I top 10 luoghi comuni sullo svezzamento



Lo svezzamento è pieno di luoghi comuni; chi più chi meno lo sappiamo tutti. Allora ho pensato di fare una lista di quelli che per me sono i più popolari, o meglio i più deleteri i più inutili luoghi comuni che continuano a circolare imperterriti e a non aiutare nessun genitore. Ciao Sono Andrea di auto svezzamento.it e in questo articolo voglio fare la MIA classifica delle 10 cose fasulle sullo svezzamento che troppo spesso vengono date per vere. All termine, così da finire con una nota positiva, vi dico anche cos’è che per me invece aiuta e pure tanto.

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10) Il pediatra mi fa cominciare.

Una volta mia cognata mi disse, ed è una storia vera, “il dottore mi ha svezzato i figli a tot mesi”. Mi sono sempre chiesto: ma come fa il dottore a svezzare i tuoi figli? Ti fa da balia? Sta a casa con te? Sta con te durante i pasti? Intendiamoci capisco benissimo che un genitore, specialmente al primo figlio, se la persona con il camice bianco gli dice di saltare, lui salta senza pensarci due volte perché dopotutto lui, genitore alle prime armi, che ne sa? L’atteggiamento magari poi cambia con il secondo o con il terzo figlio perché poi uno si rende conto da solo delle cose che sono effettivamente importanti o meno. Però ciò non toglie che il pediatra di base ha una responsabilità enorme in quanto ha in carico dei genitori potenzialmente inesperti che non hanno mai visto un bambino in vita loro. Però in troppi tuttora continuano a dare istruzioni su come si deve svolgere la vita di un bambino invece di aiutare i genitori a interpretare i segni che il bambino manda in continuazione. Avere il medico che ti dice di cominciare con lo svezzamento il giorno tot non ha senso, e questo è ancor di più vero se è un consiglio che viene dato a tutti i bambini indiscriminatamente perché i bambini non sono tutti uguali. Quindi che fare? Purtroppo non c’è tempo a sufficienza, quando ti ci trovi, a esaminare la questione per cui finisci per barcamenarti come meglio puoi in una situazione possibilmente non ideale. Ma è per questo che c’è autosvezzamento.it e ci sono questi articoli per aiutare specialmente i neogenitori a capire quali sono le cose davvero importanti per quanto riguarda l’alimentazione complementare. Di sicuro lo scadenzario non è tra queste. Per approfondimenti vi rimando ad altri articoli che trovate linkati in blu, ma per il momento basti dire che lo svezzamento inizia quando lo dice il bambino, di certo NON una terza persona che magari vediamo solo una volta ogni paio di mesi per 10 minuti.

9) Le dosi prestabilite della ricetta.

Mi riallaccio a quello che ho detto al punto precedente. Che senso ha la ricettina per svezzamento? Nessuno. Un foglio prestampato che viene dato a tutti i bambini non ha nessun senso semplicemente perché tra i bambini ci possono essere quelli che mangiano pochissimo e quelli che mangiano tantissimo, entrambi in salute. Possono esserci quelli che crescono di meno e quelli che crescono di più, entrambi in saluta. Possono esserci quelli che vogliono progredire con il cibo solido rapidamente e quelli più lentamente, entrambi, che ve lo dico a fare, in salute. Una ricetta che vale per tutti equivale a una ricetta che non vale quasi per nessuno a meno che non sei fortunato che rientri nel piccolo ambito coperto dalla ricetta, ovvero proprio in quel periodo desideri quelle quantità e quelle consistenze. Però il range di normalità è molto, Molto, MOLTO ampio e cercare di ridurlo arbitrariamente chi aiuta? Pensare che tutti i bambini siano fatti con lo stampino vuol dire creare potenzialmente tanti problemi sia al genitore che al bambino, e tante telefonate successive al pediatra perché il genitore vede che le cose non vanno come gli era stato detto sarebbero andate. Quindi, se non altro, non è nell’interesse del pediatra dare questi foglietti perché gli risolvono un problema nell’immediato (ovvero il genitore se ne va via contento), ma poi se lo ritrova quando il telefono, inesorabilmente, inizierà a squillare. Invece un investimento a lungo termine che beneficerà tutti è avere dei genitori che siano indipendenti.

