Usare il cibo come diversivo, premio, punizione… una strategia valida?



Cibo come consolazione
Bambina che piange“. Immagine di Crimfants con licenza CC BY-SA 2.0, via Wikipedia Commons

La tentazione di usare il cibo come strumento per ottenere un determinato comportamento dai nostri figli è forte, e questo perché una simile tecnica può portare a dei risultati quasi senza sforzo. Il cibo calma, rassicura, tranquillizza, rende più docili, ecc. ecc. Se cerchiamo una strategia che si concentri sull’oggi, allora ci sono buone probabilità che usare un lecca lecca, un gelato, delle patatine fritte o quello che più vi/gli piace funzioni. Tuttavia non ci vuole una laurea in psicologia per capire che usare il cibo come mezzo per manipolare il comportamento di altri può avere conseguenze a lungo termine di difficile risoluzione.

Premio/punizione

Hai messo tutto a posto, ora ti meriti un bel gelato!

oppure, l’altra faccia della medaglia

Se non metti a posto, niente gelato!

In entrambe queste frasi, che ho visto utilizzare in prima persona, si usa il cibo per cercare di insegnare al bambino che certi comportamenti sono accettabili e altri no. Ma probabilmente quello che i bambini fanno è creare un collegamento tra “compito” e “premio”, e senza premio si sentiranno demotivati dal portare a termine il compito assegnato.

Chiaramente la lettura obbligatoria su questo argomento è Amarli senza se e senza ma di Alfie Kohn.

Persuasione/mazzetta

Se stai buono, ti prendo un bel gelato

Anche questo genere di frase è un classico. Le variazioni sul tema sono infinite. Ma probabilmente la peggiore è:

Se non mangi la verdura, niente gelato

Il cibo come strumento di persuasione (o, più esplicitamente, mazzetta) è un classico. A breve termine otterremo il risultato desiderato, ma che insegnamento diamo? Forse che le verdure fanno talmente schifo che ho bisogno della promessa di qualcosa di buono per mangiarle.
Di nuovo, vi rimando a Amarli senza se e senza ma.

Calmare/distrarre

Ecco alcuni esempi presi da Facebook:

G.: Dare la frutta frullata da bere è l’unico modo di mettere sul seggiolino della macchina mia figlia

A.: Io do spesso al mio bimbo di due anni un wafer per tenerlo buono

Silvia: Io do alla mia bimba un cracker o il biberon con il succo quando vado a prenderla al nido. È l’unico modo per farla tornare a casa senza scenate .

Qui, invece di cercare di calmare il bambino, gli insegniamo che per gestire una situazione stressante c’è bisogno di cibo. Per il genitore, in quel preciso momento, il problema è la scenata e la reazione che ne consegue è comprensibile, dopo tutto chi di noi non si è sentito imbarazzato quando i nostri figli, specie durante i terrible twos, si mettono a gridare in un luogo pubblico? La pressione generata dagli occhi altrui che ti guardano e, nella nostra testa, ci giudicano, è fortissima e difficile da ignorare, per cui come una magia ecco che esce il dolcetto e tutto passa, e la crisi – del bambino E nostra – viene tamponata.

Cosa hanno in comune tutte queste situazioni? L’utilizzo del cibo per ottenere uno scopo che non è legato all’appetito, ma al comportamento del bambino. In altre parole incoraggiamo l’uso del cibo non per sfamare, ma come premio/ricatto/consolazione ecc.

Ma che c’è di strano in tutto ciò, dopo tutto si è fatto sempre così, vi chiederete. Immaginate allora di prendere una macchina del tempo e di andare avanti di 20 anni e pensate a vostro figlio/a, ora adulto/a, che dopo una brutta giornata torna a casa e per consolarsi apre una scatola di cioccolatini o prende una vaschetta di gelato dal freezer non per fame, ma per consolarsi.
Oppure che a cena si sente obbligato/a a finire le verdure nonostante abbia voglia di mangiare la fetta di torta che viene dopo (e per chi considerasse questa una vittoria vi rimando all’articolo in cui ho parlato del paradosso del cibo sano.), così finisce per mangiare entrambe, anche se non gli vanno.
Oppure che dopo aver completato un compito difficile si premia con un gelato gigantesco.

