Omogeneizzati: 10 fatti e alcune considerazioni



[box]Dopo esserci concentrati sui liofilizzati ecco un approfondimento sugli omogeneizzati per l’infanzia.[/box]

10 Fatti

1) Cominciamo dal termine “omogeneizzato”. Ho notato che questo termine viene utilizzato solo ed esclusivamente in Italia (ma sono pronto ad essere smentito in quanto non ho controllato tutti i paesi e tutte le marche) in quanto all’estero si parla di purè o passati. Guardate ad esempio l’immagine qui di fianco dove è raffigurato un vasetto di “omogeneizzato” in vendita in Svizzera. Lo stesso prodotto viene chiamato “omogeneizzato” in italiano, “mouliné” in francese e “püriert” in tedesco. “Mouliné” può essere tradotto con macinato/passato, mentre “püriert” (termine più generico) con schiacciato/passato.

Il processo di “omogeneizzazione” è molto complesso coinvolgendo sia la chimica che la meccanica. Nella sua accezione più comune viene utilizzato per il burro e il latte (il latte che compriamo è “omogeneizzato”), ma nel nostro contesto credo che sia semplicemente usato come sinonimo, appunto, di tritato/sminuzzato/passato, ecc.

Nel tentativo di capirci di più ho fatto un po’ di domande alle varie case produttrici, ma dopo diverse risposte evasive (o semplicemente dettate dall’ignoranza) la Hipp UK mi ha confermato che il termine “omogeneizzato” va inteso come “triturato finemente fino a ottenere una purea” e che gli omogeneizzati italiani e le puree britanniche (per l’inizio dello svezzamento) sono equivalenti. L’assistenza clienti della Plasmon aggiunge anche che il processo di omogeneizzazione, non ingloba “aria, come potrebbe avvenire attraverso un frullatore”.

2) Leggendo in giro ho visto spesso che una delle ragioni che spinge a comprare gli omogeneizzati (invece di prepararli a casa) è perché questi non contengono aria. Mi sono spesso chiesto quale problema potrebbe creare in un bambino di 4-6 mesi la presenza di piccole bolle d’aria nel cibo considerando anche che di solito il “baby food” (indipendentemente dal fatto che si parli di un omogeneizzato industriale o di semplice carne al vapore frullata a casa) viene sciolto in un liquido caldo, per cui mi aspetterei che l’aria presente scomparisse naturalmente.

Come al solito ho fatto riferimento ai siti web dei produttori e con mia viva sorpresa ho visto che né il sito della Hipp*, né quello della Plasmon, né quello della Mellin (i tre che ho usato come riferimento) dicono nulla in merito. Se la presenza di aria nel baby food fosse così importante mi aspetterei di trovarlo scritto a chiare lettere nella loro documentazione, ma invece nulla. Che sia una leggenda metropolitana? O forse è semplicemente un dato oramai superato? Strano che l’assistenza clienti della Plasmon (come riportato al termine del punto 2) mi abbia detto qualcosa che non ha un vero riscontro sul loro sito web.

L’unico riferimento che ho trovato è nella pagina “4-6 mesi” della pediatra della Plasmon che risponde, presumo a titolo personale, a chi chiede quando può dare la carne fresca di “non usare il frullatore che può inglobare aria”, ma senza specificare l’età del bambino, né quali possano essere i rischi.

I siti esteri dei produttori di baby food (anche se le marche sono equivalenti alle italiane) non fanno testo, dato che loro vendono semplicemente delle “puree”.

[box type=”tick”]Questo articolo è solo un assaggio. Per saperne di più su liofilizzati, omogeneizzati, merende, yogurt e baby food in generale (ma non solo), leggi La questione cibo.[/box]

3) Costi degli omogeneizzati di carne: essendoci molte marche e molti tipi di omogeneizzato per marca è troppo lungo e difficile provare a essere esaustivi. Ho quindi scelto, totalmente a caso, gli omogeneizzati di manzo, indicati dai 4 mesi in poi, delle seguenti case:

                 Prezzo      Carne al Kg

Mellin:        €1,95          €30/Kg

Plasmon:   €2,09          €33/Kg

Hipp*:         €2,48          €39/kg

Le dimensioni sono le medesime, 2×80 g e tutti contengono il 40% di carne.
I prezzi al Kg sono spiegati qui di seguito.

