Genitori (e bambini) sotto pressione a tavola



Perché i genitori mettono sotto pressione i loro figli non appena è ora di mettersi a tavola?

Perché gli vogliono bene e perché vogliono essere buoni genitori, però, se mi permettete un’analogia,

  • la preoccupazione che ci attanaglia è come il fuoco;
  • la pressione che ci fa esercitare è il fumo;
  • e la cultura che ruota intorno al cibo, compresi i consigli che riceviamo da altri genitori e da operatori sanitari non fanno altro che gettare benzina sul fuoco.
Pressione tavola bambini inappetenti
Il video

Ciao, in questo articolo, ispirandomi sempre al libro Love me feed me di Katja Rowell voglio parlarvi brevemente delle forme che prende la pressione che, quando parliamo di cibo e nutrizione, anche inconsapevolmente finiamo per esercitare sui nostri figli.

Quello che state leggendo è la trascrizione del video (che trovate qui) uscito l’altro giorno sul canale YouTube.
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Le preoccupazioni e la pressione esercitata dai genitori che ruotano intorno all’alimentazione dei bambini può essere attribuita a tantissime ragioni. Ad esempio, preoccupazione derivante dalla taglia del bambino che non è mai giusta, ma è sempre troppo piccola o troppo grande; preoccupazione riguardanti la nutrizione, come il volere che il bambino mangi certi gruppi di cibi quali proteine, latticini, frutta, verdure o altro perché vogliamo che nostro figlio si conformi a un certo ideale, anche se non sappiamo quanto senso abbia questo ideale. Il sonno, i genitori spesso vogliono che il bambino finisca il biberon o mangio un pochino di più a cena così che non si sveglierà affamato nel mezzo della notte – dimenticando che i risvegli notturni, temo, sono fisiologici.

Inoltre siamo incoraggiati a esercitare pressione sui nostri figli perché sembra funzionare almeno a breve termine. Inoltre c’è anche un fattore culturale nel senso che chi vediamo intorno a noi fa così e anche noi molto probabilmente siamo cresciuti così. Infine non dimentichiamo i consigli dati da alcuni esperti che possono variare dal “almeno assaggialo” fino al minaccioso “non importa quello che fate l’importante è che fate mangiare di più (o di meno) il vostro bambino”.

Dobbiamo ricordare che i bambini normali e in salute vengono in tutte le taglie, ed etichettare un bambino in salute che sta crescendo come sovrappeso o obeso, o un bambino piccolo come sottopeso non li renderà più in salute; invece sono proprio le etichette che rischiano di aumentare la preoccupazione dei genitori e che, di conseguenza generano degli interventi che possono essere dannosi. Vi ricordate l’altro video in cui ho parlato della spirale ansiogena e dei problemi legati all’alimentazione che ingabbiano tanti genitori? La preoccupazione rende più difficile seguire il principio per il quale dobbiamo fidarci dei nostri figli così da applicare “la divisione della responsabilità”.

Se ai genitori viene detto che il loro bambino è troppo grosso, la reazione istintiva è quello di farlo mangiare di meno, ovvero di metterlo a dieta, mentre quelli a cui viene detto che il bambino è troppo piccolo faranno di tutto perché mangi di più, anche se non ne vuole. Tuttavia gli studi mostrano che nessuno di questi due approcci funziona; la pressione è un qualche cosa che non fa altro che rimbalzarci addosso. Questo perché il bambino desidera, vuole, ha bisogno del controllo di sé e combatterà per ottenerlo, ad esempio rifiutandosi di mettersi un cappotto o di lavarsi i denti o di mangiare le verdure. Così dei compiti anche molto banali possono diventare delle battaglie senza fine. Bisogna essere consapevoli e anticipare fatto che il bambino possa effettivamente cercare opportunità per aumentare il conflitto e noi genitori abbiamo il dovere di essere preparati in questo senso per neutralizzare le lotte – inutili – intorno al cibo.

Una tecnica che molti utilizzano è quella del dire “almeno provalo prima di dire no”. Ad esempio sento storie come “mio figlio grande mangia tutto e noi utilizziamo la regola del “almeno assaggia prima di dire no”. Questa regola l’ha aiutato a imparare a mangiare senza problemi così l’abbiamo usata anche con il piccolo, ma lui è davvero schizzinoso e finiamo per litigare su questo “boccone prima di dire no” per tutta la durata del pasto.”

