Come iniziare l’autosvezzamento?



Come comincio l’auto svezzamento? Quale primo cibo do? In che maniera lo presento? L’inizio… questo è il momento in cui i genitori vanno nel panico. Come glielo do il cibo? Che faccio in pratica?

inizio autosvezzamento
Il video

Ciao sono Andrea di Autosvezzamento.it e in questo articolo voglio parlarvi del “come” si comincia. A scanso di equivoci però vi dico subito di non aspettarvi ricettine miracolose o schemini a prova di bomba che non sono nello spirito di questo sito, però verso la fine qualche consiglio lo darò e vi farò una richiesta importante che vi prego fin d’ora di esaudire.

Quello che state leggendo è la trascrizione del video (che trovate qui o cliccando sull’immagine in alto) uscito l’altro giorno sul canale YouTube.
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Il punto DI FORZA dell’autosvezzamento è che “non ci sono regole da seguire”, così liberando il genitore da inutili percorsi obbligati, spesso applicati indiscriminatamente a tutti i bambini e che non saranno necessariamente adatti al singolo. In altre parole l’alimentazione non è più gestita dall’esterno.

Il punto DEBOLE dell’autosvezzamento è che… non ci sono regole da seguire e così in tanti si sentono persi e chiedono a gran voce schemi e schemini. Volendo, potrei fare un video con regole su come si inizia l’autosvezzamento, ma avrebbe un senso? Sarebbe d’aiuto? Forse aiuterebbe ALCUNI genitori alle primissime armi che non sanno come muoversi, ma dubito che avrebbe un significato generale. Poi potrei farne un secondo per un altro gruppo di genitori, poi un terzo, un quarto e così via, ma non riuscirei a ricoprire tutta la casistica. Invece di sicuro rientrerei nel tunnel delle tabelle e degli schemi che abbiamo fatto tanta fatica a lasciarci alle spalle.

Faccio un esempio di vita vissuta: nel mio caso, figlia 1 ha cominciato a circa sei mesi molto titubante. Con il senno di poi posso dire che avremmo dovuto aspettare un pochino di più in quanto non era particolarmente pronta o interessata. Però cos’era successo, essendo nata alla fine di giugno, a Natale compiva i fatidici sei mesi, che come sappiamo per tanti è lo spartiacque per eccellenza, così anche noi, e sottolineo la parola NOI, volevamo iniziare. Le abbiamo messo davanti un piattino di verdure lesse, broccoli e carote se non sbaglio, e lei ci ha fatto contenti mangiandone un pochino. Nel corso dei mesi ha sempre mangiato le sue porzioncine e non ha mai mostrato una predilezione verso un tipo di consistenze rispetto a un altro, né ha mai mostrato di rifiutare il cibo, né di apprezzarlo particolarmente.

Con figlia 2 invece l’esperienza è stata del tutto diversa. LEI ha cominciato esattamente a 5 mesi. Eravamo su un aereo e tornavamo in Italia. Ci stavamo preparando a fare merenda, quando LEI ci ha rubato dalle mani un pezzo di mela e ha cominciato a succhiarlo con grande interesse. Dopo un po’ l’interesse è scemato e ci ha restituito lo spicchio bello… condito e se ne è stata tranquilla mentre noi mangiavamo. (Aggiungo che non ricordo cosa sia accaduto al famoso spicchio. Io, non l’ho mangiato però.) A questo punto però ci siamo limitati a osservare come si evolveva il suo interesse per il cibo. Per circa 6 settimane non siamo andati oltre; ogni tanto durante i pasti dava una ciucciatina a questo e a quello, ma poco altro. Il test del pannolino ci diceva che sicuramente ingoiava qualcosa, ma erano solo assaggi micro. Solo dopo i sei mesi e mezzo ha ingranato per davvero e in poco tempo è passata da porzioni mini a porzioni maxi, ma solo se poteva mangiare rigorosamente da sola. Quando mangiava da sola mangiava porzioni da camionista, addirittura maggiori di quelle della sorella grande – che di certo non poteva essere definita come inappetente. Se invece c’era qualcosa di minestroso o comunque di non mangiabile in autonomia, l’interesse scemava molto più rapidamente.

Quindi vedete, due figlie, stessi genitori, stesso ambiente, stesso tutto, ma due comportamenti diversissimi. OK, il nostro approccio nel tempo è cambiato in quanto nei 2 anni e mezzo che separano la grande dalla piccola nel frattempo abbiamo imparato tanto, ma ciò non spiega di sicuro una differenza di comportamento così netta e imprevedibile. La morale della storia è che non si possono dare regole fisse del tipo: comincia a tot giorni, dagli prima questo e poi quello, segui questi orari, e così via. Così si aumenta semplicemente lo stress.

Al di là di consigliare di mettersi a tavola assieme e di vedere cosa vuole fare il bambino non posso dire perché ogni famiglia è a sé, e sono i genitori del bambino gli unici che possono dire veramente cosa va bene per la LORO famiglia in QUEL momento.

E allora che fare?