8) L’abitudine al cucchiaino.

Questa è una di quelle cose che mi fa partire l’embolo non appena le sento – anche se a me, devo ammettere, l’embolo parte facile. Parlare dell’abitudine a cucchiaino è come parlare degli unicorni. È una favola e basta. Pensiamoci un attimo, cosa vuol dire abituare al cucchiaino, che se tu non fai fare training poi tuo figlio non si abitua al cucchiaino? Ci sono forse analfabeti da cucchiaino in giro? Ne conoscete? Io no. Non c’è bisogno di fare nessun training. Quello che viene chiamato “abituare al cucchiaino” è semplicemente il riflesso di estrusione che hanno tutti i bambini e per il quale quando tu tocchi il labbro del bambino esce fuori la lingua per cui tu metti qualcosa in bocca al bambino (ovvero, il famoso cucchiaino) e questo te lo risputa fuori. Per far sì che il bambino accetti il cucchiaino l’unica cosa da fare è semplicemente aspettare che questo riflesso receda, cosa che succede naturalmente senza bisogno di alcun training, che non fa nessuna differenza. È un po’ come dire che se non massaggi in modo speciale il cuoio capelluto di tuo figlio, i capelli non gli crescono. Questo non è un paragone assurdo: i capelli cresceranno quando sarà il momento, e il cucchiaino verrà “accettato” quando sarà il momento, né prima né dopo. dire che il bambino va abituato al cucchiaino è una ricetta per avere genitori frustrati, bambini che strillano e cibo dappertutto, e poi per cosa…

7) Mai sale. Mai zucchero.

Sale e zucchero, sappiamo tutti, sono gli strumenti preferiti dal demonio per traviare grandi e piccini. In molti si fanno vanto di non dare sale e evitare del tutto lo zucchero per i primi due o tre anni di vita dei loro figli. Tuttavia vi faccio una previsione: vi assicuro che non fa nessuna differenza a lungo termine se i vostri figli non mangiano sale e zucchero fino a n anni, ma voi sì e voi magari ne abusate. State pur certi che i vostri figli prima o poi vi seguiranno a ruota. Se invece voi per primi ne fate un uso giusto ovvero un uso moderato, allora non c’è nessun motivo di escluderne l’utilizzo anche in quello che mangiano i più piccoli. Per dire, se condividiamo un piatto di pasta non c’è bisogno di farla necessariamente sciapa, che poi a me davvero non piace. Invece saliamola poco, ovvero saliamola il giusto e ce lo possiamo gustare senza nessun problema tutti quanti. Il problema siamo noi che usiamo troppo sale; siamo noi che usiamo troppo zucchero, non i nostri figli. Poi chiaramente crescendo cominciando ad andare all’asilo o a scuola cominceranno a frequentare gli amichetti e le cose andranno in chissà quale direzione, ma ci dobbiamo rassegnare che il controllo che abbiamo sul comportamento dei nostri figli diminuisce sempre di più con l’andare del tempo. Per i primi anni, e anche dopo, l’unica cosa sensata che possiamo fare non è vietare, ma dare il buon esempio limitando l’uso che facciamo NOI di sale e zucchero cercando di insegnare ai nostri figli di fare lo stesso. La demonizzazione non aiuta niente e nessuno.

6) Il mio bambino non cresce devo cominciare con lo svezzamento!

