E se poi prende il vizio?

Libro scritto da:
Alessandra Bortolotti
Prezzo:
€16,00

Recensione di:
Voto:
3
Del 18 aprile 2012
Modificato il:28 gennaio 2013

In breve:

Un libro pieno di spunti interessanti e che vuole riportare la maternità in una sfera più naturale e spontanea, ma con qualche ma...

E se poi prende il vizio? Alessandra Bortolotti

 

Ho da poco finito E se poi prende il vizio” di Alessandra Bortolotti, un libro che vuole riportare la maternità in una sfera più naturale e spontanea dove è inutile porsi tante domande o cercare risposte improbabili. L’autrice spiega che basta semplicemente seguire i bisogni del bambino con naturalezza e spontaneità senza farsi condizionare dalla società che ci circonda (cosa che è più facile a dirsi che a farsi); i figli hanno un bisogno innato di stare a contatto con i genitori e negarglielo vuol quasi dire andare contro la loro (e nostra) natura.

Il libro è pieno di spunti estremamente interessanti e alcuni passaggi sono quasi commoventi. Le testimonianze dei genitori dimostrano come esperienze di genitorialità ad alto contatto esistano nel mondo di tutti i giorni, anche se ci capita di vederle raramente (o forse mai). L’autrice riporta anche i risultati di ricerche e cita moltissimi libri sull’argomento per supportare le idee alla base del libro.

Non posso non citare il capitolo sul sonno che serve a sfatare tanti miti e luoghi comuni che ci circondano enfatizzando come il bambino che si sveglia la notte sia un bambino normale e non uno che debba essere “educato” a dormire.

Detto tutto ciò devo però ammettere che il libro non mi è piaciuto: l’ho trovato estremamente pesante e di difficile lettura e se non mi fossi riproposto di scrivere una recensione per il blog probabilmente non lo avrei mai finito. Il motivo è presto detto: questo è un testo decisamente troppo accademico per essere considerato divulgativo; è inframmezzato da continue citazioni e note a pie’ di pagina che ne rendono la lettura pesante; il vocabolario utilizzato è esageratamente tecnico: c’è davvero bisogno di usare avverbi come bioenergeticamente? Bisogna per forza parlare di argomenti specialistici quali la psicogenealogia e l’etnopediatria, per non parlare della psiconeuroendocrinologia (non so quanto ci abbia messo a leggere questa parola…) come se fossero argomenti di cui si parla quotidianamente? E possibile che non si possa descrivere l’effetto nocebo con termini alla portata di tutti? Inoltre questo continuo citare specialisti in varie branche della medicina, pediatria e psicologia non fa altro che distrarre il lettore allontanandolo dal messaggio che si vorrebbe far arrivare e che invece dovrebbe andare diritto al cuore come un’iniezione di adrenalina, senza passare (per rimanerci necessariamente per un bel pezzo) attraverso il cervello. Questa lunga lista di nomi non mi dice niente, né aggiunge alcunché alla comprensione dell’argomento; la bibliografia presente in fondo al libro è più che sufficiente se qualcuno desidera approfondire ulteriormente quanto trattato.

Più di una volta il mio sguardo si è trovato a vagare su una pagina senza davvero leggere cosa ci fosse scritto; in alcuni casi sono riuscito a fare uno sforzo, in altri… ho semplicemente voltato pagina.

A chi consiglierei questo libro? Certamente non alle madri in attesa del primo figlio, in quanto non credo che ne capirebbero appieno il contenuto (assumendo che arrivino fino in fondo). Di sicuro non a chi ha un bambino piccolo, poiché non avrebbe né il tempo, né la voglia di imbarcarsi in una lettura così impegnativa. Forse lo consiglierei a chi ha già un figlio e ne aspetta un secondo (o magari un terzo) e desidera approfondire alcune tematiche; tuttavia questa deve essere una madre già in sintonia con determinate idee. Probabilmente il gruppo che lo apprezzerà maggiormente è formato da chi queste idee già le condivide e desidera trovare ulteriore conferma, ma se così fosse il libro fallirebbe nell’intento che io mi auspicherei, ovvero far conoscere il concetto di genitorialità ad alto contatto a un mondo che in gran parte lo ignora o lo rifiuta.

Quello che quest’anno vorrei riceverei da Babbo Natale è E se poi prende il vizio? – Edizione per principianti scritto dalla stessa autrice e con gli stessi identici contenuti, ma con uno stile più libero e accessibile, privo di citazioni e parole difficili.

Questo è un libro importante che va fatto conoscere, ma per fare ciò bisogna renderlo fruibile. Se si semplifica la struttura non si banalizza necessariamente il contenuto, anzi…

Per ultima la cosa che mi ha sorpreso/deluso di più, ovvero l’immagine scelta per la copertina: quando l’ho vista ho pensato (cosa che non dovrebbe sorprendere) che questo libro si sarebbe rivolto (anche) ai padri, ma invece no… i padri vengono menzionati solo mezza volta e solo come accessorio per rendere più facile la vita alle madri. È come dire che sul poster di un film invece del protagonista metto in evidenza una comparsa che si vede mezza volta. Sono sicuro che lo spettatore rimarrebbe, giustamente, confuso continuando ad attendere l’ingresso di questo fantomatico personaggio, cosa che però non accade mai.

Speriamo solo che Alessandra Bortolotti, se mai dovesse leggere questa recensione, non marchi il nostro blog come spam :)

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48 comments
Svezzamento naturale
Svezzamento naturale

Il problema adesso è trovarlo nelle librerie, qui va a ruba, lo volevo regalare ad una mia amica panzuta e mi sa che dovrò ordinarlo su internet.... ovviamente lo regalo assieme al libro di Piermarini e pensavo anche a "bebè a costo zero"o a un libro di A. Volta. Io son contenta che me li abbiano prestati/regalati, per cui li regalo a mia volta! Magari anche chi non è predisposto ci riflette un po' su ;)

Valeria Tornambè
Valeria Tornambè

Condivido svezzamento naturale! E' un libro che ti apre un mondo, se già sei predisposta! A me e' piaciuto molto, l'ho letto velocissimamente e credo che possa essere alla portata di tutte le mamme! E ieri in Mondadori l'ho visto e l'ho messo bene in vista davanti a quelli di tata Lucia ed insieme a Giorgia cozza ed Elena Dal Pra! E ho acquistato un libro che mi accingo a leggere un po' scettica...ma questo non c'entra nulla!

Svezzamento naturale
Svezzamento naturale

fra tutti i libri che ho letto sull'accudimento dei neonati è senz'altro quello che preferisco (assieme a quello di Piermarini). Sono due libri che mi hanno aperto un mondo, per il quale ero sicuramente già predisposta, ma che mi hanno davvero aperto gli occhi. Infatti son stati ben recensiti da me anche su anobii, fra poco verranno recensiti sul mio blog.... proprio perché ritengo che siano testi importanti che tutti i genitori dovrebbero leggere, per cui provo a diffondere il verbo ;)

rossana
rossana

oddio io sono un po' confusa...gekina mi cita Popper (immagino Karl) per avvallare il fatto che il libro della Bortolotti non è scientifico ma così facendo sei tu stessa che che lo avvalli come scientifico secondo il nostro caro Popper...i paradossi filosofici! :D io non so se è scientifico o meno questo libro ma Popper era un filosofo e giustamente faceva congetture sulla scienza, che poi questo voglia automaticamente dire che lui avesse la Verità mi pare pretestuoso perchè potrei citarne centinaia di filosofi che dicono tutto il contrario di Popper e forse non sarei giunta a nessuna conclusione proprio perchè rimaniamo nel campo della filosofia dove la libertà di pensiero regna sovrana. Io ci credo tantissimo nel modello di genitorialità ad alto contatto (o chiamatelo come vi pare) ma non perchè me lo dice la Bortolotti ma semplicemente perchè lo verifico ogni giorno e ho sotto gli occhi mio figlio. Così come descrive Gloria: ognuno è quello che è. Io credo che la Bortolotti quando parla di possibili disagi e patologie comportamentali da adulti come causati da un rapporto a basso contatto con i propri genitori non si riferisse ad una linearità sperimentale di causa-effetto ma solo come ad una possibilità. Un po' come dire che un figlio violento è quasi sicuramente il figlio di un genitore violento e che un genitore violento è possibile che abbia un figlio violento. Ora se questa possibilità è un 50% o un 10% a me sinceramente non interessa. Il mio interesse primario è che mio figlio da adulto non sia una persona violenta, per esempio. E io da genitore farò del mio meglio per far sì che ciò non avvenga. Non credo nel determinismo ma nelle responsabilità sinceramente sì, e quindi come madre e genitore non voglio essere scusata da nessuno perchè io ho la responsabilità di far sì che mio figlio cresca come un individuo sano (in mentis et corpore) così come previsto dalla Natura (che non a caso era per il Leopardi maligna ma per me decisamente benigna! :) )

