Cosa vuol dire autosvezzamento (per me almeno)

L’amica Stefania, membro storico della community, ci racconta cosa vuol dire autosvezzamento. Sono certo che molti altri genitori agli inizi troveranno questa lettera fonte di ispirazione.

Cosa vuol dire autosvezzamentoI miei figli sono grandi ormai, ma il piccolo fu autosvezzato, il grande no, tuttavia anche lui trasse benefici successivamente dall’autosvezzamento del fratellino.
Sono adesso entrambi ragazzini sani, longilinei, gradiscono mangiare e le nostre abitudini alimentari sono di base abbastanza equilibrate ma mangiamo di tutto, anche fritti, dolci e altri alimenti non ‘da bambini’ da sempre, cercando di moderarci un po’, con buonsenso, senza grandi sacrifici fin dall’inizio.

Vorrei riprendere, quindi, un aspetto che ho visto affrontare in vari post.
Leggo molti punti di vista diversi su quello che (non) bisognerebbe fare, ad esempio:

  • presupposto dell’autosvezzamento è iniziare a mangiare tutti un modo sano, magari biologico;
  • altri che ci si debba sacrificare solo i primi mesi/anni;
  • altri allora concludono che, se così fosse, tanto varrebbe non escludere fin dall’inizio bastoncini, patatine fritte e merendine, tanto pochi mesi/anni non fanno differenza!

Sono d’accordo con tutte e tre le affermazioni e contemporaneamente con nessuna, prese così da sole.
Come ho detto anche altre volte, il PRESUPPOSTO dell’autosvezzamento è uno solo: in natura ogni mammifero, umano compreso, passa dall’allattamento al pasto adulto gradualmente e per imitazione, motivato dalla curiosità del piccolo verso ciò che fa l’adulto, pur non essendo tecnicamente intuito ed acquisito subito come nutrirsi.
Quindi, come per ogni specie, le abitudini iniziali danno un imprinting al gusto e allo stile alimentare, cosa che vale per ogni altra abitudine comprese camminare, comunicare ecc.
Aggiungiamo che solo l’animale umano manipola gli alimenti al punto di snaturarne sia la qualità sia la capacità attrattiva.
Quindi, è solo una conseguenza che ponendosi il problema di un’educazione alimentare corretta e adeguata del giovane piccolo umano, ci si debba anche chiedere quale stile alimentare si voglia trasferire al piccolo.
Ma trasferirlo non basta, dovrebbe essere applicato anche in seguito dalla famiglia in cui cresce altrimenti questa azione educativa non ha efficacia a lungo termine.
Si pone allora un altro problema: comincio a rovinarlo subito con alimenti grassi, troppi fritti o troppi zuccheri o aspetto i 2 anni?
Non concordo con il concetto di “sacrificarsi” però. Sacrificarsi ottiene due effetti negativi: il pasto rischia di essere percepito come un gioco poco gradevole e attrattivo dal bambino perché ciò che può attrarlo è il gusto con cui partecipano a questo momento/GIOCO i grandi.
Comprendo chi dice che se non si sono cambiate le proprie abitudini alimentari prima, pur consapevoli di eventuali errori, non si può pretendere che si riesca a stravolgerle solo perché si ha un bambino piccolo.
Condivido il NON STRAVOLGERLE.
Basterebbe porsi nell’ottica di moderarle. Un pezzo di bastoncino di pesce non è velenoso come non lo è una patatina o un assaggio di merendina o del cioccolato.
Siamo in grado di evitare che compaiano ad ogni pasto e/o ogni giorno sulla tavola? Oppure che vengano spesso associati insieme perché non vengano da lui percepiti come abitudine?
Il bambino deve essere avviato ai pasti con voi, all’alimentazione di famiglia, ma l’alimentazione di famiglia può e deve tenere conto, in un modo o nell’altro, che c’è un bambino ancora non ‘traviato’ nella famiglia.
Così come io, che fumo, ho sempre evitato di fumare negli ambienti dove alloggiano i miei figli e soprattutto nelle loro vicinanze. Sarebbe stato meglio se avessi smesso, ma non ci riesco, così ho modificato ciò che potevo riguardo a questa mia abitudine. Però non penso che sia un sacrificio, penso che sia giusto, opportuno e, soprattutto, non mi hanno chiesto loro di nascere per venire a disturbare la mia vita da non madre fumatrice (nel mio caso)!
Per tornare al punto, trovo non tanto ipocrita (come ha detto qualcuno), ma inefficace cambiare totalmente abitudini alimentari solo per poco tempo iniziale in quanto non attrae e non ottiene un’azione educativa duratura.
Non si può neanche pensare che influisca esageratamente su crescita e sviluppo, anche perché all’inizio, si tratta di esperimenti e poi, quando veramente mangerà senza più bilanciare carenze e eccessi con l’allattamento, i danni di eccessi e carenze arrivano lo stesso anzi, come una valanga e tutti insieme.

Presupposto dell’autosvezzamento è sicuramente prima di tutto, la condivisione di un momento gradito a tutti.

Poi c’è il senso della maternità/paternità, sia che ci sia fin dalla decisione di avere un figlio o che sia sopraggiunto solo dopo, costringe tutti a piccoli cambiamenti nella vita comprese alcune scelte alimentari.
È “presupposto” del diventare padre/madre interiorizzare che da quel momento alcune cose e dinamiche subiscono modifiche.

Quindi secondo me:

  • BUONSENSO SÌ,
  • Stravolgere e falsificare, anche se per un tempo limitato, no.

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