4) Gli ingredienti che vanno a formare un omogeneizzato di carne sono:

Mellin: Acqua di cottura, carne di manzo (40%), amido di mais, amido di riso, olio di semi di girasole, sale

Plasmon: Acqua di cottura, carne cotta di manzo (40%) amido di mais, olio di girasole, sale

Hipp*: Carne di manzo 40%, acqua di cottura, riso cotto

(NB, gli ingredienti sono ordinati in ordine decrescente di quantità, quindi in due casi su tre l’ingrediente di maggior peso è… l’acqua di cottura)

Leggendo gli ingredienti, l’unica cosa con un costo reale e quantificabile, a parte i costi di produzione, è la carne e quindi il prezzo al chilo è stato calcolato prendendo in considerazione la percentuale di carne presente in due vasetti di omogeneizzato al prezzo indicato.

I costi così ottenuti sono senz’altro inferiori a quelli dei liofilizzati, ma sono pur sempre molto elevati considerando che, come ho detto nell’articolo sui liofilizzati, il filetto di manzo biologico lo compro a meno di €30/Kg.

5) Costi degli omogeneizzati di frutta e verdura
Un discorso simile si può fare per la frutta e le verdure. Ad esempio il Mellin alla pesca con mela (indicato dai 4 mesi) costa €1,19 e contiene il 65% di frutta. In questo caso, i vasetti pesano 100 g cadauno e quindi la frutta costa oltre €9/Kg.

L’omogeneizzato “frutta mista” sempre della Mellin è più conveniente in quanto a parità di peso contiene il 93% di frutta, per cui il costo della frutta utilizzata è di “soli” €6,4/Kg.

6) Così come per i liofilizzati, non ci è dato di sapere quali tagli di carne siano stati utilizzati. L’unica eccezione è, per certi versi, rappresentata dall’omogeneizzato di prosciutto: nel caso della Mellin e della Plasmon la carne viene da una “coscia di maiale non stagionata”; La Hipp dice solo che è “coscia di maiale”.

7) Da dove viene la carne? Dove vengono prodotti/confezionati gli omogeneizzati?
Di nuovo, non si sa. L’unica che dice qualcosa, anche se molto vagamente, è la Plasmon che afferma:

Gli allevamenti sono selezionati lontano da fonti di inquinamento.
Gli stabilimenti di produzione sono solo italiani.
Le carni sono accuratamente scelte e controllate.

8) Da dove vengono la frutta e la verdura?
Hipp* e Mellin non dicono nulla. La Plasmon invece è piuttosto dettagliata: la verdura proviene dall’Italia e dall’Ungheria; i cereali dall’Italia, Francia e Spagna; la frutta è di origine europea (ma a prevalenza italiana) e le banane provengono dal Brasile e dall’Ecuador.

9) Il sale negli omogeneizzati:
Tutte e tre le marche riportano una modesta quantità di sodio (ovvero sale), ma solo la Hipp dice esplicitamente che tra gli ingredienti non c’è sale aggiunto.

Prendendo ad esempio i tre omogeneizzati di manzo il sodio presente (per 100 g di prodotto) è come segue (il valore equivalente di sale si ottiene moltiplicando per 2,5):

                Sodio (per 100 g di prodotto)

Mellin:          70 mg

Plasmon:    120 mg

Hipp:             50mg

(La quantità di sale indicata per un bambino durante lo svezzamento non dovrebbe superare 1 g al giorno)

10) Come vengono prodotti gli omogeneizzati?
Questa è stata la domanda più difficile a cui rispondere. L’unico che mi abbia detto qualcosa di esauriente è stato il servizio clienti della Cow & Gate inglese (controllata dalla Danone, la quale controlla anche la Mellin italiana) che mi ha dato le seguenti informazioni (riporto solo i punti principali):

Tutti gli ingredienti per il baby food che produciamo provengono da fornitori approvati… Una volta superata la fase di approvazione, il fornitore viene sottoposto a controlli periodici …

La tracciabilità consente di far corrispondere a ciascuna materia prima un lotto di prodotto finito.

La carne viene fornita da mattatoi approvati sotto forma di blocchi di carne congelata priva di pelle e ossa. Questi vengono processati nella camera “carne” dedicata in conformità alle normative europee. Le verdure fresche (patate e carote) vengono ricevute intere e vengono poi lavate, pelate, cotte al vapore e tagliate a dadini nell’area “preparazione”. I cibi congelati quali fagiolini, cipolle, ecc. vengono immessi nella linea di produzione dove avviene la cottura al vapore. Successivamente il piatto trituratore viene regolato a seconda della consistenza desiderata del prodotto finito. Cibi secchi quali riso, pasta o fagioli vengono inseriti all’altezza della cottura a pressione.