gekina
gekina

Cara Rossana, certo che popper era un filosofo. Un gran filosofo ed epistemiologo. Il suo contributo è alal base del pensiero moderno (e scientifico). Il metodo descritto da Popper non è una sua "invenzione". Molto lo deve al matematico Bertrand Russell e alla sua metafora del tacchino induttivista (consiglio una rapida ricerca su google su questa bella storiella). Quindi giudicare opinabile il pensiero di Popper solo perchè filosofo mi sembra un pelino ingenuo (o induttivista). Dopotutto qui si parla di un libro scritto da una psicologa che ripete come un mantra "i bisogni fisiologici del bambino". Da quando lòe psicologhe si intendono di fisiologia pediatrica? Forse allora era meglio se un libro così lo scriveva un neonatologo o pediatra o "fisiologo". Se la definisìzione di "metodo scientifico" del filosofo vienense ti sembra opinabile (dove? in quale punto?) mi domando che cosa intendi tu per "metodo scientifico". Un'ultima osservazione sul buon Popper. Il suo pensiero è dopotutto alal base del metodo delle ebm (le famose evidenze). Gli studi pubblicati e rivisitati, randomizzati e controllati, servono per metetre in crisi e falsificare una tesi per testarne la bontà. Il dramma è che le "evidenze scientifiche" vengono sempre di più lette e digerite come verità rilevate (vedi l'atteggiamento di anDrea, gli basta la pubblicazione di uno studio che proverebbe - il condizionale è d'obbligo - l'utilità della fascia per convincersi che le colichette non esistono nei paesi dove questo mezzo è usato dalle mamme degli infanti...). @ ANdrea, citi uno studio vecchio di 20 e passa anni, di cui si conosce poco o nulla. Quanti bambini sono stati "studiati"? E il campione com'è stato scelto? E come si è proceduto per definire "q1uanto" l'infante fosse portato? E per portare può andare bene anche un semplice braccio che sorregge e culla il pupo anche per ore? Lo studio pubblicato dalla rivista Pediatrics potrà essere sicuramente interessante, ma non basta. Infatti la stessa rivista pubblicava pochi giorni fa questo studio: http://pediatrics.aappublications.org/content/77/5/641.abstract?maxtoshow=&HITS=10&hits=10&RESULTFORMAT=&fulltext=hunziker&searchid=1&FIRSTINDEX=0&sortspec=relevance&resourcetype=HWCIT Riporto il passo più interessante, che si rifà (nota 46) allo studio della Hunziker (:)): "Increased carrying of the infant has been shown in one trial to prevent crying [46] but did not reduce established crying in another trial [47]. " Lo studio della nota 47 è questo: Barr RG, McMullan SJ, Spiess H, Leduc DG, Yaremko J, Barfield R, Francoeur TE, Hunziker UA: Carrying as colic "therapy": a randomized controlled trial. Pediatrics 1991, 87:623-630. PubMed Abstract OpenURL Pubblicato 5 anni dopo quello che mi hai citato. E quindi chi ha ragione? Se leggerete tutto l'articolo scoprirerte come sì, le cure prossimali aiutano ad evitare disturbi del sonno nelle prime settiumane di vita del pupo, ma dopo bisogna abituarlo ad addormentarsi da solo, aq vivere la fase dell'addormentamento in piena serenità e autonomia. Così se si svegliuerà la notte sarà in grado di addormentarsi da solo.

gekina
gekina

caspiat... è il sonno che avanza. Due nomi e li ho cannati tutti e due. Comunque ripeto, io non ho nulla conto la fascia e nemmeno contro il passeggiuno. SOno oggetti che possono aiutare (o l'uno o l'altro o tutti e due) pupo e genitori. Io trovavo più comodo il marsupio per es. Quello che è sbagliato è fare di una certa genitorialità (alto contatto con tutto quello che ne segue... fasce, tetta a richiesta, cosleeping ecc...) una filosofia di vita e una verità scientifica. Personalmente credo che una donna dovrebeb sentirsi libera di allatatre il figlio coe meglio crede: PER LEI e per il bambino. E così addormentarlo eccc... Quanto al sentire tante cazzate... ragazzi ma questo accadeva anche nel 1800. iNSOMMA le madri sono da sempre ritenute la causa di tutti i mali dei futuri adulti. Perchè spesso i figli sono usati come arma di ricatto per le donne. Un esempio. Fino a mi pare gli anni 70, si pensava che l'autismo fosse causato da madri a basso contatto (la madre frigorifero di Bruno Bettelheim). Oggi non si sa molto dell'autismo, ma sono provate le cause neurologiche e non i "traumi" infantili. Insomma la mamma certo è fondamentale, ma non abbaimo tutto sto potere. QUel che sarà vostro figlio da adulto dipenderà più da chi incontrerà nella sua strada che non da una fascia e un biberon!

Gloria
Gloria

(E mo chi è Giulia? La sorella di Rossella? :-D) E' sacrosanto quello dici, ma non la imposterei come battaglia verso la fascia, l'allattamento prolungato (o naturale, a seconda di come vuoi vedere la cosa) o altro. Questi sono metodi che a volte ai genitori vengono utili, se li devono mettere in croce allora no.. va benissimo il passeggino e va bene allattare fino a che ti pare. Certo, farli passare per l'UNICO metodo vale no... non vale, però per me è evidente che si tratta di una forma di reazione all'eccesso precedente: i passeggini e i biberon simbolo dell'infanzia, che racchiudono però una marea di secondi, terzi e chissà quanti altri significati... Se non sta nel passeggino è un problema? No, c'è un'alternativa, che è caricarselo addosso se è più contento. Sul latte artificiale... bè, meglio che non mi cimento o non ne usciamo più, garantito!! :-D Insomma, siccome c'è gente che va a dire in giro che i bambini fanno la cacca a comando e per dispetto, è ovvio che arrivi quell'altro che ti dice che la verità è esattamente all'opposto. Il risultato è (dovrebbe essere) la ricerca della via di mezzo. Siccome io di notte non ragiono per il sonno, non garantisco niente per la linea logica di quest'ultimo intervento e mi ritiro per deliberare:))

