Le evidenze scientifiche dell’autosvezzamento

Analizzare le evidenze dietro l'autosvezzamento
Autore: Niabot (opera propria) [CC-BY-SA-3.0], via Wikimedia Commons

Oggi ospitiamo Sandro Bianchi, un pediatra perugino che, come noi, è un fervente sostenitore dell’autosvezzamento. Sandro, nell’articolo che ha cordialmente scritto per noi, ci accompagnerà lungo una carrellata velocissima delle evidenze scientifiche presenti in letteratura concernenti vari aspetti dell’autosvezzamento. Al termine troverete tutti i riferimenti bibliografici in caso vogliate approfondire ulteriormente alcuni degli argomenti trattati.

Quando il collega e amico Lucio Piermarini nel lontano 2002 iniziò a parlare e scrivere circa l’alimentazione complementare a richiesta, il mondo pediatrico rispose con grande perplessità. Lucio non demorse, ma convinto della forza delle evidenze che sostenevano questo nuovo modo (forse meglio dire antico…) di divezzare i bambini e della sua disarmante efficacia nella pratica quotidiana, fece germogliare in me la curiosità di provare. Lo staccarmi da diete scritte, proposte per oltre 20 anni a tutte le famiglie che avevo incontrato, suscitò in me un po’ di timore e paura per come le famiglie dei miei piccoli pazienti avrebbero potuto comportarsi di conseguenza. Devo dire però che da quel momento ho completamente abbandonato i foglietti (prestampati) con i consigli per il triste momento delle pappe con le farine di riso o di mais e tapioca (ma che cos’è questa tapioca? mia nonna avrebbe approvato? o mi avrebbe detto con sguardo accigliato “ma cosa dici…ma cosa fai?”).

Nel corso degli anni lo studio delle evidenze scientifiche mi ha sempre di più confortato e supportato, e ho condiviso questo stato d’animo con tante famiglie che si sono sentite libere e che hanno goduto di bambini felici e autonomi.

Lucio, dall’alto della sua grande competenza, sostiene che non esistono, ancora, evidenze certe che l’alimentazione complementare a richiesta, possa determinare in futuro una minore incidenza di sovrappeso, obesità e diabete mellito tipo 2, ma iniziamo ugualmente questa breve carrellata per capire quali evidenze scientifiche sono alla base dell’autosvezzamento. Per chi volesse approfondire leggendo gli articoli originali lascerò in calce la bibliografia di riferimento.

Sommario delle evidenze scientifiche

– Il momento della vita intrauterina, la prima infanzia e il periodo prescolare sono stati tutti considerati come possibili periodi critici durante i quali la regolamentazione a lungo termine del bilancio energetico può essere studio di strategie di prevenzione e di intervento. Gli autori di questi studi definiscono alcuni fattori di rischio per determinare il sovrappeso e l’obesità infantile; uno fra questi testimonia che l’introduzione di cibo solido prima dei 6 mesi di età può essere un importante fattore di rischio di sovrappeso ed obesità (1; 2; 3; 4).

– Un gruppo di esperti ritiene che l’età di introduzione degli alimenti complementari non determini un importante impatto sulla velocità di crescita di peso e lunghezza del bambino. Tuttavia alcuni dati suggeriscono che una ritardata introduzione negli allattati esclusivamente al seno (dopo i sei mesi) potrebbe determinare una riduzione del peso e che, viceversa, una introduzione precoce, da 3 ai 4 mesi di vita, potrebbe determinare un aumento del peso con possibili conseguenze negative a lungo termine riguardo un aumentato rischio di sovrappeso ed obesità, diabete mellito di tipo 2 e malattie cardiovascolari in età adulta (5).

– L’introduzione precoce di cibi solidi in un lattante (da 3 ai 12 mesi) sotto forma di cibi commerciali rispetto ai cibi fatti in casa non altera la crescita né la composizione corporea durante il primo anno di vita. Ma i bambini che consumavano cibi fatti in casa presentavano un minore introito di calorie da proteine e grassi senza alcun effetto sulla crescita o sulla composizione corporea (6).

