Mangiare biologico. Intervista a un produttore



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Durante lo svezzamento è opportuno scegliere di mangiare prodotti biologici?
O è lo stesso?
Oppure bisognerebbe mangiare biologico sempre e comunque?

Quante volte mi sono fatta queste domande… e quante volte ho lasciato perdere senza approfondire davvero per motivi vari, rimanendo tutto sommato un po’ scettica.
Giusto un paio di settimane fa, sulla nostra pagina Facebook, è venuto fuori il discorso prodotti biologici: tra grandi sostenitori e scettici, inevitabilmente il discorso è finito a toccare il problema costi, qualità e reperibilità. Quando abbiamo detto che sarebbe stato interessante sentire un parere esperto e trattare l’argomento anche nel blog, ci ha scritto Giuseppe Piovano, il papà autosvezzamente della piccola Marta, che nella sua azienda agricola produce verdura e frutta biologiche.

Ecco, vorrei solo rendermi disponibile nel caso qualcuno abbia domande da fare nello specifico, perchè sul bio ci sono tante leggende, tante fantasie e poca conoscenza reale. Insomma, contattatemi pure…è un modo anche per ricambiare, ringraziandovi per il sostegno che io e mia moglie troviamo quando abbiamo dubbi o preoccupazioni su come stiamo affrontando lo svezzamento di Marta.

Noi l’occasione, chiaramente, l’abbiamo colta al volo :)

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Verdura organica autosvezzamento

AS – Ciao Beppe, grazie mille di prestarti a questa intervista! Iniziamo così: i prodotti biologici sono davvero privi di pesticidi chimici o c’è qualcosa in più da sapere? Spiegaci come funziona.

GP – I prodotti biologici sono privi di antiparassitari di origine chimica (come i fungicidi, diserbanti, insetticidi chimici), ma sono ammessi trattamenti con antiparassitari di origine naturale (il piretro si estrae da una pianta, il rame no), che sono sicuramente meno tossici per l’uomo e per l’ambiente. Il piretro, ad esempio, è una sostanza fotolabile e termolabile (si degrada con la luce e ad alte temperature), quindi si dissolve più velocemente nell’ambiente. Tutti i prodotti ammessi in agricoltura biologica sono elencati nel regolamento CE 834/07; ovviamente i prodotti non inclusi non si possono utilizzare. Lo stesso discorso vale per i concimi: nessun concime di origine chimica può essere usato.
Per quanto mi riguarda da alcuni anni non sto utilizzando nemmeno gli insetticidi ammessi nel bio, ma utilizzo la lotta biologica: acquisto (da una biofabbrica olandese) o favorisco lo sviluppo naturale di insetti utili contro gli insetti nocivi. Esempio: la coccinella si nutre di afidi (pidocchi delle piante) che fanno grandi danni alle colture. È una pratica più difficile perchè occorre intervenire nel momento giusto, quando la popolazione degli insetti dannosi è appena arrivata, altrimenti se si intervenisse troppo presto le coccinelle morirebbero di fame perchè non avrebbero di che nutrirsi, mentre se si agisse troppo tardi, l’infestazione sarebbe troppo elevata e non contenibile. Occorre perciò scegliere il momento, la temperatura, l’umidità giusta, per non mettere a rischio tutto il lavoro svolto fino a quel momento. È una sfida difficile ma appagante e mi permette di ottenere un prodotto senza alcun residuo di insetticida, nemmeno biologico.

AS – Le condizioni ambientali circostantanti (inquinamento delle falde acquifere, presenza di industrie o discariche, ecc.) influenzano la coltura biologica? In che modo?

GP – Le condizioni ambientali influenzano qualunque tipo di agricoltura, il regolamento che norma il bio (quello del punto precedente) vieta la certificazione biologica di terreni vicini a strade ad alta densità di traffico e a fonti inquinanti. Detto questo, contro l’inquinamento possiamo fare poco, nulla si può dire che sia realmente incontaminato.

AS – Ci possiamo fidare delle etichette? Quando dicono “bio”, è bio per davvero o rischiamo di prendere una cantonata?

GP – I prodotti, per essere definiti biologici, devono essere controllati e certificati da organismi di controllo privati autorizzati dal Ministero delle Politiche Agricole. Sicuramente sono prodotti più controllati di quelli convenzionali, poi come in ogni professione alcuni furbi rovinano il lavoro degli onesti. Il mio organismo di controllo è il CCPB srl che periodicamente verifica che utilizzi i concimi ammessi, le quantità di prodotto venduto, che coltivi le colture che ho dichiarato all’inizio dell’anno, preleva campioni di prodotto, che i semi e le piantine che utilizzo provengano anch’essi da agricoltura biologica, ecc.
Per essere sicuri bisogna cercare il logo bio ufficiale europeo e la dicitura prodotto biologico, tutto ciò che viene indicato come prodotto naturale, ecologico, ecc. è uno specchietto per le allodole.
Su tutte le etichette è indicato un numero che identifica il produttore, e su molti siti degli organismi di controllo si può risalire alla fonte e controllarne la provenienza.