gekina
gekina

gLORIA E aNDREA, DA QUANDO SONO DIVENTATA MAMMA VEDO SOLO TANTA PAURA. tANTA PAURA Di sbagliare, di fare la cosa sbagliata, quella che inciderà per sempre sul figlio che poi lo porterà ad essere un adulto infelice, frustrato, non realizzato. Un bambino è un bambino. Non è un adulto. Vive in simbiosi con mamma e papà o con chi se ne prende cura perchè da solo non sopravviverebbe. Per questo il benessere di chi si prende cura di lui è importante tanto quanto quello del pupo. Se allattare ti fa male perchè hai le ragadi e non ti passano... si può passare all'artificiale. Siamo nel 2012, l'acqua è potabile, la polvere non sarà come il latte di mamma... ma è meglio una madre serena o una con capezzoli doloranti e sanguinanti che si immola per la salute del figlio? Noto tanto terrorismo in giro... Andrea parla di un fantomatico studio che sosterrebbe che i bambini portati sarebebro più tranquilli... ANdrea ti invito ad andare alla fonte di quanto detto. Com'è stato fatto lo studio? SU quanti bambini? SOno stati presi - sparo - 100 neonati portati con la fascia e 100 in carrozzina? All'epoca di Leopardi la madre no9n allattava mai. C'era la balia. Chi non se la poteva permettere (perchè povera) si portava il figlio nei campi o lo lasciava alla vicina che aveva latte. Credete che le madri di 100 anni fa fossero così amorevoli con i bambini? FIno akll'inizio degli anni 40 del 900, un bambino su tre moriva prima di compiere i 5 anni. Era un'ecatombe. I genitori non si afefzionavano ai figli perchè non era raro vederli morire. La fascia veniva usata dalle donne perchè a casa non ci stavano. Lavoravano come muli: al pozo a prendere acqua e lavare il bucato, sui campi, nelel risaie, al pascolo. Una volta la vita era bestiale per molte e la maternità aveva poco di romantico. Giulia quel che sarnno i nostri figli ce lo dirà solo il tempo. Noi possiamo fare solo il nostro meglio. E a volte il meglio per loro è anche ricordarci che esistiamo pure noi, che abbiamo bisogno di dormire, di intimità nel lettone, che un bambino piccolo che ipoara ad addormentarsi da solo prova l'ebrezzae la sicurezza di farcela con le sue sole forze. Hai mai guardato tuo figlio quando impara a infilarsi una scarpa? O a togliersi un maglione? I bambini vogliono imparare, staccarsi da noi sapendo però che noi siamo semp0re là, pronti a rassicurarli e coccolarli. L'alto contatto? Ma che cos'è? Portare un bambino nella fascia? Allattarlo a richiesta fino a tre anni? Ma stiamo scherzando? Credete che una tetta sia l'unico modo per fargli sentire affetto? Un abbraccio, un bacio, un sorriso, una faccia buffa.... ai bambini serve veramente poco per essere felici. Siamo noi adulti, pieni di paure, angosce, ad essercelo dimenticato.

Andrea
Andrea

ecco il fantomatico studio: http://pediatrics.aappublications.org/content/77/5/641.abstract?maxtoshow=&HITS=10&hits=10&RESULTFORMAT=&fulltext=hunziker&searchid=1&FIRSTINDEX=0&sortspec=relevance&resourcetype=HWCIT Non ho letto l'articolo, ma solo l'abstract; comunque se è stato pubblicato da Pediatrics credo ci sia da fidarsi. Per chi non sa l'inglese, gli autori dicono che tra le 6 settimane (quando c'è il picco di pianto) fino a 4 mesi i bambini portarti in fascia o simili piangevano o si lagnavano il 43% in meno nel complesso e il 51% in meno la sera (dalle 4 a mezzanotte). Tra l'altro se non sbaglio la Balsamo (o era Gonzalez?) dice che le coliche sono un fenomeno esclusivamente europeo. http://www.autosvezzamento.it/colichette-e-spleen-neonatale/

Gloria
Gloria

Vediamo se riesco anche io a lasciare un commento. Ci penso su da giorni ma non ne sono ancora venuta fuori (dai pensieri). Temo che verrà fuori un mare di cose. Allora, possiamo cominciare con la MIA impressione del libro... L'ho letto mentre ero in attesa della secondogenita e ricordo che la prima reazione che ho avuto dopo non molte pagine (ma non ricordo a che punto del testo fossi) è stata di rabbia mista ad altre sensazioni che si sono un po' perse nella memoria e che probabilmente non saprei comunque chiamare per nome. Fatto sta che scrissi un commento sulla pagina FB del libro manifestando questa mia sensazione ma augurandomi di riuscire a "venirne fuori" perché comunque il libro lo trovavo interessante. Fondamentalmente, con il senno di poi posso dire che, mettendo l'accento su una maniera di essere genitore diversa da quella che era stata la mia fino ad allora, il libro mi metteva molto in crisi. A me che tendo a mettermi in discussione ogni 5 minuti (ho il refresh automatico) mi faceva sentire in colpa, mi suggeriva di aver sbagliato e di dirigermi verso una strada nuova. Va detto, però, che già da mesi - per via delle letture del nostro forum e di altro - avevo intrapreso una specie di percorso che mi portava da Tracy Hogg a Alessandra Bortolotti, da "ad allattare non ci riproverò nemmeno perché tanto per me è impossibile" a "vabbè, bisogna almeno provarci, stavolta ce la posso davvero fare!" (per la cronaca, si è rivelato davvero impossibile :-))), da "io la fascia la odio, ci sto scomoda" a "bè, però in effetti se trovi quella giusta poi deve essere piacevole". Alla fine del libro ero più o meno convertita. Più o meno perché io sono un po' una bandieruola... se parli bene e mi sai convincere, oggi penso che hai ragione, ma se domani arriva Tizio che parla altrettanto bene mi dico che forse alla fine dei conti ha ragione lui... Fatto sta che ho lanciato il libro sul comodino di mio marito sperando che lo leggesse e ne rimanesse illuminato! Seguire il link al nick di gekina mi ha portata a leggere, nei giorni scorsi, molte cose nuove, e se alcune le ho trovate troppo forti o non corrispondenti al mio modo di sentire certi problemi, altre mi hanno fatto capire qualcosa di nuovo: complici gli ormoni della gravidanza e del parto e tutto il resto, questo libro insieme ad una serie di altre cose ha scatenato in me il senso di colpa e per diverse settimane ho rimuginato sugli "errori" che avrei fatto e su l'impostazione nuova e "giusta" che avrei voluto per la seconda bambina. Oggi la bambina ha 6 mesi, e di questi ragionamenti in testa mia c'è rimasto poco. Quelli che pensavo potessero essere stati errori ora non li chiamerei tali, e la "nuova impostazione" sta dimostrandosi pressoché identica alla vecchia perché... noi siamo gli stessi, le bambine forse si somigliano e soprattutto il clima è sereno. Ridendo, in famiglia, ci siamo detti che il succo del libro è "Ognuno è libero di fare ciò che vuole, purché faccia quello che dico io". Ci suggerisce cose sacrosante ma ci sono punti, come quello in cui si suggerisce che la società a basso contatto* può essere la radice delle dipendenze ecc, che forse possono quasi far male. Alessadra Bortolotti forse dà per scontato che tutte le madri provino le stesse pulsioni, ma non è così. Un po' come quando leggo "tutte le madri possono allattare": NO! La frase corretta è "QUASI tutte le madri possono allattare, provaci e sii fiduciosa, puoi farcela!". Per quanto riguarda la scientificità del testo, non so giudicare, ma devo ammettere che testi ricchi di citazioni a me stancano facilmente. Mi stanno benissimo le note e le bibliografie, ma a me piace quando si va al sodo, per cui mi sono un po' persa qui e là leggendo. Per concludere e tornando al tema "libro facile" - "libro difficile", non conosco le statistiche, qualora ce ne fossero, ma io credo che il genitore medio vada in cerca del manuale, del libro breve e semplice e che contiene delle risposte. Sono certa che ci sono milioni di madri e padri capaci di leggere a apprezzare testi a cui io - per gusto e forse capacità - nemmeno mi avvicinerei, ma per dirla brevemente non credo che un "E se poi prende il vizio" potrà mai vincere la guerra contro "Fate la nanna", e non perché il secondo sia più valido, ma solo perché è più "terra-terra". Saluti e baci *Chi definisce cosa sia scarso e cosa sia sufficiente o abbondante?

gekina
gekina

PS invece di fidarti dell'autore fidati del tuo "istiunto", della tua ragione, del tuo spirito critico. QUando leggi un libro di questo tipo fatti sempre una domanda: "Perchè io dovrei credere a questo?". Ovviamente non vale per i romazi o i fumetti.

