Come far abituare il bambino al cucchiaino (?)



Come e quando far abituare il bambino al cucchiaino è uno dei temi ricorrenti quando si parla di bambini in età (quasi) da svezzamento. Le domande che ricorrono sono del tipo:

  • A che età posso cominciare a far abituare il bambino al cucchiaino?
  • Come faccio a fargli accettare il cucchiaino?
  • Con il cucchiaino ci gioca e basta, come faccio?

Non credo di aver visto nessun portale/sito-web/blog dedicato all’infanzia che non ne parli e più o meno tutti suggeriscono le stesse cose: avere pazienza, riprovare, dargli cose dolci, avere pazienza, comprare un cucchiaino di forma diversa, prenderne uno di silicone, avere pazienza, ecc.

Fermiamoci però un momento a riflettere su cosa vogliono dire questi consigli. Premetto che con uno sono d’accordo: avere pazienza, ma non per il motivo che probabilmente chi scriveva – e ripeteva con tanta insistenza –  aveva in mente.

Leggendo in giro sembra che per “abituarsi” al cucchiaino ci voglia un qualche allenamento speciale, senza il quale si salta una tappa fondamentale del difficile e laborioso rituale dell’inizio dello svezzamento. Spesso il bambino “non collabora” e sputa fuori la pappa, al che ti dicono che devi “avere pazienza” e riprovare. Tuttavia ciò non è vero.

Il problema è che a chi consiglia così non è chiaro cos’è VERAMENTE che impedisce al bambino di “accettare” il cucchiaino. Parlo del riflesso di estrusione che lo accompagna dalla nascita fino ai 5-6 mesi e fa sì che ogni volta che gli stimoli la bocca, toccandogli ad esempio il labbro, istintivamente tiri fuori la lingua, a testimonianza che non è ancora pronto per prendere alimenti con una tecnica diversa dal ciucciare. Il concetto di “accettare il cucchiaino” è ovviamente un retaggio di quando, non molto tempo fa, si cominciava a svezzare il bambino a 3-4 mesi, quando era virtualmente impossibile che fosse pronto.

Intendiamoci, non è necessario che il bambino faccia come un pupazzo al quale premi la testa e tira fuori la lingua per intero. La presenza e la persistenza del riflesso in un bambino è facilmente individuabile, basta ricordarsi che esiste e aprire gli occhi.

Per capirci di più guardate il video in basso che, a mio avviso, è molto istruttivo. Vedrete, dal minuto 2:50, la prima pappa di un bambino e come questi si relaziona al cucchiaino. Anzi, ancora più importante, come i GENITORI si relazionano al cucchiaino. La madre imbocca, il padre fa il filmato e il bambino, in teoria, dovrebbe mangiare della frutta frullata. Vediamo cosa accade…

Notate che il bambino non è particolarmente preoccupato ne mostra segnali di disagio anzi è felice di fare quello che gli chiedono i genitori. Però mi chiedo, dopo tutto questo tran tran quanto cibo è andato giù? Direi molto poco perché se non altro il bambino è diventato bravo a sputare tutto e ha capito come funziona il gioco.

Chiaramente il motivo di far vedere questo video NON è quello di criticare questi genitori. Tutt’altro! Loro fanno quello che gli è stato detto di fare, quello che gli è stato detto che è normale, ovvero che il bambino si sarebbe rifiutato di prendere il cucchiaino e di avere pazienza, riprovare, insistere, avere pazienza, riprovare, insistere, avere pazienza… ci siamo capiti.

Dal mio punto di vista però non posso non chiedermi, “Ma possibile che questo genitore non veda? Molto probabilmente no, non vede; gli è stato insegnato (sempre dagli eredi di Anna Maria Blasi, ve la ricordate?) gli è stato insegnato in un determinato modo e il genitore accetta la “realtà” che il bambino debba essere abituato al cucchiaino e che questo processo possa risultare difficile. Di fatti i genitori del video erano CONTENTI di quello che stavano facendo, perché, nella loro ottica, stavano aiutando il loro bambino a crescere. Ma invece il bambino prova a dire alla madre: “guarda, sì, questo cosa che mi hai messo in bocca sembra buona e io mi sto divertendo, però non sono ancora pronto; non so cosa farmene, per cui te lo ritiro fuori. Perché stiamo a perdere tempo invece di guardare Peppa Pig?”