AS – Molti ritengono che i prodotti biologici siano troppo cari per le proprie tasche, secondo te il biologico viene fatto pagare troppo?

GP – Per quanto riguarda i prezzi… io sono di parte, ovvio… però posso dire che per l’ortofrutta le rese dei prodotti bio sono inferiori rispetto a quelli convenzionali e le spese per la manodopera sono più alte. Ad esempio, non potendo usare i diserbanti, le infestanti devono essere tolte meccanicamente o manualmente, con un conseguente aumento di ore di lavoro e di costi di produzione. Inoltre il rischio di perdere il raccolto a causa di insetti dannosi o malattie è maggiore sempre per lo stesso motivo: non possiamo combattere la peronospora del pomodoro con un fungicida chimico, ma si può usare il rame che alcune volte non è sufficiente.
Di sicuro un modo per comprare bio e spendere meno è rivolgersi direttamente ai produttori e non ai negozi o supermercati, per il semplice motivo che accorciando la filiera (ovvero il numero di passaggi dal produttore al consumatore) i rincari sono minori. Inoltre entrare in contatto diretto con il produttore può permettere al cliente di instaurare con lui un rapporto di fiducia, di visitare l’azienda e di verificare con mano il suo lavoro.

AS – È difficile per molti di noi giustificare la spesa in più, soprattutto se non sappiamo bene se questi prodotti sono davvero diversi dagli altri, quindi ti chiedo: che differenze ci sono tra un prodotto biologico e uno di agricoltura tradizionale? Ci sono oggettivi vantaggi nutrizionali?

GP – La differenza tra un pomodoro bio e uno convenzionale riguarda esclusivamente l’utilizzo o meno di prodotti di sintesi, quindi possiamo dire che il prodotto bio non ha qualcosa in più, ma qualcosa in meno (nessun diserbante, nessun fungicida, nessun concime chimico). Dal punto di vista nutrizionale non è detto che sia migliore o più buono, esistono diversi studi su questo aspetto, ma non c’è ancora una certezza scientifica. Spesso escono ricerche che dimostrano come i prodotti bio siano più ricchi di questo o quello e subito dopo una ricerca dimostra il contrario, ma secondo me non bisogna inseguire queste cose. Il prodotto bio non contiene residui di antiparassitari o diserbanti o concimi chimici, che oltre a essere dannosi se ingeriti insieme al cibo, inquinano durante la fase di produzione e inquinano le falde durante l’utilizzo, e già questa differenza ci consente di nutrirci meglio rispettando l’ambiente (e cosa si vuole di più???). Poi io ho diversi clienti che sostengono che le mie verdure siano più buone, ma ritengo che sia un’opinione personale, secondo me non si può sostenere a prescindere che il prodotto bio sia più buono. Di certo essendo coltivazioni meno “spinte” crescono secondo ritmi più naturali, sono meno “gonfi” di acqua, e per questo possono risultare più sani e più facili da conservare.

AS – Il bio è di moda e allo stesso tempo sembra rimanere una produzione solo di nicchia. Questo accade solo per via dei costi, secondo te, o c’è dell’altro?

GP – Il metodo di coltivazione biologica è più rischioso, costoso, il mercato è più ristretto, in più il mondo contadino in generale ha una tendenza conservatrice, le nuove tecniche suscitano diffidenza (anche se il bio utilizza sia le antiche tradizioni, sia le nuove conoscenze scientifiche). I miei genitori, contadini vecchia maniera, i primi tempi erano molto scettici e pensavano che avrei portato l’azienda in rovina, ora sono felici e orgogliosi della mia scelta e non mangiano più una mela se non è bio!

AS – Dovendo scegliere, quali sono i prodotti che è decisamente meglio scegliere bio e su quali, invece, possiamo chiudere un occhio?

GP – Secondo me è meglio scegliere come bio i prodotti più freschi e che vengono consumati quotidianamente. In generale la frutta viene trattata di più degli ortaggi, e tra gli ortaggi i pomodori e quelli a foglia (insalate in genere) sono i più delicati, però dipende anche molto dal periodo dell’anno in cui vengono coltivati. Si va sul tecnico e non me la sento di consigliare un ortaggio piuttosto che un altro.
Poi secondo me vale la regola del buonsenso: se una famiglia decide di mangiare meglio, allora deve anche stare attento in generale a comprare meglio, ovvero prodotti di stagione e del territorio.

Spero di essere stato chiaro, ci sarebbe tanto da dire ed è difficile riuscire a essere conciso e comprensibile. Nel caso ci fossero altre domande, sono a disposizione!

