Svezzamento “misto”



La via di mezzo
Photo by kiwinz

Tu fai svezzamento classico o autosvezzamento?
Io faccio un misto

Viene chiamato svezzamento “misto” uno svariato numero di pratiche: alimentazione complementare a richiesta a casa e pappe al nido o dai nonni; pappa fino a una certa età e poi cibo normale; pappa per riempire la pancia e poi assaggi… e una serie di altre varianti.

Per altrettanti svariati motivi, queste sopra elencate possono essere forme più o meno vicine all’una o all’altra impostazione, la cui differenza – come non ci stanchiamo mai di ripetere – è non tanto nella pratica, quanto nella predisposizione mentale dell’adulto, nell’approccio.

Oggi però non voglio fermarmi a parlare tanto di cosa sia più questo o quello, non voglio dare definizioni e stabilire confini, almeno non in questo contesto.
Oggi voglio parare dello svezzamento “misto” e provare a tirare un po’ fuori dalle ombre chi ha fatto questa scelta, per non stargli sempre e solo a dire che sono degli ibridi relegandoli in un angolo (nessuno mette Baby in un angolo :-)).

Nel corso degli anni, partita in qualità di bacchettona del baby-led weaning dura e pura, a furia di leggere e ascoltare le vostre storie credo di aver imparato che dare definizioni ferree e stabilire limiti non aggiunge niente al prodotto finale (bambini sereni) ma crea solo stress materno. Lo stress per capire se stiamo facendo AS oppure no, quello per capire se ci conformiamo abbastanza al modello a cui vorremmo omologarci, e bla bla bla.
Inutile, no?

Quindi se – come giustamente afferma il socio – lo svezzamento “misto” no, in teoria non può esistere

Se il bambino mangia veramente a richiesta, allora facciamo autosvezzamento. Se sono i genitori a decidere cosa, quando e in che quantità mangiare, allora si fa uno svezzamento “tradizionale”. Gli ingredienti usati sono secondari: come l’abito non fa il monaco, gli ingredienti (da soli) non fanno lo svezzamento.

Autosvezzamento e la via di mezzo: la paura

lo svezzamento misto esiste eccome nella pratica e in tante, tantissime case. 

Per scelta o per necessità

Sono in tanti, per scelta o per necessità, a decidere di affrontare uno svezzamento a metà tra autosvezzamento e maniera classica, e sono in tanti a chiederci se fare svezzamento misto sia possibile o meno.
Il mondo non è fatto solo di bianchi e di neri, e queste realtà esistono e possono funzionare anche bene. Per cui, a chi chiede se si può fare un misto di svezzamento tradizionale e autosvezzamento, la mia risposta è sì, certo, tecnicamente si può fare. È possibile e perfettamente lecito dal momento in cui i soggetti inclusi, famiglia e in primis bambino, sono felici. 
Avere un “atteggiamento misto” invece no, ma questo l’abbiamo già detto, vero? :)

Tuttavia, vale la pena di fare alcune considerazioni, sia per aiutare a scegliere con cognizione di causa chi si trovasse in dubbio su che strada prendere, sia per poter chiamare le cose con il loro nome (e quindi capirsi).
Proviamo a individuare insieme alcune casistiche?

Vi racconto qual è la distinzione che faccio io partendo proprio da quell’iniziale “per scelta o per necessità”, in cui secondo me si racchiude la grande differenza tra questi approcci misti che forse, in alcuni casi, poi tanto misti non sono.

Svezzamento misto per necessità

Sono moltissimi i nuclei famigliari che vorrebbero tanto fare ACR, ma ad un certo punto si devono scontrare con la realtà dei fatti: il ritorno a lavoro è imminente e ad occuparsi del bambino all’ora dei pasti non ci saranno né la mamma né il papà. Il bambino starà con la nonna, ma la nonna ha paura che il bambino si strozzi e non si sentirebbe a suo agio. Oppure il bambino andrà al nido e questo nido prevede solo pappe.