Domande e risposte

“Ma allora che fare?”
Basta aspettare qualche giorno, qualche settimana o qualche mese che il bambino abbia maturato le capacità psicomotorie necessarie e riesca a deglutire quello che ha in bocca e non semplicemente ciucciare. Notate, ad esempio, come nel filmato si sia visto chiaramente che il bambino non riesce neanche a svuotare il cucchiaino, segnale chiarissimo che non ha ancora minimamente il controllo dei muscoli necessari. Lui è ancora nella fascia d’età dove l’unica cosa che sa fare è ciucciare, e ciucciare, bere dal bicchiere, deglutire e masticare sono funzioni diverse che riguardano azioni diverse tra loro che si non apprendono, ma si acquisiscono nel tempo.

“Beh, ma che problema c’è… Voglio vedere se il mio bambino ha perso il riflesso.”
Curiosità legittima, ma è solo questo, una curiosità che un genitore può avere. Tuttavia questa è un’informazione abbastanza irrilevante in quanto basta mettere a tavola il bambino quando mangiamo e lui piano piano, crescendo farà le scoperte che deve fare. Comincerà ciucciando un pezzo di qualche cosa, poi mordicchiando. Successivamente imparerà a mandare giù senza necessariamente ciucciare, poi a gestire il cibo con la lingua e con i muscoli della bocca, ecc. Non serve a noi sapere quando il bambino è pronto; serve al bambino sapere quando LUI è pronto.

“Allora faccio danno se faccio questo esperimento?”
Probabilmente, no, specialmente nel caso del bambino del filmato che non mostrava evidente disagio. Ma vi assicuro che non è sempre così. Nella descrizione vi lascio un link a un articolo dove trovate linkati altri filmati presi da YouTube, ma vi avverto, non i consiglio a persone troppo sensibili… Insomma, non è una questione del “se fa male o no”, ma che NON serve. Non aiuta il bambino in nessun modo e al massimo l’unica cosa che fa è potenzialmente mettere sotto pressione sia i genitori che il bambino. Il training non serve! Dire che bisogna fare allenamento per abituarsi il cucchiaino è come dire che per imparare a camminare bisogna mettersi sul girello.

“Quindi all’atto pratico, io genitore, che cosa devo fare?”
Niente se non semplicemente aspettare. Forse quello che gli operatori sanitari dovrebbero insegnare ai genitori è proprio l’arte dell’attesa; aspettare che il bambino faccia i passi dello sviluppo fisiologici, normali, che tutti i bambini fanno, senza fretta, invece di fissarci con un calendario che è assolutamente arbitrario e non legato al singolo.

“Cosa si può fare per far accettare il cucchiaino?” Basta aspettare che questo riflesso innato si affievolisca ed ecco che, come per incanto, il cucchiaino – così come la forchetta, il coltello e chissà cos’altro – verrà “accettato”. Il cucchiaino non è niente di speciale né merita alcuna attenzione particolare, infatti non c’è nessuno che, passata una certa età, continui a rifiutarlo. Avete mai sentito parlare di “analfabeti da cucchiaino”?:)

“Ma io devo tornare a lavoro, per cui DEVE prendere il cucchiaino!”
Si può insistere quanto si vuole, ma il bambino non sa che abbiamo delle esigenze fuori casa, per cui lui continuerà per la propria strada. Arrovellarsi per fare le cose a modo nostro non sempre ripaga degli sforzi compiuti.

“Accettare il cucchiaino” è un comportamento che non va insegnato, ma innato, infatti non c’è nessuno che, passata una certa età, continui a rifiutarlo. Avete mai sentito parlare di “analfabeti da cucchiaino”? :)

Come per il resto, basta avere pazienza e aspettare che il bambino sia pronto.
Come per il resto è futile provare ad anticipare i tempi.

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31 comments

  1. sara says:

    Daniele le ha avute per un periodo ma erano proprio coliche. O almeno credo. Con il noto farmaco nel giro di 20 minuti, di botto proprio! Quello gliel’ho comunque dato per tre settimane una volta al giorno e poi spot. La pediatra pensava non fossero coliche e si calmasse per il cucchiaino e non per il farmaco, ma visto che con l’acqua non ha funzionato si è convinta anche lei. Da piccino piccino viveva attaccato alla tetta praticamente, ma niente coliche.
    Sono passata dall’alginor di Amelia (e coliche reali anche vicino ai due anni, ma era intollerante ed era per quello) al Mylicon, lo considero un successo.
    Tornando al cucchiaino, ma aveta mai pensato a quanto “abituarsi” devono fare alcuni bimbi? Dalla tetta al bibe, dal bibe alla tazza, dal bibe al bicchiere con il beccuccio al bicchiere normale, dal piatto che non si rompe a quello che si rompe, dal cucchiaino in silicone a quello normale, dalla pappa al cibo dei grandi…. evia così. Poverini, mi vien da dire, appena riescono a capirci qualcosa si devono abituare di nuovo :-O

  2. Linda says:

    o dell’effetto consapevolezza. Io opto per questa! :)

    al mio 1 (e il 2 pure) iniziava all’ora della nostra nanna: le 11-12-1 circa.
    Nessun collegamento neanche qui con il primordiale spleen da tramonto!

