Svezzamento: quanto tonno possono mangiare i bambini?



Mercurio tonno
Il tonno skipjack è molto utilizzato nella cucina giapponese.
KatsuoTataki” di ayustety da TokyoFlickr. Con licenza CC BY-SA 2.0 via Commons.

Il tonno, specialmente in scatola, è buono, pratico, ricco di omega-3 e si può utilizzare in cento modi diversi. Purtroppo però ha l’inconveniente di contenere al suo interno quantità relativamente elevate di mercurio e, in particolare, di metilmercurio.

Il metilmercurio, o MeHg, è un un composto organico di mercurio che si crea naturalmente e che, quando ingerito, tende a depositarsi nei reni, fegato, sistema nervoso, ecc. In particolare passa attraverso la placenta, depositandosi nel nascituro e questo fenomeno è stato associato, tra le altre cose, a ritardi nello sviluppo cognitivo.

Per questo motivo i gruppi della popolazione più esposti sono:

  • i bambini ancora nel grembo materno, che lo assumono quando la madre lo ingerisce;
  • i bimbi allattati, che lo assorbono attraverso il latte
  • i bambini in età di svezzamento i quali, mangiando quantità di cibo grandi relativamente al loro peso, possono assumere più facilmente quantità elevate di questo composto.
  • in generale i bambini in crescita.

I pesci in cui si trova più di tutto in assoluto sono lo squalo e il pesce spada – assieme ad altri pesci meno noti sulle nostre tavole come lo sgombro reale, da non confondersi con lo sgombro dell’Adriatico, e il tilefish, che si trova nel Golfo del Messico. Di norma tutti dobbiamo fare attenzione a quante volte mangiamo pesci come questi, ma le categorie a rischio farebbero probabilmente meglio a evitarlo del tutto, come dice, ad esempio, l’FSA americana.

Il tonno non compare come uno dei pesci più ricchi di metilmercurio, ma sta sul gradino immediatamente inferiore. Considerando però quanto sia comune sulle nostre tavole, è importante cercare di capire quanto e, soprattutto, quale tonno sia possibile mangiare in sicurezza.

Il punto importante è che la parola “tonno” è molto generica in quanto ci sono moltissime specie diverse: da quello di meno di un metro e che pesa qualche decina di chili al massimo, a quello lungo oltre 4 m e che può tranquillamente pesare centinaia di kg. Ad esempio, il tonnetto obeso, che nonostante il nome non è particolarmente grande, è una delle specie più ricche di metilmercurio – ma questo molto difficilmente arriverà sulle nostre tavole in quanto è una specie che a causa della pesca indiscriminata è ora considerata a rischio – mentre lo skipjack, o tonnetto striato, è uno di quelli a concentrazione minore.

Proprio tenendo presente il neurosviluppo dei nascituri, l’EFSA ha recentemente pubblicato un’opinione scientifica dove ha stabilito un limite settimanale di metilmercurio (espresso come mercurio totale) valido per TUTTA la popolazione di 1,3 µg/kg di peso corporeo. Con questo dato dovrebbe essere facile giudicare quanto tonno sia possibile consumare senza rischi, ma purtroppo non è così. Questo perché le quantità di metilmercurio variano tantissimo a seconda della varietà del tonno, tra tonno e tonno, e a seconda di dove venga pescato.

Tanto per farsi un’idea, l’EFSA fornisce i dati seguenti, che trovate a pagina 189, tabella A11, di questo documento:

su 125 campioni di tonno esaminati,

  • la mediana era di 133 µg/kg di prodotto, ma se vediamo i campioni più ricchi di mercurio,
  • il 5% aveva 785 µg/kg di prodotto,
  • l’1% 1162 µg/kg di prodotto  e
  • quello in assoluto più elevato era pari a un’incredibile 1728  µg/kg di prodotto.

Se prendiamo 40 g di tonno, pari a mezza scatoletta piccola, questi contengono le seguenti quantità di metilmercurio:

Valore mediano: 5,32 µg – un bambino di 8 kg lo può mangiare un massimo di 2 volte a settimana.

il 5%: 31,4 µg – dose settimanale di un ragazzo di 24 kg

l’1%: 46,5 µg – dose settimanale di un ragazzo di 36 kg

Il maggiore in assoluto: 71,3 µg – dose settimanale di una persona di 55 kg.

Ma allora se c’è così tanta varietà come facciamo a regolarci? Innanzitutto ricordiamoci che quello che importa è quanto metilmercurio assumiamo a medio e lungo termine, ovvero se una volta ci capita la scatoletta che ne contiene tantissimo, non importa più di tanto perché il resto delle volte ne conterrà valori intorno al valore mediano, per cui ribilanciando il tutto. Quello che possiamo fare però è acquistare tonno che in media conterrà meno metilmercurio. Vediamo come fare…

I tonni più popolari in Italia sono

  • il pinna gialla (o yellowfin, che è anche il più grande e può superare tranquillamente i 100 kg di peso); questo è il più popolare in Italia,
  • l’albacore (o alalunga lungo circa 1 m e può raggiungere una cinquantina di kg di peso al massimo) oggi non più molto usato
  • il tonnetto striato (o skipjack, il più piccolo con un peso che di solito non supera i 10 kg); fino a poco tempo fa sconosciuto in Italia, anche se molto usato all’estero. Ora sta prendendo sempre più piede ed è già molto usato all’estero).