In questi casi il piccolo può fare svezzamento a richiesta la sera a casa e nel fine settimana quando i genitori sono presenti e lo possono seguire godendosi i suoi approcci con il cibo in serenità. Non è la situazione ideale, ma tranquilli, i bambini no, non si confondono :-) Loro hanno grandi risorse e sono incredibilmente flessibili. Sanno identificare luoghi, persone e situazioni e capiscono presto che dalla nonna o al nido si fa così, mentre a casa con la mamma si fa in un’altra maniera. Non fatevi assalire da troppo dubbi riguardo a tempistiche, rallentamenti o cose del genere, perché tutto questo è irrilevante ai fini della “riuscita” dell’ACR. Come dicevo qualche tempo fa, l’autosvezzamento non può riuscire o non riuscire, perché non è un metodo per ottenere qualcosa, ma è un percorso. Che tutti compiono, ognuno a modo suo. Non è un gara e tutto ciò che conta è seguire i tempi e i modi del bambini, tutto il resto è ininfluente :-)

Questo è sì un misto nella tecnica, ma è autosvezzamento nell’approccio.

Svezzamento misto per paura

Tanti genitori, pur riconoscendo alcuni punti forti dell’autosvezzamento, scelgono di farlo solo parzialmente. Sono molto spaventati dalla questione soffocamento e cercano una via di mezzo che metta d’accordo la loro paura e l’esigenza che il bambino faccia esperienza con il cibo. Molti, infatti, non preparano nemmeno le pappe secondo la ricetta del pediatra, ma si limitano a frullare il cibo della famiglia.
Hei tu! Noi siamo con te, qui a disposizione per aiutarti a trovare la fiducia e la forza per fare quel passettino in più e goderti l’avventura AS in libertà :)
Dai un’occhiata a questo articolo, in cui in molti parlano della loro esperienza e di come hanno superato la stessa paura, e scarica il nostro ebook gratuito “E se si strozza?“, ti aiuterà a capire certi meccanismi.

Svezzamento… diplomatico

Altri hanno subito il terrorismo di chi gli sta attorno. Un pediatra poco flessibile, che a 5 mesi li ha minacciati di sbilanciamenti nutrizionali, crolli a picco del ferro, denutrizione e pure obesità. O la nonna e dei suoi sguardi scandalizzati :-D Così si trovano in bilico, un piede di qua e uno di là, l’autosvezzamento li ispira tanto, ma sentono la pressione esterna alla quale (comprensibilmente) fanno fatica a sottrarsi. OK, diamo una botta al cerchio e una alla botte e siamo tutti contenti! 

[box]Insomma, c’è una grande zona grigia tra i due approcci totalmente opposti, lo svezzamento classico più ottuso e cieco, e l’autosvezzamento. Ci sono una miriade di variabili e declinazioni che definire è impossibile perché si intersecano.
E voi dove vi inserite? Qual è il vostro tono di grigio?

Raccontateci il vostro svezzamento misto e perché lo avete scelto.[/box]

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Francesca
Lo svezzamento di Emma è un esempio anche un po’ paradossale: fa autosvezzamento a pranzo con i nonni e mangia le creme di cereali con pezzi di verdure lessate la sera a cena con me. Un po’ per una questione di tempo, perché i nonni hanno modo di farla sedere a tavola con loro e mangiano tutti e 3 insieme, mentre io non posso cenare con lei alle 19.00, altrimenti il mio compagno, che arriva a casa non prima delle 19.30, cenerebbe da solo. Un po’ per una questione di pigrizia/scarso tempo che ho per cucinare: dopo aver lavorato, alle 17.00 vado ai giardinetti con lei e i nonni, siamo a casa alle 18.15/18.30 e le pappe sono la cosa più veloce da preparare, se lei alle 19.00 deve cenare. Vorrei riuscire a cambiare menu anche per la cena, ma non saprei come fare… alle 19.00 perché ha proprio fame e dopo che ha mangiato le faccio il bagnetto (perché se glielo faccio prima son pianti) e poi alle 20.00 crolla nel lettino! E poi io alle 19.30 non ho la cena pronta per tutti, purtroppo, la arrangio per me e il mio compagno dopo che lei è andata a nanna.

Maria
Invece Alba il contrario: quando era più piccola, tra i sei mesi e l’anno, a pranzo mangiava consistenze “pappose” con la nonna. Non pappe, ma la nonna frullava tutto per paura che si strozzasse (poi lei le fregava gli spaghetti con le vongole dal piatto…). La sera con noi tante minestre, risotti e zuppe perché le mangiavano anche noi, ma poi anche pesce, carne, verdure, tutto a pezzi, anche se fino a 1 anno non ha avuto denti. Le facevo pezzi che potesse già mettere in bocca senza doverli tagliare coi denti da sola.