Un classico. Mio figlio non cresce, allora gli devo dare il bordino col mais e la tapioca, come se il brodino di mais e tapioca fosse più nutriente o migliore del latte. La cosa è figlia della visione dell’infanzia vista come una malattia da curare. Il bambino è sempre troppo magro o troppo grasso; non cresce mai bene: cresce troppo o troppo poco e bisogna aggiustare l’alimentazione di conseguenza in modo da ottenere la crescita ideale, che però spesso e volentieri è un qualcosa che continua a sfuggirci. Se c’è un problema di crescita, che è più raro di quanto non si pensi, bisogna individuare la causa sottostante. Magari basta incrementare le poppate o migliorare la qualità del dell’attacco. Ci sono tante cose che si possono provare e che hanno più senso dell’idea del “dobbiamo cominciare con lo svezzamento”. Ma cosa più importante, dobbiamo imparare ad accettare che le variazioni nella velocità della crescita sono normali; che non è che se nasciamo di un determinato peso questa è una condanna a vita. No; specialmente all’inizio aggiustamenti anche sostanziali sono normali e anzi è strano il non avere movimenti all’interno delle curve di crescita nei primi mesi o anni di vita.

5) Il mio bambino cresce troppo devo cominciare con lo svezzamento!

Il parallelo di quest’ultimo punto è proprio questo, “mio figlio cresce troppo” per cui DEVO cominciare con lo svezzamento. Il latte ha questa qualità meravigliosa che un bambino lo fa crescere denutrito e un altro lo fa crescere troppo. Non si sa come faccia, però il problema è sempre lo stesso, ovvero il latte; e la cura è sempre la stessa, il mais e tapioca. Vedete da soli che c’è qualcosa che non va. Di nuovo, non cerchiamo di trovare problemi laddove problemi non esistono. Il problema nasce quando, ad esempio, il pediatra dall’alto della sua posizione ci mette la pulce nell’orecchio, e per quanto uno provi, è difficile scrollarsela di dosso. Questo purtroppo è un problema molto serio e di difficile soluzione, perlomeno a breve termine in quanto il genitore non ha tempo di approfondire la questione una volta che ci si trova e non può certo continuare a cambiare pediatra più spesso di quanto non cambi calzini. L’unica cosa che posso consigliare ai neogenitori è di cercare di avere un’idea di quali siano le cose effettivamente importanti, e normali e per le quali non bisogna davvero preoccuparsi, ben in anticipo, e non all’ultimo momento. Idealmente bisognerebbe cominciare a informarsi sull’alimentazione complementare non appena l’allattamento è avviato, mentre ci si informa sull’allattamento prima della nascita del bambino, e così via.

4) Nello svezzamento ci vogliono cibi specifici.

Chiaramente se uno comincia lo svezzamento ci vuole il baby food perché più controllato, più buono, più sicuro, più pratico. Vi voglio soltanto far notare un paio di cose brevissimamente in quanto ne ho parlato in tanti altri articoli. Ad esempio il liofilizzato: tanti ancora lo usano per iniziare lo svezzamento, ma lo sapevate che è un prodotto che esiste, che io sappia, in Italia e basta? Io non sono riuscito a trovare un altro paese dove si produca e venda. Considerate per esempio che nei paesi di lingua inglese non esiste neanche una parola che traduca il liofilizzato babyfood, non esiste il prodotto, non esiste il concetto. Inoltre se il baby food è così importante, così fondamentale per proteggere le fasce più deboli della popolazione, come mai che le linee guida serie mai e dico mai lo nominano o ne suggeriscono l’uso? E parlo di linee-guida dei paesi sviluppati. È uscito relativamente di recente un documento del ministero della salute, documento per molti versi orrendo, ma neanche in quello, nonostante il chiaro bias, sono riusciti a spingersi così in là da dire che il baby food era consigliato.
“Ma il baby food È più sicuro, È più controllato”. Certo, è vero. Tuttavia pensate questo: la fascia di popolazione che dovrebbe proteggere il baby food è quella dei bambini da 6 a 36 mesi. Però questa fascia di popolazione Non è certo la più delicata di tutte perché ad esempio ci scordiamo la fascia delle donne incinte, dove abbiamo a che fare con bambini non nati, e quella delle donne che allattano, che coinvolge bambini neonati. Attraverso la placenta e attraverso il latte passa tutto eppure nessuno dice alle madri che dovrebbero mangiare baby food per proteggere i loro figli. Questo perché, come dice la legge, il cibo normale è sicuro per tutti, comprese le fasce più vulnerabili della popolazione!

