Gli amici dei tre porcellini, ovvero perché i bambini hanno bisogno delle fiabe



Fiabe tre porcellini lupo

Il mio interesse per le fiabe nasce molto presto: mia madre mi dice spesso che da bambina le chiedevo con insistenza di raccontarmi sempre la stessa, anche per più volte di seguito. Non ne rammento i particolari, ma ricordo che parlava un bambino goloso del frutto dell’albero di fichi e di una strega che con l’astuzia lo infilava in un sacco perché voleva mangiarlo. Ma il bambino era intelligente e con la sua furbizia riusciva a scappare e la strega affogava in un fiume. Col tempo ho imparato altre fiabe, qualcuna l’ho amata di più, altre di meno, ma ognuna mi affascinava. Ricordo ancora adesso il piacere di immergermi nel regno fatato e vivere mille avventure con i protagonisti. E questi racconti li conservo ancor ora nella memoria, come il piacere che provavo nell’ascoltarli.

Con lo sguardo da adulto spesso le fiabe appaiono davvero spaventose (pensiamo a quanto siano popolate da streghe o lupi pronti a mangiare il bambino malcapitato sulla loro strada) o anche solo tristi (molte narrano di orfani e matrigne) o persino truculente (tanti finali sembrano usciti da un film horror). E spesso questa visione razionale ci spinge a crederle inadatte per i nostri cuccioli che potrebbero spaventarsi o preoccuparsi.

In realtà queste immagini parlano all’inconscio dei bambini più di mille ragionamenti che non sarebbero in grado di capire.

Durante la sua crescita il bambino attraversa una serie di fasi di sviluppo che sono universali. In queste fasi prendono forma delle paure: i lupi, le streghe, gli orchi sono rappresentazioni di paure inconsce che il bambino ha di essere rapito, di essere divorato, di essere abbandonato, ecc… e proprio il fatto che alla fine questi mostri siano non solo vinti, ma puniti per quello che hanno compiuto dà la certezza al bambino che anche lui supererà questi timori.

Allo stesso modo durante sua crescita i sentimenti che il bambino prova per i propri genitori cambiano, così come cambiano i suoi comportamenti e quelli del genitore stesso. Il fatto di rimanere orfani rappresenta molto bene come si sentono i bambini quando i genitori (ed in particolare la madre, fonte per loro del primo rapporto di attaccamento) cominciano ad esigere delle cose da loro e magari li sgridano: sentono di aver perso la madre reale quella buona, quella che nutriva e coccolava e che al suo posto è arrivata una matrigna che li maltratta e li punisce.

Che dire infine dei finali delle fiabe, certo sempre a lieto fine per il protagonista (con cui il bambino si identifica), ma molto crudeli con chi lo ha ostacolato. Il bambino ha un forte senso della giustizia e per lui sapere che chi ha fatto del male verrà punito è un gran sollievo. E la punizione è giusto che avvenga in proporzione al male che si è fatto.

Le fiabe sono molto antiche, ogni popolo ha le sue fiabe, ne esistono molte anche tipicamente regionali, ma se comparate si vede che molte sono simili tra loro. Il motivo è che i bisogni e le fasi di crescita dei bambini, siano essi egiziani o europei, siano essi triestini o napoletani,  sono sempre uguali e lo sono da allora ad adesso.

Per questo motivo non ha senso edulcorarle come spesso tendono a fare i mass media facendo perdere ai racconti tutta la loro pregnanza psicologica.

Foresta incantata autosvezzamentoLa fiabe nascono per essere narrate, per anni ed anni sono state tramandate in forma orale; per secoli i bambini hanno vissuto in questi mondi fatti di draghi, di streghe, di lupi, per secoli si sono identificati in bambini e bambine, ma anche in porcellini o rospi. Oggi invece le librerie sono zeppe di fiabe illustrate. Certo molto belle, ma che fanno perdere un’altra caratteristica importante delle fiabe: la proiezione. Quando si narra a un bambino una fiaba è importante che lui proietti in questa storia le sue immagini interiori, perché è con tali immagini che la fiaba gli parla; vedere le figure che qualcun altro ha creato per noi fa perdere molto del significato delle fiabe.

Certo non si può pensare di eliminare ogni immagine o storia illustrata che vede il nostro bambino. Sarebbe impensabile pensare di evitargli ogni contatto con libri illustrati delle fiabe o con cartoni animati che le narrano, ma nel nostro piccolo possiamo tornare a raccontarle, come si faceva una volta, senza immagini e nelle versioni originali.

Ogni età ha la sua fiaba perché in ogni età il bambino attraversa un momento particolare, ma è vero che un bambino molto piccolo non capirebbe il significato di Cenerentola, né probabilmente avrebbe la pazienza di ascoltare tutta la storia.

Per i bambini al di sotto dei 2 anni e ½ la fiaba più adatta è di sicuro “La pappa dolce”. E’ una storia non nota come le altre, ma che risuona molto bene al nostro piccolo, tutto intento a imparare a gestire le sue pulsioni orali. Intorno ai 3 anni si può introdurre la storia de “I tre porcellini” che molto bene spiegano al piccolo l’importanza di controllare l’impulso di piacere.

Dai 3 anni in poi il nostro bambino è pronto per la maggior parte delle fiabe. A questo punto sarà lui a prediligerne una, a voi non spetta che il compito di conoscerne e saperne narrare diverse in modo che sia lui a poter scegliere quella che in quel momento gli serve.