Ilaria
Noi svezzamento misto perché… ha deciso lei! Ho seguito – sbagliando – il consiglio di tutti, cercando di svezzare Lelè a cinque mesi e mezzo con creme, brodo ecc, perché a sei mesi ha cominciato il nido e temevo si sarebbe trovata peggio se non fosse stata svezzata almeno a pranzo. Qualche mese di passione perché lei non ne ha mai voluto sapere, con l’unica rassicurazione che tanto l’allattavo, e allatto, ancora io. Poi i primi maccheroni rubati, fino a un piattino tutto suo. Per un bel po’ ho continuato a cucinare, per poi buttare, anche la sua pappa. Intanto al nido mi hanno chiesto se potevano darle il cibo dei “grandi”, perché voleva sempre “pescare” dai vassoi altrui e quindi eccoci qui. 14 mesi, un’alimentazione piuttosto limitata (mangia pochi cibi a cui tende ad affezionarsi, non riesco a darle esattamente quello che faccio per noi (ad esempio della verdura cruda, tranne i pomodorini ciliegia, non ne vuole sapere), ma almeno è finito “il doppio binario” e abbiamo smesso di cucinare papponi per il bidone della spazzatura, visto che nemmeno i gatti ne hanno mai voluto sapere!

Valentina
I gemelli hanno quasi 8 mesi adesso, abbiamo cominciato quest’estate con svezzamento “classico”, più che altro per le pressioni di nonne&bisnonne… abbandonate presto le pappette di cereali in favore di cose più consistenti, adesso a pranzo li faccio sedere a tavola con noi e più o meno li lascio fare da soli; la sera (un po’ come Francesca) li devo far mangiare prima (mio marito non è a casa prima delle 8/8.30 se va bene…), quindi li imbocco io. Se riesco a preparare in anticipo mangiano comunque il cibo “dei grandi”, se no pastina o semolino!

Roberta
Ho conosciuto l’auto svezzamento perché la mia pediatra me ne ha parlato proprio in età da svezzamento (5/6 mesi) e mi ha consigliato di prendere tutte le informazioni dal sito. Nonostante ciò, dopo essermi documentata, ho capito che non era adotto alle esigenze di mio figlio. Lui infatti è sempre stato molto vorace e ai primi approcci con il cibo non si accontentava di assaggi, ma allo stesso tempo non era in grado di gestire velocemente quello che mangiavamo noi quindi si innervosiva. A quel punto senza pensarci troppo ho iniziato con le pappe classiche e neanche il tempo di deglutire il primo boccone che la bocca era spalancata per il secondo. Lo svezzamento tradizionale è andato benissimo e nulla mi vietava di fargli fare assaggi del nostro cibo quando mostrava interesse o allungava le mani. Intorno ai 10/11 mesi, però, è arrivato il rifiuto categorico delle pappe. Non mi sono fatta prendere dal panico perché ho iniziato in maniera graduale ad eliminarle (che non erano poi tanto male). Ora ha 16 mesi e da quando ne ha 13 mangia quello che mangiamo noi insieme a noi. Né con le pappe né ora che mangia di tutto è stato mai forzato nel mangiare anche nei giorni in cui ha rifiutato completamente di mangiare a pranzo e a cena. Alla fine si tratta di momenti di passaggio, ci sono giorni in cui ha una gran fame e giorni in cui non ne vuole sapere, ma cresce bene.

Emanuela
Noi abbiamo cominciato con lo svezzamento tradizionale poi, quando Micol aveva sette mesi, siamo stati a Rimini e lì ho cominciato a farle assaggiare quello che c’era nei nostri piatti; una ragazza un giorno mi si é avvicinata e mi ha chiesto se facevamo auto svezzamento perché l’ha vista mangiare di gusto spaghetti, passatelli, piadina ,orata… e io da lì mi sono avvicinata a questo approccio con il cibo. Quando è dalla nonna mentre io lavoro mangia ancora le pappe, ma abbiamo raggiunto il compromesso di non frullare più carne e pesce ma le dà pezzetti piccoli. Lei a dieci mesi ha già sette denti e mastica bene ma la nonna ha un po’ di ansia per cui cerchiamo di fare le cose in modo che mangiare sia un momento piacevole senza ansie per nessuno. Cibi preferiti: pasta al pomodoro e pesce!

Luciana
Mio figlio: svezzamento classico a pranzo al nido e autosvezzamento a cena a casa. Al nido preferivano cose frullate, ma solo fino all’anno. Ora ha 15 mesi e mangia da grandi anche al nido.

