Il progetto del nido a braccetto con l’autosvezzamento



PROLOGO

Quest’anno il “progetto educativo” del nido frequentato da mia figlia si intitola “tutti a tavola” e ha la finalità di far comprendere ai bimbi, per quanto piccoli (1-3 anni), che il cibo non è soltanto quello che ci si trova nel piatto ma che anch’esso ha una sua storia e un suo ciclo. Per questo è stato allestito al nido un orticello dove sono state seminate le verdure più disparate (insalata, prezzemolo, basilico, ceci, fave, pomodori, zucchine fragole e non so cosa mi sto dimenticando).

Una mattina sono venuti al nido i futuri cuochi del vicino istituto alberghiero che hanno mostrato ai bambini che con ravanelli, pere, melanzane e simili ci si può anche divertire ed hanno creato per loro delle sculture con frutta ed ortaggi (le melanzane son diventate pinguini, i ravanelli topolini o funghetti, la pera un cigno e così via). Con le maestre, poi, i bambini hanno fatto passati e centrifugati imparando che quel pomodoro potrà diventare una “pomarola” e quella carota un succo.

In generale, poi, ogni giorno i bimbi vanno a pranzo cantando la canzoncina del progetto (“Tutti a tavola”, quella dello Zecchino d’Oro) che, con le sue semplici parole, spiega che il momento del pasto non riguarda solo il mangiare ma ha la sua bella fase di preparativi ed è un momento di convivialità, di condivisione e di vita di comunità (sia essa la famiglia o, appunto, l’asilo o chissà cos’altro): “e allora che aspettiamo mangiamo tutti insieme che a tavola ci si vuole un po’ più bene”, dice la canzone.

In questo progetto anche le famiglie hanno avuto un compito, ovvero quello di scrivere una ricetta da corredare con un aneddoto (la ricetta “storica” della nonna, o il motivo per cui prepariamo appositamente quella ricetta per i nostri bambini o insieme a loro, ecc.) ed eventualmente delle foto, per farne un libricino da lasciare all’asilo e da tenere in ogni famiglia come ricordo dell’anno di nido che si sta concludendo.

Io ho pensato ben presto alla ricetta da portare, perché mi è capitato di fare i biscotti gelato; Caterina mi ha aiutata e mio nipote ci ha fatto le foto.
Perfetto, mi sono detta, i due terzi sono fatti, ricetta e foto ci sono.

Beh, mancava il terzo più importante, quello più difficile, le ricette le trovi in rete, le foto si stampano in un secondo, ma la storiella di accompagnamento deve venire da te.

Avendo il progetto ad oggetto l’alimentazione e quindi anche la genuinità del cibo che si propone, appena ho scritto la prima frase sul cibo genuino il collegamento “industria alimenti per l’infanizia/autosvezzamento” è venuto da solo. Ecco cosa ne è venuto fuori:

 

LA RICETTA DI CATERINA:
I BISCOTTI GELATO

Prepariamo i biscotti con il gelatoElementi importanti per l’origine di questa ricetta sono sia la mia golosità, sia la mia passione per la cucina, in particolare per la pasticceria ed affini, autoprodotti. L’altro elemento importante è quello relativo al progetto di esperienza di quest’anno, ovvero il cibo visto fin dall’“origine” e non solo nel momento in cui si trova nel piatto, ed in particolare l’attenzione per la ricerca di un cibo sano.