gekina
gekina

Carissimo Andrea, io non penso che tu sia inferiore. La qui scrivente c'ha un misero diplomino di scuola superiore e non pensa di valere più di un babbuino. Però definire un testo "accademico" solo perchè pieno di note mi sembra un pelino ingenuo. Chiedo scusa se ho frainteso il senso della tua frase. Ma sai, siamo in Italia. Un paese dove le donne valgono come il due di picche e quando diventano madri ancora meno. Mi colpisce che una persona intelligente come te non scorga in questo libro (e non solo in questo purtroppo) il tentativo di propagandare una figura del materno reazionaria, oblativa. DOve il padre serve solo da contorno perchè la madre se ne stia in casa con un bebè attaccato al seno 24 ore su 24, fasciato in un pezzo di stoffa. Il libro usa gli stessi mnetodi di 50, 100, 200 anni fa... che diomostravano "scientificamente" l'inclinazione biologica delle donne alla cura del bebè, l'insostituibilità della figura materna ecc... Un bambinoi che non dorme è sicuramente "fisiologico" (anche se non dormire può essre il campanello d'allarme per patologie anche neurologiche). Ma un genitore che non dorme diventa patologico. E quindi il bambino va "educato" a dormire non tanto perchè si ritiene che sia un animale da ammaestrare, ma perchè se la mamam non dorme e deve pure allattare e girare con la fascia... rischia di impazzire. E infatti è statisticamente provato che l'abuso sui neonati nasce anche dall'assena di sonno dei genitori che possono... perdere la ragione. Su questo ci sono studi... ma credo che voi tutti sappoiate come ci si sente senza aver dormito per giorni. SIcuramente ne risente il carattere che diventa piùà irritabile. Tutto questo fa bene al bambino?

Andrea
Andrea

Io dovrei stare scrivendo un articolo... vabbè:) Io non so nulla della genitorialità di 50 - 100 - 200 anni fa, ma ti posso parlare della mia esperienza: sono passato, dalla nascita di figlia 1 fino ad oggi, da un modello a basso contatto a uno moderatamente ad alto contatto e questo non perché abbia letto questo libro, ma perché parlando di qua e di là e leggendo un po' di questo e un po' di quello e soprattutto seguendo le proprie inclinazioni, questo sembra essere un modello, se non migliore, almeno più naturale. A quanto leggo, il modo di essere genitori "a basso contatto" è ... solo nostro (nel senso di Europa, USA e, forse, parte del Commonwealth), ma nel resto del mondo le cose si fanno diversamente. Citi l'esempio del tempo del Leopardi, ma come venivano cresciuti i bambini allora (almeno quelli che sopravvivevano)? Considerando che le carrozzine non credo esistessero e che presumo si allattasse a gogò (perché in molti casi non c'era altro da mangiare), forse la genitorialità era davvero più simile a quella che suggerisce la Bortolotti, nonostante che il padre con la cinghia e la bottiglia sempre in mano rovinassero il quadretto idilliaco. Alcune cose che la Bortolotti dice sono sicuro che siano vere, ovvero i bambini hanno bisogni, non vizi e questi bisogni vanno ascoltati E rispettati. Per credere a questo non ho bisogno della bibliografia chilometrica, un po' come non mi servono pile di articoli scientifici per credere che l'autosvezzamento sia l'UNICA maniera logica di avvicinare un bambino al non-latte. Chiaramente ci saranno delle patologie a causa delle quali non sarà possibile seguire il percorso più semplice (ovvero seguire il bambino durante il suo naturale sviluppo), ma queste sono le eccezioni, NON la regola. Pretendere che un bambino, anzi un lattante, faccia quello che vogliamo NOI GENITORI è come lottare contro i mulini a vento. I genitori alla lunga perdono sicuramente. Tanto vale seguire la corrente e farci guidare piuttosto che cercare di deviare un fiume con solo due mani. Per questo, al di là di considerazioni (pseudo) scientifiche le idee della Bortolotti mi sono congeniali e per questo ho detto che il libro fosse stato scritto in modo più immediato sarebbe stato, per me, molto più efficace. Se il libro in questione sia scienza o opinione non lo so. Trattando di cose insondabili ed eteree e dato che i diretti interessati (i bambini) ancora non parlano forse È opinione, ma è comunque un'opinione che val la pena di ascoltare e su cui val la pena di riflettere. Sono d'accordo però che ha un approccio un po' dogmatico. Tra l'altro leggevo non so dove che i bambini in fascia piangono in media il 50% di meno di quelli non in fascia... qualche riferimento scientifico riscontrabile indipendentemente allora davvero esiste :)

Andrea
Andrea

Tanto per rispondermi da solo, leggo qui: http://en.wikipedia.org/wiki/Baby_transport che la carrozzina è diventata un mezzo di trasporto diffuso verso il 1920. Prima di allora c'erano modelli, ma riservati solo ai molto ricchi. Presumo che in mancanza d'altro o se li portavano appresso o li mettevano nelle carriole come possiamo vedere in questa immagine tratta dallo sceneggiato (all'epoca non c'erano ancora le fiction) Shogun: http://yamaa.altervista.org/_altervista_ht/immagini/KOtv/itto%20daigoro%20carrozz.jpg?dur=370

Andrea
Andrea

Cara Gekina, mi compiaccio che tu abbia tempo e voglia per letture COSÌ davvero impegnative, ma io come comune mortale e forse di intelligenza e cultura limitati, trovo il libro della Bortolotti sufficientemente impegnativo. Quando ho detto che una madre in attesa del primo figlio potrebbe non capirne APPIENO i contenuti, intendevo dire che finché non ti ci trovi non sai davvero cos'è avere un figlio. Forse ripensandoci avrei dovuto dire "apprezzare" piuttosto che "capire".

gekina
gekina

Andrea posso farti una domanda? Hai definito il testo "accademico". Da amante del metoo scientifico lo definiresti scientifico?

Andrea
Andrea

Non so se sia scientifico nel senso di affidabile perché non ho le competenze per giudicarlo in questo senso. Devo fidarmi dell'autore (ma questo vale ogni volta che leggo qualcosa su cui non sono ferrato).

gekina
gekina

A chi consiglierei questo libro? Certamente non alle madri in attesa del primo figlio, in quanto non credo che ne capirebbero appieno il contenuto (assumendo che arrivino fino in fondo). Di sicuro non a chi ha un bambino piccolo, poiché non avrebbe né il tempo, né la voglia di imbarcarsi in una lettura così impegnativa. Le donne con babini piccoli possono trovare il tempo e la voglia di leggere libri immpegnativi come "Fisica e filosofia" di Heisenberg. Il libro in questione mi sembra di struttura e contenuti banali e semplici. Le note si possono non leggrere. Onestamente definire un libro impegnativo "E se poi prende il vizio" vuol dire non aver letto mai "libri impegnativi". Ma questa è la mia personalissima opinione.

gekina
gekina

chiedo scusa. Rossana e non Rossella. Una svista in buona fede.