Manuela
Io ho cominciato con lo svezzamento classico, avendo scoperto dopo l’ACR. Il piccolo mangia a pezzetti più o meno quello che mangiamo noi da circa un mese e mezzo (adesso ne ha 10 e mezzo) e anche al nido ha cominciato subito col cibo da grandi. Comunque mangia ancora molto volentieri i passati di verdura con la carne a pezzetti che gli da ancora mia mamma quando lavoro nel weekend. Ho sempre il dubbio di fare effettivamente AS però, visto che il pupo vuole essere imboccato (l’unico cibo che porta alla bocca è il pane) e il fatto che non integriamo con LM dato che i pasti lo saziano. Continua a prenderlo solo a colazione e per la nanna e a volte a merenda post nido!

Lorena
Noi svezzamento misto a giorni alterni, ahaha! Vi spiego: sono rientrata al lavoro e quando il cucciolo è dai nonni loro si senton più sicuri a dargli le pappe (ma fatte in casa, con minestrina e non farine), mentre a casa mia, propongo sia pappa che assaggini di ogni tipo, tanta frutta e verdure! Sia dai nonni che a casa se non vuole cibo si va di latte di mamma! P.S. ad una sagra domenica scorsa abbiam sperimentato con la polenta! Eccezionale!

Fiammetta
La mia bambina (ora ha 6 anni) a 4 mesi ha smesso di bere il suo puzzolentissimo latte in polvere, quindi abbiamo dovuto anticipare lo svezzamento: abbiamo iniziato con quello tradizionale, ci sembrava davvero troppo piccola per mangiare le nostre cose, ma dopo in paio di mesi di teatrini e sputacchiamenti le abbiamo permesso di curiosare sulla nostra tavola. Grissini inzuppati nell’acqua, il pezzetto di pollo fatto fuori a leccate, il broccoletto mangiato puntino per puntino, le palline mignon di mollica passate con quelle piccole manine sugli spinaci… Le abbiamo permesso quasi tutto, un sacco di pasticci e di gustacci mescolati, e pian piano sedersi a tavola non è più stata una tortura (tolgo il ciuccio così apre la boccuccia e ci infilo il cucchiaino di crema di cereali, rimetto il ciuccio così ingoia…), ma un gran piacere per gli occhi! Ora vivrebbe di sushi, va bè… :) Con i nonni invece, timorosi che si strozzasse, solo pappe: togli il ciuccio così apre la bocca ecc… Forse non è sempre meglio scegliere i nonni al posto del nido, almeno a tavola!

Eleonora
Vi spiego il nostro caso. Va detto prima che purtroppo io quest’ultimo bimbo non lo allatto. Quarto bimbo, venuto con tanto di pillola, quarto cesareo con una serie di complicazioni che con gran tristezza mia, hanno mandato a far friggere l’allattamento. Bimbo soffre di reflusso gastro esofageo grave, già avuto due esofagiti, cambiati cinquantamila tipi di latte e medicine. Il pediatra voleva farmelo svezzare prima dei 4 mesi ma mi sono rifiutata, ho cominciato quando l’ho visto pronto, ben seduto, con voglia di provare. Il bimbo aveva fin lì una crescita normale. A cinque mesi cominciamo con l’autosvezzamento assecondando i SUOI desideri. Ma la digestione era pessima (forse mastica male e inghiotte pezzi troppo grandi? o forse per gli inibitori di pompa che deve prendere regolarmente?) e il reflusso gastro esofageo invece di diminuire aumentava. E non solo, il peso non solo non aumentava, ma diminuiva. Ha perso parecchio peso da un mese all’altro, per cui ho preso a fare pappe. Quindi lui mangia le sue pappe, rigorosamente fatte in casa e bilanciate, senza eccessi di proteine. Tutto questo sempre in compagnia dell’autosvezzamento che gli permette la scoperta a tavola con noi. Credo fortemente e con tanto rimpianto che tutto ciò non sarebbe accaduto se lo avessi potuto allattare. Probabilmente è idea mia, ma l’alimentazione complementaria a richiesta funziona meglio con i bambini allattati al seno anche a richiesta, perchè il latte materno è “inteligente” e non è mai lo stesso in un momento o l’altro della giornata. Il latte artificiale, è quello che è e pur in gran quantità a lui non bastava più per la sua crescita. E questo è quanto succede per noi e il nostro svezzamento misto.[/toggle]

 

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4 comments

  1. misto per scelta says:

