4 motivi per cui girano tante leggende sulle allergie nello svezzamento



Quando posso introdurre i pomodori nello svezzamento mio figlio? E per quanto riguarda le fragole fino a quando è meglio evitarle? Ci sono altri alimenti a cui bisogna fare attenzione o meglio evitare per il rischio allergie?

Ciao Sono Andrea di autosvezzamento.it e in questo articolo voglio elencare i 4 motivi per cui le leggende metropolitane sulle allergie continuano a propagarsi.

Allergie, svezzamento e bufale

Innanzitutto un disclaimer molto importante. Io non sono medico e ancora meno allergologo per cui qui in questo articolo, e in generale su autosvezzamento.it, non do certamente consigli di carattere medico. Quello che invece voglio condividere con voi sono le linee guida che ci sono circolazione e riguardano l’argomento allergie per i bambini in età dello svezzamento. Non voglio fare un excursus storico per vedere le cose come si sono evolute negli anni, ma piuttosto mi concentrerò su quella che è la situazione oggi e su quello che dicono le raccomandazioni più recenti. In ogni caso quello di cui sto per parlarvi non sono certò novità, ma concetti che, credeteci o no, sono già diversi anni che girano.

Quello che state leggendo è la trascrizione del video (che trovate qui) uscito l’altro giorno sul canale YouTube.
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In breve, temo che un calendario di introduzione degli alimenti potenzialmente allergenici non esista e non ha senso richiederlo in quanto dopo i 6 mesi circa, per non dire dopo i quattro…, si può inserire tutto senza problemi. E questo vale nella stragrande maggioranza dei casi. Se ci sono dei problemi specifici relativi al singolo, allora si può fare attenzione quando si introducono determinate cose, ma il ritardare l’assunzione di determinati alimenti non viene raccomandato. Vi cito molto brevemente un paio di riferimenti. Per primo il documento del ministero della salute sulla “corretta alimentazione ed educazione nutrizionale nella prima infanzia” del 2016. Tengo a precisare che questo documento, a mio parere ma non solo, sia estremamente malfatto e fuorviante in quanto troppo vicino all’industria, tuttavia nonostante ciò vediamo cosa dice nel caso delle allergie. Si riconosce che “vari sono gli alimenti che possono essere offerti al bambino come primo cibo solido, mettendo da parte il criterio della progressiva introduzione degli alimenti secondo il grado di allergenicità.” Successivamente confermano che “gli studi più recenti hanno infatti dimostrato che l’introduzione tardiva degli alimenti ritenuti allergizzanti non previene lo sviluppo di allergia alimentare e/o celiachia nei soggetti predisposti e che l’età del bambino alla prima esposizione verso l’alimento (purché dopo i 4 mesi di vita) non ne modifica il successivo rischio globale.”

Anche il position paper dell’ESPGHAN, di cui ho parlato in un altro video, dice più o meno la stessa cosa, ovvero che i cibi allergenici possono essere introdotti in qualunque momento dopo che si è iniziato l’alimentazione complementare purché sia dopo 4 mesi di vita del bambino. Portano anche l’esempio dei bambini ad alto rischio di allergia alle noccioline, ovvero quelli con una dermatite atopica grave, allergia all’uovo o entrambe le cose, ma anche in questo caso le noccioline vanno introdotte tra i 4 e gli 11 mesi con in questo caso l’ausilio chiaramente di uno specialista. Dicono anche che il glutine possa essere inserito tra i 4 e 12 mesi senza problemi, evitando solo di consumarne grandi quantità durante le prime settimane dopo la prima introduzione. Quello che dicono in sostanza, portando vari esempi e citando delle review sistematiche sull’argomento, è che ritardare l’introduzione di alimenti allergenici non fa diminuire il rischio di sviluppare un’allergia. In altre parole introdurre subito gli alimenti allergizzanti o è irrilevante, ovvero il rischio rimane uguale, o fa effettivamente diminuire il rischio. In descrizione trovate tutti i link se volete approfondire l’argomento. Per ultimo vi voglio citare solo un’altra voce, ovvero quella del Ministero della Salute britannico, se non altro perché, ricordatevi, io vivo nel Regno Unito. In sostanza quello che dicono è più o meno la stessa cosa, ovvero che, dopo i sei mesi secondo loro, si possono introdurre tutti gli alimenti che si vogliono compresi quelli a rischio di allergia. Quello che aggiungono è che qualora ci fossero casi di allergia in famiglia di inserire uno di questi alimenti a rischio alla volta. Però questo non è una cosa difficile. Non è come il vecchio inserimento degli alimenti che, in teoria almeno, durava mesi e mesi e comprendeva un numero impressionante di cibi possibili, saltando magari quelli importanti. Gli alimenti a maggiore rischio di reazione allergica sono relativamente pochi e facilmente elencabili. Sono quelli che trovate in grassetto nella lista degli ingredienti di un qualunque prodotto confezionato e ho messo nell’immagine in alto. Abbiamo:

  • i cereali contenenti glutine,
  • i crostacei,
  • le uova,
  • il pesce,
  • le arachidi,
  • la soia,
  • il latte vaccino,
  • la frutta a guscio,
  • il sedano,
  • la senape,
  • i semi di sesamo,
  • l’anidride solforosa e i solfiti, che si trovano comunemente nel vino sono dei conservanti,
  • i lupini e
  • i molluschi.