Io sono una mamma “autosvezzante” (quasi da subito) il che significa che Caterina ha (quasi) sempre mangiato quel che mangiavamo noi, che quindi abbiamo cominciato a prestare maggiore attenzione a quel che mettevamo in tavola. Tutto questo perché non sono mai riuscita a vedere di buon occhio i cibi fatti “apposta per i bambini”. Sono pieni di ingredienti “oscuri”, ovvero che non si sa bene cosa siano. Prendete ad esempio un omogeneizzato al pollo e leggete, ci sarà scritto un qualcosa come: carne di pollo (40%), acqua di cottura, amido di mais, olio di girasole, sale, succo di limone. Stop. Cioè, queste tre o quattro paroline dopo quel “(40%)” dovrebbero da sole rappresentare il 60%????? II fatto è che non ci dicono la verità sulla composizione di quel 60%. Io voglio sapere che cosa mangio e se una volta è la nutella, almeno ne sono consapevole. Se poi penso che quel polletto lì, allevato a terra, alimentato senza OGM e bla bla bla, dura per anni chiuso in un vasetto e quando lo apri non cambia di colore nemmeno dopo ore beh, a me qualche dubbio sulla sua genuinità e sull’opportunità di darlo da mangiare ad un bambino viene! Stesso discorso per i liofilizzati (che peraltro sono disgustosi). E i biscotti “senza glutine, senza uova, senza zucchero” con cosa mai saranno fatti??? Poi mi sono chiesta: ma se i miei nonni ed i miei genitori sono sopravvissuti in un’epoca in cui gli omogeneizzati, i liofilizzati e i frullatori non esistevano significherà che poi queste cose così fondamentali “per la crescita e lo sviluppo del tuo bambino” non lo sono. E da lì è cominciata la mia ricerca sull’alimentazione dei bambini fino a scoprire l’autosvezzamento, ovvero la pratica di lasciare libero il bambino di scegliere tra i cibi che vengono proposti (ovvio che l’attenzione a non proporre l’impepata di cozze ad un bimbo di 7 mesi dipende dal buon senso dei genitori!) gestendo da solo quantità e consistenze.

Dei cibi industriali forse il gelato è il meno peggio, perché alla fine gli ingredienti sono piuttosto semplici e la conservazione è data dal congelamento piuttosto che da conservanti chimici.

Io qui vi metto solo la ricetta dei biscotti, che sono divini anche senza gelato, potete riempirli con gelato artigianale o confezionato a vostro gusto. Noi ci siamo preparate anche il gelato per il ripieno con la gelatiera, perché se biscotto gelato fatto in casa ha da essere, che biscotto gelato fatto in casa sia nella sua interezza.

INGREDIENTI:

200 g di farina

½ cucchiaino di bicarbonato

½ cucchiaino di sale;

115 g di burro

100 g di zucchero di canna

50 g di zucchero semolato

60 g di panna acida (agra)

1 cucchiaino di estratto di vaniglia (se ce l’avete, sennò non è la morte di nessuno!)

250 g di gocce di cioccolato (oppure sbriciolate il cioccolato avanzato dell’uovo di pasqua)

1 uovo

Gelato a vostra scelta

Prendete una ciotola versate la farina, il bicarbonato e il sale: mescolate e mettete da parte. In una ciotola lavorate con la frusta elettrica il burro con lo zucchero di canna e quello semolato, finché non si sarà amalgamato bene  Aggiungete la panna acida, l’uovo e la vaniglia, poi rendete il composto ben liscio. Successivamente regolate al minimo la velocità del vostro sbattitore e aggiungete poco alla volta la ciotola con la farina, appena avrete finito aggiungete 170 g di gocce di cioccolato.

Foderate la teglia con carta forno, mettete il composto a mucchietti aiutandovi con un cucchiaio ed appiattite il tutto formando dei cerchi. Cuocete i biscotti a 200° per circa 12 minuti (forno già caldo) o fino a quando non saranno ben dorati su tutta la superficie. Quando saranno pronti togliete dal forno e fate raffreddare, poi preparate un vassoio con le gocce di cioccolato rimaste. Ora formate i biscotti gelato: prendete un biscotto e farcitelo con il gelato, poi richiudete con un altro biscotto, passate il bordo del biscotto gelato sul vassoio con le gocce di cioccolato (in modo che il cioccolato aderisca al gelato). Se il gelato risultasse troppo sciolto (e sicuramente sarà così, quantomeno troppo morbido per poter mordere il biscotto senza che esca tutto dalle parti!) riponete tutto il biscotto in freezer per un paio d’ore. Io vi consiglio di farne qualcuno in più e, dopo queste due ore in freezer, confezionarli uno a uno con la stagnola e tenerli pronti per delle buonissime, freschissime e genuine merende!