Sul sito dell’Asdomar trovate alcune informazioni sui tutti queste varietà di tonno.

Premesso che è davvero difficile generalizzare, il tonno più è grande pesante e “anziano” e più tende a contenere mercurio. Ad esempio, in questo sito americano vediamo che l’albacore e lo yellowfin vengono classificati entrambi come pesci ad ALTO contenuto di mercurio, mentre lo skipjack ne ha un contenuto “moderato”.

Altri siti dicono che il yellowfin ha un contenuto di mercurio “moderato”. Considerando che, come abbiamo visto, tutto dipende molto da quando e dove vengono effettuate le misurazioni, non ci si deve stupire se ci sono variazioni tra classificazione e classificazione. Tuttavia su una cosa tutti sembrano essere d’accordo, il tonno a contenuto di metilmercurio inferiore con tutta probabilità sarà sempre il tonnetto striato o skipjack.

Ma cosa si trova nelle scatolette di tonno italiane? Per rispondere a questa domanda ci viene in aiuto il sito della Greenpeace che ha analizzato diverse marche. L’obiettivo di Greenpeace, più che i livelli di mercurio presenti, è quello di identificare le marche più ecosostenibili. Le marche le ho ordinate per quantità di tonnetto striato presente, mentre la numerazione fa riferimento all’ecosostenibilità secondo Greenpeace.

8) Mare Aperto: 100% tonnetto striato (obiettivo che sarà raggiunto a breve)

6) Nostromo: 80% tonnetto striato, pinna gialla

9) LIDL: 75% tonnetto striato, 25% pinna gialla

4) Rio Mare: 40% tonnetto striato, pinna gialla

1) Asdomar: 30% tonnetto striato

2) Esselunga: solo pinna gialla (verificato sul loro sito)

3) Conad: solo pinna gialla

5) Coop: Solo pinna gialla (verificato sul loro sito)

7) Carrefour: in maggioranza pinna gialla, ma anche tonnetto striato

8) MareBlu: Pinna gialla

10) Auchan: solo pinna gialla

Quindi vediamo che la parte del leone la fa ancora il pinna gialla, ma il tonnetto striato, vuoi perché specie non a rischio, vuoi perché più economico, si sta facendo strada.

C’è da sottolineare che non possiamo essere mai sicuri al 100% del tipo di tonno che troviamo in una scatoletta, a meno che non sia esplicitamente scritto, in quanto a causa di alcuni metodi di pesca (bocciati da Greenpeace) è possibile che altri tipi di tonno finiscano per essere ugualmente pescati. Ad esempio pescando il pinna gialla è possibile che si peschi anche il tonnetto obeso che non solo è una specie a rischio, ma ha anche un contenuto di mercurio maggiore. Inoltre le etichette spesso e volentieri non ci aiutano, dato che indicano in modo molto generico solo “tonno”.

Riassumendo… domande e risposte

Chi deve stare attento a mangiare pesci ad alto contenuto di mercurio?
Donne incinte, donne che allattano e bambini piccoli. L’EPA, ente governativo ambientale americano, fornisce maggiori informazioni a riguardo.

Quali sono i pesci a maggior contenuto di mercurio?
Tra gli altri, i più comuni in Italia sono pesce spada e squalo. Poi vengono alcuni tipi di tonno che però vengono consumati relativamente poco in Italia. Poi c’è il pinna gialla (o yellowfin) e infine il tonnetto striato (o skipjack)

E se capita che i nostri bambini mangino un pesce ad alto contenuto di mercurio?
Ricordiamoci che un pasto non fa la differenza; quello che conta è la media settimanale se non mensile. Anche se capita che mangino, che so, il pesce spada basta ricordarsi che per quel mese siete a posto con i pesci ad alto contenuto di mercurio.

Tra quelle indicate, qual è la marca di tonno con il contenuto di mercurio inferiore? 
Dato che è composto al 100% da tonnetto striato, molto probabilmente il Mare Aperto.

