Divisione delle responsabilità (o DOR)



È una verità universalmente riconosciuta che un bambino non sa mai quanto deve mangiare: mangia sempre troppo o troppo poco; mangia sempre troppo spesso o troppo di rado; cresce sempre troppo o troppo poco ma mai, Mai, MAI il giusto. Come fare a risolvere questo problema?

Ciao! In questo articolo vi voglio offrire una modo di uscire da questo modo di pensare, da questo vortice perverso che è, temo, fin troppo comune; questo grazie alla cosiddetta Divisione delle Responsabilità.

Quello che state leggendo è la trascrizione del video (che trovate qui) uscito l’altro giorno sul canale YouTube.
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Divisione delle responsabilità - DOR
Il video

L’americana Ellyn Satter, dietologa pediatrica e psicoterapista di famiglia, verso la fine degli anni 70 ha cominciato a sviluppare il principio della divisione della responsabilità (in inglese Division of responsabilities, o DOR come si vede comunemente scritto) ovvero ha messo in evidenza che in famiglia e nei rapporti tra genitore e bambino ognuno ha compiti precisi e responsabilità diverse. Si parte dal presupposto – incredibile per alcuni – che i bambini mangiano quello di cui hanno bisogno, crescono nella maniera giusta PER LORO e imparano a mangiare il cibo che mangiano i loro genitori. Il bambino decide SEMPRE se e quanto mangiare.

Se parliamo di bambini neonati ovvero che prendono solo latte, è facilissimo. Non si parla altro che di allattamento a richiesta, e in questo caso è tutto più facile perché il genitore deve solo decidere se mettere a disposizione latte materno o latte formulato. Il bambino è responsabile di tutto il resto, ovvero quando si mangia, dove si mangia, quanto si mangia, quanto velocemente o quanto lentamente. Chi allatta a richiesta è ben a conoscenza di tutto ciò e lo fa molto probabilmente senza pensarci. Chi invece dà al proprio figlio il latte formulato rischia invece di trovarsi già con l’idea di dover dare il cibo, in questo caso tramite biberon, in quantità fisse e predeterminate, e ad intervalli prestabiliti. Invece, sia che si parli di latte materno o di formulato, non ci sono differenze. È sempre il bambino a decidere quanto latte mangiare e, in questo caso, quando; il compito del genitore è semplicemente di mettere a disposizione il latte. Aggiungo, anche se non ce ne dovrebbe essere bisogno, che non ci dobbiamo preoccupare che si possa viziare un neonato. Il nostro compito è solo di interpretare i segnali che ci manda.

Mano mano che il bambino cresce gli faremo conoscere come si nutrono i grandi portandolo alla tavola, non con l’idea che debba mangiare niente, ma semplicemente per farlo stare insieme alla famiglia.
L’alimentazione solida comincerà basandosi su quello che il bambino PUÒ fare e l’interesse che dimostra; NON sull’età anagrafica. In generale sappiamo che il bambino sarà pronto per i cibi solidi quando riesce a rimanere seduto senza aiuto, ha perso il riflesso di estrusione, ha sufficiente coordinazione occhi-mano-bocca e mostra interesse verso il cibo, ma ne ho già parlato ampiamente altrove per cui vi rimando all’articolo dedicato.

Mano mano che il bambino cresce cambia il suo modo di comportarsi e cambiano le responsabilità dei genitori. Sappiamo che non c’è una regola fissa per approcciarsi al cibo solito: ci sono bambini che ad esempio da subito vogliono mangiare cose prese dal cucchiaino e più o meno sminuzzate, mentre altri da subito vogliono mangiare subito cose solide; ci sono bambini che vogliono mangiare da soli, altri desiderano essere aiutati; ci sono poi bambini che non desiderano mangiare cibo diverso dal latte per un tempo che sembra infinito, ma queste sono tutte cose normali che il genitore ha la responsabilità di interpretare e seguire. Ricordiamo sempre che il nutrimento che serve al bambino viene preso in massima parte dal latte fino a verso i 12 mesi, e anche oltre, per cui non c’è da preoccuparsi se il bambino prende poco cibo e tanto latte; è normalissimo. Così come è anche normale se in poco tempo prende molto cibo e poco latte. Il range di normalità è molto ampio e non c’è e non ci può essere una regola che valga per tutti.

La Satter dice, e mai ci furono parole più vere di queste:

“se ti danno regole arbitrarie su quanto o cosa debba mangiare tuo figlio, per definizione queste saranno prive di fondamento e di conseguenza sarà solo per caso se risulteranno adatte a TUO figlio e alla SUA relazione con il cibo.”

e poi continua

“È sì vero che probabilmente i bambini cresceranno bene comunque, ma ciò non toglie che queste ‘regole’ non rappresentino la cosa migliore per loro, o per i loro genitori.”

