di interferenze esterne normalmente è così, tuttavia, come vediamo dalla tabella, ci sono bambini che spontaneamente dai 9 agli 11 mesi prenderanno solo il 5% delle calorie dal latte, ma ciò non vuol dire che questi bambini siano sbagliati o i genitori abbiano fatto qualcosa di sbagliato. Anche loro rientrano nella casistica dei casi forse improbabili, ma pur sempre possibili.

D. Quindi che cosa devo fare?

R. Al solito non molto, se non lasciarsi guidare dalle preferenze del bambino. Non c’è ragione oggettiva che spinga a fare altrimenti. Se poi ci sono dei motivi specifici legati alla singola famiglia – ad esempio se un bambino allattato deve rimanere a cura di terzi per molte ore – allora è possibile che si debba giocoforza agire in altro modo, ma questo è un discorso completamente diverso. Non bisogna mai confondere quelle che sono problematiche legate al singolo con consigli di salute pubblica da considerare validi per tutta la popolazione.

D. Però, diciamoci la verità, è più facile se sai quanto mangia tuo figlio, no?

R. E dopo che lo hai scoperto cosa te ne fai dell’informazione? Non ha alcun utilizzo pratico sapere se tuo figlio ha mangiato X o Y, dopo tutto non hai neanche un punto di riferimento valido che ti aiuti a giudicare se sia tanto, troppo o giusto. Oh no… un riferimento lo hai: la fame del bambino; meglio di quello non ce n’è. Dato che il bambino non sa leggere le tabelle, ma segue il suo istinto, tanto vale che anche tu impari a seguirlo e, soprattutto, a fidarti di tuo figlio.

D. Ma allora a chi dice che dopo X mesi il latte è acqua, che i bambini non possono crescere con così tanto latte, che bisogna togliere il vizio del seno, ecc. ecc cosa rispondere?

R. Facile, o fai spallucce o ce li mandi di gran carriera. La scelta è la tua.

 

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