(Segue una dettagliata descrizione di come vengono movimentati i vasetti di vetro).

Il cibo cotto viene trasferito attraverso tubature in acciaio inossidabile. … Una volta che i vasetti sono stati riempiti questi vengono chiusi immediatamente usando un sistema del vuoto a vapore … Successivamente il baby food, oramai in vasetti sigillati, viene sterilizzato.

(Segue una descrizione dettagliata sul controllo della qualità)

[hr]

Considerazioni

Quanto sopra non intende minimamente suggerire che quello che si trova all’interno dei vasetti di omogeneizzato non sia sicuro e sia di provenienza dubbia. Invece il mio scopo è di sottolineare come questi prodotti seguono le regole di qualunque altro alimento industriale, ovvero le materie prime sono di origine mista, il processo di produzione è altamente meccanizzato, i costi del prodotto finito sono elevati se paragonati alle materie prima, ecc.

Il fatto che i vari siti web abbiano così pochi dettagli su come avvenga la produzione fa capire come loro credano che non sarebbe una valida strategia di marketing far vedere al grande pubblico come avvengano questi processi, nel timore, giustificato, che un gran numero decida di tornare a una cucina più casalinga.

C’è anche da sottolineare che questa scarsezza di informazione avvolge TUTTO il settore del cibo industriale e non solo il baby food.

Sul motivo che spinge i genitori a rivolgersi all’industria per quanto riguarda l’alimentazione della prima infanzia, posso solo speculare. Sicuramente l’immagine “casalinga” che le case produttrici di omogeneizzati proiettano di loro stesse nell’immaginario collettivo aiuta. C’è inoltre questo maggiore controllo delle materie prime (che non metto in dubbio), però un “normale” biologico non sarebbe sufficiente? Dopo tutto nonostante tutta la più buona volontà dell’industria, ogni tanto si sentono storie di sostanze indesiderate che entrano nella catena di produzione.

Nel punto 1 e 10 ho mostrato che non ci sia niente di “sacro” e “misterioso” nella preparazione industriale degli omogeneizzati; inoltre ho detto (punto 2) che l’aria all’interno degli “omogeneizzati” fatti in casa non è un fattore così determinante da spingere i produttori a sottolinearne i pericoli nella loro documentazione (per altro, gli unici omogeneizzatori indirizzati all’infanzia che ho trovato in vendita erano per il mercato italiano o di marche italiane). Ma allora cosa ci spinge a non comprare le materie prime che riteniamo più adatte per poi preparare a casa il cibo che riteniamo più opportuno per i nostri figli? A mio parere è semplicemente la paura, comprensibilissima, che il genitore ha quando si tratta di far mangiare il proprio figlio ed è proprio su questa paura che le case produttrici fanno leva. Per fare un prodotto simile a quello che si compra a prezzo molto elevato nei supermercati (e io ho messo solo i prezzi più bassi che ho trovato) bastano delle buone materie prime e un frullatore. Non è necessario investire soldi in apparecchi sofisticati che finiremmo per utilizzare solo poche volte.

Se poi gli omogeneizzati vadano dati o meno… quello è un altro discorso che è stato affrontato su nelle “Considerazioni” (Vd. punti c ed e) all’interno del post sui liofilizzati.
Qui mi limito a ricordare che, per quanto abbia letto, da nessuna parte in letteratura si fa riferimento al baby food industriale né mi è capitato di leggere un articolo scientifico che ne raccomandi l’utilizzo. Anche le linee guida OMS, UNICEF, comunitarie e italiane non ne fanno menzione.

PS

Nel caso vogliate approfondire ulteriormente, leggete anche il post sui formaggini e gli omogeneizzati al formaggino.

[hr]

Aggiornamento 11 novembre 2013

Se volete saperne di più sugli zuccheri negli omogeneizzati, leggete l’articolo sugli zuccheri aggiunti negli omogeneizzati alla frutta.

* La Hipp è l’unica delle tre marche esaminate che produce omogeneizzati biologici

_______

Disclaimer: chi scrive ha fatto del suo meglio per cercare le informazioni rilevanti a questo articolo usando come fonte i siti web ufficiali delle varie case produttrici. Se qualcuno dovesse notare un’omissione o un’imprecisione, ce lo faccia sapere che provvederemo a correggere il testo.
 .