– Alcuni lavori non hanno documentato alcun beneficio, in termini di crescita, atteso con i cibi commerciali per bambini rispetto ai cibi fatti in casa, ciò significa che l’alimentazione complementare a richiesta con i cibi di casa determina un apporto energetico e proteico più adeguato alle necessità del bambino e che, a lungo termine, potrebbe determinare un’utile strumento per ridurre l’incidenza di sovrappeso ed obesità in età adulta (7).

– La ormai famosa ricercatrice Clara Marie Davis, nel lontano 1939, concluse un importante studio sulla auto-selezione della dieta del bambino. Il cibo non veniva offerto direttamente al bambino. L’indicazione per l’infermiera che accudiva il bambino era di stargli tranquillamente seduta davanti con il cucchiaio in mano, senza fare alcun movimento. Quando il bambino allungava la mano o indicava un cibo, l’infermiera poteva prendere un cucchiaio e, se il bambino apriva la bocca, offrirglielo. Tutti i bambini, al termine dello studio, selezionarono una dieta propria; tutti avevano un ottimo appetito e tutti crescevano bene. I risultati dello studio indicano l’opportunità di lasciare che i bambini operino la selezione dei cibi direttamente dalle mani dei loro genitori come, noi tutti sappiamo, è sempre avvenuto (8; 9).

– Un altro studio ha determinato che sebbene il consumo di cibo nei bambini sia altamente variabile da pasto a pasto, l’apporto giornaliero di energia è relativamente costante, poiché i bambini aggiustano l’introduzione di energia nei pasti successivi (10).

– La quantità di pasto ingerita è negativamente correlata con la quantità ingerita al pasto precedente. Il comportamento dei bambini (in questo caso in età pre-scolare) è simile a quello degli adulti in quanto mostrano una scarsa regolazione dell’assunzione di energia e sono sensibili agli stimoli ambientali. Quindi, sia la causa del sovrappeso che la sua prevenzione sono nelle mani dei genitori. In altre parole, questo studio è indicativo per il fatto che i genitori non devono proporre il cibo imboccando il proprio bambino ed enfatizzando il cibo, ma fare in modo che il bambino si nutra, insieme ai genitori, in maniera completamente autonoma e senza alcuna forzatura. (11)

– Il controllo materno durante i pasti può avere un effetto negativo sull’aumento eccessivo di peso del bambino fin dai sei mesi di vita. Quando gli viene permesso di regolare la propria assunzione di cibo i bambini sembrano auto-regolarsi (12).

– Le caratteristiche individuali che regolano l’appetito possono avere importanza per spiegare un accrescimento insufficiente, ma una elevata promozione materna del cibo sembra avere un effetto negativo (13).

– Uno studio retrospettivo ha analizzato che molti ragazzi obesi lo sono diventati nei primi due anni di età. Quindi il periodo critico per prevenire il sovrappeso e l’obesità è proprio durante questo importante periodo della vita. Le conclusioni possono essere soltanto quelle di dare fiducia al proprio bambino. Sarà il bambino a decidere che cosa mangia e quanto mangia in maniera del tutto “autonoma” (14).

– Una maggiore aderenza a una dieta “mediterranea” è associata a un significativo miglioramento dello stato di salute, a una riduzione della mortalità generale per malattie cardiovascolari e per cancro, e a una riduzione dell’incidenza del morbo di Parkinson e della demenza senile (15).

– L’aumento di peso infantile è associato a obesità materna pre-gravidanza, a una breve durata dell’allattamento al seno e alla precoce introduzione di alimenti complementari (prima delle 16 settimane di vita) (16).

