Perché lo svezzamento a 4-6 mesi per ridurre le allergie è SOLO una teoria (e neanche tutti sono d’accordo)

svezzamento anticipato allergie
Diamo questo al bambino di 4 mesi?
(“Risotto alla Marinara con Gamberi” di francapicc – Con licenza CC BY 2.0 tramite Wikimedia Commons.)

La notizia che l’introduzione precoce del cibo solido diminuisce il rischio di sviluppare allergie viene utilizzata da alcuni pediatri come motivo valido per anticipare l’inizio dello svezzamento verso i quattro mesi.

Se devo essere sincero questo genere di approccio mi fa pensare a chi vuol far rientrare il baby food dalla finestra dopo che è uscito dalla porta. Vediamo perché…

Per prima cosa, gli studi in questo senso sono ancora agli albori, per cui non si possono ancora trarre conclusioni ad ampia portata.

Ecco alcuni esempi:

1) In questo studio si afferma che se i bambini vengono esposti al frumento tra i 4 e i 6 mesi (invece che dopo i 6 mesi) c’è una diminuzione del rischio di allergie da frumento di un fattore 4.

2) In quest’altro invece si conclude che introdurre l’uovo cotto tra 4-6 mesi conduce al minore numero di allergie da uovo, mentre quelli che lo mangiano per la prima volta a 10-12 mesi hanno un aumento del rischio di un fattore 6.

Il problema con questi due studi è che sono “osservazionali” e non randomizzati. In altre parole i genitori compilavano un questionario basandosi sulle proprie esperienze, possibilmente introducendo fattori confondenti che potrebbero alterare le conclusioni raggiunte.

3) Lo studio migliore su questo argomento è quello, randomizzato e controllato, effettuato sull’allergia da arachidi e pubblicato dal New England Journal of Medicine. Ne abbiamo già parlato ampiamente qui, dove trovate anche il link allo studio originale.
In questo caso la conclusione a cui sono giunti gli autori è che è stata osservata una netta diminuzione di allergia da arachidi se i bambini ne entravano a contatto tra i 4 e gli 11 mesi. Il primo autore dell’articolo chiarisce, come riportato qui, che per quanto questo studio sia promettente, i genitori con bambini particolarmente a rischio devono sentire un medico, mentre quelli non a rischio possono introdurre le arachidi da subito – in altre parole, niente di nuovo rispetto a quello che sappiamo. Chiaramente questo studio si rivolge particolarmente a culture dove specialmente il burro di arachidi viene consumato abitualmente.

Ma allora quali conclusioni possiamo quindi trarre? Dagli studi elencati molto poche… Consigliare di anticipare lo svezzamento per ridurre il rischio di allergie è davvero affrettato.  Alcuni articoli, per quanto ben fatti, non sono certo sufficienti per far redigere nuove raccomandazioni di salute pubblica. Per dire, nell’articolo del NEJoM non si dice nulla né sulle quantità,  né su quando sia opportuno introdurre le arachidi e, cosa ancora più importante, non dice nulla sugli altri allergeni (frutta a guscio, semi, frumento, soia, latte e pesce)… Tanto per fare un confronto, l’OMS per reiterare la raccomandazione di continuare l’allattamento esclusivo fino a 6 mesi ha esaminato 3425 documenti e citazioni, ma nonostante ciò a molti questo non basta… Tuttavia altri sembrano dire che la comparsa di un singolo articolo sia sufficiente per cambiare rotta radicalmente. E poi uno dice che i genitori sono confusi…

Inoltre, e questo per me è l’elemento più importante, la questione delle allergie è solo UNO degli aspetti da tenere in considerazione. Ad esempio non si può dimenticare lo sviluppo psicofisico del bambino – ovvero, sta dritto e ha perso il riflesso di estrusione? – e il suo interesse verso il cibo stesso. Quindi anche se questi studi sull’esistenza di una “finestra” che limiti le allergie si dimostrassero validi e applicabili a tutta la popolazione, ciò non vuol necessariamente dire che dovremmo cominciare a far mangiare i bambini a 4 mesi; invece ci darebbero l’ulteriore conferma che l’alimentazione complementare A RICHIESTA è la via da percorrere, perché allora il bambino si potrà sedere tranquillamente a tavola con i genitori e cominciare ad avvicinarsi al cibo con una leccatina qui e un morsetto là per la felicità di tutta la famiglia.

Invece da quanto leggo, al momento questo genere di informazione viene veicolato in modo tale da spingere il genitore a dare di nuovo al proprio figlio il brodino con il mais e la tapioca a 4 mesi, altro che il succulento risotto con vongole e gamberetti che vedete nell’immagine in alto :D Se uno crede veramente che sia utile introdurre gli allergeni molto presto, ma poi passa i primi mesi con vari vasetti e brodini, allora non ne vale davvero la pena.