    Personalmente credo che esista il “misto ideologico”.
    Nel nostro caso, è nato dal prendere molto sul serio il “quando vuole lui”. Non aveva ancora tre mesi e guardava le mie carote al vapore con evidente interesse. Già da una settimana o due mordeva con le gengive tutto il possibile. Con grande cautela gli ho avvicinato una carota alla bocca… E abbiamo scoperto uno dei nostri giochi preferiti. Dunque, scoppiava di interesse, esprimeva senza difficoltà il desiderio o meno di mangiare ciò che si trovava vicino alla sua bocca, non aveva nessun problema con il riflesso di estrusione, in braccio riusciva a stare dritto abbastanza comodamente, ma era ben lontano dal riuscire a portarsi il cibo alla bocca con le mani. La conclusione che mi è sembrata più ragionevole è stata di porgergli ciò che sembrava attirarlo, eventualmente schiacciandolo o tritandolo a mano se forma e consistenza non permettevano di manipolarlo comodamente, e così faccio in parte ancora adesso che ha superato i sei mesi: giorno dopo giorno, sono sempre di più le cose che riesce a mangiare completamente da solo, la maggior parte le gestiamo in squadra, con cucchiaini tenuti a una (ora mia ora sua), due (di solito una sua e una mia), tre o quattro mani, e davanti a leccornie che si versano troppo facilmente (succo e polpa di ciliegie, per esempio), lui spalanca bocca e braccia sapendo che arriveranno a destinazione.
    Nel nostro caso mi sembra che questa ibridazione funzioni. Almeno per ora, le uniche cose sputate fuori sono i pezzi troppo grossi e non abbiamo mai vissuto momenti di panico da soffocamento (naturalmente questa è anche fortuna, ma se il nostro approccio fosse proprio completamente sbagliato credo che nel giro di mesi almeno qualche problema si sarebbe manifestato). Il punto dolente è l’investimento di tempo, non nella preparazione ma proprio nel seguire gli esperimenti; d’altra parte, dico sul serio che mangiare è uno dei nostri giochi preferiti, per cui tutto sommato finisce per prendere un po’ di tempo che avremmo comunque dedicato al gioco. E temo che quando dovrà mangiare senza mamma né papà passeremo a un misto di necessità, perché al di là delle paure questo metodo richiede non solo un’osservazione costante sul momento ma anche una conoscenza reciproca molto approfondita, fra adulto e bambino, per limitare le incomprensioni.
    Tutto ciò solo per sostenere che il misto può anche essere una vera e propria scelta. Non so se siamo gli unici ad averla fatta, ma suppongo di no. Quella qui sopra di “Svezzamento Misto”, per esempio, mi pare avere degli elementi comuni. Non ci sono mai due storie uguali, ma ce n’è sempre almeno una simile. :-)

  2. Vally says:

    Ho iniziato circa quando aveva 6 mesi e mezzo a farli ciucciare la frutta direttamente solo che si sporcava però un macello poi ho visto che i pezzi troppo grandi li sputava e quindi adesso le cose gliele schiaccio con la forchetta delle dopo il cucchiaino lei adesso ha 7 mesi e mezzo e ieri per la prima volta gli ho fatto un po’ di grano saraceno mischiato e schiacciato con le zucchine, se i bocconi sono troppo grossi li sputa ancora però vedo che cerca di prendersi in mano il cucchiaino e metterselo in bocca. io c’ho una paura ogni volta che si spacca i pochi denti che c’ha! ho troppa paura di dargli il cibo a pezzetti! soprattutto il mio compagno, penso che aspetterò un po’ ancora a dargli pezzetti di cibo. Lei comunque è allattata al seno anche tutt’ora.