Andrea
Andrea

gekina dice: "Contrariamente all’autore della recensione, credo nell’intelligenza e capacità delle persone" (mia enfasi) Non so bene come tu abbia fatto a raggiungere una tale conclusione che per un'amante del metodo scientifico mi pare un po' affrettata.

gekina
gekina

Popper elenca sette punti 1) E' facile reperire delel conferme, o verifiche, di quasi ogni teoria, se si cercano appounto delle conferme. Direi che il punto uno descrive perfettamente il libro della Bortolotti. 2) Le conferme dovrebbero avere valore solo se rappresentano il risultato di "previsioni rischiose"; cioè se non illuminati dalla teoria in questione, ci saremmo dovuti aspettare un evento incopatibile con essa, vale a dire un evento che l'avrebbe confutata. 3) Ogni buona teoria scientifica è una proibizione: preclude l'accadimento di certe cose. Più cose sono precluse, migliore è la teoria. 4) Una teoria che non può venire confutata da nessun evento concepibile non è scientifica. Questo è il punto più interessante. Coe confutare alla Bortolotti tutti i benefici dell'alto contatto? Non si può. Perchè? Perchè non porta nessuna "prova", perchè passa dagli "studi" di altri a sue opinioni personali fino ai mali del mondo. 5) Ogni controllo genuino di unan teoria è un tentativo di falsificarla, o di confutarla (e l'autrice dovrebbe essere felice di essere criticata, invece non lo è mai...e qui si ritrova un altro aspetto poco scientifico e molto più dogmatico). 6) Gli elementi probatori non dovrebbero avere valore ai fini della conferma "se non quando siano il risultato di un controllo genuino della teoria". 7) Alcune teorie genuinamente controllabili, una volta rivelatesi false, vengono nondimeno ancora sostenute dai loro fautori, per esempio aggiungendo qualche assunzione ad hoc o reinterpretandola sempre ad hoc, in modo da sottrarla alla confutazione. Lo si può fare per carità, ma non è più una teoria scientifica.... I setet punti qui sopra li ho copiati da un testo che consiglio a tutte le mamme in attesa di legegre (e non solo a loro). Contrariamente all'autore della recensione, credo nell'intelligenza e capacità delle persone e sono certa che capirete molto di questo libro che parla alla testa e darà gli strumenti per affrontare la vita (e le teorie in circolazione) con uno spirito critico: D. Antiseri, G. Federspil, C. Scandellari "Epistemiologia, clinica medica e la questione delle medicine eretiche". Infine, per rispondere alla tua domanda... la genitorialità per me è la stessa cosa dell'amicizia, dell'amore, della cura, della responsabilità. E' tutte queste cose assieme e molto altro. E' cultura (che co influenza), è il saper accettare che un figlio non è una pallina di pongo dove imprimere le nostre idee, sogni, aspirazioni o metodi... lo faremo inevitabilmente, ma almeno esserne consapevoli è già qualcosa. Infine per me il passeggino o la fascia sono oggetti che mi servono per portare mio figlio. Il rapporto che ho con lui, l'affetto che gli doimostro, vanno ben al di là di quanto lo alaltto o di come me lo porto in giro. E non ho bisogno di cercare conferme "scientifiche".

gekina
gekina

Cara Rossella, il libro in questione ha poretesa di scientificità. Si parla infatti di bisogni fisiologici del bambino come bisogni universali. Sono certamente fisiologici dell'uomo (infante o maturo) il mangiare, il riscaldarsi d'inverno e stare bene d'estate, il dormire, il poter vivere esperienze affettive gratificanti ecc... Ma nel libro si teorizzano bisogni universali che vanno ben oltre queste banalissime cose. Si dice che "l'alto contatto" avrebbe ripercussioni positive sulla crescita del bambino, dove per alto contatto s'intende un menage genitoriale. fatto di condivisione del lettone, utilizzo di fasce portabebè, evitare che il bambino pianga e che venga sempre soddisfatto nei suoi bisogni (che non sono mai capricci, o rabbia o frustrazione o banale fastidio). Si lascia intendere che i mali di questa società (abuso di droga e alcool, rapporti sbagliati con l'altro sesso - o magari dello stesso sesso? - shopping compulsivo) sarebbero da imputare a un'educazione a basso contatto. Solo che questa supposizione non è accompagnata da nessuna nota, nessuno studio... eppure all'epoca di Leopardi (quando il padre era padrone, la madre una schiava, le cinghiate il metodo educativo) nessuno si drogava o andava ad affogare i suoi traumi in qualche centro commerciale... Allora se il libro ha questa pretesa scientifica deve necessariamente seguire un metodo scientifico. Se io parlo di bisogni fisiologici e considero fasce e quant'altro la giusta risposta, lo devo dimostrare. Il libro non lo fa. Non c'è una sola prova che portare un bambino in fascia possa fare la differenza rispetto a tenerlo in una carrozzina. Non ci sono studi, non ci sono campioni, non c'è nulla. C'è solo l'opinione dell'autrice, la sua esperienza e qualche racconto di genitore. Etnologia, antropologia, psicologia, magari anche un po' di filosofia, psiconeuroendocrinologia... nel libro c'è di tutto, tutto quello che può "confermare" l'opinione (perchè di questo si tratta) dell'autrice. Dato che a te non piaccionbo i libri banali e i linguaggi semplici, riporto la definizione di "metodo scientifico" data da Popper (segue)

rossana
rossana

gekina sono curiosa di sapere qual è il "metodo" che tu consideri valido...perchè sinceramente non ho ancora capito il tuo punto di vista poichè non consideri validi nè l'antropologia, l'etnografia, la psicologia, probabilmente ci sono delle fonti che io non conosco e sarei molto interessata a leggerle. Inoltre come interpreti la genitorialità? magari c'è una modalità che non ho ancora preso in considerazione....

gekina
gekina

Mi opreme sottolineare come io non abbia nulla di personale nei confronti della dottoressa Bortolotti, che non conosco. Ho invece molto da ridire sul suo libro che trovo discutibile non solo nel metodo (che nulla ha di scientifico e rigoroso) ma per il messaggio che vuole propagandare. L'impressione che ho avuto leggendolo è stata pessima. Un'idea personale di maternità (non a caso il padre in copertina viene visto da molti come un "alieno", visto che nel libro non compare quasi mai) presentata con un linguaggio tecnico e scientifico a che, lo ripeto, di rigoroso non ha nulla. Infine la scienza non ha mai voluto schiere di lettori simpatizzanti. La scienza va capita non creduta.

gekina
gekina

Mah, che dire? Io non vedo tutti questi bambini urlanti sui passeggini mentre mamme crudeli ignorano il pianto del figlio. E sinceramente non trovo nulla di strano nel portare un bambino in fascia, passeggino, ovetto della macchina, bici. Sono mezzi di trasporto che uno sceglie in base alle necessità. trovo invece grottesco questo voler fare di una fascia portabebè un simbolo. E ridurre i passeggini a mezzi di tortura condotti da madri senza cuore. Quanto alle citazioni del libro. Mi domando con che metro si misuri l'autorevolezza di una fonte. Gli studi riportati nel libro sono tutti discutibili, i riferimenti spesso pescano nell'etnografia, antropologia, psicologia. I libri spesos nutrono la mente, ma questo non vuol dire che per nutrirsi c'è bisogno di fare una scorpacciata di note. Dopotutto le note a piè di pagina si trovano anche in saggi di storia o di filosofia o teologia. Essere stufi di libri dal linguaggio banale e semplificato? Meglio libri infarciti di termini tecnici? Magari inventati di sana pianta? "ALto contatto" per esempio? Albert Einstein per spiegare la sua teoria sulla relatività usò parole ed esempi semplici (l'uomo che cammina su un ponte della nave ha velocità diversa se si prende come punto di riferimento la nave o il mare). Il problema non è il linguaggio, o le citazioni, ma il metodo. Che metodo ha usato la Bortolotti per afermare che l'educazione ad alto contatto ha i risultati che decanta? E di contro dove sono le prove dei danni da basso contatto. Ma soprattutto cos'è alto e basso contatto?