In uno studio del 2003 dal titolo emblematico – Se fai il bravo puoi avere un biscotto: in che modo le regole alimentari di quando eravamo bambini sono collegate al comportamento degli adulti riguardo il cibo – sono stati intervistati 122 adulti. Nello studio è stata evidenziata la correlazione tra un comportamento ciclico di abbuffate seguito da diete, e l’aver avuto regole ferree sull’alimentazione da bambini. In particolare sono state prese in considerazione:

  1. regole che portavano a restrizioni di certi cibi
  2. regole che favorivano l’assunzione di cibo
  3. utilizzo del cibo come premio o punizione

Lo studio si conclude suggerendo che alcune regole alimentari possono un impatto a lungo termine.

Allora è possibile affermare che ci sia una relazione causa-effetto tra l’uso del cibo come strumento “educativo” e disturbi alimentari nell’età adulta? Sicuramente no ed è necessario che vengano effettuate ulteriori ricerche in materia, ma non possiamo non interrogarci sul collegamento che i bambini, grazie al nostro insegnamento, fanno tra cibo e comportamento, e quanto di tutto ciò si porteranno appresso da adulti.

Nel dubbio, perché utilizzare il cibo per qualcosa che non è collegato alla fame? Anche se questo tipo di tecniche non avrà effetti certi nel comportamento futuro dei nostri figli, non vedo perché insegnargli qualcosa di così chiaramente sbagliato. Possibile che noi genitori siamo così sprovveduti da non poter trovare una soluzione diversa dal dover dare un lecca lecca per calmare il bambino o dal sentirsi obbligati a promettere un gelato in cambio di qualcos’altro?

Alcune domande

  • Avete mai utilizzato il cibo per modificare il comportamento del vostro bambino? Se sì, vi siete mai fermati a riflettere sul fatto che stavate utilizzando cibo per cambiare il comportamento del bambino?
  • Se non utilizzate il cibo, quali sono le vostre strategie per risolvere una situazione di conflitto? Ad esempio, se entrate in un negozio e il bambino comincia a strillare o, come dicevamo in alto, se il bambino non vuole mettersi sul seggiolino in macchina, come fate?
  • Usate il cibo su voi stessi per cercare di calmare un determinato stato d’animo, ad esempio se vi sentite tristi? In questi casi, vi trovate ad abusarne?

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17 comments

  1. Anonimo says:

    Molto interessante. Però, considera che la natura stessa ci ha dato lo strumento calmante principe che è un erogatore automatico e a richiesta di cibo dolce: la tetta.
    Come la mettiamo? Alla fine se gli dai la tetta a richiesta, di fatto non inneschi un meccanismo di questo genere?
    E quando la tetta non c’è più perchè non vuoi o non puoi?

      • Anonimo says:

        Infatti lui preferirebbe la tetta, ma si “accontenta” anche di solo cibo.
        Come si fa a scindere i due aspetti? Io non ci riesco…
        Anche per noi adulti è innegabile che il cibo non ha solo aspetti nutritivi, ma anche di piacere e quindi, perché no?, calmanti e rassicuranti.
        Questo accade perché siamo stati abituati male da piccoli o perché in quanto esseri umani siamo proprio fatti così?

        • Andrea says:

          Mangiare qualcosa che ti dia piacere è diverso, però devi aver fame.
          Il problema a mio avviso (anzi, non è neanche a mio avviso, ma è l’opinione di diversi nutrizionisti con cui ho parlato) è trovare rassicurazione nel cibo, per cui il cibo non viene usato per sfamare (e darci piacere allo stesso tempo), ma solo come “ansiolitico”. Io personalmente non lo faccio (sarà che non mi piace la cioccolata :D ), ma conosco chi lo fa.

  2. Alexandra says:

    Invece se la Cucciola vuole smettere di mangiare perché vorrebbe mangiare biscotti, mi spiace, ma è no. Non dico la torta quelle rare volte che c’è la torta, o un dessert speciale. Non dico finire tutto il piatto, ma se mi vuoi saltare il pasto per avere più spazio per biscotti o gelati confezionati, non ci sto. Non ho il minimo scrupolo a far passare il messaggio che i dolci siano cibi superflui, che si mangiano per golosità, e che vanno bene solo se sono pochi.