Mi sembra difficile che uno vorrà inserire tutti questi alimenti in una volta e non è certo un sacrificio, qualora ci fosse bisogno, fare attenzione a inserirne uno alla volta nella dieta del bambino qualora fosse necessario.

Ma il pomodoro? e la fragola? Lo sanno tutti che il pomodoro è allergenico e la fragola ancora di più!

No, non è questo il caso. Gli alimenti sono quelli che vi ho elencato e il pomodoro non vi rientra, e neanche la fragola e neanche il kiwi o la melanzana o chi per loro. Quello che spesso accade è che si confonde una reazione allergica con una reazione all’istamina naturalmente contenuta in determinati alimenti. Di nuovo non da medico, ma da uno che c’è passato con la mia seconda figlia vi posso dire che ci sono alcuni alimenti, quali ad esempio il pomodoro, i formaggi duri e molti altri che a contatto con la pelle del bambino fanno venire fuori una specie di arrossamento generalmente intorno alla bocca o sulla faccia. Ma in questo caso l’arrossamento va via immediatamente, basta passare una pezza umida sulle parti interessate e magicamente tutto scompare. C’è una gran differenza tra reazione allergica e reazione all’istamina contenuta negli alimenti. Mentre la prima potrebbe essere pericolosa, la seconda è molto più lieve e passa da sola con il tempo, per cui bisogna saper distinguere l’una dall’altra. Il bello della reazione all’istamina è che è imprevedibile. Capita, per dire, con i pomodori? Ma non capita con tutti i pomodori o sempre, ma solo con alcuni e, nel nostro caso, non siamo mai riusciti a identificare quali fossero le condizioni scatenanti. Comunque, nell’arco di pochi mesi è tutto sparito senza che noi facessimo niente. Se avete dubbi, chiedete al maggiori dettagli al vostro pediatra, ma fate la domanda giusta, così da massimizzare le possibilità di ottenere la risposta corretta. Il pediatra non potrà che confermarvi che eliminare questi alimenti dall’alimentazione non è necessario.

Quindi, tornando al titolo di questo articolo, quali sono i 4 motivi che fanno sì che si continuino a perpetuare i miti sulle reazioni allergiche? Vediamo di capirlo, se non altro perché, più che allergie questi timori causano tante notti insonni nei genitori terrorizzati, comprensibilmente, al pensiero di stare giocando con la salute del loro bambino se solo si dovesse avvicinare a una fragola. Quindi:

  1. la confusione tra reazione allergica e reazione all’istamina. Questa è una cosa che sento molto spesso e va evitata. L’unica cosa da fare in questo caso è informazione, per cui, ripeto, fate domande mirate al pediatra.
  2. Il pediatra, bisogna ricordarsi, non è un tuttologo. Se da una parte è un medico specialista, dall’altra è una specie di medico generico – con tutta la stima possibile per i medici generici. Nessuno è un tuttologo e di sicuro il pediatra non è un allergologo. Se a vostro figlio è stata diagnosticata un’allergia o se voi siete soggetti allergici, allora l’unica cosa da fare è rivolgersi a uno specialista che probabilmente già conoscerete se voi per primi avete allergie. Chiedete a lui qual è il migliore modo di avvicinare vostro figlio ad alimenti possibilmente a rischio. Lo stato delle conoscenze sull’introduzione degli alimenti ve l’ho già descritto e se qualcuno vi dice di inserire il pomodoro a 10 mesi, potete star certi che non sa di cosa parla. Allo stesso tempo però non andate a perdere tempo e soldi con visite specialistiche se non servono. La posizione predefinita standard è che un bambino può mangiare tutto da subito. Solo in casi particolari dovremo porre determinate attenzioni.
  3. Le informazioni che si tramandano da pediatra a pediatra proprio come la tabella dello svezzamento medicalizzato. Purtroppo è così. Assieme agli studi medici e ai pazienti i pediatri sembrano ereditare molto di più da chi è venuto prima di loro, e lo schema per l’introduzione degli alimenti per evitare le allergie ne è solo un esempio. Di nuovo, l’unico modo che i genitori hanno per difendersi è porre domande chiare e precise. Spesso i pediatri agiscono in nome di un non meglio specificato principio di precauzione, e producono la loro bella lista, però in questo caso le informazioni disponibili in letteratura mi sembrano abbastanza chiare e ve le ho illustrate.
    Però non dimentichiamo anche l’altra faccia della medaglia, che ci porta al…
  4. il genitore ci crede a priori (lo sanno tutti che certi alimenti sono a rischio) per cui vuole ricevere una conferma dal pediatra o semplicemente lo dà per scontato. Dopo tutto se il pediatra non ti dà lo schemino, che fai, vai su internet e ne scarichi uno a random.

In sostanza, c’è una specie di collusione tra genitore e pediatra che fa sì che che i falsi miti continuino a tramandarsi ed è questo che pone maggiormente a rischio di disinformazione i neo genitori i quali, non avendo esperienza alcuna, si affidano giustamente a chi ne sa di più di loro e così il ciclo si ripete.

E tu, cosa sapevi sull’argomento? Che informazioni ti hanno dato il pediatra e gli altri genitori?

Condividi con noi la tua esperienza e ricorda che la tua storia aiuterà chi verrà dopo di te ed è alle prime armi.

Ciao, commenta! E alla prossima.

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