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116 comments

  1. Mamma GBF says:

    Intanto vorrei complimentarmi per l’ottimo articolo, approfondito. Non capita spesso di trovare materiale utile per le mamme. Vorrei aggiungere la mia esperienza: sono una mamma di 2 bimbe piccole e durante lo svezzamento ho preparato molte pappe, ma molte volte mi sono avvalsa anche dei prodotti in commercio (in particolare hipp e alce nero mie marche preferite). Ho avuto lunghi dibattiti in merito alla mia scelta con il mio pediatra, che invece suggeriva di utilizzare gli omogeneizzati confezionati, ma per una sua teoria (non per speculazione commerciale): i prodotti per i bambini al di sotto dei 3 anni sono soggetti, per legge, a controlli severi, cosa che non succede ad esempio al nostro macellaio di fiducia e a tutta la sua filiera. Effettivamente esposto da questo punto di vista il problema è ben diverso, non ho una risposta e non sono per le decisioni drastiche, ma mi ha fatto riflettere e avere una maggiore attenzione nella scelta delle materie prime.

    • Andrea says:

      È vero quello che dice, MA… se da una parte il “contadino” di sicuro non sai come cresce i suoi animali e come conserva la mere, della grande distribuzione NON c’è motivo di non fidarsi perché soggetta comunque a controlli e i limiti, ad esempio, dei pesticidi del cibo normale sono SICURI PER TUTTI, COMPRESE LE FASCE PIÙ VULNERABILI.

      Chiedi questo al pediatra, se è vero quello che dice, allora il danno è fatto comunque perché la madre per prima avrebbe dovuto mangiare baby food sia durante la gestazione che l’allattamento. Un bambinonon nato e di piche settimane o mesi è ben più a rischio di uno di 6+ mesi.

  2. Anna says:

    non ho praticato l’autosvezzamento perché ho voluto introdurre nei mesi i diversi alimenti (non in maniera rigidissima ma un po’ più graduale, ora il mio bimbo ha 12 mesi e mangia tutto), ma gli omogeneizzati mescolati alla pappa gli ho usati veramente poco e quando ero fuori casa, anche se ora il mio bimbo preferisce di gran lunga una semplice pasta al pomodoro e conservata nel contenitore termico.
    ho sempre proposto carni fresche e frullate, idem per il pesce e il resto.
    Ho trovato una pediatra (privata) che mi ha dato tanti consigli per uno svezzamento sano e genuino e con cibi autentici, per il resto l’altra pediatra vorrebbe che il bambino mangiasse ancora brodo filtrato e omogeneizzati industriali.
    Ma poi, gli omogeneizzati di carne che sapore hanno? parliamone…sono terribili, la carne fresca, anche senza sale (io lo uso da quando ha 9 mesi) non ha quel saporaccio!!!
    i vasetti di pesce non gli ho mai neppure provati…faccio la pastina in brodo con il pesce per lui e per me…buonissimo!!!

  3. giulia says:

    Ogni volta che rileggo le sue parole, mi sento veramente delusa.
    1)Accusa me e i genitori praticanti lo svezzamento normale di, cito testualmente, “preparare cose specifiche che non sai neanche se il bambino le vorrà”, vale a dire forzare. Non conficco il cucchiaino in bocca né uso metosi simili alle maestre di nido recentemente condannate per abusi su minori…quella si che è forzatura premeditata.
    2)qualche amica mamma autosvezzante veramente illuminata non condivide la sua citazione “Considera poi che il “cosa” mangia il bambino davvero ha importanza molto relativa”,sa di pressapochismo. Avrebbe avuto senso scrivere “Considera poi che “quanto” mangia il bambino davvero ha importanza molto relativa”
    Ecco il quanto al posto di cosa; indipendentemente dalla ricettina tutta misurata, non ne faccio una tragedia se il bimbo mangia tutto o meno, cerco di capire i motivi. Giocandolo mentre mangia, lo stimolo,condivido con lui tempo, non certo lo forzo. In un certo senso l’AS lo applicano tutti i genitori piu’ tardi quando notano una certa
    indipendenza del bambino…un po’ come la scoperta dell’acqua calda
    3)”ma cosa dovrebbe provare se non che una laurea non è una garanzia?” è una frase altamente offensiva (la mia pediatra nel leggerla, ha pianto) nei confronti di chi la laurea se la suda e non certo va avanti grazie a raccommadanzioni paterne e/o materne.
    La linea guida all’introduzione dei cibi la ritengo utile in particolare per i tipi di carne:magari per verdura e frutta si potrebbe fare un’eccezione. Se non trovo un dato alimento che “viene consigliato” in tot periodo, perché siamo fuori stagione, non certo mi scervello per trovarlo. Darebbe per esempio l’albicocca ad un bimbo (auto)-svezzante (indipendentemente dalla sua età) a Natale? Un ritardo stagionale è sempre accetto

