Tagli sicuri #4 – Consistenze sicure: il caco

Ciao a tutti. In questo articolo voglio parlare non tanto di tagli sicuri, ma di consistenze sicure. Per prima cosa però devo fare un disclaimer: a me la parola “sicuro” non piace perché, come dico sempre, in questo mondo di sicuro ci sono solo tasse e morte; tutto il resto ha un grado di incertezza. Se poi parliamo di bambini, figuriamoci se posso utilizzare la parola sicuro come se parlassimo di qualcosa davvero “sicura”. Però siccome si parla sempre di tagli sicuri, un termine che ormai sembra essere diventato gergale, uso anch’io questa parola, però tenete a mente che non va intesa come garanzia di sicurezza, e prima della fine di questo video spero che avrete chiaro perché i tagli “sicuri” non siano necessariamente così tanto sicuri.

Quello che stai leggendo è la trascrizione del video (che trovi qui) uscito l’altro giorno. Questo è un video molto… “visuale” per cui ti consiglio comunque di guardarlo.
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Il video (vi consiglio di guardarlo dato che vedere gli esempi “dal vivo” aiuta)

Domanda chiave: come faccio a tagliare, ad esempio, un caco in modo sicuro? La risposta è, “chi lo sa”. Guardate qui: questo è caco numero uno; non so se riuscite a sentire l’audio però dovreste sentire il rumore che fa il coltello che cerca di togliere la buccia. Questo è un caco di quelli duri e perfettamente maturo perché poi l’ho mangiato ed era dolcissimo. Però tagliandolo noto quanto sia sodo e se provo a prenderlo tra i polpastrelli non riesco a sfaldarlo. Rimane intatto anche se lo taglio a pezzetti piccoli. In più quando lo mangio si sente il crunch crunch; è veramente croccante. Quindi, questo caco, in che modo lo taglio in maniera sicura? Secondo me il taglio sicuro non esiste perché è troppo duro. Vi ricordo che qui parliamo di bambini piccoli all’inizio del percorso di alimentazione complementare; poi quando il bambino è più grande è un altro discorso. Però se siamo nei primi mesi dell’auto svezzamento questo caco finisce che me lo mangio IO, e mio figlio do qualcos’altro.

Caco “croccante”

Ora proviamo caco numero 2: qui l’esperienza è completamente diversa. Non so se sia un caco di un’altra varietà, ma non lo dicevano quando li ho comprati e esternamente sembrano identici; cambia un pochino il colore, ma lì ci fermiamo. Vedete questo quanto è più morbido. Quando lo taglio è come tagliare il burro; la buccia viene via in modo facilissimo e se lo prendo tra i polpastrelli si sfalda immediatamente. Qui l’unica cosa a cui stare attenti sono le fibre e magari lo tagli contro le fibre, ovvero trasversalmente e non per la lunghezza. Quindi, in questo caso qual è il taglio sicuro di questo caco? Credo quello che vuoi perché è talmente morbido che non ci sono problemi. Lo vuoi fare alla julienne? Fallo alla Julienne! Lo vuoi fare a spicchi? Fallo a spicchi! Puoi scegliere senza grandi problemi perché è morbido; questo si schiaccia facilmente tra lingua e il palato, che è l’aspetto che stiamo cercando.
Quindi, qual è il taglio più sicuro di un caco… non lo so; dipende dal caco.

Caco morbido. A priori è difficile decidere quale dei due abbiamo.

Quando esaminiamo un cibo per decidere quale sia la maniera migliore di tagliarlo non possiamo far esclusivamente riferimento alla fantomatica tabella che ci dice di tagliare nella maniera X l’alimento y, ma dobbiamo giudicare rispetto alla consistenza di quello che abbiamo davanti in quel momento, quanto è morbido, quanto è fibroso, e regolarci di conseguenza. Ho scritto altri articoli devo parlavo del kiwi, e descrivevo un’esperienza molto simile a quella del caco, oppure ho parlato della mozzarella e della pizza e vi consiglio di guardarli tutti – vi metto i link così ve li potete poi vedere con calma- ma il filo conduttore di tutti questi esperimenti è che il taglio sicuro dipende dalla consistenza che ha il cibo che hai nel piatto quel giorno. In alcuni casi lasci proprio perdere; in altri, quello che fai, fai bene.

Lo so che tutti noi abbiamo un innato bisogno di una tabella da seguire e nonostante si parli di alimentazione complementare non c’è niente da fare: la tabella esce dalla porta, ma rientra dalla finestra dopo essersi messa la parrucca, un paio di i baffi e si è cambiata da abito, ma è sempre la nostra amica tabella. Però, anche se non vorrei farvi crollare un mito, diciamoci la verità, la tabella dei tagli sicuri non serve veramente. È un po’ come quelli che finiscono dentro al mare o in fondo a un burrone per aver seguito ciecamente le istruzioni di Google Map.

Esaminiamo invece la consistenza di quello che abbiamo davanti; chiediamoci se riesco a sfaldarlo con le dita, per cui si sfalderà tra lingua e palato. Insomma facciamo una veloce valutazione del rischio e se la risposta è “sì”, si sfalda facilmente, allora vai tranquillo, se “no” lasci perdere; se “forse” allora magari decidi in che maniera tagliarlo, però, ripeto per l’ennesima volta, dobbiamo esaminare quello che abbiamo davanti di volta in volta.

Per questo a mio avviso per i genitori alle prime armi, invece di una asettica tabella che, anche se è stata messa insieme usando il buon senso più acuto e le migliori intenzioni, non può che contenere un numero necessariamente molto limitato di situazioni, è molto più utile aiutarli a pensare nell’ottica di “consistenza sicura” e vedrete che tutto sarà più semplice. Quindi i cibi che cerchiamo sono quelli che si sfaldano abbastanza facilmente tra pollice e indice, perché vorrà dire che si sfalderanno tra la lingua e il palato e così limitando il rischio di ostruzione delle vie aeree.
Ciao e alla prossima.

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