3) Il latte non è abbastanza per la crescita.

Questo è un altro classico! Dopo i 6 mesi lo sanno tutti che il latte diventa acqua Uliveto. Quante volte l’ho sentito: il latte non basta, il latte perde di consistenza, il latte diventa acqua, il latte non ha niente. È mai possibile che queste cose girino ancora al giorno d’oggi? Purtroppo sì, e non è che lo dica solo la vicina di casa, ma spesso e volentieri anche personale in camice bianco. Ricordate sempre che di tutti gli alimenti durante il periodo della alimentazione complementare, per i bambini quello più importante, quello principe è il latte! Il resto è un di più, è un’aggiunta, è un extra. Il latte, materno o artificiale che sia, è la cosa importante che non va tolta. Poi c’è il bambino che magari si vuole staccare dal seno prima degli altri ma quello è un altro discorso. Però continuare a dire che dobbiamo togliere la poppata del pranzo o della cena, dobbiamo sostituire la poppata, dobbiamo togliere il latte perché non ha consistenza, equivale a fare disinformazione al 100%. Il bambino si staccherà dal latte secondo la SUA tempistica e non c’è ALCUNA fretta per farlo. Ricordate che un bambino normale e in salute, per dire, a un anno può prendere ancora quasi solo latte, così come un altro bambino normale e in salute può prendere zero latte e solo cibo solido. Il range di normalità è ampissimo!

2) Ogni pasto deve necessariamente contenere tutto.

Con i bambini sembra esserci questa abitudine di contare i pasti singolarmente. Invece è molto più logico considerare l’alimentazione nel suo complesso. Spesso mi chiedono se a ogni pasto ci devono essere quest’alimento quell’alimento quell’altro alimento così da creare un pasto “completo”, e ogni volta rispondo che non ha importanza. Per avere un’alimentazione completa impariamo a guardare quello che abbiamo mangiato a pranzo e poi completiamo la giornata con qualcosa di diverso a cena, o il giorno dopo, o quello dopo ancora. Quello che conta è l’alimentazione nel complesso non certo a brevissimo o breve termine, ma quantomeno a medio termine ovvero nell’arco di qualche giorno.
Ma poi l’idea del pasto completo è “completo” secondo chi e con quali basi? Non è minimamente chiaro in quanto questi elenchi spesso e volentieri vengono tramandati per tradizione orale da medico a medico; se vai a scavare non c’è niente dietro. Il concetto del “pasto completo” per antonomasia è figlio dell’idea che l’alimentazione è medicina. L’idea del pasto completo non è diverso da quando il dottore ti dice di prendere l’antibiotico con le vitamine e fermenti lattici. Invece noi dobbiamo vedere l’alimentazione non come un medicina ma come l’occasione per stare insieme, nutrirci e esplorare cose nuove. Questo vale a tutte le età. E il pasto completo? Basta seguire la piramide alimentare e ricordare di variare. Tutto qui. Poi tanto sappiamo che nello svezzamento quello che serve veramente è il latte, che crea il pasto “completo”. Il resto è un di più.

A voi sicuramente verranno in mente tanti altri falsi miti che girano sullo svezzamento però per me il numero uno è senz’altro… rullo di tamburi…

1) Nello svezzamento ci vuole fortuna.