    • Andrea says:

      Ma se allora ti mangia quello che vuoi E in più quello che vuole lei e così finisce per mangiare troppo? (Vedi il paradosso del cibo sano linkato in alto).

      • Anonimo says:

        no no, se non mangiasse il pasto (non per forza tutto, ovvio, ma almeno una parte), mangerebbe il doppio o il triplo di latte e biscotti o altri dessert. Io metto in conto a priori che mangerà il dessert, ma la differenza tra quello che mangia da ragionevolmente sazia e quello che chiede quando non lo è è enorme. Per me va anche bene una volta tanto mangiarsi una banana o anche due al posto della cena, più dessert di gelato o biscotto, ma una volta, non sempre.

  3. Alexandra says:

    No cibo (neanche quando era la tetta, ma anche allora il “uèèè!” da fame era riconoscibile da altri “uèèè”). Coccole, ascolto, fermarsi un attimo. Eccezione: quando lo sclero è palesemente dovuto alla fame (capita).

  4. Fulvio says:

    Articolo molto interessante, e su “amarli senza se e senza ma” ci sono parecchie discussioni sull’uso del cibo come premio. Mi interessa sopratutto l’uso del cibo come “calmante”..spiego meglio, ho un bimbo in cui i terrible twos sono iniziati a 15mesi (eh, gli abbiamo dato parecchie sicurezze..) e spesso i “capricci” sono più frequenti all’avvicinarsi dell’ora dei pasti. Quindi, mentre prepariamo pranzo/cena, gli diamo magari un cracker, un pezzo di pane..o simili per tenerlo tranquillo…pensando che uno dei motivi di queste scene sia anche la fame. Mi chiedo se/quanto sia diseducativo questo comportamento…

    • Andrea says:

      È la fame? Vallo a sapere… Chiedilo a lui se ha davvero fame o se ha bisogno di altro :)
      Magari prova ad anticipare se possibile o fate una merenda più sostanziosa.

      • Alessandra says:

        Andrea ma quando sono piccoli spesso non la sanno identificare cosi’ bene. Sentono il disagio, gli si abbassa la “soglia” del pianto, ma sono in cofuzsione. Almeno nel nostro caso è così. Cinque anni compiuti e ancora succede. Basta un soffio per far partire il pianto? Spesso è sonno o fame. CI abbiamo messo un bel po’ a capirlo.

        • Alessandra says:

          Nel nostro caso è facile: se è fame all’offerta di cibo viene data risposta positiva. E a quel punto avviene un cambiamento di umore sorprendente. Se è sonno non c’è chance. Te la devi tenere piagnucolosa.
          Ma ci è voluto un bel po’ per capirlo!

  5. Giovanna says:

    Qualche giorno fa ho dato a mia figlia di 6 mesi una pizzetta in macchina e ho notato che per la prima volta è stata buona nel seggiolino finché non l’ha finita, quindi ho pensato subito che la prossima volta avrei potuto darle qualcosa da mangiare per farla stare buona in macchina. Per fortuna ieri ho messo un CD di musica per bambini di un corso che stiamo frequentando insieme (music together) ed è stata buonissima per mezz’ora!!! Al ritorno si è addirittura addormentata! Quindi ho capito che è molto meglio mettere un po’ di musica e cantare tutti insieme anzicchè darle qualcosa da mangiare fuori pasto. Per me il cibo è l’unica consolazione che funzione in momenti di stress e stanchezza e non vorrei che per mia figlia fosse lo stesso. Non credo che basti evitare di usare il cibo come premio/punizione ma di sicuro è meglio evitare di dare al cibo altri significati oltre al nutrimento.

    • Andrea says:

      Sì, le dinamiche che coinvolgono il cibo e il modo in cui reagiamo ad esso sono certamente mooooolto complesse, ma perché partire volutamente con il piede sbagliato?

      Aggiungo che il cibo in macchina è davvero da evitare in TUTTI i casi. Se le va di traverso che fai, fermi la macchina in mezzo al traffico e la tiri fuori? Anche se le stai accanto può non essere affatto facile (considerando che non lo è anche quando sei a casa :) )

      • Anonimo says:

        Secondo me a sei mesi, e anche più tardi, il cibo si da solo sul seggiolone e cmq sotto controllo.. va bene stare Manzi, ma nn esageriamo!

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