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Grazie ancora Beppe per la tua disponibilità e gentilezza! Ora vediamo se ci sono altre domande da parte di chi legge :)

Le domande che ho fatto a Beppe sono quelle che mi sono posta io e chiaramente potrebbero non essere le stesse che avete voi, quindi se avete altro da chiedere lasciate la vostra domanda nei commenti: proviamo ad approfondire laddove siamo rimasti solo in superficie :)

Poi, se qualcuno avesse le competenze e la voglia di parlarci di carne e pesce biologici, fateci sapere mettendovi in contatto con noi!

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10 comments

  1. Barbara D'Agostino says:

    Molto interessante. Però prima dice che il rame nn si può usare e poi lo usa sui pomodori? In generale mi sembra di capire che nel caso nn si conosca direttamente il produttore, essendo tutto certificato da enti privati, bisogna andare sulla fiducia e serietà. Che nell’ Italia degli ultimi tempi, tra corruzione e speculazioni economiche è difficile avere….certo, sul nn bio si può andareanche peggio!!!!

  2. Michela Baezzato says:

    Da quello che ricordo (una decina d’anni fa ho lavorato in un’azienda agricola biologica) ci sono controlli (abbastanza “programmati”) da parte degli enti certificatori…tutto sta nella serietà dell’azienda perché alcuni pesticidi si dissolvono in breve tempo! Comunque il problema più serio è che gli enti certificatori sono privati!!! Per il trattamento dove lavoravo io non lo facevano (tra l’altro vendevano pesche e pere per i vasetti arancioni!)…non garantisco però per gli altri!

  3. Manuela Andrea Serra says:

    complimenti a Beppe perché ha giustamente detto che il bio non ha qualcosa in più ma qualcosa in meno. Io ho una domanda: da qualche parte ho letto che per il trasporto alcuni frutti vengono trattati come i convenzionali: ad esempio i limoni, che io ho sempre acquistato biologici proprio perché uso spesso la buccia. È vero? E se sì, quando possono essere “dannose” queste sostanze?

  4. Alice Rossi says:

    Ma e’ vero che la classificazione di biologico viene data solo su base documentale? Ovvero si presentano le bolle di acquisto e se non ci sono pesticidi tra le cose comprate di ottiene la denominazione “biologica”…quindi si va sulla fiducia….

  5. Selima says:

    Ciao, noi abbiamo fatto la scelta ormai da un paio d’anni di comprare quasi tutto quello che mangiamo biologico, in particolare frutta e verdure da una coltivatrice diretta vicino a casa nostra. Per la nostra esperienza il biologico della grande distribuzione è di pessima qualità (parlo proprio di sapore), immagino perché per organizzare i lunghi trasporti, i confezionamento e le consegne le verdure vengono colte quando non sono ancora mature. Credo che l’idea stessa del biologico sia di fondo incompatibile con la grande distribuzione e che se compro da un agricoltore che conosco può valere di più la conoscenza diretta che la certificazione.
    Per quanto riguarda i costi è vero che costa di più ma credo che ne valga davvero la pena (tendenzialmente speriamo di spendere meno in spese mediche?). Comunque è una questione di scegliere quali sono le priorità: noi raramente andiamo fuori a mangiare o al cinema, compriamo i vestiti di seconda mano, per il nostro bimbo non abbiamo comprato niente (lo stretto necessario l’abbiamo avuto da amici/parenti e di molte cose abbiamo fatto a meno, per es. di carrozzina, culla, lettino). 
    Lo facciamo non solo per la nostra salute e per pesare meno sull’ambiente, ma anche perché sostenere i coltivatori diretti a km 0 permette di difendere meglio il territorio da speculazioni edilizie, grandi opere etc. e valorizza il valore agricolo e paesaggistico.

  6. andrea_ says:

    Beppe, non mi è chiaro questo passaggio:
    Secondo me è meglio scegliere come bio i prodotti più freschi e che vengono consumati quotidianamente.
    Intendi dire che cose come le mele e le patate, dato che sono a “lunga conservazione”, possono essere non bio al contrario, ad esempio, delle fragole che vanno a male in pochissimo tempo?

    • BeppePiovano says:

      andrea_ volevo dire che io prediligo consumare prodotti bio per quegli alimenti che mangio tutti i giorni, es verdura frutta pasta, se occasionalmente mangio un biscotto o una merendina convenzionale non ne faccio un problema. 
      E’ vero che eventuali residui di prodotti chimici, usati durante la coltivazione, presenti su frutta e verdura convenzionale possono degradarsi nel tempo, però è anche vero che in alcuni casi vengono impiegati altri prodotti per aumentare la conservabilità nel tempo. Quindi frutta e verdura solo bio!!!

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