In definitiva, devo concludere (come l’amico Lucio Piermarini sostiene) che le evidenze scientifiche che dimostrino effetti sicuri sulla prevenzione a lungo termine di sovrappeso, obesità e diabete mellito tipo 2 non sono ancora state pubblicate. Ciò non toglie che le evidenze a oggi disponibili possono aiutarci a comprendere come l’autosvezzamento sia una pratica comunemente accettata da tante famiglie perché considerata più semplice e nello stesso momento più complessa. Più complessa perchè implica una attenzione maggiore fra il comportamento alimentare del bambino e la relazione affettiva e pedagogica con i genitori che possono riappropriassi del loro ruolo educativo anche in questo settore.

Per tale motivo sono convinto che l’alimentazione complementare a richiesta possa essere uno strumento efficace nella prevenzione dei disturbi minori e maggiori dell’alimentazione, compresa l’obesità. È il bambino al centro di tutto ed è lui a guidarci sulle necessità di cui ha bisogno. Come per l’allattamento al seno materno così per l’alimentazione complementare a richiesta.

Bibliografia

1) Pearce J, Langley-Evans SC. Int J “The types of food introduced during complementary feeding and risk of childhood obesity: a systematic review.” Obes (Lond). 2013 Apr; 37(4):477-85. Epub 2013 Feb 12.
2) Huh SY, Rifas-Shiman SL, Taveras EM, Oken E, Gillman MW. “Timing of solid food introduction and risk of obesity in preschool-aged children” Pediatrics. 2011 Mar; 127(3):e544-51. Epub 2011 Feb 7.
3) John J Reilly, Julie Armstrong, Ahmad R Dorosty, et al. “Early life risk factors for obesity in childhood: cohort study” BMJ, doi:10.1136/bmj.38470.670903.E0 (published 20 May 2005).
4) Moorcroft KE, Marshall JL, McCormick FM “Association between timing of introducing solid foods and obesity in infancy and childhood: a systematic review” Matern Child Nutr. 2011 Jan; 7(1):3-26.
5) SCIENTIFIC OPINION “Scientific Opinion on the appropriate age for introduction of complementary feeding of infants” EFSA Journal (2009) 7(12): 1423.
6) Ketan C. Mehta, Bonny L. Specker, Sandra Bartholmey, et al. “Trial on Timing of Introduction to Solids and Food Type on Infant Growth” Pediatrics Vol. 102 No. 3 September 1, 1998 pp. 569 -573.
7) Ferguson El, Darmond N “Tradional food vs. manufactured boy food” Nestlè Nutr Workshop Ser Pediatr Program 2007; 60:43-61; discussion 61-3.
8) Stephen Strauss “Clara M. Davis and the wisdom of letting children choose their own diets” CMAJ November 7, 2006, 175(10) pag. 1199
9) Clara M. Davis, M.D.”Result of the Self-Selection of Diets by Young children” Can Med Assoc J. 1939 September; 41(3): 257–26
10) Birch LL, Johnson SL, Andresen G, Peters JC, Schulte MC. “The variability of Young children’ s energy intake” New Engl J Med. 1991 Jan 24;324(4): 232-5.
11) Mrdjenovic G, Levitsky DA “Children eat what they are served: the imprecise regulation of energy intake” Appetite 2005 Jun;44(3):273-82.
12) Farrow C, et al. “Does maternal control during feeding moderate early infant weight gain?” Pediatrics 2006 Aug;118(2):e293-8.
13) Wright CM, Parkinson KN, Drewett RF. “How does maternal and child feeding behavior relate to weight gain and failure to thrive? Data from a prospective birth cohort” Pediatrics 2006 Apr;117(4):1262-9.
14) Harrington JW, Nguyen VQ, Paulson JF, Garland R, Pasquinelli L, Lewis D. “Identifying the “tipping point” age for overweight pediatric patients” Clin Pediatr (Phila) 2010 Jul;49(7):638-43
15) Sofi F, Cesari F, Abbate R, Gensini GF, Casini A. “Adherence to Mediterranean diet and health status: meta-analysis” BMJ 2008 Sep 11;337:a1344
16) Baker JL et al. “Maternal prepregnant body mass index, duration of breastfeeding, and timing of complementary food introduction are associated with infant weight gain” AM J Clin Nutr. 2004 Dec;80(6):1579-88.

 

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