I bambini cambiano crescendo; il problema è che i cambiamenti avvengono a volte molto velocemente, anche dalla sera alla mattina: un giorno potrebbe essere che il bambino è contento di essere imboccato, mentre il pasto successivo il cucchiaino non lo vuole neanche vedere di lontano e né vuole essere aiutato Questo è il momento in cui un sacco di genitori vanno nel panico e cominciano a elaborare strategie per cercare di risolvere questo “problema” anche se non c’è un problema, o meglio, questo problema si chiama CRESCITA. Invece dobbiamo essere sempre pronti a fare un passo indietro per lasciare decidere al bambino cosa fare. Il bambino mangia insieme alla famiglia, quindi gli metteremo a disposizione cibi che siano facili da prendere, da masticare e da mandare giù, ma lasciamolo scegliere. Sia per quanto riguarda il modo di mangiare, se usare le mani, la forchetta, farsi aiutare; sia, e soprattutto, per quanto riguarda le quantità, ovvero se mangiare poco o tanto, velocemente o piano, o cominciando dal secondo, per poi passare al primo, alla frutta e di nuovo al primo. Quando poi ha finito facciamolo scendere e lasciamolo andare a giocare anche se sono passati solo pochi minuti dall’inizio del pasto e ai nostri occhi ha mangiato poco e niente. Io personalmente odio stare a tavola più dello stretto necessario figuriamoci un bambino di pochi anni o addirittura di pochi mesi.

Una volta che il bambino ha regolarizzato l’orario dei pasti e il latte non è più la parte preponderante della dieta, arriviamo alla parte finale e più importante della divisione delle responsabilità, che utilizzeremo SEMPRE d’ora in poi:

  • i genitori sono responsabili del cosa, quando e dove si mangia;
  • i bambini sono responsabili del quanto e del se desiderano mangiare.

In altre parole, il genitore decide il menu, fa la spesa e cucina un pasto per tutta la famiglia. Il bambino decide, tra le opzioni che sono presenti a tavola, cosa mangiare. In altre parole c’è una specie di patto tra genitore e bambino: tu bambino non detti il menu, ma io genitore non mi impiccio di quanto mangi. (Chiaramente se un giorno il bambino chiede se si possa fare il piatto X-Y per pranzo non c’è nulla di male ad accontentarlo e prepararlo per tutti. Il giorno dopo prepareremo il piatto Z che invece accontenta il papà).

Non cerchiamo di combattere quelli che sono i desideri del bambino perché c’è il pericolo di instaurare quelle lotte intorno alla tavola che poi rischiamo di doverci portare appresso per anni. Invece, impariamo ad accettare. Man mano che il bambino cresce, diciamo che ha passato un anno ed è vicino ai 2 anni, ovvero ai famosi terrible 2s, ma è anche più grande, ci rendiamo conto che quello che da piccolo era un bambino che mangiava con entusiasmo tutto e tanto, improvvisamente è diventato imprevedibile, difficile, schizzinoso, sembra vivere d’aria e chi più ne ha più ne metta (chi ha bambini grandicelli sa di cosa parlo). Molte volte mangerà soltanto qualche boccone, altre volte un micro boccone, altre volte dei piatti interi, altre volte niente; il genitore però deve imparare a non interferire sul modo in cui il bambino ha deciso di nutrirsi. Invece deve mantenere il proprio ruolo di controllore e se vogliamo di fornitore di cibo.

Il genitore è la figura di autorità perché sceglie quello che c’è a tavola, lo mette a disposizione ad orari prestabiliti e regolari. Il bambino decide quanto e se mangiarne – quindi la regola d’oro è “MAI fare piatti grandi, ma cominciate sempre da mini porzioni. È imperativo che i genitori si mantengano calmi perché sanno che un comportamento imprevedibile nei bambini è normale, e poi… di fame di sicuro non muoiono. Quando hanno perso interesse a mangiare o a stare a tavola, fateli pure scendere e mandateli a giocare; ci rivedremo al pasto successivo. Tra un pasto e un altro non daremo niente che non sia acqua; i pasti sono così ravvicinati che davvero non ce n’è bisogno, anche se non avesse toccato cibo.

Inoltre non bisogna fare l’errore di offrire sempre lo stesso cibo, il cosiddetto “cibo sicuro” che pensate possa piacere. Un po’ perché il cibo che gli piace oggi gli potrebbe far schifo domani (e quante volte l’ho visto a casa mia), ma soprattutto perché state insegnando al vostro bambino che può mangiare solo una cosa. Il corollario è che non siamo al ristorante, quindi non si può cominciare a cucinare su ordinazione. Nel creare i menu si cerca di accontentare tutti a turno, ma poi gli stessi tutti si devono accentare quando non è il loro turno. Quindi il papà che non mangia mai le verdure impara a mangiarne un po’, la mamma che non mangia mai il pesce imparerà a apprezzarlo un pochino e il bambino a cui non gli piace la pasta col tonno imparerà che quando c’è pasta col tonno si mangia pasta col tonno.