  3. Svezzamento misto says:

    Eccomi! Non ho fatto autosvezzamento (finora) per un semplice motivo, e cioè che contro le mie aspettative e contro quanto leggevo ovunque, la mia bimba ha mostrato vivo interesse verso il cibo a partire dai 3 mesi e mezzo, e tutti gli altri fattori che indicavano che era pronta a 4 mesi: stava seduta con minimo supporto (a 5 mesi ha imparato a sedersi senza usare le mani, che usa per giocare), perdita del riflesso di estrusione, raddoppio del peso di nascita e via dicendo.
    Ma 4 mesi mi sembrava troppo presto per partire con l’autosvezzamento, d’altronde anche in questo sito si parla sempre di sei mesi compiuti. Ho iniziato con assaggi di verdura frullata (approccio americano) ma anche lî mi sono scontrata con l’appetito famelico di mia figlia: l’assaggio non le bastava, voleva l’intero piatto ed erano strilli e pianti ogni volta che mi rifiutavo di darle di più. Così sono passata al consultorio per chiedere informazioni sull’ordine di introduzione degli alimenti e sulla composizione e le quantità ideali di un pasto, come su quanti pasti potesse fare al giorno.
    Va detta una cosa: non vivo in Italia, qui il brodo non si fa e i liofilizzati non esistono neanche in commercio, quindi sapevo che non avrei dovuto inquadrarmi in un metodo che non mi piaceva per principio. Io ero e sono per l’introduzione degli alimenti veri, niente baby food… unica cosa, preferisco evitare le schifezze, sono per l’evitare sale e zucchero fino a un anno (certo prima o poi li scoprirà… ma perché non poi? Cresce bene, e finchè posso avere voce in capitolo vorrei fare in modo che gli alimenti che ingerisce abbiano un perchè a livello nutritivo). Ho introdotto un alimento ogni 3 giorni, seguendo grossolanamente lo schema di qui, che indica solo frutta e verdura fino a 6 mesi (che compirà tra qualche giorno) poi a partire dai 6 mesi praticamente tutto tranne latte vaccino, sale e zucchero. Ho seguito le quantità che mi hanno indicato (sui 200g a pappa più un po’ di frutta dopo) e lasciato mia figlia autoregolarsi se ne voleva meno o rifiutava una pappa (capitato rarissimamente) la lasciavo fare. Ho introdotto un po’ prima del tempo rispetto agli schemi, verso i 5 mesi e mezzo, la pastina perchè adora masticare i cibi, e le fette biscottate senza zucchero, e anche la carne perchè ultimamente non si saziava più solo con le verdure (100g a settimana).
    Mi sono munita di cuocipappa e cuocio tutto a vapore poi frullo, niente omogeneizzati industriali, niente brodi. Verso i 4 mesi e mezzo lei ha vissuto una fase in cui rifiutava le pappe perchè voleva quello che stavamo mangiando noi cosî ho fatto… autosvezzamento al contrario! Cioè cucinavo delle vellutate per tutta la famiglia e lei, soddisfatta che vedeva che noi mangiavamo la stessa cosa che aveva nel piatto lei, mangiava. Ora che ha quasi sei mesi sto affiancando alle “pappe” assaggi di quello che c’è a tavola, anche se ci vado piano perchè in tutta onestà ho un po’ d’ansia da soffocamento.
    Dalla mia esperienza ho imparato che:
    1. non è vero che tutti i bambini non sono pronti prima dei sei mesi. La mia era pronta molto prima e non credo dev’essere fattore d’ansia per un genitore il fatto di iniziare coi cibi solidi prima dei 6 mesi. Sono molto contenta di aver assecondato mia figlia svezzandola a 4 mesi.
    2. mentre mia figlia a 4 mesi provava tutto con entusiasmo, ora che non ha neanche sei mesi inizia ad essere sciettica coi nuovi sapori e talvolta li rifiuta, ragione in piû per cui sono contenta di aver iniziato a 4 mesi.
    3. alcuni cibi possono far male. La mia ha reagito malissimo coi broccoli, circa una settimana fa. L’approccio di introduzione di un cibo per volta mi ha aiutato a identificare immediatamente il problema.
    4. I brodini e le creme di riso non avrebbero fatto nè per me nè per lei. Ci ho provato una volta per far contente alcune persone ed è stato un fiasco totale. Inoltre mi sembra uno spreco enorme di tempo (per fare un brodo ci vogliono due ore, la mia pappa è pronta in 15 minuti), energia, risorse e cibo (perchè buttare via le verdure??).
    5. A quattro mesi si possono avere già gusti ben precisi. A mia figlia non piacciono le zucchine, per esempio, e non va matta per la crema di riso.

    Morale, sono molto contenta di aver scelto di fare la fase di transizione, che sia mia figlia che io abbiamo vissuto con grande entusiasmo. Sono anche contenta di non essere stata inquadrata nella fase brodaglie e liofilizzati e di non aver utilizzato baby food, che rifiuta categoricamente. Sono anche contenta però di averla introdotta ad un’alimentazione corretta, ad averle insegnato a mangiare e (si spera!) amare le verdure, che a me non fanno impazzire (mentre ancora oggi adoro gli omogeneizzati di carne…!).

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