 

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11 comments

  1. heyjohn says:

    la panna acida si può anche fare in casa mescolando panna fresca, yogurt e una spruzzata di limone, si lascia tutto qualche ora a tempeatura ambiente ed è pronta.

    • LottaCate says:

      Eh dicci dicci…..quantità di panna e yogurt??? metà e metà??? uno a tre???…panna fresca (quindi quella da dolci) e yogurt intero??? di’ di’ che è interessante sapere che la panna acida ce la possiamo fare da soli…. :-)

  2. Autosvezzamento - La pagina ufficiale di www.autos says:

    Bimbi & Co, ce lo racconti anche sul blog, così non lo perdiamo? Tempo permettendo vorremmo fare qualcosa sui nidi e questo mi sembra un buon inizio. /A.

  3. Bimbi & Co says:

    ecco un post che sento molto vicino! ora sono a casa in maternità ma lavoro in un nido sovracomunale in provincia di Tn … (ovviamente posso parlare solo della mia realtà, ben diversa dai nidi privati) vi posso solo dire che viene data moltissima importanza (ogni giorno!) sia al cibo che al momento del pasto, anche nei gruppi di lattanti, non solo dei bambini più grandi. si cerca di dare grande spazio all’individualità, alla sperimentazione e all’autonomia … a volte però i genitori non apprezzano molto il pensiero ma chiedono semplicemente: “quanti piselli ha mangiato a pranzo?” … invece che chiedersi se è riuscito a mangiarli da solo senza che scappassero dal piatto! :)

  4. ChiaraC says:

    Gloria La panna acida la potresti trovare come Sour Cream (qui in germania si trova comunemente come Saure sahne). Comunque é vero assomiglia molto a uno yogurt molto denso..
    LottaCate, bellissimo il progetto! Io spero che le pulci vadano in molte orecchie!

    Nel nido aziendale, dove porto la mia piccola, il cibo lo portano i genitori, quindi sta a te dare pappette o cibo vero.. va molto la condivisione anche, quindi mia figlia “rubava” sempre il cibo degli altri (o della maestra..) se interessante. Dopo l´anno si cerca che tutti possano mangiare le stesse cose.

    • Gloria says:

      Grazie Chiara, l’illuminazione sulla soured cream ce l’ho avuto un secondo prima di leggere il tuo commento! Ed ora è in frigo che attende ;-)

  5. LottaCate says:

    Scrivo anche qui,….la panna acida (io ho trovato una confezione con su scritto “panna agra” e ho dedotto essere la stessa cosa) secondo me la si può sostituire con dello yogurt greco…a me il sapore e la consistenza sono sembrate molto simili.
    Il progetto del nido era fantastico…i bambini quest’anno ne sono rimasti entusiasti, si sono divertiti a veder crescere le piantine, a “trasformarne” i frutti….davvero un progetto riuscito!
    Per il fatto di aver messo la pulce nell’orecchio…lo spero visto che quest’anno tra le mamme ci sono diverse pance…quindi per questi prossimi frugoletti….non si sa mai ;-)

  6. Gloria says:

    Mi e’ venuta una voglia matta di provare a fare questi gelati… ma la domanda numero uno e’: panna acida?? Nel senso di lasciata scadere in frigo oppure si trova proprio in commercio (mai sentita)?

    Molto carino il progetto del nido, e speriamo che in molti abbiano letto il tuo racconto e gli abbia messo la pulce nell’orecchio!
    Grazie di avercelo raccontato :-D

    Io continuo ad insistere su questo punto, che prima o poi dovro’ sviluppare… ce la facciamo a far entrare l’AS negli asili nido?

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