Il latte di asina per i lattanti: vediamo alcuni fatti



Latte d'asina, sostituti latte materno
Foto di Lilli_M

Spesso mi vengono chiesti consigli sul latte di asina, se sia adatto come sostituto del latte materno, se sia migliore del latte formulato, se sia possibile utilizzarlo in caso di intolleranza al latte vaccino, ecc. Finora la mia risposta è stata sempre che non ne sapevo niente, così ho deciso di approfondire un pochino la questione per vedere cosa si sa veramente del latte di asina e se è vero che sia particolarmente adatto ai lattanti.

La prima cosa che salta all’occhio è la quasi totale assenza di studi effettuati sul latte d’asina utilizzato nella prima infanzia. Quelli che ho trovato si contano sulle dita di una mano, per cui la maggior parte delle informazioni provengono dai siti dei produttori. Non che voglia alludere che questi ultimi non dicano la verità, ma sicuramente una presenza corposa dell’argomento all’interno della letteratura scientifica avrebbe dato più peso alla loro opinione.

Il latte d’asina è davvero così simile al materno?

Su molti siti viene riportata una tabella simile a quella che riporto in basso:

Tabella comparativa latte d'asina

[toggle title_open=”Chiudi bibliografia” title_closed=”Leggi bibliografia” hide=”yes” border=”yes” style=”default” excerpt_length=”0″ read_more_text=”Read More” read_less_text=”Read Less” include_excerpt_html=”no”]I dati relativi al latte d’asina sono stati presi da quest’articolo.
I dati del Neolatte 1 (latte formulato scelto a caso) da qui.
I dati relativi al Neolatte 2 li ho trovati invece qui.
I numeri restanti li ho trovati in questa pagina[/toggle]

Da qui si può vedere come, al contrario – ad esempio – del latte vaccino,  il contenuto di proteine e di lattosio siano simili a quelli del latte materno, ma rimane tuttavia difficile vedere come si possa dare questo latte a un bambino senza modificarlo o integrarlo, in quanto è molto povero di grassi e ha un contenuto calorico decisamente inferiore al latte materno; diciamo che è un latte “light”. Non dimentichiamo che i grassi sono fondamentali per lo sviluppo del bambino e questo è il motivo per cui non si consiglia l’utilizzo di latti e derivati anche solo parzialmente scremati. Inoltre la ricerca sull’utilizzo del latte di asina al posto del materno è davvero scarna, per non dire inesistente, per cui chi vuole usarlo lo deve fare con le dovute cautele.

Un latte per bambini gravemente allergici

Il caso in cui il latte d’asina è stato provato come potenzialmente utile è nei bambini non svezzati con gravi allergie alle proteine del latte vaccino e con cui anche le formule a base di soia risultano problematiche. Altre alternative che vengono usate sono il latte di pecora o di capra, ma per la maggior parte dei bambini allergici questi non vanno bene in quanto gli allergeni sono i medesimi e questi latti – a detta dei produttori di latte d’asina – sono squilibrati da un punto di vista nutrizionale. Per questo motivo l’attenzione si è spostata verso il latte di asina. Ad esempio c’è questo studio che riporta i casi di 9 bambini con queste caratteristiche, a cui è stato somministrato latte d’asina integrato con acidi grassi (trigliceridi a catena media). Bisogna però sottolineare come anche in questo caso gli esempi in letteratura siano pochi.

Ma allora, se il latte d’asina è così promettente, perché non viene intensificata la ricerca e incentivato il suo utilizzo a scapito del latte vaccino? Fondamentalmente per motivi di costo e di disponibilità che non sono facilmente superabili. Ad esempio sul sito lattedimammaasina leggo:

Con la meccanizzazione dell’agricoltura l’importanza dell’asino come animale da lavoro si è notevolmente ridotta e la sua diffusione si è contratta al punto da far temere una graduale estinzione. Oggi però la situazione è lievemente migliorata e piccoli allevamenti di asini sono nati o stanno nascendo in Italia e in Europa ad opera di appassionati e studiosi, che cercano di recuperare le diverse razze di questo (…) animale. Si ritiene, tuttavia, che per un effettivo recupero di questa specie (…) sia oggi necessario sviluppare forme di allevamento ed indirizzi produttivi che trovino sbocchi economicamente validi e che permettano di andare oltre la semplice passione individuale per l’asino. Tra le varie possibilità di valorizzazione economica già individuate (…) vi è (…) l’impiego dell’asino per uso terapeutico a favore di adulti e bambini con disturbi della funzionalità di diversi organi ed apparati.

