Posso passare dallo svezzamento tradizionale all’autosvezzamento?

Posso passare dallo svezzamento tradizionale all’autosvezzamento? Spoiler alert: la risposta è chiaramente “sì”, e chi dice il contrario, e ce ne sono, non sa di cosa parla. Però, e c’è sempre un però – se non non farei i video e no scriverei gli articoli – bisogna prima mettersi d’accordo su cosa stiamo effettivamente parlando.

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Ciao sono Andrea di autosvezzamento.it e con questo articolo voglio chiarire una volta per tutte cosa vuol dire passare dallo svezzamento tradizionale all’autosvezzamento, e se una frase di questo genere abbia alcun senso oppure no. Vi dico subito che alla fine vi chiederò di scrivere un temino molto importante; abbiate qualche minuto di pazienza e vi dirò qual è la traccia.

Cominciamo con un ripassino veloce: Cosa vuol dire fare svezzamento tradizionale? Vuol dire che una persona esterna, che può essere il pediatra, può essere il genitore, può essere… chi volete, decide “quando” si inizia, decide “quanto” deve mangiare il bambino e decide “cosa” deve mangiare il bambino. Invece nell’autosvezzamento, o per maggiore chiarezza nell’alimentazione complementare a richiesta, il bambino è il protagonista. Il bambino decide quando iniziare, il bambino decide con quale modalità iniziare, quanto mangiare e cosa mangiare tra le cose a disposizione sulla tavola dei genitori. La differenza più importante tra svezzamento tradizionale e autosvezzamento o alimentazione complementare a richiesta è appunto nella “richiesta”. Non è il genitore che ti dà da mangiare, ma è il bambino che chiede di mangiare. Chi allatta a richiesta conosce bene questo concetto, però in tantissime, comprese quelle che allattano a richiesta, trovano difficile tradurre questo concetto nell’alimentazione solida.

Per molti passare dallo svezzamento tradizionale all’autosvezzamento è semplicemente un questione di passare dalle pappe al cibo a pezzi; tutto qui. Ma così facendo non solo tu genitore non hai fatto passi avanti, ma corri il rischio di rimanere deluso dai risultati offerti da questo cambiamento. È un po’ come dire che passare dallo svezzamento tradizionale all’autosvezzamento è come cambiare gestore e passare da TIM a Vodafone, oppure passi da Sky a Netflix. Una telefonata e via. Ma non è così. Non che sia impossibile o difficile fare questo passaggio (al contrario di quelli che vogliono lasciare Sky), ma quello che ci vuole è cambiare il modo in cui vediamo il nostro bambino.

Se pensiamo che sia fondamentale che nostro figlio debba mangiare, non lo so, 250 millilitri di pappa a 6 mesi altrimenti casca il mondo, capite bene che non cambia molto se sostituiamo quella pappa con, per dire, 50 g di pasta “normale”, e ci aspettiamo che nostro figlio la mangi tutta. Anzi, non è cambiato niente; stiamo facendo sempre e comunque svezzamento tradizionale, proprio come, se cambiamo gestore telefonico l’utilizzo che facciamo del telefonino non cambia. L’unica cosa che è cambiata è a chi diamo i soldi. Invece quando si parla di alimentazione dei bambini dobbiamo sforzarci di vedere la questione da un punto di vista diverso.
Dobbiamo imparare che al centro della crescita del bambino non ci siamo noi, non c’è il pediatra, non c’è nostra madre, non c’è chi volete, ma c’è il bambino stesso. In un altro articolo parlo di come il range di normalità attraverso il quale un bambino cresce è vastissimo; vi invito a leggerlo attentamente. Non a caso è intitolato 9 motivi per cui tuo figlio è nella norma, anche se a te non sembra. Ne consiglio caldamente la visione a tutti, ma in particolare a chi vuole lasciare il modo di pensare legato allo svezzamento tradizionale.
“Passare all’autosvezzamento” vuol dire cambiare modo di vedere le cose e cominciare a fidarsi del proprio bambino e delle sue competenze. Vuol dire apprezzare la capacità che ha di dire se e quando ha fame, e cosa e quanto vuole mangiare. Non si parla certamente di distinzioni tra pastina all’uovo o senza uovo. Il menù è la cosa meno importante.