In questa storia abbiamo il bambino più rilassato, più volenteroso di compiacere i genitori, o magari più timoroso, che per il momento segue le regole senza problemi, ma cosa succede se tu adoperi la stessa strategia con un bambino di temperamento diverso, un bambino che magari cerca di esprimere in altro modo la propria autonomia? Queste regole a prima vista innocue possono risultare in battaglie, in guerre senza fine dove non vengono fatti prigionieri. Il punto non è il boccone, ma il controllo; il punto è chi detiene il potere. Il genitore, nell’illusione di tenerlo per sé, finisce invece per consegnare tutto il potere nelle mani del bambino.

Chiaramente se uno sta utilizzando questa strategia e funziona, non ci sono problemi; continuate pure così. Però bisogna essere coscienti che può non funzionare con tutti e che ci sono alternative. Non dimentichiamo che se tu genitore ignori i segnali che ti manda il bambino e desideri che lui mangi di più o di meno o diversamente, allora questo può generare un conflitto. Lo stress e le battaglie intorno alla tavola rendono difficile anche per i bambini ascoltare e capire i segnali che gli mandano la fame e il senso di sazietà, rendendo più probabile che mangeranno di più o di meno di quanto avrebbe fatto altrimenti – ma non necessariamente nella direzione da noi auspicata.

Qualcuno starà dicendo; “ma noi non ti mettiamo nostra figlia sotto pressione; noi la incoraggiamo, le facciamo i complimenti, le diciamo brava, ed è questo che ci hanno detto di fare.” La pressione sembra esclusivamente un qualcosa di legato a minacce. Tuttavia congratularsi con Carlo per aver provato un nuovo cibo può essere percepito come pressione da Carlo; o anche dare a Luisa un lecca lecca – ovvero una mazzetta – perché ha finito le verdure può essere interpretato come un’ingerenza. Ma allora cosa bisogna fare? Bisogna cominciare a pensare ad utilizzare la divisione di responsabilità, come accennato in un altro video. Invece di decidere noi a priori quanto devono mangiare i nostri figli lasciamo loro la decisione di cosa e quanto mangiare tra le cose che ci sono a tavola. Noi ci preoccuperemo di mettere a disposizione dei pasti ragionevolmente vari e equilibrati. Ricordiamo il genitore si occupa di QUANDO si mangia, di DOVE si mangia e del COSA si mangia; il bambino si occupa del QUANTO e del SE mangiare tra le cose che ci sono a disposizione. Mangiare l’extra cucchiaio di verdure non fa niente né in bene né in male al corpo; può fare male all’anima. Il prezzo che si paga per far mangiare questo boccone extra è sicuramente superiore rispetto al benefici sulla crescita.

Invece per evitare di trovarci bloccati in una battaglia nella quale noi sicuramente non possiamo uscire vincitori non combattiamo affatto, invece lasciamo il controllo su quello che è l’alimentazione, su quello che è il loro corpo, su i segnali di fame e sazietà ai nostri figli. Al giorno d’oggi in Italia nessuno muore di fame, nessuno è malnutrito. Viviamo in un mondo dove c’è abbondanza di cibo, dove c’è abbondanza di nutrienti, dove c’è abbondanza di tutto. Cominciamo col dimenticare che il boccone di questo e il boccone di quello non vogliono dire niente e cominciamo con il dimenticare che non esiste il pasto perfetto. Invece cominciamo a ricordare che siamo noi a dare il buon esempio ai figli mangiando in modo vario e ragionevolmente equilibrato. Altro davvero non possiamo fare.

E a te cos’hanno consigliato? Ti hanno detto che tuo figlio DOVEVA mangiare di più o di meno? Quali strategie ti hanno consigliato e come ti ci sei trovata? Raccontacelo nei commenti.

Per approfondire ulteriormente la Divisione delle Responsabilità, vi consigli di leggere l’articolo dove ne parlo e quello sulla spirale ansiogena.

Ciao e alla prossima.

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