Quindi, al momento, non solo non c’è un numero sufficiente di animali, ma anche da un punto di vista puramente economico siamo in alto mare.  Per spiegare la non diffusione del latte d’asina, ancora più interessante è questa intervista rilasciata alla BBC da un produttore, che dice (accludo solo la versione tradotta):

Le mucche vengono allevate per essere “macchine da latte”, ma al contrario le asine non sono mai state viste sotto questo aspetto, per cui per loro è molto più difficile produrre molto latte. Un’asina ha solo due capezzoli, invece dei 4 che ha una mucca, e può produrre solo 1 l di latte per animale, mentre una mucca può produrre 10 volte questa quantità. Inoltre, l’asina può produrre latte solo per circa 6 mesi dopo la nascita del suo cucciolo, e anche in questo caso solo quando il cucciolo stesso è nelle vicinanze. Per questo motivi il latte d’asina molto probabilmente rimarrà sempre un prodotto di nicchia. In ogni caso non si prova a produrre un sostituto per il latte vaccino, ma piuttosto si vuole fornire un’alternativa valida ai bambini con allergie.

Tutto ciò spiega come mai in letteratura ci sia così poco sull’argomento e a cosa è dovuto il poco interesse generale, gli ostacoli dovuti alla produzione e la scarsezza di asine disponibili sono difficoltà intrinseche e difficilmente superabili, anche se ci fossero grossi investimenti. Per i medesimi motivi non deve sorprendere il prezzo del latte d’asina, che si aggira intorno ai €15 al litro e che purtroppo è improbabile che scenda in futuro. Anzi, se per un motivo qualsiasi la richiesta di latte d’asina dovesse aumentare, data la scarsità dell’offerta il rischio è che il prezzo salga.

 

Asinello latte d'asina
Foto di Lilli_M

Il latte d’asina e la voglia di “naturale”

Le rare volte in cui, leggendo qui e là, ho visto nominato il latte d’asina, questo veniva pensato come sostituto “naturale” del latte materno per evitare l’uso del latte formulato, perché “il più vicino al latte materno”. In particolare mi ha contattato un genitore che dava il latte d’asina come integrazione al materno perché il bambino “non cresceva abbastanza”; non so se questo genitore abbia agito sotto consiglio medico o meno, ma di certo non sapeva che per far “ingrassare” il proprio figlio gli stava dando un latte davvero “light”. Non credo che sia corretto considerare il latte d’asina come un’alternativa più “naturale” al latte formulato o come il sostituto per il latte materno da preferire (lasciando da parte considerazioni di costo) in quanto, allo stato attuale delle conoscenze e vista la scarsità di ricerca in merito, non si può dire se sia migliore, peggiore o equivalente al latte formulato, che invece è fortemente regolamentato per garantire che sia il “migliore” che ci può offrire la scienza. Fare scelte semplicemente basandosi su considerazioni di “naturalità” (notare le virgolette) è quanto meno miope se queste non sono supportate dalla ricerca scientifica.

Conclusione

Il latte d’asina ha molte similarità con il latte materno, ma anche delle importanti differenze e non va considerato come un sostituto più “naturale” del latte formulato, ma come un aiuto a disposizione dei genitori con bambini non allattati e affetti da gravi casi di allergie alle proteine del latte vaccino. Ad ogni modo, non può essere dato a un bambino senza integrarlo opportunamente, così da inserire i grassi necessari per la crescita, e senza la supervisione del medico.

 

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