Questo lo dicono in tanti. Frasi tipiche sono: “Tu hai avuto fortuna perché tuo figlio TI mangia”, seguito poi da “Io non avrei mai potuto fare autosvezzamento perché mio figlio non mi mangia e mi fa disperare” oppure “Mio figlio mangia troppo, non posso fare autosvezzamento”. In breve, l’argomento è, al solito, che i bambini non mangiano mai il giusto. Invece la fortuna non c’entra niente. Quello che serve è fiducia in noi stessi e nei nostri bambini. Il fatto che mangino poco o tanto – secondo il metro di chi poi non si sa – è irrilevante; ricordiamo invece che mangiano il giusto per loro in quel momento. Se tuo figlio cresce diffidente verso il cibo, tu quello che non vuoi fare è complicare ancora di più il problema. Invece prova a risolverlo alla fonte: comincia a fidarti di tuo figlio. Ripeto, la fortuna non c’entra niente. Non è che tu sei fortunato perché tuo figlio ha cominciato a camminare e nessuno dirà mai che se non mettevo mio figlio sul girello non avrebbe mai camminato. Oppure pensate se qualcuno vi dicesse che se non faceva al figlio il massaggio sulla testa non gli sarebbero cresciuti i capelli. Mangiare, camminare, crescere i capelli sono tappe normali e quello che dobbiamo fare è accettare che ci sono bambini che si comportano in un modo e bambini che si comportano in un altro, ma entrambi sono normali, entrambi crescono in maniera normale e giusta per loro. Quella che noi intendiamo per fortuna è semplicemente avere un bambino che si conforma a quelle che sono le nostre aspettative, ma se invece queste aspettative le abbandoniamo perché sappiamo che non hanno ragione di essere, vediamo che questa fortuna non serve più. Tuo figlio comincia a mangiare a 8 mesi o a 9 mesi mentre il figlio della vicina ha cominciato a mangiare come un lupo a 5? OK, sono due bambini differenti, entrambi normali. Se mio figlio continua a sporcarsi tutto mentre mangia, mentre il bambino della cognata mangia con forchetta e coltello e si pulisce con il tovagliolo e non ha neanche 7 mesi, uno è più fortunato e l’altro meno? No! Sono due bambini diversi che raggiungeranno le stesse identiche tappe dello sviluppo nel tempo; tra qualche mese difficilmente ti ricorderai che a un certo punto c’era una tale differenza.

Questa era la mia personalissima classifica. Cosa ne pensate, cosa aggiungereste voi a questo elenco di falsi miti e informazioni distorte riguardo lo svezzamento. Aggiungete la vostra esperienza nei commenti perché ricordate che ci sarà sempre un genitore che verrà dopo di voi e che si porrà proprio la domanda alla quale voi risponderete con il vostro racconto. Dopo tutto il compito di questi articoli è proprio quello di aiutare i genitori specialmente quelli alle prime armi e quale miglior aiuto è quello di condividere la propria esperienza con chi verrà dopo di voi??

Prima però di lasciarci, una cosa che secondo me è fondamentale per affrontare al meglio il periodo dell’alimentazione complementare.

0) Rilassarsi

Ovvero affrontare giorno per giorno con serenità e senza grandi aspettative quello che ha in serbo per noi nostro figlio. Senza pensare che il mondo ci sta per crollare addosso; senza pensare che abbiamo scadenze; senza pensare che abbiamo compiti da fare, ma semplicemente dando fiducia a nostro figlio e avendo fiducia nei nostri mezzi e nelle nostre capacità di genitori.
Quindi rilassiamoci tutti, o, come dicono a Roma “Stiamo Manzi!”.
Ciao, buon relax a tutti e la prossima.

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One comment

  1. Daniela says:

    Trovo fondamentale l’ informazione sull’alimentazione complementare prima e durante l’allattamento; almeno per me è stato importante il confronto nel corso di accompagnamento alla nascita e ai sei mesi del bambino su queste tematiche, di certo mi sono sentita sicura e ho imparato a fidarmi di mio figlio e delle sue capacità.

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