Quanto tonno possiamo far mangiare ai nostri bambini?
Se scegliamo il tonnetto striato, questo sito ambientalista americano ci dice che bambini sotto i 6 anni ne possono mangiare 80 g tre volte al MESE, mentre tra i 6 e 12 anni, 120 g quattro volte AL MESE. Se invece si usano tonni con contenuto maggiore di mercurio (nel loro caso fanno riferimento al tonno albacore), allora le quantità ammesse si riducono drasticamente. Queste dosi sono però indicative perché la variabilità tra tonno e tonno e grandissima. Inoltre bisognerebbe tenere in considerazione il peso del bambino in questione, ma almeno così ci possiamo fare un’idea. Per chi vuole leggere altro, c’è anche quest’altra risorsa americana dove si dice che per ogni 6 kg di peso si dovrebbe mangiare un massimo di circa 30 g di tonno skipjack a settimana. Quindi se ci manteniamo al disotto di queste quantità (e non è certo difficile) dovremmo stare tranquilli, dopotutto quanto tonno potrò mangiare un bambino di 1-2 anni?

È meglio il tonno fresco o quello in scatola?
Per quanto riguarda il contenuto di mercurio bisognerebbe sapere che tipo di tonno trovate in vendita. Con tutta probabilità il tonno fresco è il pinna gialla, per cui forse quello in scatola offre più garanzie da questo punto di vista.

Ma se non mangio il tonno gli omega-3 da dove li prendo?
Ci sono tantissimi pesci tra cui scegliere. In particolare il salmone, anche inscatolato, è un valido sostituto del tonno e ha valori molto bassi di mercurio.

Quindi qual è il tonno migliore per i nostri bambini?
Molto probabilmente quello in scatola che costa poco.

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7 comments

  1. NELLY GENCO says:

    Ok per il contenuto di mercurio, ma della zona di pesca non ci preoccupiamo?! Io la guardo sempre, impossibile mangiare tonno in scatola pescato in acque italiane, a meno di prendere dai 6 agli 8 euro per un barattolo in vetro da circa 120gr..non ricordo bene..e non sempre si trova… mi pongo il dubbio per via dell’incidente di Fukushima di cui ancora non sappiamo le reali conseguenze nelle acque immediatamente vicine (pacifico, indiano) e lontane, dato che le correnti possono portare le acque contaminate molto lontano (tempo fa lessi un articolo che in Oregon-USA, era arrivato un dock staccatosi da Fukushima dopo l’incidente). Concludo dicendo che il tonno del mediterraneo mi sembrerebbe più sicuro, spenderei anche di più, ma non si trova….

    • Andrea says:

      Nelly, non credo che riesci a trovare tonno del mediterraneo perché è una specie in pericolo, quindi probabilmente quello andrebbe evitato in partenza. Inoltre quel tonno è più ricco di mercurio proprio per sua natura. Personalmente preferisco molto di più comprare quello pescato vicino alle Seychelles perché è skipjack che non è una specie in pericolo e ha molto meno mercurio. Quando compro il tonno guardo sempre la varietà e in Italia nei supermercati non sempre lo trovi, preferendo il pinna gialla.

    • Andrea says:

      Per dire, sul sito della Callipo leggo questo:

      A seguito dell’incidente di Fukushima, sono stati previsti rigorosi controlli sui prodotti alimentari da parte delle Autorità internazionali, europee e nazionali; in particolare è in vigore un Regolamento della Commissione UE(966/2012) che impone condizioni speciali per l’importazione nei Paesi dell’Unione Europea di alimenti originari del Giappone o da esso provenienti
      Sui prodotti ittici e in particolare sul tonno non sono mai state rilevate anomalie così da escludere rischi per la salute dei consumatori
      Secondo la classificazione della FAO, le acque giapponesi rientrano nella zona di pesca FAO 61 (Oceano Pacifico nord-occidentale)
      La zona FAO 71 fa riferimento all’oceano Pacifico centro-occidentale nell’emisfero australe e non ha nulla a che vedere con il mar del Giappone
      Le specie di tonno che vengono utilizzate per essere inscatolate per il nostro mercato vivono nelle acque tropicali e dunque ben distanti dalle acque giapponesi
      Le aziende associate ad ANCIT che inscatolano il tonno non ricevono tonno dalla zona FAO 61.
      Il Giappone non esporta prodotti ittici, incluso il tonno, ma li importa per soddisfare un fabbisogno interno particolarmente elevato
      L’indicazione dell’area di pesca non è richiesta dalla legislazione europea o italiana, tuttavia numerose aziende associate comunicano in etichetta o attraverso altre modalità (es. sito aziendale, servizio consumatore) questo tipo di informazioni”.

  2. Anonimo says:

    Grazie dell’articolo, sempre preciso! Il Riomare che mi capita ora di avere in casa(non molto usato per la verità) riporta però la dicitura “100% pinna gialla” negli ingredienti e anche nella pubblicità sulla confezione. La composizione sarà in effetti molto variabile come scrivevi.

    • Andrea says:

      Credo che dipenda molto dalla “linea” di tonno RioMare… presumo ce ne sia più d’una. Nell’articolo cito quello che dice Greenpeace, ma ammetto che non ne ho controllato (quasi mai) la veridicità pensando che la fonte fosse attendibile.

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