    Se dal prinicipio ho apprezzato e condiviso appieno i suoi post sul latte artificiale, biscottino, formaggino e tisane calmanti, che mi hanno tantissimo aiutata ,adesso la ringrazio davvero tanto sia per aver abbassato il mio livello di autostima materno, sia per aver cosi’ deriso anni di studi e lavoro di gente onesta. Vorrei solo ricordarle, a conclusione del mio ultimo post, che un tempo per NECESSITA’, si davano tisane e camomille, in quanto una madre, soprattutto in certi contesti familiari poveri, aveva pochi diritti e doveva andare a lavorare, altrimenti perdita lavoro e niente pane in casa. Che poi la NECESSITA’ si sia trasformata in VIZIO o CONSUETUDINE, è un altro discorso. Nel mio primissimo post speravo di riuscire ad evidenziare il mio concetto di necessità nell’utilizzare gli omogeneizzati,ovvio che se avessi vissuto in un contesto diverso, bel lieta avrei adottato l’AS, che cmq non è davvero per tutti, specie se, come nel caso della bimba della mia amica, soffri di disfagia. Qundi ben vengano gli omogeneizzati, basta non farne un abuso.

  4. giulia says:

    Gentile Andrea, continuo a leggere e seguire il suo blog, a volte con scetticismo, a volte trovando conferme e smentite. Le rinfresco alcuni punti per me in sospeso. Cito testualmente le sue parole e ivi riporto le mie considerazioni:
    1) perché fare pasti separati per te e il piccolo?
    2)quindi non c’è motivo di cercare altrove, né di preparare cose specifiche che non sai neanche se il bambino le vorrà.
    Per i punti 1) e 2)le rispondo che come madre ritengo di dare quello che credo sia giusto per mio figlio. Non si tratta di preparare od offrire cose specifiche, e se cosi fosse, anche l’autosvezzamento non sarebbe corretto perché sono io genitore che offro sulla tavola quello che IO GENITORE voglio. Non sto offrendo o preparando cose specifiche? Chi mi garantisce che, per esempio, i fusilli che intendo cucinare oggi, siano il pasto che vorrebbe in realta’ mangiare mio figlio? Mangia per imitazione perché si fida. Se intendo preparargli un pasto “specifico”, tipo che so pesce, perché io ho mangiato in precedenza un panino per ammortizzare i miei tempi di mamma lavoratrice a tempo pieno, gli sto offrendo un qualcosa che credo sia buono, ma dal suo punto di vista ( il suo, Andrea) mi pare di capire che, non riuscendo a coniugare i miei impegni, io sia una madre incapace e le riporto quanto lei stesso ha scritto:
    qui:http://www.autosvezzamento.it/le-madri-incapaci/ . In particolare la invito a rileggere le seguenti righe:
    “affrontare un tale compito senza l’aiuto dell’esperto di turno, sia esso il pediatra, un sito web, un libro specialistico”. Potrei anche riportarle le parole della Lipperini da lei citata, in particolare quando afferma:”Non c’è da sorprendersi quindi se fioriscono così tanti supporti, specialmente su internet, per i genitori. Ma questi supporti fanno davvero empowerment, affrancando il genitore da un dilagante senso di inadeguatezza? Direi che invece è vero esattamente il contrario in quanto perpetuano il circolo vizioso del genitore incapace che genererà figli ugualmente incapaci” Anche il suo blog allora dovrei annoverarlo tra questi supporti… (perché offre consigli, dritte, libri specifici da leggere…)
    3)suggerisce inoltre di non dar retta alle linee guida, a) perché variano da zona a zona, b) perché il bambino puo’ mangiare tutto. Ci sono regioni dove l’introduzione di un dato alimento è consigliata ad un determinato mese di vita del bambino: sono considerazioni e consigli pediatrici fatti in base alla storia della suddetta popolazione e al tipo di alimentazione condotta dal genitore. E’ anche vero che introdurre certi alimenti prima del previsto facilita l’individuazione di eventuali allergeni . A questo punto varrebbe la pena iniziare lo svezzamento a 4 mesi (e mio figlio era pronto, prendeva gia’ i cibi e li voleva mordere, ma l’ho fermato e ho aspettato i fatidici 6 mesi come l’OMS pretende) . La invito a leggere il seguente blog: http://www.pedmania.altervista.org/modello-generale-di-divezzo.html
    4) Bisogna fidarsi dei proprio figli, ma anche fidarsi di quello che scrivono l’OMS e l’american academy of pediatrics. La prima, a memoria, ha cambiato parere sul periodo dello svezzamento (dal quarto mese si è passati al sesto) e fa considerazioni che anche lei ho notato non condivide…sulla seconda non mi sbilancio, ma le rammento che in America il latte artificiale e’ un must.