rossana
rossana

Caro Andrea non sono molto d'accordo con te (tanto per cambiare eh? :) ). Io non trovo il libro "accademico" e " pieno di termini difficili". Anzi sono felice che la Bortolotti usi certe parole perchè a volte sono un po 'stufa di libri dal linguaggio banale e semplificato. L'utilizzo di questi termini non toglie poi scorrevolezza al testo perchè ti mettono la pulce nell'orecchio ma senza comunque impedirti di capire i concetti principali che l'autrice vuole divulgare. Insomma i libri ostici sono ben altri... sto leggendo l'Emilio di Rousseau e ti assicuro che in certi momenti annaspo sul serio! Riguardo al fatto che lo consigli a chi già condivide certe idee non sono affatto d'accordo. Semmai un testo del genere dovrebbe far sì che chi non condivide certe idee si faccia delle domande. Poi ovviamente ognuno troverà le proprie risposte in base al background personale. Io pur essendo lontana anni luce da certe teorie ho letto Estvill e sinceramente sono stata felice di averlo fatto perchè la lettura di quel librucolo non ha fatto altro che rafforzare le mie convinzioni che sono nella stessa direzione della Bortolotti. Solitamente i libri "nutrono" la mente, ma a volte capita anche di incontrarne alcuni che nulla tolgono e nulla mettono. Sulla presunta o meno scientificità delle note bibliografiche che qualcuna metteva in rilievo, onestamente posso dire che ce ne sono alcune di grande validità e altre che più che altro sono di carattere citativo. Ma sinceramente non la trovo una cosa determinante nè in positivo nè in negativo perchè a me basta guardare e osservare tutti i giorni mio figlio per capire che certe scelte vanno nella "giusta" direzione. Non ho dubbi sugli effetti positivi di una genitorialità ad alto contatto! Su una cosa sono d'accordo con Andrea anche a me non piace la foto di copertina, ma come spiega la Bortolotti è stata scelta dall'editore...quindi caro editore per favore nella prossima edizione cambiala!!!

selena
selena

Purtroppo mi trovo ogni giorno a confrontarmi con persone che la pensano come gekina & co. Io sto crescendo mio figlio in linea con le idee di alessandra!il suo libro rispecchia a pieno le mie idee e mi trovo tutti i giorni a scontrarmi con gli sguardi di disprezzo delle altre mamme quando porto mio figlio di10mesi in fascia quando è stanco di camminare o quando non lo faccio piangere ma cerco di capire i suoi bisogni x aiutarlo! Sembra che considerare un bambino al pari di un adulto e non come essere inferiore che DEVE CAPIRE CHI COMANDA DEVE SOTTOSTARE AI MIEI ORDINI E ADATTARSI ALLA MIA VITA sia sbagliato!mah io sono molto dispiaciuta xke io non guardo disgustata una mamma che lascia il bambino paonazzo sgolarsi seduto sul passeggino xke vorrebbe venire in braccio pur tastandolo crudele!

Alessandra Bortolotti
Alessandra Bortolotti

Gekina è nota per aver imbastito una guerra verso la mia persona del tutto personale e univoca. MOLTI scienziati veri apprezzano questo libro, poichè le orde di fan sono negli stadi e si cominciano ad usare termini come presuntuoso e impostato male, solo per fare polemica, abbandono la conversazione conoscendo bene chi sono gli interlocutori... mi dispiace per tutti gli altri con cui potevamo instaurare un dialogo costruttivo, Andrea compreso. Purtroppo Gekina ( non avevo dubbi che sarebbe comparsa anche qua) e c. mi hanno ampiamente dimostrato che di costruttivo non hanno assolutamente nulla nei miei confronti, perciò non colludo con offese altrettanto presuntuose e tuttologhe e vi saluto con dispiacere ma l'esperienza insegna!

gekina
gekina

Concordo con Athena su tutta la linea. Il libro non ha nulla di scientifico. Divulga un modello di maternità oblativa (inutilmente oblativa) e di paternità assente. In poche parole un modello di famiglia che si pensava estinto con i ventennio. Lo stesso termine, "alto contatto" è privo di senso, volutamente "tecnico" per propagandare idee personali come verità scientifiche. I danni da "basso contatto" sono pure supposizioni dell'autrice, come pure i benefici dell'"alto". Il libro ha il solo merito di mettere in luce l'insicurezza di molti genitori (madri soprattutto) che spesso si sentono inadeguati al ruolo di genitori. Alla ricerca di conferme trovano in questo libro una stampella. E' più facile illudersi di aver trovato una risposta ai propri dubbi che convivere con questi. Il libro della Bortolotti elargisce risposte (personali) invocando l'autorità scientifica. Solo che la scienza è altra cosa e se seria non si occupa di aspetti così "fluttuanti" come la cura e l'amore che uno o due genitori possono avere per il proprio bambino.

athena
athena

Prima ancora di addentrarsi nel merito di quello che dice, è contestabile l'impostazione. SEMBRA un libro scientifico, ma non lo è. E'un pasticcio di opinioni personali e copiaincolla da altri testi infarcito di tecnicismi e appesantito da note per fare scena. Se non si sviluppano e dimostrano idee nuove, un testo non si può definire scientifico, ma divulgativo. E non c'è niente di male in questo: pensate a Piero Angela, che non si è inventato niente ma ha avuto la capacità di rendere fruibili a una vasta platea concetti anche difficili. Le note, che sono fondamentali in un testo scientifico, in realtà non sono messe in modo scrupoloso, e diverse affermazioni - anche gravi, tipo quella che il basso contatto potrebbe favorire l'insorgere di disturbi della personalità - restano senza fonte. La bibliografia? in un testo scientifico ci vuole bibliografia scientifica, e buona parte dei testi citati non è considerabile come tale. Una persona del settore accademico non si fa ingannare nemmeno per un momento da questo libricino presuntuoso e impostato male, poi il messaggio portato avanti dall'autrice si può condividere o meno, non è questo il punto. Il problema sono le orde di fan che dopo aver letto questo maualetto ritengono di aver acquisito "la scienza" e si permettono di insultare professionisti con cv internazionali lunghi due km, ma rei di non pensarla come la loro guru. E molto spesso accusano di ignoranza pediatri, ricercatori e accademici, loro che scrivono "un po'" con l'accento...

Elisa
Elisa

Non ho letto questo libro, ma leggendo la recensione mi è subito venuto alla mente Nacere genitori di Alessandro Volta. Libro consigliatomi da un mio amico pediatra, quando ero incinta del mio primo figlio. E' un libro, che sopratutto nei primi capitoli, mi ha quasi commosso ... e lo consiglierei a tutte voi!

Alexandra
Alexandra

Sono d'accordo sulla relativa assenza dei padri dal libro, che anche da me è stata percepita come una mancanza. Perché la relazione genitoriale è infinitamente lontana dall'essere solo fisiologica. Le mamme, bene o male che vada, il contatto fisico intimo con il figlio ce l'avranno sempre. Quello con il papà è una ricchezza infinita che molto spesso viene negata, e che va promossa con ogni mezzo. E' vero che questo è un libro prevalentemente scientifico, e va letto come tale. A me è piaciuto moltissimo. Credo che possa essere molto, molto utile a chi si trova confrontato con persone che disapprovano una educazione ad alto contatto, come del resto lo esprime bene il titolo, quelli che rimproverano ai genitori di "viziare" il bambino. E' una miniera di argomenti oggettivi e comprovati che a quel tipo di persone un pò riesce a chiudere il becco, perché invece il lato sentimentale e poetico del nostro sentire viene percepito da loro come debolezza e fonte di corruzione del piccolo.

Alessandra Bortolotti
Alessandra Bortolotti

Caro Andrea come ti ho detto a voce il libro nasce proprio per lo scopo che a te non è piaciuto. Il meraviglioso Libro della Balsamo è precedente al mio ed è stato un preciso scopo sia mio che dell'editore di approfondire gli argomenti che c'erano lì in maniera diversa, anche con la possibilità di dare strumenti ai lettori per approfondire le tematiche esposte. Non mi permetterei mai di bannare una critica negativa, o un sito figuriamoci. Anzi per me la tua è una critica costruttiva. Per quanto riguarda il padre in copertina, la scelta non è stata mia ma dell'editore. Sono cmq stata d'accordo perchè anche secondo me avevo le mani legate nel trattare a lungo i padri in quanto se si parla dichiaratamente di fisiologia nei primi mesi nel parto e nella gravidanza per forza i riferimenti sono prevalentemente alle madri. Immagino che da padre attento e sensibile tu possa aver notato questo aspetto ma non era materia di questo libro approfondire la "fisiologia" paterna. Per quanto riguarda la mia storia personale di madre ti assicuro che pochi più di me sanno l'importanza del vostro ruolo. Conduco gruppi dopo parto dove i padri ci sono eccome e anzi potrei citarti così tanti commenti positivi che non ti aspetteresti. Un libro è solo un libro, bisogna fare delle scelte, io lo riscriverei tale e quale e ti ringrazio comunque delle tue parole. Non vedo cosa ci sia di male ad aver postato la tua recensione sulla pagina FB dedicata, lo faccio sempre da quando è uscito per tutte le recensioni. Non ho certo velleità statistiche di rappresentatività anche perchè le vendite parlano da sole... Io credo infine che ognuno debba essere libero di esprimere il suo giudizio e tu hai liberamente espresso il tuo! Un caro saluto a tutti voi