Questa è una lezione che TUTTI i genitori prima o poi imparano. C’è chi la impara a 3 mesi di vita del proprio bambino, chi a 3 anni, chi a 13, chi a 18, ma alla fine il messaggio arriva e capiremo che i nostri figli mangeranno quanto dicono loro, quello che dicono loro, quando dicono loro – proprio come facciamo noi “grandi”. La questione semmai è quale battaglia valga la pena di combattere e fino a che punto. Intendiamoci, lo so che i nostri figli vanno educati a mangiare “bene”; verissimo. E come educhiamo i nostri figli a mangiare bene? Mangiando noi bene! Lo ripeto sempre in tutti i video: siamo noi quelli che educhiamo i nostri figli e lo facciamo dando il buon esempio; altro non serve. I famosi 250 millilitri di pappa che, secondo alcuni, il bambino dovrebbe mangiare sono un’invenzione pure e semplice e non ci daranno necessariamente un bambino che mangia “bene” o che cresce “bene”. Quello che questi 250 ml invece fanno è semplicemente deresponsabilizzarci.
Quando ci chiediamo come si faccia a passare dallo dallo svezzamento tradizionale all’autosvezzamento, la risposta è che lo si fa quando noi saremo pronti a fare il cambio di prospettiva necessario che metterà nostro figlio, nostra figlia al centro, piuttosto che noi. Dopo di che possiamo parlare dei dettagli relativi alla singola famiglia, ma questo è il primo step che TUTTI devono compiere e senza il quale non si fanno veri passi avanti.
Il primo passo che i genitori normalmente fanno è quello di passare dalle pappe omogeneizzate al cibo a pezzi fino al cibo della famiglia. Poi probabilmente c’è il riconoscere che tuo figlio non vuole mangiare le verdure. Poi magari c’è il senso di rassegnazione nel riconoscere che a tua figlia non piace il pesce. Queste sono tante piccole lezioni che i nostri figli ci insegnano e prima le impariamo, meglio è. I nostri figli sanno quello che gli piace e quanta fame hanno; noi no, noi possiamo parlare solo per noi stessi. Questo non vuol dire che bisogna non bisogna mangiare il pesce; il pesce si deve mangiare, lo mangi tu e lo prepari per tutta la famiglia nella consapevolezza che magari tuo figlio te ne vorrà un microgrammo e poi non ne mangerà più, rifacendosi con altri cibi che sono presenti sulla tavola.Queste sono cose che tutti i bambini e tutti i genitori fanno, nessuno escluso. Non è soltanto il bambino che cresce, ma anche i genitori; i genitori che diventano più grandi, più saggi e nel tempo imparano a distinguere tra quello che è importante e quello che non lo è – e imparano a fidarsi dei propri figli e dei loro gusti.

Quindi per rispondere alla domanda iniziale, è possibile passare dallo svezzamento tradizionale all’autosvezzamento? Come ho, detto certamente sì, però la domanda che ti devi porre è “sei tu pronto a passare dallo svezzamento tradizionale all’autosvezzamento?” Sei TU pronto a mettere tuo figlio al centro e ad accettare che mangerà le quantità che dice lui? Se invece vuoi passare all’autosvezzamento perché speri che il bimbo “ti” mangi di più, allora temo che non fai altro che cadere dalla padella nella brace.

Ed ora il temino che vi avevo promesso: tra chi mi ascolta c’è chi ha provato a fare questa transizione? Come ci siete riusciti, e se non ci siete ancora riusciti, cosa vi blocca? Cosa pensate serva per fare il passaggio dallo svezzamento tradizionale all’auto svezzamento?

Raccontatemi la vostra storia nei commenti e ricordate sempre che la vostra esperienza aiuterà chi viene dopo di voi, quindi se avete difficoltà, o se vi siete trovati in difficoltà e magari le avete superate insegnate agli altri genitori!

Ciao e alla prossima.

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