    • Andrea says:

      Ciao Giulia (qui ci diamo tutti del tu :D)

      Provo a risponderti in breve:

      1-2) non sono sicuro di capire… Se vuoi fare il pesce per il bambino per motivi tuoi, perché non lo fai anche per te? Non fai prima piuttosto che preparare una panino per te il pesce per lui? Tanto la pentola va comunque sporcata…

      Tieni presente che è sempre il genitore che sceglie il menu e suo compito è preparare pasti ragionevolmente vari e bilanciati. Poi sarà il bambino a scegliere QUANTO e _SE_ mangiare tra quello che c’è a disposizione (questo si chiama “divisione delle responsabilità” e non è certo un’idea mia). Il processo di avvicinamento ai solidi è lento e graduale e pensare che il bambino debba mangiare pasti “completi” non ha alcun senso perché la completezza è garantita in primis dal latte e in seconda battuta dall’avvicendarsi dei cibi sulla tavola (per cui a medio e lungo termine).

      Considera poi che il “cosa” mangia il bambino davvero ha importanza molto relativa. Siamo noi genitori che ci facciamo millemila problemi, quando questi problemi non esistono. Il bambino non mangia il pesce? Pazienza. Non vuole la frutta? Pace… crescerà bene ugualmente. L’0unica cosa che possiamo fare è mangiare NOI frutta e pesce in attesa che ci chiedano di assaggiarli.

      L’UNICA cosa importante è che il bambino si approcci al cibo con naturalezza e secondo la SUA tempistica (che noi dobbiamo andare a lavorare lui non lo sa e non gli interessa di certo) semplicemente accostandosi alla tavola dei genitori. Tutte le altre considerazioni sono di secondaria importanza. Quello che importa è come mangiano i genitori, non come mangia il bambino. Se i genitori hanno una determinata dieta (QUALUNQUE ESSA SIA) nel tempo anche il bambino la seguirà.

      Il mio sito perpetua il circolo vizioso del genitore incapace? È possibile… Faccio del mio meglio per responsabilizzare il genitore che viene a chiedere e per lo meno noi ricettine non ne proponiamo. :) Però messaggi come il tuo dimostrano che c’è ancora lavoro da fare

      3) Ho aperto il link che suggerisci. Ne ho letto le prime righe e ho chiuso subito per timore di finire per sfasciare lo schermo :)

      Non ho idea di chi sia l’autore, ma ti assicuro che non ci ha capito una mazza e io, genitore, starei ben alla larga da qualcuno che mi dice, a titolo puramente di esempio, di sostituire una poppata dall’oggi al domani (e questa non è neanche la cosa peggiore…).
      Sulla storia della finestra leggi qui: http://www.autosvezzamento.it/finestra-svezzamento-allergie/

      Ora, non vorrei fare l’avvocato del diavolo, ma è MOLTO improbabile che tuo figlio fosse davvero così pronto a 4 mesi. Semplicemente da un punto di vista statistico le probabilità sono contro di te. Bada bene, non è impossibile, ma semplicemente molto, ma MOLTO improbabile, così come è improbabile che un bambino impari al leggere a 2-3 anni o che cammini a 7 mesi. Inoltre, se era davvero pronto non ci sarebbe stato verso di fermarlo… Avrebbe chiesto A GRAN VOCE di mangiare. Più probabilmente hai semplicemente interpretato il desiderio di fissarsi tutto in bocca (comunissimo in molti bambino) come desideri di iniziare, ma se gli avessi messo qualcosa in bocca (assumendo che si fosse riuscito a trovare la bocca) l’avrebbe ciucciata per poi rispedirla al mittente e passare ad altro.
      Leggi anche questo: http://www.autosvezzamento.it/svezzamento-prima-dei-6-mesi/