  3. sara says:

    una curiosità sul cucchiaino: a 4 mesi gli dovevo dare ogni sera il Mylicon, se no piangeva disperato per ore, ovviamente con il cucchiaino. Sento la pediatra, perchè prima non le aveva così spesso, erano proprio peggiorate tantissimo. Lei mi dice “non vorrei che il cucchiaino si sia instaurato come routine pre-nanna e se non vede che arriva quello, indipendentemente da quello che c’è dentro, non dorme. Prova a dare il cucchiaino solo con acqua e se funziona smetti del tutto di proporlo prima della nanna”. Naturalmente non ha funzionato e le coliche sono passate così come sono venute e il cucchiano prima della nanna è caduto nel dimenticatoio da un giorno all’altro (avevo però il dubbio che fosse la mela che mangiavo io e in effetti per un po’ l’ho tolta e sono sparite le colichette; all’inizio dello svezzamento l’abbiamo data a lui direttamente e son tornate; nascoste le mele per un po’ ora ne mangia una senza problemi di sorta!).
    Andrea, ti capisco con Baby C perchè pure Daniele il cucchiaino brodoso non l’ha mai voluto vedere finchè non ne ha preso piena ed autonoma padronanza! Ha iniziato solo da qualche mese con zuppe e affini, prima lo accettava solo se c’era sopra il risotto (il suo alimento preferito dopo frutta e verdura, in quest’ordine).

    • Andrea says:

      sara non sono sicuro di aver capito…
      Era il Mylicon (non so cosa sia) che non faceva niente o la pediatra pensava che non erano coliche, ma il bambino che piangeva perché non vedeva il cucchiaino?

      • alessandra says:

        e’ un famoso farmaco italiano “anticoliche” (il mylicon intendo). Io, sara’ che i miei figli coliche non le hanno avute :-), sono piu’ per il gonzalez-pensiero :-)
        Comunque anche mia nipotina che urlava come un’ossessa sempre (le avevano appunto diagnosticato coliche) si calmava alla vista del cucchiaino… Mi faceva impressione mi sembrava un po’ tipo cane di pavlov

        • Linda says:

          Anche io sono Gonzales oriented e sarà un caso, ma il piccolo di coliche gliene ho diagnosticate meno, erano direttamente ritardi d’evacuazione. Avevo impressione che trattenesse e poi dopo mesi lessi lui.

          Mi affascina, però, anche lo ‘spleen neonatale’ di Giulia.

        • alessandra says:

          Il mio problema con lo “spleen” e’ che mio figlio incominciava ad urlare alle tre del pomeriggio :-), curiosamente l’orario in cui a me, in gravidanza, cominciavano le nausee :-) . Al consultorio mi avevano dato anche, come ipotesi, il “rivivere” il parto (e poi l’ho letto anche in un articolo di una terapeuta che tratta bambini “ad alto bisogno”)…Comunque il “grande” mi aspettavo che le avesse, e le ha avute, la piccola avevo “studiato” e mi ero convinta della spiegazione, e non le ha avute… potenza dell’effetto placebo! :-)

  4. Linda says:

    scusate il doppione, non sembrava partire e nel frattempo mi sono accorta che avevo sbagliato!
    Approfitto per aggiungere che abituare al cucchiaino a che serve se poi quello che c’è dentro per lui non significa ‘cibo’ e soprattutto se per insistere rischi di finire col metterlo sulla difensiva verso quell’oggetto divenuto, ormai, antipatico?

  5. Valentina says:

    Come per il resto, basta avere pazienza e aspettare che il bambino sia pronto. Come per il resto è futile provare ad anticipare i tempi.