Ma dove trovare le fiabe di cui ho parlato, ossia le più fedeli possibile all’originale? La maggior parte sono state scritte dai fratelli Grimm e facendo una ricerca in biblioteca o su internet ne trovate delle ottime versioni. Io ad esempio mi affido molto al sito: www.grimmstories.com/it.

Come ho già detto esistono molte fiabe, ma una storia per essere definita Fiaba deve avere alcune caratteristiche: uno o più protagonisti (che in genere rappresentano le diverse parti dell’Io), la comparsa di un problema nel quale in protagonista si trova in un mare di guai ed un lieto fine, ma soprattutto una vasta gamma di simboli, universali, che ne permettono una rielaborazione personale, attraverso la fantasia in modo da adattarsi al grado di sviluppo di chi la ascolta.

Ed ora non vi resta che prendere il vostro bambino per mano ed entrare insieme nel mondo della fantasia! Buon viaggio!

 

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17 comments

  1. Ilaria Di Trani says:

    Mi si é impallato il computer e non riesco a commentare là ma la storia dell’ infanzia fi Chiara si chiama “il bambino nel sacco” e si trova nell’ inciclopedia della fiabe italiane raccolte da Italo Calvino (una alternativa nostrana ai Grimm). Quella in particolare é divertentissimo leggerla ai bambini!

  2. cristina81 says:

    alla prima lettura mi trovo d’accordo.. pero’, non so: dopo i 3 anni secondo me e’ un periodo un po’ troppo esteso e andrebbe meglio specificato: certe fiabe che parlano di morte andrebbero secondo me posticipate almeno all’eta’ scolastica, quando i bambini cominciano a fare domande in merito e sono pronti a cogliere l’argomento.
    per il resto, non saprei bene dove comincia il bisogno del bambino di rappresentare paure inconsce o il bisogno dell’adulto di instillarle a fini “educativi”. spesso le fiabe venivano (e vengono raccontate) per far paura ai bambini e tenerli “buoni”.
    anche il fatto di insegnare a controllare un impulso mi fa un po’ arricciare il naso. se non ti controlli te magna un lupo? mi sembra un po’ eccessivo..
    e il forte senso di giustizia che e’ insito in un bambino (verissimo), certe fiabe sembra lo vogliano trasformare in forte senso di vendetta.. cosa non proprio auspicabile.
    solo a me son venuti sti dubbi?

  3. Valentina says:

    Vorrei segnalarne due,posso?
    Federico e Zuppa di sasso: li ho trovati meravigliosi. Anche se le immagini sono parte molto presente.

  4. LauraFracassi says:

    Vorrei aggiungere che le fiabe hanno spesso parti ripetute che, diciamo, fanno da ritornello alla fiaba e che spesso nei libri moderni viene tagliata o che i genitori saltano perchè “pallosa” ma che in verità è il cuore della fiaba. Per bambini di due anni è perfetta “gallo cristallo” che più che una fiaba è quasi una filastrocca. Un libro perfetto pieno di favole senza disegni è “raccolta di fiabe italiane” di Italo Calvino. Le mie preferite Raperonzolo, bene come il sale, prezzemolina.

  5. Valentina says:

    Dai tre anni sono pronti per quasi tutte le fiabe, è vero. Però il genitore deve essere sensibile nel capire se il bambino manifesta un certo disagio. Mia figlia adora leggere e rileggere tanti libri. Generalmente sono storie semplici e solo ultimamente affrontiamo argomenti più complessi. Ho notato però che alcune cose la turbano moltissimo. Mi viene a mente l’incipit di un cartone animato con una bambina orfana che sta per essere trasferita in un orfanotrofio e mia figlia (quasi tre anni) che mi guarda in lacrime e mi dice : “Mamma, non mi piace questo cartone. Mamma, è brutto”. Abbiamo cambiato canale. Ugualmente con alcune fiabe. Non resteranno per sempre nel cassetto, usciranno pian piano  quando lei deciderà di ascoltarle! 
    Insomma, leggere…leggero!

    • Chiara says:

      Ogni bambino è diverso e ogni genitore lo conosce meglio di qualunque altro. Quello che dici è verissimo, probabilmente nella tua piccola quel cartone animato ha risvegliato qualcosa che l’ha turbata. Se le darai l’opportunità sarà lei a guidarti sulle cose di cui ha bisogno di ascoltare o vedere e tu sari di sicuro in grado di capirla.

  6. Autosvezzamento - La pagina ufficiale di www.autos says:

    Katia E Andrea Pastore, devo ammettere che non ci avevo mai pensato… bisognerà che anche noi ci riforniamo e vediamo come va. /A.

  7. Alessandra says:

    Noi abbiamo questo:
    http://www.amazon.it/Enciclopedia-della-favola-giorni-Inverno/dp/8835953014
    Era mio di quand’ero piccola :-). Abbiamo  in realta’ il volume unico con tutte le 360 fiabe, ed e’ stato fatto riparare quando ero adulta perche’ ne avevo distrutto la rilegatura. Ci sono poche illustrazioni.

    Il must di questo momento sono: Signe e il principe Linni (detta anche: la sotira delle de streghe)) e Smolicek, in cui dobbiamo anche fare le due vocie la piccola recita a memoria le filastrocche….
    Il bello e’ che non so bene se capisca tutto, a volte il linguaggio non e’ semplicissimo, e quando recita: “valle colline valle vallate” (invece che dalle colline dalle vallate) mi chiedo… pero’ e’ un bellissimo momento serale

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