      Tra l’altro, l’indicazione dell’OMS di aspettare i 6 mesi NON va vista come una scadenza improrogabile, un po’ come capodanno. Tutte le tappe evolutive dei bambini attraversano quella che si chiama una “finestra di opportunità”, per cui c’è un range di età attraverso il quale compiranno determinate tappe. Quando comincerà a, che so, camminare? Quando comincerà a gattonare? Quando comincerà a stare seduto? Tutte queste cose non avvengono dall’oggi al domani e parimenti non a NESSUN senso dire che il cibo deve cominciare al compimento dei 6 mesi. Bisogna solo ed esclusivamente chiedere al bambino. Statisticamente si passa dai 4.5 mesi agli 8, con un picco intorno ai 6 e code che si assottigliano sempre di più mano mano che raggiungiamo gli estremi – ovvero una distribuzione “a campana” – e durante questa finestra i bambini sviluppano i segnali che sappiamo (specialmente uno sviluppo motorio adeguato), ma anche se sono pronti mica cominceranno a fare pasti completi dall’oggi al domani… No, tutto è graduale, com’è giusto che sia.

      Tra l’altro, non suggerisco di non dare retta alle linee guida, ma purtroppo vanno lette con senso critico per interpretarle. Considerando poi che ogni ASL scrive quello che gli pare, la confusione è grande. Se però uno legge le linee guida transnazionali, allora ci si fa un’idea migliore (ma anche lì dobbiamo fare attenzione a chi le compila).

      4) Se non sbaglio, tutti adesso consigliano di aspettare i sei mesi, con l’eccezione dell’ESPGHAN (che però non è immune da conflitti di interesse). Però, ripeto, il calendario non ha nessuna importanza perché le date sono semplicemente un dato statistico. Nessuno conosce MIO figlio. L’unico che conosce MIO figlio è /mio figlio/ e, in seconda battuta io genitore. Certo quelli dell’OMS non lo conoscono, né il pediatra lo conosce, né altri. Pensare che qualcun altro conosca nostro figlio meglio di noi è appunto la deresponsabilizzazione di cui parlavo (che poi mi chiedo sempre come mai coinvolga quasi esclusivamente l’alimentazione…)

      Il percorso di avvicinamento ai cibi solidi è individuale e cercare di incasellarlo se sei fortunata non fa danni, ma di sicuro non porta nulla di buono. Cito: “quando vengono dati consigli nutrizionali arbitrari, sovente identici per tutti i bambini, questi sono per definizione privi di ogni fondamento e di conseguenza sarà solo per caso se andranno bene per /nostro/ figlio”. (Ellyn Satter, Child of mine). Se le premesse del discorso sono errate è inutile stare a cercare di salvare il dettaglio. Facciamo prima a fare tabula rasa e a ricominciare interamente da capo.

      In breve… leggiti “Autosvezzamento per tutti” (che ti ho riassunto in questo messaggio), magari ci aiuta ad assicurare di parlare la stessa lingua, cosa che al momento non credo stia accadendo :) (a dimostrazione, ahimè, che purtroppo i libri sull’argomento ancora servono. Quando non sarà più così il mio lavoro sarà fatto ;) ).

      Ciao :)

      Il 04/08/16 10:11, giulia ha scritto:

      • giulia says:

        1)Considera poi che il “cosa” mangia il bambino davvero ha importanza molto relativa…lo crede davvero????Quindi, io, che sin da piccola schifavo latticini, formaggi e yogurt, cavolo verde, legumi (quasi tutti fonti di calcio) starei soffrendo adesso di osteoporosi se i miei genitori non me li nascondevano nei pasti. Si puo’ fare magari a meno del latte, ma dei legumi non credo. E solo in tarda eta’ li sto apprezzando. Se ha poi il coraggio di dire una frase cosi ad una mamma vegetariana o vegana, le assicuro verrebbe linciato.
        2)di sostituire una poppata dall’oggi al domani…anch’io non sono d’accordo su questo punto (tant’e’ vero che non ho mai iniziato a sostuire completamente, ma assaggini fino al raggiungimento del pasto completo), ho voluto far luce sul fatto che ci sono persone (pediatri, genitori, etc) che credono sia piu’ giusto abituare i bambini al cibo solido sin dal quarto mese . Allora le riporto l’esempio vivente di mia nonna, 103 anni, arzillissima, mamma di ben,e sottolineo ben 14 figli, di cui l’ultima mia madre, non ha mai seguito la regola (se cosi la si vuol chiamare) del sesto mese, figli svezzati tutti chi a 4 chi a 7 mesi a seconda delle inclinazioni, nessuno che ha allergie. Mio figlio strillava se gli toglievo la banana dalle mani o il pane, era una disperazione. Mio nipote camminava a 8 mesi, io leggevo e scrivevo a 2 anni e mezzo…. Lei scrive: “L’unico che conosce MIO figlio è /mio figlio e, in seconda battuta io genitore. ” Allora sono stata una scema a non accondiscendere mio figlio a 4 mesi