Non dimentichiamo poi che si parla di diminuzioni del rischio – di per sé già relativamente piccolo – di allergie e questo parametro va valutato attentamente contro altri parametri; ad esempio:
– il rischio che il bambino sviluppi un avversione verso il cibo legata a un’introduzione troppo precoce, e magari contraria ai suoi desideri, del cibo solido;
– dover introdurre necessariamente pappe e pappine e poi ritrovarsi schiavi delle stesse negli anni;
– non consentire al bambino di mangiare perché ha fame, ma perché deve, perché gli fa bene, con conseguente immagine distorta del cibo.

Tutti questi sono fenomeni percentualmente forse piccoli, ma se si parte dal presupposto che rispettando lo sviluppo del bambino possono essere evitati, bisogna chiedersi quale sia l’approccio migliore per il bambino.

Queste sono questioni complesse che vanno studiate attentamente nel tempo e non possono essere minimamente influenzate da una lettura affrettata di un qualche articolo scientifico o, ancora peggio, dall’industria del baby food senza correre il rischio di avere risultati distorti che di sicuro non faranno gli interessi dei bambini.

Per il momento non vedo davvero motivo alcuno per cambiare rotta.


AGGIORNAMENTO 20-feb-17

La settimana scorsa sul JAMA (Journal of the American Medical Association) è uscito un articolo-commento dal titolo “Implementazione della prevenzione primaria contro l’allergia alle arachidi a livello di popolazione” (trovate l’originale qui) In breve questo articolo ci ricorda che:

  1. Si parla di allergia alle arachidi.
  2. Gli studi che dimostrano che un’introduzione precoce, intorno ai 4-6 mesi, delle arachidi si rivolgono a bambini molto a rischio, ovvero che hanno presentato allergia all’uovo e gravi casi di dermatite atopica.
  3. Ai bambini che presentano un rischio “medio” di sviluppare allergia si consiglia di introdurre le arachidi intorno ai 6 mesi.
  4. Gli altri bambini (che poi rappresentano la vastissima maggioranza), possono introdurle quando sono pronti/interessati.

In questo articolo si riconosce che nel caso di casi di bambini con severa dermatite e allergia all’uovo ci sono vantaggi se le arachidi vengono introdotte presto, ma viene criticata l’idea che un tale concetto si possa trasportare al livello di popolazione essendo estremamente complesso. Notate che comunque non viene consigliata l’introduzione precoce a TUTTI i bambini, ma solo ed esclusivamente a quelli a rischio.

L’articolo si chiude a mio avviso con l’aspetto più importante e che non va mai dimenticato:

Le raccomandazioni di salute pubblica, rivolte quindi a tutta la popolazione, devono essere semplici. Il messaggio quindi dovrebbe forse essere: introdurre le arachidi nella dieta del bambino durante il primo anno di vita quando sia la famiglia che il bimbo sono pronti.

Proprio questo è il messaggio che tutti noi dovremmo fare nostro. Al momento, con l’eccezione di casi particolari e facili da riconoscere, non c’è motivo né di ritardare né di anticipare l’introduzione delle arachidi, o di altri cibi. invece dobbiamo concentrarci su quando il bambino è pronto e/o interessato a provare questi alimenti.

Sempre su JAMA c’è un altro articolo che discute come si siano evolute in America le raccomandazioni sull’introduzione delle arachidi negli anni e si riconosce che non c’è motivo che le madri in attesa o allattanti evitino le arachidi e che i cibi potenzialmente allergenici possono essere introdotti dopo i 6 mesi di vita del bambino. Nei casi molto a rischio (grave dermatite e/o allergia all’uovo) i bambini devono essere valutati singolarmente per decidere se un’introduzione anticipata delle arachidi possa aiutare. Notate che anche qui non si fanno raccomandazioni a livello di popolazione di introdurre cibi prima dei sei mesi.

Come se già non bastasse, c’è un altro articolo che mette in dubbio l’efficacia dell’introduzione precoce delle arachidi.

Quindi, cosa deve fare un genitore? Al momento, ripeto, la cosa migliore da fare è aspettare che il bambino sia pronto per fare la conoscenza con alimenti, in generale, diversi dal latte e, in particolare, allergenici (quali latte vaccino, frumento, pesci, molluschi e crostacei, frutta a guscio, semi e soia). Altre raccomandazioni al momento non hanno fondamento, se non in casi particolarissimi.

Di conseguenza il bambino può autosvezzarsi con tranquillità assaggiando quello che è nel piatto dei genitori e non c’è nessun bisogno di anticipare alcunché.

Vi hanno consigliato di svezzare presto per evitare allergie future? Raccontatecelo nei commenti.

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