Andrea
Andrea

Ciao Alessandra, finalmente ho cinque minuti filati per rispondere al tuo messaggio Innanzitutto grazie per aver postato la mia recensione sulla tua bacheca FB; figurati se mi dispiace, anzi:) Fermo restando che ogni autore scrive il libro che meglio crede e che più si addice alla sua personalità, vediamo se riesco a spiegare meglio perché la maniera in cui è strutturato non mi abbia convinto. A mio avviso l'inserire così tante lunghe citazioni all'interno di un discorso non fa nulla per arricchirne il contenuto. Dopo tutto quello che leggiamo è sempre e solo il pensiero dell'autore del libro che stiamo leggendo, nel nostro caso Alessandra BortolottI, anche se per esprimerlo vengono prese a prestito parole di altri. Le citazioni all'interno di un libro non ci illustrano il pensiero di chi le ha scritte, ma di chi le riporta in quanto vengono usate dall'autore come mezzo per rinforzare il proprio punto di vista; dopo tutto vengono scelte a seconda della loro pertinenza e dubito che se ne inserirebbe una contraria alla tesi che si vuole esporre. In altre parole, l'uso delle citazioni come in "E se poi prende il vizio" lo vedo più come una forma stilistica che di sostanza. Lo stesso identico effetto lo si poteva ottenere parafrasando all'interno del testo le citazioni che si volevano introdurre, filtrandole attraverso il pensiero dell'autore, e poi dando i dovuti riconoscimenti al termine del capitolo o del libro; la differenza è che, a mio parere, così facendo si sarebbe reso il testo infinitamente più scorrevole permettendo altresì di semplificarne la terminologia. L'assenza di una figura paterna all'interno del libro non mi crea alcun problema; dopo tutto in un libro solo non si può parlare di tutto e tutti. Tuttavia la copertina non mi è piaciuta, in quanto decisamente fuorviante, ma su questo credo che siamo tutti d'accordo. Concludo ripetendo che le mie critiche sono principalmente di carattere formale e non di contenuti; non ho minimamente la preparazione per poter giudicare, come altri qui hanno fatto, se la bibliografia fornita sia valida o meno e a dire il vero mi interessa relativamente. Mi sono invece convinto che questo sarebbe un mondo migliore se si avesse meno paura dei bambini, specialmente di quelli piccoli (di quelli più grandi ne riparleremo tra qualche anno :) ) PS In risposta a un consiglio datomi sulla pagina FB, posso assicurare che Topolino è costantemente presente sul mio comodino. Altri libri vanno e vengono, ma Topolino è una certezza che mi accompagna da sempre.

mamitta
mamitta

Volevo aggiungere che apprezzo moltissimo il lavoro di Alessandra Bortolotti, non volevo di certo sminuirlo, anzi trovo che scriver un libro così dettagliato e ricco di note sia davvero un lavoraccio! :-) Intendevo solo dire che in ceri punti non l'ho trovato troppo scorrevole, tutto qui. Io l'ho letto qualche mese fa, ma queste tematiche le avevo già trovate in altri libri, in primis quello che ho citato della Balsamo, letto in gravidanza, poi in Gonzalez e in altri della collana "Bambino Naturale". Quindi se vogliamo ero già a conoscenza di molte tematiche affrontate dalla Bortolotti. Non sono i "paroloni" che mi hanno spaventato, io anche ho formazione scientifica, ma le continue citazioni virgolettate che spesso appesantiscono il discorso. Completamente d'accordo su IlariaD79 sulla troppa contrapposizione tra alto e basso contatto, però per niente d'accordo su Odent, che ammiro profondamente. La copertina non piace neanche a me (il papà mi sembra Fabio De Luigi) ;-)

Alessandra
Alessandra

Un commento di compromesso :-)? Sono d'accordo che i padri sono a malapena citati. Ok che la madre e' "piu' importante", ma a quel punto la copertina con la foto di un uomo e' fuorviante. Sono d'accordo che e' un po' pesante da leggere: non so perche' ma anche io, lettrice notoriamente veloce, ci ho messo un po' e ad un certo punto mi sono impantanata. Non penso che il motivo sia l'uso di termini o le citazioni: Il gonzalez di "Un dono per tutta la vita" usa un modo simile di citazioni e io, con una formazione scientifica, l'ho trovato utile (anche per andare a approfondire una citazione) e mi e' piaciuto molto anche piu' dei suoi altri senza riferimento bibliografico. Sono invece perfettamente d'accordo che e' adatto a persone che un certo tipo di percorso nella genitorialita' l'abbiano gia' incominciato. E non perche' sia difficile, ma solo perche' ti indica una strada troppo antitetica al modo classico di vedere (da cui parto anche io ad esempio): e' "rivoluzionario" e per alcuni puo' essere troppo forte. Ora provero' a prestarlo ad una persona che il percorso l'ha incominciato per sua spinta interiore, e a cui pero' le stanno triturando le persone intorno, per darle gli argomenti per controbattere :-). Ecco a questo puo' essere molto utile! Concordo col discorso di andrea che in certe tematiche ce la cantiamo e suoniamo un po' fra di noi.

mammamucca
mammamucca

ho letto il libro e di tecnico ha poco o nulla. Tanti paroloni per nascondere l'inconsistenza dell'impianto scientifico e "impressionare" un pubblico che di scienza mastica poco o nulla. Concordo invece sulla questione papà-comparsa :)

Andrea
Andrea

Grazie a tutti coloro che hanno commentato. Come suggerisce Raffaella, questo libro è senz'altro ideale per chi è del settore (anche Alessandra BortolottI ha detto che è stato adottato da diverse ASL e mi pare che venga anche usato come libro di testo in un corso universitario). Una cosa che non ho messo nella recensione: per quanto riguarda le "parole difficili" quelle che salverei sono senz'altro "esogestazione" ed "endogestazione" dato che non saprei come altro esprimere un concetto che mi è piaciuto molto. Sul fatto che vada bene per il grande pubblico... mi dispiace ma sono ancora del mio parere. Non posso non notare come tutte le note positive siano state lasciate (sia qui che su Facebook) DOPO che quest'articolo è stato postato sulla pagina di "E se poi prende il vizio?", da cui desumo che chi ha scritto sia, in un modo o in un altro, collegato a quella pagina. Niente di male, per carità (anzi, i vostri commenti sono più che benvenuti!), ma in questo modo le critiche positive, assumendo che la mia fosse negativa, vengono da un gruppo di persone che si è autoselezionato (prendendo a prestito un termine dall'inglese), rendendo così il campione poco rappresentativo, in quanto non casuale. Sarebbe interessante leggere i commenti di persone che pur avendo letto, o almeno sfogliato, il libro arrivano a questa pagina per altre vie. Non posso non pensare che se questo libro ha venduto (diciamo) 10 copie, ne avrebbe potute vendere 100 o forse 1000 senza dover necessariamente compromettere i contenuti, ma solo rendendolo più leggibile. Allora sì che ci potremmo trovare davanti a qualcosa che potrebbe fare la concorrenza ad alcuni tra i titoli più venduti. Scusate la brevità, ma oggi è stata una giornata lunga e domani sarà anche peggio:(