L’unica cosa è guardare il proprio bambino e decidere giorno per giorno il da farsi. Conosciamo i segnali da ricercare che ci fanno capire che il bambino è pronto, per cui ci possiamo permettere di navigare a vista. Spesso all’inizio il bambino vorrà prendere qualcosa dal tavolo con le sue mani e portarlo alla bocca, e se riesce a effettuare il percorso dal tavolo alla bocca, allora con tutta probabilità è pronto. Per questo è inutile, se non quasi controproducente, cominciare con noi che spezzettiamo il cibo, in quanto il bambino potrebbe non aver ancora dato un chiaro segnale di voler provare qualcosa di nuovo oppure quel cibo spezzettato potrebbe non essere affatto quello che voleva. Solo dopo che il bambino ha manifestato chiaramente di voler iniziare possiamo sperimentare per vedere cos’è che è meglio per lui.

Allo stesso tempo c’è il bambino che preferisce essere aiutato e magari vuole che gli prendi le cose con le mani, o magari anche… orrore orrore, gli piace essere imboccato! Ognuno di questi approcci può essere quello giusto, l’importante è non partire con un’idea precostituita di come dovrebbero andare le cose; anzi, dobbiamo essere pronti a cambiare rotta da un giorno all’altro.

Il problema è sempre lo stesso: l’idea che il bambino debba mangiare la “pappa”, ovvero che a una certa età gli serva un piattino di questo e uno di quello in dosi precostituite. Se invece abbandoniamo del tutto questo preconcetto, vediamo che è molto più facile approcciarsi all’idea che il bambino all’inizio semplicemente farà assaggini scegliendo tra quello che trova a tavola e utilizzando la metodologia che quel giorno gli si confà. Le dosi sono irrilevanti, così come l’alimento in sé; l’ho già ripetuto tante volte. Qualunque cosa troverà a tavola andrà benissimo; sì, anche la lasagna o la carbonara, ma anche un pezzo di frutta, del pane, un pezzo di pasta o più in generale quello che quel giorno avrete deciso di cucinare – non dimentichiamo che questo cibo, ovvero il cibo “normale” della famiglia, è quello che il bimbo già conosce grazie al liquido amniotico e al latte, agli odori, al fatto che magari ha già assaggiato delle briciole che gli sono capitate a tiro.

Non si possono fare piani a priori perché non sappiamo se il bimbo quel giorno sarà interessato. Così come non possiamo dire che oggi il bambino farà il suo primo passo o dirà la sua prima parola, non possiamo decidere che oggi il bambino mangerà il suo primo pasto o farà il suo primo assaggio. L’unica cosa sensata è aspettare che il bambino sia pronto e che ce lo comunichi.

Considerate questo: come farete quando sarà il momento per il bambino di fare il primo passo? Gli metterete le scarpe apposite che sostengono la caviglia e i calzini che favoriscono la circolazione? Lo porterete in una stanza speciale e gli farete vedere come alzarsi in piedi? E di giorno in giorno lo farete camminare sempre di più fino a che non fa il giro del palazzo con col cane? Chiaramente no. Non sapete quando vorrà alzarsi in piedi e quando lo farà vi regolerete di conseguenza. Lo stesso vale per il cibo. Lo sapete! Non perdete tempo con tabelle e schemi che lasciano il tempo che trovano. Il bambino SA quando è ora di cominciare a mangiare cose diverse dal latte e come fare a farlo. Inutile farsi prendere dalle paturnie.

Un consiglio pratico che posso dare è, soprattutto quando si è appena agli inizi, di mettere davanti al bambino solo una cosa per volta – come un pezzo di pasta o di verdura – altrimenti è possibile che davanti al piatto “pieno” vada in confusione. Se vorrà altro, si farà capire; non c’è bisogno di dare per scontato che sarà così. Questo suggerimento è ancora più utile se, qualche settimana dopo, vostro figlio passerà la fase da “criceto” – un classico di taaanti bambini – ovvero si riempirà la bocca di cibo fino a non poterla più chiudere. Anche in questo caso è forse meglio mettere a disposizione un boccone per volta e aspettare che il precedente sia stato opportunamente processato prima di passare al successivo.

Insomma, è questione di provare, ma vi assicuro che è più facile di quanto non sembri. Anzi, meno ci si fa caso e meglio è perché così lo sviluppo sarà più naturale e il genitore – benintenzionato, per carità – non rischierà di fare quello che per lui è più giusto e non quello che il bambino vuole. La parte più difficile sono proprio i primissimi tentativi che fa il bambino, ma una volta superata questa fase sarà tutto in discesa. Poi, dopo qualche mese, quando vi chiederanno come fosse iniziato lo svezzamento di vostro figlio, vi renderete conto che non lo saprete dire con certezza perché tutto si è svolto in modo lento e naturale.

E voi cosa avete fatto? Raccontateci nei commenti come ha iniziato vostro figlio. Più esperienze racconterete, più sarà facile, per chi verrà dopo di voi, affrontare questa fase nel modo giusto, ovvero nell’unico possibile, ovvero… con serenità e tranquillità.
Ciao, commentate!, e alla prossima!

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