        • Andrea says:

          Giulia, se leggevi e scrivevi a 2 anni e mezzo allora forse eri una bambina davvero prodigio, dopo tutto c’è chi prende il diploma di pianoforte a 10 anni. Però tra premere delle note a casaccio sul pianoforte e prendere il diploma di pianoforte c’è una bella differenza. Ripeto di nuovo, statisticamente la probabilità che un bambino sia pronto per i solidi a 4 mesi è ESTREMAMENTE bassa, tuttavia se tuo figlio era in questa percentuale bassissima, non c’era alcun motivo per non assecondarlo.

          Tra l’altro, di pediatri che dicono stupidaggini ce ne sono a iosa (anche se quello che hai scelto tu, SE è un pediatra, davvero è in pole position :D), ma cosa dovrebbe provare se non che una laurea non è una garanzia?

          Ti ripeto, parliamo due lingue completamente diverse, tuttavia certamente non devi giustificare a me le tue scelte ne è mio compito farti cambiare idea; a quello ci penserà tuo figlio. ;)

          Il 04/08/16 15:24, giulia ha scritto:

        • giulia says:

          Ha scritto lei che ero una bambina prodigio, non io. Lo trovo un commento sarcastico. Statisticamente bassa la probabilita’ di uno vezzamento precoce, comunque rientra nella cosidetta curva gaussiana…l’evento c’è, pur con probabilita’ bassa , ma c’è, esiste . E anche letteratura scientifica a sostegno: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23182171. Se io mangio un panino prima, mentre sono al lavoro, perché al mio stomaco non si comanda, arrivata casa dopo piu’ di un’ora di viaggio preparo, come giusto che sia la cena solo al piccolo, mentre mio marito si prepara per il suo turno serale di lavoro. E se il fine settimana al mio ometto cucino i legumi perché al nido non li danno, ma mio marito non ne vuole sapere, perché, almeno quando siamo in casa tutti assieme, vorrebbe mangiare qualcosa di piu’ gustoso per lui, io sporco lo stesso piu’ pentole pur di accontentare ogni palato. Dal primo post che le ho scritto, ho testato l’autosvezzamento con fallimento e le riporto alcuni episodi singoli con noi a tavola, lui nel seggiolone:
          1)prende i piselli con le manine ,ci gioca, li mangia,subito dopo mal di pancia a non finire con tanto di urla e bisognino finale coi suddetti piselli ancora interi. Per la serie puo’ ingoiare tutto, ma pezzi di certe dimensioni non li digerisce. Se li avessi tritati o passati come facevo prima, non si sarebbe verificato l’incidente
          2)prende un pezzo di mozzarella di bufala e la butta via, idem con altri cibi presenti a tavola ( e non mi dica che era pieno…a me è stato insegnato che non si butta il cibo, perché è sacro e non va sprecato). Pero’ se lo imboccavo io, apriva la bocca e mangiava di tutto e non le nego la soddisfazione di vedere lui che tenta di imboccare me. Se gli piace essere imboccato che male c’è?
          3)sempre a tavola prende accidentalmente il tappo di una bottiglia che avevamo dimenticato e se lo ficca in bocca…quasi cianotico…se non fosse intervenuto mio marito…e ci dobbiamo veramente fidare dei nostri figli anche quando per la strada a passeggio raccolgono pietroline e tentano di mangiarsele? Eppure ne’ io ne’ lei a casa facciamo consumo di pietre e tappi di bottiglia.

          Le do ragione quando scrive “di pediatri che dicono stupidaggini ce ne sono a iosa “; il mio primo pediatra, a soli 2 mesi di vita del piccolo mi consiglia caldamente di abbandonare il mio latte per quello artificiale, per motivi oscuri. Io l’ho gentilmente mandato a quel paese e mi sono rivolta ad un’altra, per me bravissima, che sparerebbe a vista gli informatori scientifici promotori del latte artificiale, se non fosse che ci sono madri che ,chi per scelta, chi per ipogalattia o agalattia patologica, sono costrette a comprarlo. E mi consenta di inserirla nella parte piu’ bassa della curva gaussiana che ingloba nel suo massimo quei pediatri cosi amici delle multinazionali del babyfood. Allora, deduco che il male per lei non è il cibo in sé per sé, ma il maledetto pediatra!!!!! Se poi lei non si è mai rivolto nemmeno per i vaccini o visita di controllo, beato lei!

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