    Vado fuori tema ma questa frase è talmente corretta che non posso fare a meno di pensarci spesso.
    Oggi c’era una mamma che, prima di riportarla a casa dal nido, cercava di convincerla che le scappava la pipì. E la bambina che diceva “no no no” e si stringeva un ciuccio e un peluche. “Ma sì che ti scappa, ti porto di là e la facciamo prima di andare!”
    Povera, mi ha fatto tristezza e suscitato ilarità al tempo stesso. Come le mamme che con il cucchiaino raccattano e raccattano tutto quello che non va in bocca al pupo…

    • Andrea says:

      beh, non per spezzare una lancia in favore di questa madre, ma si sa che c’è una legge che dice che prima di uscire si fa SEMPRE la pipì:)
      Ora, se la stessa si applica anche per tornare a casa, non lo so :D:D

      • Linda says:

        Fidati Val, parafrasando un proverbio cinese su marito e moglie:
        ‘fai fare la pipaz a tuo figlio: lui non sa perché, tu sì’….e di solito ci azzechi! :)

      • Linda says:

        Fidati Val, parafrasando un proverbio cinese su marito e moglie:
        ‘fai fare la pipì a tuo figlio: tu non sai perché, lui sì’….e di solito ci azzechi! :)

      • Alessandra says:

        Anche noi seguiamo (o almeno ci proviamo :-)) questa legge, soprattutto visto che abbiamo quaranta minuti di macchina dal nido a casa di una strada in cui una sosta è proibitiva.

  6. Alexandra says:

    Anche Cucciola ha sempre adorato il cucchiaino. Sin dalla nascita le davo le vitamine, e anche il famoso “mylicon”, miracoloso per le coliche, con il cucchiaio d’argento della bisnonna (ne ho qualcuno, di quelli che una volta regalavano per i battesimi, gli unici salvati dai bombardamenti e successivi depredazioni: non li abbiamo mai tenuti nel velluto, li abbiamo sempre usati). Appena lo vedeva, batteva le mani…
    Per le pappe ho usato sia quello, sia quello di silicone con il quale si divertiva molto perché, essendo molle, faceva effetti catapulta quando incontrava la resistenza del bordo piatto …
    Iniziato da manuale a 6 mesi spaccati, con le pappette accademiche, e sono stati accolti (cucchiaio e pappe) con entusiasmo.
    Da un pò, è stufa di quello di silicone, non lo vuole più vedere, vanno bene solo posate normali (o posate piccoline, ma comunque di metallo). Secondo me, il cucchiaio di silicone è una stupidata, non serve a nulla, e penso pure che ritardi l’apprendimento dell’uso autonomo.

  7. sara says:

    ecco, questa è una cosa che non ho mai capito. Ho dato ad entrambi i bimbi le vitamine iniziali (quando mi ricordavo) sempre e solo con il cucchiaino, guarda un po’, quello normale da cucina di acciaio. Mai avuto problemi! O sono un genio io, o dei fenomeni loro, o forse è semplice e basta. Non è il cucchiaino il problema, ma ciò che scende da esso.
    Dirò di più, la mia ex pediatra (poi sospesa dal servizio perchè arrivava a visitare i bimbi ubriaca) mi fece dare ad Amelia la mela grattata a due mesi e mezzo. L’ho data (non ero informata e mi sono fidata), con lei seduta sulla sdraietta, sempre con il cucchiaino normale, le piaceva pure, ne ha mangiata quasi un quarto! Ah, grattata con zucchero e una goccina di limone ovviamente. I problemi li ho avuto dopo, si è bloccata completamente di intestino, da denuncia, ho cambiato pediatra.
    Quella dopo ci ha comunque fatto iniziare presto, a 4 mesi Amelia non solo mangiava la pera grattata (mai usato omo nemmeno nello svezzamento tradizionale), ma se capitava un pezzetto io lo lasciavo e lei masticava! Mai usato niente di speciale per i bambini, mai avuto un solo problema. Mistero?!

    • Andrea says:

      Ma infatti… ci sono bambini in cui il riflesso è più sviluppato e altri più “facili” come nel tuo caso, ma in entrambi i casi non è una cosa che si cambia con l’allenamento.
      Comunque, una cosa è dare due gocce con il cucchiaino, un’altra una pappa intera. Credo tu abbia ragione quando dici che il problema è anche in “cosa ci metti nel cucchiaino”, ma io aggiungerei anche “quanto” ce ne metti e quanto spesso.

      Noi abbiamo avuto l’esperienza opposta alla tua… figlia 1 non ha voluto niente dal cucchiaino fino a dopo i sei mesi (prima solo latte), ma poi non ci sono stati “problemi”. Figlia 2, nonostante mangi come un lupo, non è minimamente interessata al cibo disponibile con il cucchiaino (minestre, vellutate, riso, ecc.). Lei vuole solo ed esclusivamente solidi che può prendere con le mani. Però il cucchiaino le piace, ma come cosa da mettersi in bocca e giocarci.
      Con figlia 1 non credo le pappe sarebbero state un problema, ma con figlia 2 … tutta un’altra storia.
      Comunque, in entrambi i casi non è questione di training (come dice, quasi, la canzone :) ), ma di inclinazione.

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