ilariaD79
ilariaD79

erano secoli che non entravo in AS! E ritrovo un sito fantastico! Sono iscritta alla pagina della dottoressa Bortolotti ma spero di risultare obiettiva... Il libro della Bortolotti l'ho letto dopo il libro di Gonzalez e l'ho trovato sicuramente meno scorrevole e poetico ma con più informazioni tecniche riguardanti ad esempio il sonno (che ad averlo letto prima sarebbe stato meglio). Piuttosto ho trovato citazioni di autori, come Odent, che danno troppo risalto a mio avviso al ruolo degli ormoni nell'attaccamento, in specie superiori come l'uomo (però io non sono un medico). Anche il capitolo in cui parla dei due stili parentali a "alto contatto" e "basso contatto" che mira a mettere in luce i possibili danni futuri del basso contatto mi sembra posta sul libro in maniera troppo contrapposta e non credo affatto che l'autrice intenda dire che chi usa il passeggino e il latte di formula o fa dormire i bambini nel lettino faccia danni, ma appunto non è ben chiaro. Il fatto che allibro sia maggiormente rivolto all'universo femminile lo trovo ovvio in quanto, non me ne volere, è la mamma che si occupa maggiormente del neonato e decide maggiormente che tipo di scelte di accudimento fare. Io lo regalerò a una mia amica incinta perché non credo che sia una lettura pesante, ma anzi pur trovandolo appunto estremo in certe sue parti credo che sia di grande aiuto. (Poi un libro si può sempre decidere di leggerlo a salti).

selena
selena

Io l'ho letto quando mio figlio aveva 6 mesi l'ho trovato bellissimo x niente difficile o ostico...l'ho letteralmente divorato!! lo consiglierei a tutti, mamme papà nonni... se davvero tanti lo leggessero ci sarebbero molti meno problemi e molti piu bambini felici.

Margherita
Margherita

A me è piaciuto molto, l'ho letto di sera tardi, mentre allattavo il piccolo che si addormentava, con una lucina da libro per non svegliarlo ed ero avida di ogni pagina. Non l'ho trovato affatto pesante, né difficile. Ho solo il rimpianto di non averlo letto in gravidanza o nei primissimi mesi, mi è mancata l'idea dell'uso della fascia. Lo consiglierei a tutte.

raffaella
raffaella

ho letto attentamente libro e recensione. Sono ostetrica e sono con le mamme ed i papà tutti i giorni. Credo veramente sia importante leggere, capire cosa significa tutto il libro e quali messaggi il libro affronta.Mi permetto però di segnalare come possibili lettori e fruitori del libro non solo i genitori ma quelle persone che con i genitori ci lavorano, che i genitori li accompagnano. Ecco allora che le note,le citazioni,le fonti bibliografiche potrebbero sicuramente essere utili a tutti quelli che: sono per l'allattamento ad orari fissi, il sonno stile "fate la nanna" e se lo prendete in braccio crescerà viziato,non ultimo ma...e gli omogenizzati?? sono così sicuri!!! Ecco ..queste persone dovrebbero obbligatoriamente leggerlo, farci alcune pensate,confrontarsi e accompagnare le mamme e i papà in questi percorsi tortuosi e difficili che a volte noi operatori se avessimo le idee chiare,aggiornate e "realmente scientifiche" potremmo semplificare.A tutti loro..buona lettura!

Eleonora Gualandris
Eleonora Gualandris

Posso dissentire? Io questo libro l'ho divorato, e ben due volte: la prima mentre ero incinta, e la seconda dopo la nascita del pupo (questo tanto per smentire il fatto che le mamme non avrebbero il tempo di leggerlo - e non è che in casa ho la baby-sitter, anzi, sono diventata una mamma ad alto contatto, appunto!) Inoltre alla prima lettura ero piena di stereotipi ad anni luce dai concetti che il libro espone (quindi smentisco anche l'affermazione secondo cui il testo si rivolge a chi già condividequesto tipo di genitorialità). Troppo accademico? Beh, io non mi sono mai annoiata o sentita persa, e le amiche (mamme) alle quali l'ho regalato mi hanno tutte detto di averlo apprezzato molto, e non c'è stata nessuna lamentela per un vocabolario troppo ricercato. Gli studi e medici citati per me ci stanno tutti, permettono di approfondire se lo si desidera. E poi cosa vuol dire rendere "fruibile"? Usare parole meno "difficili"? Viviamo già abbastanza in un mondo che cerca di standardizzare, mediocrizzare, insomma rimbambirci. Ogni tanto non ci fa male migliorare un po' imparando anche qualche parola nuova se è il caso :-) Questo è il mio parere... il mondo è bello perché è vario...

elisa
elisa

Io sono incinta e ho letto il libro quando ero al 4° mese, senza avere mai letto niente prima al riguardo e scoprendo grazie a questo testo l'allevamento dei bimbi ad alto contatto. Sinceramente non l'ho trovato nè difficile nè sibillino, anzi ho molto apprezzato i rimandi alla bibliografia e la documentazione scientifica fornita, in quanto segno di serietà e approfondimento. Sarà la mia formazione scientifica, sarà che sono un'accanita lettrice e non ho problemi a districarmi anche con qualche parolone...però tutto mi è sembrato fuorchè un libro difficile o noioso. L'unico capitolo un po' più impegnativo è quello sulla fisiologia del sonno in effetti, ma niente di insuperabile. Ora sto leggendo "Le vaccinazioni pediatriche" di Gava e quello sì che è un libro impegnativo e a tratti ostico... Viceversa ho letto Piermarini "Io mi svezzo da solo" e l'ho trovato superficiale, poco documentato come bibiliografia e in generale troppo divulgativo e leggerino...Non credo che quel testo mi abbia fornito gli strumenti per poter discutere ad armi pari con un pediatra, ecco. Sarò io strana? °___°

silvia
silvia

sono pienamente d'accordo con te! non sono un'intellettuale e non sono laureata né in medicina né in psicologia eppure il libro non mi è parso affatto eccessivamente tecnico! credo che il nostro recensore sottovaluti molto le donneo gli uomini che leggono! è forse la dimostrazione (peraltro triste ) di quanto nella società d'oggi sia necessario documentare con citazioni illustri i comportamenti più naturali e sani per farli percepire come accettabili! mio figlio ha sette mesi e di proposito non ho letto libri o riviste sul tema specifico né in gravidanza né dopo, perché i pochi articoli che inevitabilmente mi sono passati sotto mano mi sono sempre sembrati improntati sull'idea del manuale, pieno di tutto e del contrario di tutto (tanto per accontentare tutte le lettrici). e poi mi sono sempre ripetuta che le donne fanno figli da migliaia di anni, anche quando non sapevano leggere né scrivere ecc... l'istinto animale le ha sempre guidate nell'offrire il massimo delle cure al piccolo nato (altrimenti saremmo già estinti!!!)... ora mi sono imbattuta in questo libro, scritto da una madre e che vorrei consigliare a tutte le madri e a chi le circonda!

mamitta
mamitta

Sono d'accordo sulla recensione, anche io ho trovato dei punti un po' "ostici" e pesanti, in effetti sarebbe stato meglio evitare un po' di note, scelta che per esempio ho molto apprezzato in testi tipo "Io mi svezzo da solo", in cui in prefazione Piermarini avverte che tutte le affermazioni hanno base scientifica, ma non le esplicita per rendere il discorso più fruibile. Sarebbe bastata la ricca bibliografia. L'ho visto più come un testo para-universitario (e ho saputo che infatti la Bortolotti ha partecipato come relatrice ad un seminario presso l'Università di Bari). Forse un libro che parla di questi argomenti, molto più empatico con il sentire di una mamma in gravidanza esiste: è "Sono qui con te" di Elena Balsamo...oltre all'arci-noto Gonzalez, che però forse può essere anche forte e destabilizzante come primo approccio a conoscere un tipo di genitorialità ad alto contatto. Il capitolo sul sonno, l'ho trovato il migliore, forse perchè mi riguarda da molto vicino ;-)

Giulia Tenuta
Giulia Tenuta

Beh...almeno restituiscile il cognome originale! Altrimenti lo "spam" è assicurato....

Andrea
Andrea

Whoops.... mi sbaglio sempre :(