La dieta vegetariana per bambini e adulti: perché e come

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Da diverso tempo, grazie soprattutto all’interazione sulla spesso citata pagina Facebook, mi sono in parte avvicinata al mondo vegetariano scoprendolo molto diverso da quello che immaginavo e soprattutto decisamente meno “difficile”, “alternativo” e “strano” di quanto non immaginassi.

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Questa settimana la vogliamo dedicare interamente a parlare di alimentazione vegetariana e vegana, per i grandi ma soprattutto – ovviamente – per i piccini.

Ma cosa significa esattamente essere veg? E perché lo si dovrebbe voler diventare?
Ci introduce all’argomento questo articolo di Roberta Bartocci, vegana e biologa nutrizionista che ha creato la professione del VegCoach, cioè lei prende per mano chi ha deciso di diventare vegetariano e ha bisogno di una guida.
Roberta è anche una mamma e ci introduce anche allo svezzamento vegano.
Gloria

Gli studi sui vegetariani ne definiscono il “prototipo” come donna di cultura medio-elevata, residente al nord Italia, di età compresa tra i 25 e i 55 anni. Personalmente, vegetariana dal 1997 e poi vegana da poco tempo dopo, devo dire che un prototipo vero di vegetariano non c’èda persone molto anziane a giovani e giovanissimi, di estrazione culturale e sociale disparata, l’allontanamento dai cibi di origine animale non ha sesso né cultura in base alla mia esperienza. Sia per chi opta per un regime latto ovo vegetariano, evitando solo il consumo di carne e pesce, sia per i vegani che consumano 100% vegetale escludendo anche derivati del latte, uova e prodotti apistici, passando poi per chi si definisce vegetariano pur consumando sporadicamente prodotti ittici o carne anche se occasionalmente, con disappunto di chi ha adottato questa stile alimentare per ragioni etiche e che vorrebbe mantenere “puro” il significato del termine.

Le ragioni della scelta “veg” sono varie:

dalla volontà di non rendersi partecipi della sofferenza e morte del miliardo di animali terrestri (ISTAT e ISMEA) allevati e uccisi in Italia a scopo alimentare ogni anno, per non calcolare le tonnellate di quelli acquatici;

per contribuire alla conservazione dell’ambiente limitando o evitando del tutto il ricorso a uno dei prodotti più inquinanti, dal momento che ben 1/4 dell’impatto ambientale di tutti i consumi dell’europeo medio è dovuto al consumo di latte e carne! (Joint Research Centre, il braccio tecnico dlla Commissione Europea, 2008);

per motivi di salute, poichè gli stili alimentari a base vegetale sono riconosciuti protettivi nei confronti di diabete tipo 2, sovrappeso, obesitá, diversi tipi di cancro e malattie cardiovascolari (in alcuni casi dimostrandosi anche terapeutici oltre che preventivi);

infine, consumare alimenti alla base della catena alimentare e quindi vegetali, può garantire la disponibilità di cibo per tutta la popolazione umana, non solo per pochi, per via dell’enorme dispendio energetico correlato alla produzione zootecnica, dal momento che , tanto per fornire un dato, per produrre 1 kg di carne, sono necessari circa 13 kg di cereali, che potrebbero ben sfamare una persona per diversi giorni.

Sotto un profilo di salute, quando l’alimentazione a base vegetale (vegetariana o vegana che sia) è correttamente pianificata apporta solo benefici: dalla culla alla vecchiaia. Mentre c’è da dire che il regime onnivoro compatibile con un buono stato di salute generale è solo quello in cui i cibi animali siano ridotti al minimo e in cui ci sia invece spazio per cereali integrali, legumi, semi oleosi e soprattutto frutta e verdura che sono alla base dell’alimentazione corretta di un umano adulto.

Nell’alimentazione infantile poi, l’eliminazione di carne e pesce è per molti ancora un tabù, ma è proprio di questi giorni la revisione da parte della Societá Italiana di Nutrizione Umana dei fabbisogni di riferimento di nutrienti ed energia e i parametri per i bambini dai 6 mesi agli adolescenti di 17 anni sono stati notevolmente ridimensionati per ciò che concerne l’apporto proteico e in diverse fasce di età è stato indicato un fabbisogno al di sotto del limite inferiore del range di valori considerati validi fino a pochi giorni fa. Causa probabile l’allarme obesità infantile, un’epidemia che sta esponendo i nostri figli ad un’aspettativa di vita da adulti inferiore a quella dei loro genitori, correlata anche al consumo eccessivo di proteine di origine animale. Poi lo scorso anno dal congresso della Società Italiana di Pediatria è emerso che il parmigiano non andrebbe offerto ai bambini prima dell’anno. Un altro mito crollato. Eppure c’è ancora chi insiste sulla impraticabilità di  un’alimentazione non cruenta.

L’unico vero problema dell’alimentazione vegetariana, ma soprattutto vegana è in effetti la difficoltà di praticare il proprio stile di vita fuori casa e di essere spesso sottoposti a veri e propri stress psicologici da persone più o meno vicine, più o meno in buona fede, i cui cavalli di battaglia sono: carenze di calcio, ferro, proteine, impossibilità alla pratica sportiva  e ancor più a condurre gravidanza, allattamento e svezzamento senza incorrere in gravissime (e fantasiose) patologie. Nulla di tutto questo è mai stato rilevato in persone che seguono un’alimentazione vegetariana o vegana bilanciata; ma questo è purtroppo scarsamente noto anche alla maggior parte dei professionisti della salute.

I timori di carenze nutrizionali derivano a mio avviso da una questione culturale. Mi spiego meglio: le tabelle delle autorità scientifiche che si occupano di scienza dell’alimentazione danno indicazioni sulle porzioni di alimenti da consumare per coprire i fabbisogni di nutrienti. E qui nasce l’equivoco. Un certo apporto consigliato di porzioni di carne piuttosto che di formaggi si basa sul fatto che questi alimenti fanno parte della nostra cultura alimentare, non che vadano consumati obbligatoriamente pena pericolose carenze. Se vivessimo in Giappone nelle tabelle alimentari consigliate non comparirebbero latticini, se fossimo in India non ci sarebbe carne etc. E l’equivoco porta a pensare all’alimentazione veg come ad un regime “senza” (senza carne, senza pesce, senza uova etc etc) e così facendo non rimangono che pane e pasta (per di più raffinati), frutta e verdura. Decisamente inadeguato. Se invece si ragiona in termini di un diverso modello alimentare che preveda ad esempio come fonte prevalente di proteine e ferro i legumi, di grassi buoni e proteine i semi oleosi (noci, mandorle, nocciole etc) il fabbisogno dei nutrienti è tranquillamente coperto e si evitano anche i problemi derivanti da un consumo inappropriato di prodotti animali: latte, parmigiano e altri formaggi a pranzo e cena, carne o pesce in almeno uno dei pasti principali è eccessivo perché impone l’organismo a dover fare i conti con un carico acido da gestire affaticando anche reni e fegato e predisponendo a stati infiammatori (otiti, tonsilliti, faringiti) che spesso affliggono i nostri bambini. Per approfondire questi aspetti consiglio la lettura dell’appena uscito “Vegpyramid”, ricco anche di bibliografia e di “Figli vegetariani” entrambi edizioni Sonda.

Da mamma e nutrizionista sono profondamente certa che avviare i nostri figli ad uno stile alimentare “green” , a ridotto o assente apporto di cibi animali, al di fuori del prezioso latte materno, sia un regalo per l’evoluzione loro e del pianeta che abiteranno.

Per saperne di più su Roberta e la sua attività, visitate il suo sito VegCoach

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