Spesso e volentieri il bambino, e in alcuni casi l’adulto, sarà riluttante a provare nuovi cibi o anche cibi che ha mangiato con entusiasmo fino al giorno prima, ma ciò non vuol dire, di nuovo, che bisogna cucinare su ordinazione – tanto quello che prepari, sbagli! Invece assicuriamoci di avere sulla tavola una varietà di cibi disponibili a tutta la famiglia che, con buona probabilità, verranno apprezzati anche dal bambino. Questi potrebbero essere frutta, pane, un contorno, dell’hummus… quello che volete. l’importante è che sia a disposizione di tutti e non sia un qualche cosa di specifico per il bambino che così lo renderebbe “diverso” e “speciale”.

Approfondirò l’argomento in altri articoli, ma per il momento vi voglio lasciare con un paio di libri in caso vogliate leggere qualcosa sulla divisione delle responsabilità (i link sono affiliati Amazon). Purtroppo sono libri in inglese. Che io sappia non c’è niente in italiano, ma se conoscete qualche libro nostrano che ne parla, fatemelo sapere nei commenti.

 

Il primo libro di cui che vi consiglio è quello di Ellyn Satter Child of mine. Questo è senz’altro il testo definitivo sul DOR e lo trovate anche di seconda mano su Amazon per una quindicina di euro compresa la spedizione. Il testo è per certi versi un po’ datato, ma è comunque una lettura molto interessante. Il problema di questo libro, se vogliamo, è che è un vero e proprio bibbione. Sono oltre 500 pagine scritte fitte e con poche figure, quindi rappresenta un impegno non indifferente. In ogni caso in descrizione metto anche il link all’Ellyn Satter Institute dove trovate molte risorse gratuite.

 

Altro libro che consiglio moltissimo, e anche più di quello della Satter, è “Love me, feed me” di Katja Rowell, un medico tedesco trapiantata negli Stati Uniti. Non solo questo libro è più accessibile da un punto di vista grafico (ed è molto più breve!), ma offre una descrizione completa e facile da applicare dei principi della Divisione delle Responsabilità. Notate che in teoria parla di bambini adottati, ma quello che dice vale tranquillamente per tutti i bambini e tutte le famiglie. Onestamente lo consiglio a TUTTI. Lo trovate facilmente su Amazon; il link lo trovate in descrizione.

Insomma, cosa ne pensate della divisione delle responsabilità? Vi sentite pronti a lasciare che voglio figlio abbia la possibilità di scegliere QUANTO e SE mangiare? Pensate di aver la forza di non dire “su, dài… un boccone per papà e uno per mamma”. Raccontatemelo nel commenti.

Ciao, e alla prossima!

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2 comments

  1. Sandra says:

    ciao Andrea, ottimo articolo, breve ma completo! Noi ormai siamo giá da un anno in pieno auto svezzamento.. Il nostro piccolo mangia sereno con noi quanto vuole. Propongo a ogni pasto i vari alimenti come per noi adulti, variati, creativi e buoni(carboidrati, verdure e frutta sempre in tavola, quasi sempre anche una proteina tra legumi, formaggi, carne o pesce). Ho letto anche il libro di Carlos Gonzales e mi permetto di consigliarlo proprio per il tema “dai fiducia a tuo figlio”. Io allatto ancora e come dici tu ci sono giornate da tetta poco e tanto cibo, giornate di tanto tutto, giornate di poco tutto,… varia sempre! Ma sono serena, mi fido del fatto che il mio bimbo sa di cosa ha bisogno. Ora cerca anche cibo quando ha fame, mi indica cosa vuole sul ripiano della cucina dove ci sono sempre frutta, pane o gallette di riso. Se guardo su un giorni potrei spaventarmi dalla sua dieta, ma nell’arco della settimana mangia veramente tutto ció che gli serve. E direi che cresce bene! Sano e soprattutto felice di stare a tavola dove, oltre a mangiare, ci divertiamo sempre a stare insieme!

    • Barbara Rivera says:

      Idem con la mia piccoletta di 8 mesi e mezzo, ci sono giornate di solo tetta, giornate di mezzo boccone, giornate che si spazzola qualsiasi cosa ci sia in tavola, ecc…
      Tra l’altro non mi stanco mai di notare come con questo metodo abbiamo migliorato la dieta di casa e dei nonni :P
      Una mia amica che ha la bimba di due mesi in più della mia, mi guarda con invidia perché si inghiotte anche il piatto, mentre con la sua passa il pasto ad imboccarla ed implorarla per un’altra mezza cucchiaiata… E tra l’altro con questa ansia ha anche perso l’allattamento al seno, passando all’artificiale con le farine all’inno di “almeno mangia”.
      Ho provato a darle qualche consiglio, invitandola anche ad un incontro sull’autosvezzamento, ma… Alla fine è difficile cambiare le teste!

      Quello che sottolinei secondo me è la cosa più importante, che il bimbo sia felice di stare a tavola e che non sia una imposizione il pasto :) Mangiare è necessario ma anche un piacere, nessuno muore di fame e non si diventa anoressici perché non ti obbligano a mangiare, anzi… Al contrario!

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